Informazioni utili

Da: sabato 3 agosto 2019A: sabato 24 agosto 2019Durata: 22 giorni

Guida: Tiziana LosaPartecipanti: minimo 3 e massimo 14

 

Il viaggio inizia con le visite di Lhasa, del Tashilhumpo a Shigatse e Sakya; giunti nel Tibet Occidentale ci si reca ai monasteri del lago Manosarovar, al lago Raksal Tal e si esplorano gli antichi regni di queste remote regioni, immersi nell’inimmaginabile bellezza del bacino erosivo del Sutlej: Purang, Shangshung e Gughe, arrivando così ben acclimatati all’imbocco del sentiero del Kailash. Sul rientro si attraversa la regione nomadica del Pelkho Tso, ai piedi dello Shisha Pangma. Amitaba organizza viaggi al Kailash da vent’anni; il percorso di quest’anno si avvantaggia della disponibilità di sistemazioni che consentono di evitare l’utilizzo di campi mobili.

Accompagna il viaggio Tiziana Losa. Si prevede un massimo di 14 partecipanti.

 

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Toling bacino del Sutlej

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Zangzang

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Passo per Toling

 

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

Il programma prevede di arrivare a Chengdu in Sichuan, dove si dorme una notte, e di raggiungere da qui Lhasa in volo. Dopo una visita della città e delle università monastiche, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui tre notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse dove si ammira il grande monastero del Tashilhumpo. Proseguendo verso ovest, si sosta a Sakya, uno degli antichi e più affascinanti siti storici del Tibet, giunto a noi intatto, e, oltre Lhartse, si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive orientali e meridionali del lago Manosarovar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri, incontrando i piccoli monasteri di Seralung e Trugo. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarovar, che secondo l’esoterismo della regione trasmette la purezza dell’energia femminile, oltre Trugo ci si reca al maestoso Raksal Tal, che ne nasconde invece l’aspetto iniziatico, e da qui nell’area di Purang, una delle tre antiche capitali del Tibet Occidentale, con gli interessanti siti di Gokung e Khorzak. Tornati al Manosarovar se ne completa la visita lungo la costa occidentale, coi siti di Gossul e Chiu.

Si prosegue quindi per Thirtapuri, Shangshung ed il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, in una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet ed il Nanda Devi, templi della sacralità induista. La capitale rupestre di Shangshung, Nugulkhar Kyunglung, fu il centro di un regno che contrastò l’espansione di Bod, il nascente impero tibetano, e secondo la tradizione è il luogo da dove si era propagata la religione Bön ed il punto d’origine dello Dzogchen. Sicuramente è uno dei siti più interessanti da visitare in Tibet. Giunti poi a Gughe si visitano Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, l’affascinante città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte.

Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si inizia il percorso di rientro transitando a nord del lago Manosarovar e riprendendo la strada già seguita fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarovar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigatse e, dopo una visita di Yungdrungling, il sito bön più importante di queste regioni del Tibet, si giunge a Lhasa per il rientro.

 

 

GUIDA

Tiziana Losa, nata nell'81 a Milano, ha seguito la sua passione per i viaggi già da giovanissima ed ha vissuto all'estero per alcuni anni. Nel 2004 ha incontrato gli insegnamenti buddisti ed ha lavorato presso diverse istituzioni, in particolare per il Liberation Prison Project, un progetto a sostegno delle persone in carcere. Nel 2006 ha preso lordinazione monastica e dal 2008 al 2013 ha portato a termine il Masters Program, un programma di studi filosofici presso l'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa). Dal 2014 all’inizio del 2018 ha condotto una vita contemplativa; attualmente lavora come interprete presso l’Istituto Lama Tzong Khapa. Tiziana si è recata due volte in Tibet come guida di Amitaba, nel 2012 e 2013; la sua approfondita conoscenza della cultura tibetana e dei contenuti del buddismo saranno particolarmente utili a chi è interessato ad avvicinare questo mondo affascinante.

 

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Kailash

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Shegar nel Gompa

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Purang Khorzak

 

Nota tecnica

Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura ed una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano (sono creature docili accompagnate dal loro cavallaro, non richiedono capacità di equitazione). Lungo il sentiero del Kailash si avranno a disposizione dei portatori per il trasporto del bagaglio personale. Nel Tibet classico non ci sono problemi per la qualità degli alloggi; nel Tibet Occidentale vengono utilizzati i migliori disponibili ma in alcuni è richiesta una buona adattabilità. Si segnala in particolare, oltre alle due notti molto basiche lungo il sentiero del Kailash, la località di Horchu al Manasarovar dove si ha a disposizione un’unica stanza per uomini e una per le donne con servizi rudimentali ed esterni. Per gli spostamenti si utilizzano pulmini privati dotati di aria condizionata. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo perché gli alloggi nelle aree remote non sono riscaldati; si consiglia un sacco che indichi un valore di sopportabilità di temperatura minima di -10°c, non perché si abbiano queste temperature, ma in quanto i valori dichiarati dai produttori sono molto ottimistici. Come vestiario si consiglia di avere con sé indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; è ottimo avere dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi in montagna che siano impermeabili e con la suola adatta a camminare sulle pietre. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero, importante in particolare per quando si fa la camminata attorno al Kailash – può andar bene anche uno zainetto utilizzato per il bagaglio a mano in aereo. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale (quelle che si tengono in testa con una fascia elastica, perché è utilissimo avere le mani libere).

 

L’alta quota del Tibet

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa tre notti a cui segue un aumento della quota graduale: Shigatse 3900 / Sakya 4300 / Saga 4600. Si resta poi intorno ai 4500, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

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Piyang una Dakini

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Tsaparang

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Te Tso

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g.    Sabato 3 agosto, partenza in volo
Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono eseguiti in collaborazione da KLM e China Airlines. Da Milano Malpensa la partenza con KLM è alle 10.50 con arrivo ad Amsterdam alle 12.45; da Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo ad Amsterdam alle 13.00. Si riparte da qui per Pechino alle 14.50. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba.

2°g.    4/8 Arrivo a Chengdu 
L’atterraggio a Pechino è previsto alle 6.15; da qui si prende un nuovo volo per Chengdu alle 8.15 con arrivo alle 11.10. A Chengdu è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Holiday In Chengdu Wuhou e tempo libero.

3°g.    5/8 Chengdu – Lhasa
Il volo della Air China da Chengdu per Lhasa è alle 10.00 con arrivo alle 12.25. A Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa (64 km, poco più di un’ora), sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt.

4°g.    6/8 Lhasa
(NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Ci reca al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte  – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Ci si sposta quindi alla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

5°g.    7/8 Lhasa 
Oggi si visitano le università monastiche nei pressi di Lhasa. Si inizia con Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, includendo il vicino tempio di Nechung, antica sede dell’oracolo di stato tibetano che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio ci si reca a visitare l’università monastica di Sera, posta ai margini della città, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci. Rientrati in città, ultima tappa della giornata è al Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino.

6°g.    8/8 Lhasa – Shigatse
Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse che dista circa 270 km, un percorso che richiede circa 5 ore di viaggio lungo una strada veloce e ben tracciata. Si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. La quota qui è di circa 3900 mt.

7°g.    9/8 Shigatse – Sakya 
Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; valicato un passo si lascia la valle di Lhartse e con una breve deviazione a sud si arriva a Sakya, dove si alloggia presso l’hotel Yuanfu; la quota qui è di circa 4300 mt. Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se qui si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile.

8°g.    10/8 Sakya – Saga 
Tornati sulla strada principale che porta in Nepal si passa da Lhartse e la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi dal lago di Ngaring, e, attraverso un ambiente di praterie d’alta quota, si arriva a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Da qui si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po, dove si alloggia presso l’hotel Saga o simile; la quota è di circa 4600 mt.

9°g.    11/8 Saga – Manosarovar (Horchu) 
Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie ai lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. Superato un primo passo attraverso un’area di monti e pasture si lascia con una breve deviazione la strada salendo a Dargyeling, dove si trova un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarovar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si sosta al villaggio di Horchu, dove si alloggia in una rudimentale locanda, dove si ha a disposizione una stanza per le donne e una per gli uomini ed una del gruppo; la quota è di circa 4600 mt.

10°g.    12/8 Manosarovar (Seralung, Trugo) – Raksal Tal – Purang (Gokung e Khorzak)
Dal 2013 in questa regione è stato istituito un ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo tutto il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità fino al monastero di Trugo. Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km da Seralung. Qui si viene raggiunti dal nostro veicolo; si contorna la sponda meridionale e si lascia il bacino del Manosarovar arrivando al lago Raksal Tal, dove si segue per un tratto la costa ai piedi del colossale Gurla Mandata. Questo stupendo bacino d’acqua è altrettanto vasto, ma da sempre temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia oscura o magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); ma la vista, con il Gurla Mandata che si specchia nelle acque, il Kailash che occhieggia a nord e la mistica isola degli yogi contornata dalle sue acque, riesce a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Giunti a Purang, una cittadina distrettuale cinese costruita nei luoghi che videro la fioritura di uno dei tre regni di Gughe, si alloggia presso l’hotel Himalaya. Nei pressi si visita il monastero rupestre di Gokung: presenta mirabili affreschi originali, in particolare nella grotta principale. Oltre la cittadina si raggiunge il tempio di Khorzak, tra i più affascinanti della regione, con diversi reperti artistici importanti.

11°g.    13/8 Purang – Manosarovar (Gossul, Chiu) – Thirtapuri 
Si torna verso i laghi sacri, ripassando dal magnifico Raksal Tal ed arrivando all’incomparabile Manosarovar, dove ci si reca a visitare il monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale situato a sud ovest del lago dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni che vengono utilizzate per la preparazione dei mandala. Anche da qui la panoramica sul vasto Lago della Madre è incredibile. Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarovar, posto su di un colle che domina una spiaggia della costa nord ovest. Proseguendo, si raggiunge un punto panoramico e si segue la strada che transita di fronte al monte Kailash continuando per un tratto verso nord ovest; quindi con una deviazione ci si dirige verso sud incontrando in breve il fiume Sutlej sulle cui sponde si trova Tirthapuri, luogo sacro alla memoria di Guru Rimpoce (Padmasambhava), dove si trovano le acque sulfuree in cui i pellegrini tradizionalmente si bagnano dopo il completamento del pellegrinaggio al Kailash. Vi sono alcuni templi ed un piccolo kora del monte arricchito da diversi muri Mani, un luogo speciale. Si alloggia in una semplice locanda.

12°g.    14/8 Thirtapuri – Gurugam – Shangshung – Toling 
Si prosegue lungo il fiume transitando da Gurugam e, oltre una gola e superato il villaggio di Kyunglung, si arriva alla misteriosa città rupestre di Shangshung, un regno che precedette Gughe; il Prof. G. Tucci qui ha individuato alcuni insediamenti che risalgono almeno a 3000 anni fa. Questo luogo sconosciuto è il sito più antico del Tibet: una città cesellata in un anfiteatro di rocce policrome che contorna una valle deserta solcata dal fiume blu; si accede attraversando un ponticello posto in un punto dove il Sutlej scorre in una stretta fenditura, ornata sui bordi da pozze di acqua sulfurea. In tempi recenti le autorità locali hanno costruito un sentiero metallico che consente ora una visita senza danneggiare il delicatissimo sito. Dopo la visita si torna fino al monastero bön di Gurugam e, dopo una visita, si procede verso la regione centrale di Gughe raggiungendo la strada che proviene dal Kailash e, dopo un tratto verso nord ovest attraverso una regione di praterie, si scavalcano alcuni panoramicissimi passi che si aprono a sud sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda presso l’hotel Hebei o simile.

13°g.    15/8 Toling e Tsaparang 
Si visita l’enclave monastica di Toling: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. G. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale. Ci si reca quindi alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il suo semplice palazzo ed i templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Completate le visite di rientra a Toling.

14°g.    16/8 Toling – Pyiang – Dunkhar – Darchen
Si prosegue il viaggio attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dunkhar, Si iniziano le visite dal sito di Piyang, uno dei feudi di Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte della cittadella, antichissimi affreschi. Ci si reca quindi ai templi rupestri di Dunkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkhar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. E’ un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; si alloggia presso l’hotel Himalaya, che è ragionevolmente decoroso.

15°g.    17/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk 
Il bagaglio personale viene portato dai portatori; si lascia a Darchen quanto non è necessario. Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, il luogo dove si svolge Saga Dawa ai piedi della piattaforma dei Mahasiiddha, all’ingresso della valle occidentale del Kailash che è denominata dai tibetani valle di Amitabha. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk; si alloggia in una semplice locanda in vista della maestosa parete, la quota è di circa 5000 metri.

16°g.    18/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – Valle di Zutrulpuk 
Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge alla locanda nei pressi del piccolo Gompa di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta.

17°g.    19/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Drongba
Oltre Zutrulpuk, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal, si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito iniziando un primo tratto del percorso di rientro verso Lhasa; si transita a nord del grande lago turchese Manosarovar e si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang. Giunti a Drongba si alloggia presso l’hotel Drongba.

18°g.    20/8 Drongba – Saga – Pelkho Tso – Shegar  
Arrivati a Saga si attraversa lo Tsangpo con un ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’hotel Tibet Roof of the World.

19°g.    21/8 Shegar – Shigatse  
Si visita la "Montagna di cristallo": le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il passo del Gyatso che porta a Lhartse e si ripercorre da qui un tratto di strada utilizzato il 9/8 proseguendo verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile.

20°g.    22/8 Shigatse – Yungdrungling – Lhasa  
Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile.

21°g.    23/8 Lhasa, volo di rientro  
Il volo della Air China per Chengdu parte alle 11.00 con arrivo alle 12.50; si prosegue da qui per Pechino alle 16.50 con arrivo alle 19.40.

22°g.    Sabato 24 agosto, arrivo a destinazione  
Il volo della KLM per Amsterdam parte alle 0.30 con arrivo alle 5.10; la prosecuzione per Milano Malpensa è alle 8.25 con arrivo alle 10.05, per Roma Fiumicino alle 7.15 con arrivo alle 9.30.

 

 

COSTO DEL VIAGGIO

€ 3700; + € 150 dopo il 15/6/2019;  - € 100 con 8 o 9 partecipanti, - € 200 da 10 partecipanti

Minimo 3 e massimo 14 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma ad esclusione dei voli, l’alloggio in camera doppia (si segnala che a Horchu e lungo il sentiero del Kailash viene utilizzata una stanza comune per le donne e per gli uomini), la colazione a Chengdu, la colazione e il pranzo a Lhasa, la pensione completa nelle altre località del Tibet, la presenza della guida italiana e di una guida tibetana che parla la lingua inglese, il permesso d’ingresso in Tibet, gli ingressi ai siti indicati nel programma e gli ingressi nei Parchi Nazionali.

La quota non comprende: i voli, che costano a partire da € 1200 in funzione della data di prenotazione e della compagnia prescelta, il visto cinese, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi e detrazioni: € 150 se si prenota dopo il 15/6/2019, € 600 per la singola (si segnala che a Horchu e lungo il sentiero del Kailash la singola non è disponibile), € 400 con solo tre partecipanti, deduzione di € 100 se si è in 8 o 9 partecipanti e deduzione di € 200 a partire da 10 partecipanti. Per eventuali trasferimenti necessari per voli con orari diversi da quelli indicati nel programma (costo dei singoli trasferimenti, valore totale fino a 5 persone) € 100 a Chengdu e a Lhasa, una notte in più con colazione a Lhasa o Chengdu, € 70 a stanza (max due persone).

Visti e documenti: il visto cinese deve essere ottenuto prima della partenza. Per l’ottenimento del permesso d’ingresso in Tibet bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - yuan del 6/11/2018 (Banca d’Italia): € 1 = CYN 7,9015, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Filodiretto Protection" fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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