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L'ALTA QUOTA DEL TIBET
Andare
in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono
abituali, Lhasa stessa si trova a 3600 metri. La buona riuscita di un
viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per
favorire l'adattamento è necessario, nei primi giorni, fare attenzione a non esagerare nello sforzo
fisico. Se si arriva a Lhasa in volo è meglio utilizzare
la prima giornata per riposare, o limitarsi a passeggiare tranquilli
lungo il circuito sacro del Barkor dove si erge il Jokhang, la cattedrale
di Lhasa. Con questa accortezza la maggioranza delle persone non ha
problemi che superino un mal di testa e nel giro di due giorni è
possibile muoversi con relativa facilità. Un suggerimento che può
sembrare ovvio, ma deriva dall’esperienza, è che quando si è in quota
bisogna sempre tener presente che ogni movimento richiede uno
sforzo comunque maggiore. I parametri della nostra normale capacità
fisica si riducono e bisogna avere una certa attenzione alle reazioni del corpo, e
non pretendere che possa fare più di quello che sta facendo naturalmente,
fermandosi a fare un respiro in più se serve, cogliendo l’opportunità
per godersi con più calma tutto quanto ci circonda. Nel
valutare la difficoltà di un percorso è importante tenere presente le quote a cui si
dorme; se si attraversa un passo anche molto alto ma si ridiscende,
restando esposti alla quota maggiore solo qualche ora, di norma non si
hanno conseguenze. In linea generale si deve quindi tener conto della
differenza di altitudine che si ha tra il punto di partenza al mattino e
la quota del luogo dove si passerà la notte. L’esperienza dimostra che in normali condizioni di salute oltre i 3000 metri
si sopporta
bene un incremento di quota giornaliero di circa 400 metri. Molte
persone hanno avuto un riscontro positivo nell’attenuazione dei sintomi
dell’alta quota con l’utilizzo del diuretico Diamox, somministrato in
dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima
della salita in quota e per le prime 36 ore in quota - totale 3 pastiglie)
accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno.
Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al
manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox
è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione
invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nella pratica
dell’agopuntura e della medicina tibetana; anche in questo caso è
comunque sempre necessario un parere del proprio medico. Si
consideri comunque che migliaia di persone affrontano le difficoltà della
quota senza particolari problemi.
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