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BON RI E LHAMO LATSO L’Olimpo degli sciamani e il Lago dell’Oracolo Luoghi di potere del Tibet
Viaggio di 13 giorni in Tibet, estensibile a 16 Periodo
consigliato: da aprile a ottobre Il
meraviglioso mondo del Tibet offre ai viaggiatori più avventurosi
incredibili opportunità di contatto con realtà che superano i confini di
storia e leggenda. Nel Tibet Centrale a est di Lhasa il Bön
Ri, la montagna sacra ai devoti del Bön,
è avvolta in un’aura di autentica magia; i tibetani vi si recano in
pellegrinaggio e molti monaci ed eremiti di questa antichissima religione
sono tornati ad occuparne i punti più sacri, convinti che la potenza del
luogo riesca ad aiutarli ad avere successo con le pratiche meditative e
nell’ottenimento di poteri sciamanici. Il
Bön
Ri, Olimpo degli sciamani tibetani, attrae sia i seguaci del Bön
che i buddisti, i quali per rispetto compiono anch’essi il kora
(la circumambulazione rituale del monte) in senso antiorario. La
condivisione dei luoghi sacri da parte di queste due ramificazioni del
misticismo tibetano è naturale grazie alle radici comuni di molte delle
pratiche meditative ed alla similitudine di molti dei rituali e dei
simboli. I Bön
ritengono le loro origini più antiche rispetto al buddismo in quanto
affermano che la loro tradizione si rifà agli insegnamenti del Buddha che
precedette Sakyamuni (il Buddha storico che diffuse gli insegnamenti 2500
anni or sono) tramite la trasmissione ricevuta dal maestro Tonpa Shenrab.
Cosa questa generalmente accettata, tanto che il Dalai Lama considera i Bön
la quinta scuola del buddismo tibetano. Questo
viaggio offre l’opportunità di condividere con i pellegrini Bön
il più santo dei loro sentieri e di scoprirne alcuni dei siti più
preziosi. (Per
maggiori dettagli collegarsi a Il
Bön
Ri) Altrettanta
magia avvolge il “Lago dell’Oracolo”, il Lhamo Latso, un luogo di
pellegrinaggio che viene avvicinato con grande rispetto in quanto le sue
acque, celebri per la capacità di generare visioni, sono considerate
vive, come fossero esse stesse l’elisir di lunga vita grazie alle
benedizioni del Buddha della Compassione. Sia i Dalai Lama che i Panchen
Lama, gli esseri tradizionalmente più venerarti del Tibet, sono stati
spesso trovati vita dopo vita grazie alle divinazioni fatte qui. Il programma che viene presentato prevede di partire da Lhasa e rientrare da Tsetang, offrendo un percorso ottimale; è chiaramente possibile rientrare direttamente a Lhasa dopo il kora del Bön Ri risparmiando alcuni giorni, rinunciando alla visita del Lago dell’Oracolo. Chi invece ha più tempo potrebbe valutare le possibilità offerte dalla strada che collega Bayi verso est a Chamdo o Dzogang. Il viaggio porta in regioni dove non esiste il turismo, richiede in tutto 6 campi (o 7 se ci si reca anche a Drigung) e le parti principali vengono percorse a piedi. In alcune località (a Nang Dzong e Draksum Tso) la qualità dei pernottamenti è di basso livello. E’ quindi un viaggio adatto a persone che abbiano un buono spirito di adattamento. I campi vengono ben organizzati, con cibo accettabile e assistenti che curano i montaggi delle tende; il personale è tibetano, disponibile ma non abituato a servire gli occidentali secondo uno standard europeo. L’attrezzatura è tutta fornita, ad esclusione del sacco a pelo. Tutti i trasporti sono effettuati con veicoli privati. ORGANIZZAZIONE
DEL VIAGGIO
La
descrizione del viaggio riporta solo la parte del programma che si svolge
in Tibet; la maggior parte dei viaggiatori arriva in aereo da Katmandu e
alcuni dalla Cina. Amitaba fornisce chiaramente anche tutti gli altri
servizi necessari: voli internazionali dall’Italia, voli dal Nepal al
Tibet, voli interni in Cina, visite e itinerari in Nepal e Cina, eccetera;
nella parte del sito dedicata al Nepal trovate i nostri suggerimenti per
questo paese. Amitaba
fornisce l’attrezzatura completa per i campi ad esclusione del sacco a
pelo; è possibile richiedere una tenda singola. Quando si eseguono i
campi il trattamento è sempre in “pensione completa” con possibile
richiesta di menu vegetariani; altrimenti la formula è a discrezione del
viaggiatore. I
viaggi in Tibet prevedono la presenza di una guida tibetana che segue i
partecipanti per l'intero percorso e parla la lingua inglese; è anche
possibile avere un accompagnatore che parla italiano, in aggiunta alla
guida tibetana, se la richiesta viene eseguita con sufficiente anticipo. Il costo del viaggio varia in funzione del numero dei partecipanti (è possibile svolgerlo anche individualmente), del tipo di servizi, alberghi e voli richiesti; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. I preventivi di viaggio di Amitaba includono sempre la polizza assicurativa Europ Assistance e non richiedono costi extra per iscrizione, polizze di cancellazione o altro. Sono escluse le mance, le tasse aeroportuali, il costo dei visti e le spese per l'invio di documenti. Per gli aspetti pratici di un viaggio si consiglia di consultare la pagina Viaggiare in Tibet. Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196 ITINERARIO
DESCRIZIONE
DEL VIAGGIO
1°g.
Lhasa Raggiunta
Lhasa ci si sistema in un comodo hotel nei pressi del Barkor, ai bordi
della città vecchia. Giornata di riposo per facilitare
l’acclimatazione; si passeggia per il circuito sacro che circonda la
cattedrale di Lhasa, animato da un vivace mercato e frequentato dai
pellegrini, alcuni dei quali ne eseguono ancora l’intera
circumambulazione con le prostrazioni. 2°g.
Lhasa Giornata
dedicata all’esplorazione di Lhasa, con le visite del Potala, del
Norbulingka o palazzo estivo e del Jokhang, il tempio più importante del
Tibet. Si esplorerà poi anche la zona circostante, passeggiando fino al
convento di Ani Tshamkhung dove oggi vivono un’ottantina di monache, e a
Ramoche, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e prima
dell’invasione cinese era la sede del collegio tantrico del Gyuto. 3°g.
Lhasa – Draksum Tso Si
lascia Lhasa risalendo verso est la valle del Kyuchu per circa 70
chilometri imboccando poi la valle che verso sud est transita da Rutok e
sale fino ai 4880 metri del passo del Kongpo (ribattezzato oggi Mi La),
una spettacolare zona di pascoli per gli yak abitata dai nomadi. Il valico
immette nell’antica regione del Kongpo, tra le più selvagge del Tibet.
I monti diventano sempre più ricchi di foreste; si transita da Kongpo
Gyamda e poco dopo si imbocca la strada che porta al lago sacro di Draksum
(3300 mt), immerso in un grandioso scenario di monti e impreziosito da un
monastero posto su di un’isoletta. Si percorrono 360 km in circa 6 / 7
ore; sistemazione in guest house. 4°g.
Draksum Tso – Bön
Ri
Esplorazione della zona del lago; quindi tornati sulla strada
principale si prosegue verso sud raggiungendo Bayi che dista 120
chilometri (circa 2 ore di guida) per il pranzo. Nel pomeriggio si arriva
al punto d’ingresso per il Kora del Bön
Ri, dove si inizia dalla visita del monastero di Kuschuk, posto a circa
3000 mt di quota. I punti dei campi vengono determinati in funzione
dell’andamento del Kora; il primo viene posto usualmente tra Kuschuk e
Gyeri. Tutto il materiale da campo e il bagaglio personale viene
trasportato con le jeep, che precedono i partecipanti, così che
all’arrivo il campo è già predisposto e si trova un tè caldo pronto! 5°g.
– 8°g Kora del Bön
Ri
Il sentiero sacro (Kora) che circumambula le tre cime sacre del Bön
Ri (Mu Ri, Lha Ri Gyangto e Shen Ri) ha una lunghezza di circa 60
chilometri con il punto più alto al passo di Bön Ri, a c.a. 4480 mt di
quota. Il percorso viene seguito in senso antiorario sia dai fedeli Bon
che dai buddisti: cita la tradizione che quando uno dei Karmapa iniziò il
pellegrinaggio in senso orario venne bloccato da una tigre. Dopo Kuschuk
si toccano i siti di Gyeri, Sigyal Gonchen e Tagtse Yungdrung Ling. Alla
confluenza del Nyang Chu con lo Tsangpo si transita da Miyul Tri Durtro,
dove riposano i resti del re Drigum, e, salendo al passo del Bön
Ri, si tocca una miriade di altri luoghi legati alla tradizione Bön
(per maggiori dettagli consultare Il
Bön
Ri).
Raggiunta la valle del fiume Khoro, che fluisce verso il punto da cui si
è partiti, si transita dal sito di Tagdrosa Darbong. Oggi molti di questi
antichissimi sacri luoghi di pellegrinaggio sono stati ripristinati. Il
cammino nella quarta giornata impegna solo la mattinata;
terminato il kora ci si trasferisce a Bayi dove si giunge per il
pranzo e si alloggia in hotel, godendo di un pomeriggio di riposo. 9°g.
Bayi – Nang Dzong (Lang)
Lasciata Bayi si segue il corso del fiume Nyang Chu giungendo in
breve al tempio di Buchu Sergyl Lhakhang, che è uno dei 108 templi
geomantici fondati dal re Songtsen Gampo nell’VIII secolo, e secondo la
tradizione è posto sul gomito destro della mitica orchessa del Tibet. Ci
si reca poi a Lamaling, il monastero della penultima reincarnazione di
Dudjom Rinpoce, principale maestro delle scuole Nyingmapa; situato in una
valle laterale vicino a Buchu, è stato ottimamente ricostruito negli anni
’80. Il tempio principale, tra il verde e un’infinità di stupendi
fiori, è nello stile di Zangtopelri e ricorda la terra pura di Guru
Rimpoce. Si prosegue il viaggio arrivando allo Tsangpo e si risale il
corso di questo possente fiume fino a Nang Dzong, una vasta area dove si
incontrano pochi villaggi. I versanti delle altissime montagne che
contornano le ripide valli sono coperti di foreste che tendono a diradarsi
man mano che si procede verso ovest; avvicindosi a Nang Dzong compaiono
anche delle dune di sabbia. Si coprono 250 chilometri per la maggior parte
su strada sterrata in circa 6 ore di guida; a Nang Dzong (3100 mt) ci si
sistema in una guest house. 10°g.
Nang Dzong – Gyatsa –
Chokhorgyel Si
prosegue lungo lo Tsangpo fino a Gyatsa, attraverso un ambiente ormai
decisamente arido; sulla sponda settentrionale si vedono il monastero di
Bangrim e le impressionanti vette granitiche del Daklha Gampo, un monte
sacro ai tibetani, dove si ritirò a meditare Gampopa, il grande discepolo
di Milarepa. Giunti a Gyatsa (3200 mt) si visita il monastero di Dakpo
Tratsang, legato alla tradizione dello Shamarpa. Attraversato il fiume
sullo Tsangpo si segue la stradina sterrata che ne discende per un tratto
il corso imboccando poi una valle arborea ornata da ripidi picchi
granitici che sale verso nord a Chokhorgyel (4370 mt), dove si pone il
campo. Questo sito prima dell’invasione cinese fu un grande monastero:
oggi è stato ricostruito un piccolo tempio, ai bordi delle vaste rovine
lasciate dalla crudeltà ed idiozia degli invasori. Nelle spettacolari
valli di Chokhorgyel sono usualmente accampati i nomadi con i greggi di
yak. La tappa è di 142 km che si percorrono in circa quattro ore. 11°g.
Lhamo Latso, il Lago dell’Oracolo
Da Chokhorgyel si sale in jeep fino al termine della strada a circa
4900 metri di quota, arrivando nei pressi del trono di pietra dei Dalai
Lama. Da qui si sale a piedi al passo che si apre sulla magica valle del
Lhamo Latso, a circa 5120 mt di altezza, da cui si gode di una
meravigliosa vista del lago. Questo è il punto in cui molti grandi Lama
sono giunti in pellegrinaggio per ricevere una visione dalla divinità
tutelare del lago, Gyelmo Makzorma. Grazie a queste divinazioni sono state
individuate molte reincarnazioni del Panchen o del Dalai Lama; ad esempio
Reting Rinpoce ebbe qui la visione che consentì di capire dove era nato
il XIV Dalai Lama. Si avrà a disposizione il tempo necessario per
esplorare la zona; è molto bello scendere fino al lago e compiere un kora
lungo le rive; si torna al campo a Chokhorgyel nel pomeriggio. 12°g.
Chokhorgyel – Tsetang Tornati
allo Tsangpo oltre Gyatsa si sale al passo di Podrang (4700 mt) scendendo
da qui nella valle di Chusum, dove un tratto di strada segue delle
stupende erosioni che formano un piccolo canyon incastonato tra campi di
tsampa e tradizionali case coloniche. A Chusum, antico feudo tibetano, si
vedono i resti del palazzo reale che ornano una collina sopra l’odierno
villaggio. Raggiunto nuovamente lo Tsangpo si giunge in breve a Tsetang,
dove ci si sistema in un confortevole albergo; il percorso è di 204
chilometri e richiede circa 5 ore e mezzo di guida. 13°g. Tsetang – Gongsar Partenza in volo da Gongsar, l’aeroporto che serve anche Lhasa. SE
SI DISPONE DI QUALCHE GIORNO IN PIU’…
Se
si dispone di qualche giorno in più è possibile completare il programma
con alcune interessanti visite; chiaramente non esiste limite alla
possibilità di estendere un programma in Tibet, dove la quantità di siti
interessanti è inimmaginabile. Quanto qui indicato è inteso come un
suggerimento per arricchire questo itinerario: 1°g.
Lhasa
(inserito tra il 2° e il 3° giorno)
Visita delle
università monastiche negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da
Drepung, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, sede dell’Oracolo
di stato tibetano che contiene affreschi molto particolari. Nel
pomeriggio, dopo la visita dell’università di Sera, ci si reca al
piccolo monastero di Pawangka, dove in una grotta posta ai piedi della
roccia sotto le mura rotonde del gompa meditava nell’VIII secolo
Songtsen Gampo, il re del Tibet. 2°g.
Lhasa – Gaden – Drigung; il giorno successivo: Draksum Tso (si
divide la terza giornata in due tappe)
Lasciata Lhasa con una deviazione si sale a Gaden Namgyeling,
l’università monastica fondata da Tsongkhapa, il capostipite della
scuola Ghelupa, che dista circa 45 chilometri, costruita in posizione
panoramica a circa 4500 mt su di un monte che sovrasta la valle del Kychu.
Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la
ricostruzione di tutti i templi principali e il grande stupa contiene una
reliquia del corpo del grande maestro che fu ritrovata passando tra le
mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi,
esaminando ogni pietra e rovistando anche nella terra. La breve
circumambulazione del monte offre splendidi panorami. Tornati a valle si
prosegue risalendo per un tratto il corso del fiume Kychu fino alla
confluenza con lo Zhorong Tsangpo; si segue questo affluente verso nord
est fino al monastero di Drigung
Til, anch’esso costruito in posizione panoramica su un monte, a circa
110 chilometri da Gaden. Fu fondato nel 1179 ed è la sede principale
dell’omonima branchia della scuola Kagyu; nei pressi si trova il
cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno vengono
alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti.
Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei
defunti ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito
del deceduto alla sua forma passata, evitando di indurlo a trattenersi
nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli
animali e risparmia il legno, elemento prezioso in molte aree del Tibet.
Si pone il campo nella piana sottostante il monastero. Il giorno
successivo, tornando alla strada principale che dista circa 70 chilometri
e porta al passo del
Kongpo e al lago di Draksum Tso, con
una breve deviazione ci
si reca a visitare il
tempio geomantico di Uru Katsel, uno dei 108 costruiti originariamente da
Songtsen Gampo nell’VIII secolo, in questo caso sul punto che
corrisponde alla spalla destra dell’orchessa del Tibet. Si
percorrono in tutto circa 370 km in circa 7 ore; a Draksum Tso
sistemazione in guest house. 3°g. Tsetang (tra il 12° e il 13° g.) Due possibili programmi: recarsi a Samye o visitare la valle dello Yarlung. Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso è posto nei pressi di una zona di belle dune di sabbia nei pressi del fiume Tsangpo; ha una planimetria mandalica al cui centro si erge il tempio principale a più piani, tutti decorati con affreschi e statue, dove ogni giorno vengono recitate cerimonie di preghiera. Molte delle pitture che ornano il kora all’interno del tempio principale sono originali, mentre i tre piani superiori sono stati interamente ricostruiti, seguendo attentamente i dettami dell’iconografia classica tibetana. All’interno del muro di cinta circolare che delimita l’area sacra ad ogni punto cardinale si trova un tempio, oltre a diversi stupa colorati, e ognuno di questi merita una visita. L’insieme è ben visibile dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto; qui la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce. Nei pressi di Samye è di grande interesse l’eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le piccole case di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui eseguirono dei ritiri anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale. La valle dello Yarlung è ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet. Un ottimo circuito di visite inizia dal tempio di Tradruk, situato ai bordi della città, con una struttura architettonica simile al Jokhang di Lhasa e la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo; qui sono custodite alcune importanti reliquie. Si procede quindi per il Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re, ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a visitare i siti di due delle tre grotte di meditazione più venerate di Yarlung, luoghi di qualità eccezionale per gli interessati alle pratiche meditative (per visitare Sheltak, la terza grotta, serve un’intera giornata). La prima, Rechung Phuk, dove si ritirò il primo discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta e vi sono conservati oggetti che appartenevano al grande mistico. La seconda, Bairo Phuk, il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava. Si prosegue con la visita del monastero di Tangpoche, arrivando infine al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio e da cui si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e non sono stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi sono interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posizionata nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori.
COLLEGAMENTI: Spiritualità e cultura del Tibet Bon Ri e Lhamo Latso F) Pellegrinaggi e trekking in Tibet
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