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BON RI
La montagna sacra di Tonpa Shenrab
Il
monte sacro della religione Bön Nella
regione del Kongpo ad est di Lhasa si erge il Bön
Ri, la montagna sacra ai devoti del Bön,
Olimpo degli sciamani tibetani. Amitaba organizza viaggi al Bön
Ri seguendo diversi itinerari, sia per viaggiatori individuali che per
gruppi; trovate un programma dettagliato collegandovi a: Bön
Ri e Lhamo Latso. Il Bön
Ri è un’importante meta di pellegrinaggio per i tibetani dove
molti monaci ed eremiti di questa antichissima religione sono tornati ad
occupare i punti più sacri, convinti che la potenza del luogo riesca ad
aiutarli nelle pratiche meditative e nell’ottenimento di poteri
sciamanici, ed è grazie ai tenaci sforzi dei devoti che molti
degli antichissimi luoghi di culto sono stati ripristinati. Giungono a
questo sacro monte per il Kora (la circumambulazione
rituale) sia i seguaci del Bön
che i buddisti; questo è l’unico sito dove entrambi eseguono il kora
con un percorso antiorario: cita infatti la tradizione che quando uno dei Lama principali nella
tradizione buddista tibetana, il Karmapa, iniziò il pellegrinaggio in
senso orario – la direzione usuale dei buddisti - venne bloccato da una
tigre. La condivisione dei luoghi sacri da parte di queste due
ramificazioni del misticismo tibetano deriva dalle radici comuni di molti
rituali, simboli e molte delle profonde pratiche meditative sulla vacuità.
I Bön
si ritengono di origine più antica del buddismo in quanto affermano di
seguire gli insegnamenti del Buddha del ciclo cosmico precedente tramite
la trasmissione ricevuta dal maestro Tonpa Shenrab. Cosa questa
generalmente accettata, tanto che il Dalai Lama stesso considera i Bön
una delle scuole del buddismo tibetano. (Per
un maggiore approfondimento sulla religione Bön
collegarsi a Il
buddismo del Tibet e le sue scuole) Kongpo,
regione del Bön
Ri
La
regione del Kongpo in Tibet, situata ad est delle antiche province di U ed
a sud del Kham, è sempre stata considerata remota ed irta di pericoli; è
un territorio scarsamente abitato, solcato da profonde gole immerse nella
foresta dove scorrono possenti fiumi, confinante a sud con le
inestricabili giungle delle aree tribali dell’Arunachal Pradesh. Le
saghe tibetane raccontano che difficilmente una persona poteva
avventurarvisi con la speranza di fare ritorno, sia per le intrinseche
difficoltà ambientali che per la ferocia dei seppur scarsi abitanti.
Quest’aura di tremenda pericolosità ha alimentato secoli di storie e
leggende, tanto che ancora oggi permane un senso di timore: se si chiede consiglio
a una persona di Lhasa per un viaggio nel Kongpo è probabile che dica di
stare molto attenti e di non accettare bevande o cibo dalla gente del
posto: c’è rischio di essere avvelenati e divorati… Paradossalmente,
è proprio nel Kongpo che, oltre al Bön
Ri, si trova un altro dei principali monti sacri del Tibet, lo Tsari,
anch’esso meta di importanti pellegrinaggi, ed alcuni importanti eremi! I
cinesi, approfittando anche del clima relativamente mite della piana
formata dal fiume Nyang Chu, hanno penetrato la regione stabilendo un
importante centro amministrativo e militare a Bayi e recentemente hanno
costruito anche un nuovo aeroporto sulle sponde dello Tsang Po. La strada
che arriva da Lhasa è ottima e così oggi è possibile arrivare alle
porte del Kongpo facilmente. Lasciata Bayi alle spalle, dove la sera tra
le case piastrellate con pessimo gusto dai cinesi si possono ammirare
palme di plastica illuminate a festa (…!), anacronistica testimonianza
di una cultura che in questi luoghi è
aliena, si torna in contatto con il Tibet. Il
Bön
Ri nella tradizione tibetana Il
Bön Ri è un gruppo di
monti costituito da più cime, le cui tre principali sono il Mu Ri, il Lha
Ri e lo Shen Ri, tutte tra i 4500 e i 4600 metri di quota. L’ambiente
naturale cambia con la quota e l’orientamento cardinale: sulle vette si
trovano pasture dove vivono gli yak e sui versanti si infittiscono le
foreste, con grandi rododendri himalaiani nelle parti più alte e pini
d’alto fusto fin quasi alla base delle valli, molto fitti nei versanti a
nord e piuttosto radi verso sud, dove fluisce lo Tsangpo, e verso ovest,
dove fluisce il Nyang Chu, con zone anche aride vicino alle sponde di
questi due fiumi. Per
la religione Bön questi
monti rappresentano un paradiso mitico e il punto di potere principale
della tradizione: è il luogo di pellegrinaggio più venerato. Le tre cime
principali sono la manifestazione degli aspetti del corpo, della parola e
della mente di Tonpa Shenrab e la montagna nel suo insieme viene sentita
come la presenza del grande Maestro. La montagna viene visualizzata anche
come un mandala, la cui base fisica sono cinque grotte di meditazione e
cinque laghi che si dicono essere posti nelle viscere dei monti; le grotte
furono create da Tonpa Shenrab e utilizzate dai suoi vicini discepoli che
vi lasciarono tracce della loro presenza, e pare che gli adepti Bön
adottino specifiche pratiche meditative adatte alla peculiare energia di
ciascuna. Si dice anche che in queste grotte ci siano tutt’ora dei Terma,
i ‘tesori nascosti’ della tradizione tibetana e sembra che nel 1986
nei pressi della vetta del Shen Ri, dopo una particolare cerimonia, sia
stato estratto un testo sconosciuto attribuito a Tonpa Shenrab. Ma per la
maggior parte dei pellegrini l’aspetto principale del kora sta nel
percorrere i luoghi legati a fatti e vicende della tradizione recitando
gli opportuni mantra, acquisendo con questo un merito e auspicando di
porre le condizioni causali per una rinascita fortunata; le pratiche
esoteriche, gelosamente conservate, sono di pertinenza solo di pochi
adepti. La
presenza di Tonpa Sherab al Bön
Ri fu dovuta alla saga tra il Maestro e Khyabpa Lagring, il più potente
demone del Tibet. Secondo la tradizione Bön
Tonpa Shenrab era giunto per convertire i tibetani alla nuova religione, e
per questo aveva lottato duramente con le forze del male che dominavano
questa parte di mondo. Il demone, nel corso di un lungo confronto magico,
aveva rubato dei cavalli del Maestro e per bloccarne l’inseguimento
aveva materializzato una montagna nera lungo lo Tsangpo. Tonpa Shenrab
dissolse il monte del demone e generò al suo posto il Bön
Ri, motivo per cui questo è considerato una manifestazione della mente
del Maestro. La contesa terminò con la sottomissione del demone che
propose un’ultima prova: se Tonpa Shenrab fosse riuscito a trapassare i
suoi sette scudi con una sola freccia si sarebbe convertito alla
religione. Così avvenne, e nel punto in cui venne scoccata la freccia
sgorgò una fonte d’acqua; questo è ora uno dei punti del kora del Bön
Ri toccati con venerazione dai pellegrini. Anche
l’origine della dinastia reale del Tibet, che la leggenda tramanda
essere di provenienza divina, è intrecciata con l’epica di questi
monti: il primo re, Nyatri Tsempo, discese dal cielo con una corda
posandosi sul Lha Ri, la cima chiamata anche Picco Divino che è dimora di
Ama Yongma, una divinità femminile di protezione; vicino alla vetta si
trovano in rilievo su di un masso le sacre impronte di questa leggendaria
figura. Drigum Tempo, il primo re non immortale, che non fece ritorno al
cielo risalendo la magica corda che collegava i re Bön
alle terre pure, è seppellito ai piedi del monte, vicino alla confluenza
dei fiumi Nyang e Tsangpo. Il Kora
(circumambulazione rituale) richiede almeno 24 ore di cammino, lungo un
percorso di oltre 60 chilometri che segue il contorno della montagna lungo
i fiumi Khoro, Nyang e Tsangpo e si collega dallo Tsangpo al Khoro
attraverso il passo del Bön
Ri, in un punto vicinissimo alla vetta dello Shen Ri. Non presenta
eccessive difficoltà di acclimatazione in quanto la base delle valli dove
si possono porre i campi oscilla tra i 2900 e i 3100 metri e il punto più
alto sfiora i 4400 metri. Il periodo dell’anno migliore è da aprile a
ottobre e il maggior numero di pellegrini si incontra a maggio. Le piogge
più frequenti sono tra metà giugno e luglio. La maggior parte del
percorso avviene lungo strade, fortunatamente poco trafficate: una
sterrata che segue il corso dei fiumi Nyang Chu e Tsang Po e l’altra
asfaltata che scende dal passo di Serkhyem verso Nyangtri lungo il fiume
Khoro, che si segue tra Tagdrosa Darbong e Kuschuk. Le parti di sentiero
sono assolutamente magnifiche, attraverso diversi tipi di foresta e densi
boschi di rododendro nelle parti più alte, con grandiosi punti
panoramici. Per via dei lunghi tratti su strade il kora completo è più
adatto a persone che ne condividano il senso del pellegrinaggio e
ricerchino i molti luoghi legati a tradizione e leggenda, piuttosto che a
dei puri amanti del trekking. Per gli amanti della natura che non abbiano
uno specifico interesse culturale il nostro consiglio è di cimentarsi con
la traversata del passo del Bön
Ri e percorrere il sentiero che porta agli interessanti monasteri
immersi nelle foreste alle pendici a nord ovest del monte (Gyeri, Sigyal e
Tagtse). Il transito da questi tre monasteri non è d’obbligo per i
pellegrini che possono limitarsi alla circumambulazione della montagna,
risparmiando così circa 4 ore di cammino; ma una visita di questi siti è
irrinunciabile per chi desideri un incontro con la tradizione Bön. Nella
nostra esperienza il punto di partenza migliore per il kora è il
monastero di Kuschuk, nei pressi di Nyangtri, lasciando così per la fase
finale il forte dislivello che porta al passo del Bön
Ri. Molti pellegrini tibetani iniziano invece dal villaggio di Menri,
affrontando subito la salita al passo. Lungo il percorso non si dispone di
hotel o guest house e bisogna quindi essere autonomi disponendo di
vettovaglie e attrezzatura da campo; con una opportuna pianificazione non
è necessario utilizzare animali da carico, in quanto è possibile far
arrivare le jeep nei punti prescelti. Una tempistica ottimale prevede due
giorni da Kuschuk a Drakar Zhabje, alla base del passo, avendo modo di
visitare anche i monasteri del versante nord ovest, il terzo giorno per
scavalcare il Bön Ri La
(4380 metri) e un’ultima mezza giornata per completare il kora. La
salita al passo comporta un dislivello di almeno 1400 metri (se si pone il
campo nel punto più alto) e la discesa al punto di campo più vicino è
di 1130 metri, un percorso di circa 7 ore di cammino. Per tempi e distanze
è meglio non sentirsi competitivi con i pellegrini tibetani: loro
svolgono usualmente l’intero kora in due giorni e alcuni addirittura ci
riescono in uno solo! Molti lo percorrono per più volte, possibilmente
almeno 13; nel 2006 abbiamo incontrato una monaca che si stava cimentando
con lo straordinario obbiettivo di compierne 1000, avendone già fatti più
di 700… Passeggiare
attorno a questi monti porta a contatto con una moltitudine di luoghi di
grande importanza nella tradizione Bön;
citandone solo alcuni dei principali, nell’ordine in cui si incontrano
sul cammino partendo da Kuschuk:
Il Bön Ri Spiritualità e cultura del Tibet F) Pellegrinaggi e trekking in Tibet
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