Informazioni utili

Da: domenica 15 luglio 2018A: domenica 29 luglio 2018Durata: da 15 a 21 giorni

Estensione finale a: sabato 4 agosto 2018

Guida: Giuseppe TommasiPartecipanti: massimo 12

 

Il viaggio unisce la visita completa dei siti storici del Tibet con l’incontro della sua forte anima culturale: si giunge a Gyantse in occasione del festival annuale di Dhamak, dove vengono eseguite anche le divertenti gare di corsa con gli yak, e si partecipa al festival di Ganden, un momento di gioiosa devozione collettiva dove un gran numero di pellegrini segue gli intensi cerimoniali che culminano con l’esposizione della gigantesca tanka di Sakyamuni. Il percorso, oltre ai luoghi più noti e comunque irrinunciabili, si estende a siti cari al cuore dei tibetani dove si riscopre nel modo più genuino l’intensa energia spirituale che rende così affascinante il Paese delle Nevi.
Al termine è prevista un’estensione che conduce dove trovarono rifugio alcune delle figure mistiche più importanti del Tibet e porta fino al grande lago salato di Nam Tso, sull’altopiano del Ciangtang, vasto specchio turchese contornato da altissimi monti e casa dei tenaci nomadi, dove la penisola del Tashidor regala un indimenticabile panorama.

Guida il viaggio Giuseppe Tommasi, tra i più autorevoli esperti della cultura tibetana. Si prevede un massimo di 12 partecipanti.

I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del Programma. Per maggiori informazioni sul Paese, vedi anche: Tibet, Buddismo tibetano e Tibet - immagini.

 

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Dhamak, corsa degli yak

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Dhamak a Gyantse

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Dhamak, anziani spettatori

 

 

GUIDA

Giuseppe Tommasi, conosciuto affettuosamente da tutti noi come Pino, è un grande esperto nella conduzione di viaggi nelle regioni himalaiane e nel Tibet, luoghi che ama e di cui ha condiviso negli anni la cultura imparando fluentemente la lingua tibetana e lavorando anche come traduttore per molti importanti Lama. Viaggia ininterrottamente dagli anni ’80 in Bhutan, India, Nepal e Tibet dove nel corso tempo ha accompagnato già più di 2500 viaggiatori, ottenendo un positivo riconoscimento delle sue doti di competenza, professionalità, efficienza ed anche di gentilezza. Pino si occupa anche di diverse attività di volontariato a sostegno delle regioni himalaiane e promuove iniziative culturali e umanistiche in Europa.

 

L’alta quota del Tibet

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; nella tappa tra Samye e Gyantse si valicano due passi di cui il più alto, il Kari, arriva a 5045 metri; ma la quota di questi non deve preoccupare perché poi si scende ad elevazioni inferiori. La notte nel punto più alto è a Sakya (4300 mt) dove si arriva dopo sette giorni di permanenza in quota. Nell’estensione a nord est di Lhasa le quote sono attorno ai 4000 metri e circa 4100 a Reting, prima di raggiungere il punto più alto alla fine del viaggio al lago del Nam Tso con 4700 metri.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

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Drigung Til

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Nam Tso

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Sili Gotsang

 

Nota tecnica - clima e attrezzatura

Le sistemazioni nelle città principali sono di livello europeo; a Sakya e Samye gli alberghi sono i migliori disponibili ma molto meno curati anche se si dispone di servizi in stanza e la loro posizione è ottima. L’estensione richiede più adattabilità; a Tidro l’hotel è semplice e un poco carente nella manutenzione, a Reting si utilizza la locanda del monastero, è l’alloggio più spartano che si utilizza, e per rendere il tutto più comodo si portano da Lhasa lenzuola e trapunte. Al Nam Tso hanno costruito delle piccole locande, semplici ma abbastanza comode, adatte ai viaggiatori ma difficili per i turisti.
Nei centri principali del Tibet Classico è raro che la temperatura notturna a luglio scenda sotto i 5°c e le massime sono di circa 20°c.; il punto più freddo è al Nan Tso, dove anche in estate può succedere di andare sotto lo zero di notte, con rare punte di minima anche a -5°c.  Si tenga inoltre presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile e una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.
Visti e documenti: il visto cinese deve essere ottenuto prima della partenza. Per l’ottenimento del permesso d’ingresso in Tibet bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

 

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Sakya

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Sakya, ingresso

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Sakya, interno

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g.    Domenica 15 luglio, partenza in volo  
Per arrivare a Lhasa in Tibet vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino con Alitalia si può raggiungere Milano Malpensa (9.10 – 10.25) ed imbarcarsi sul medesimo volo. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba.

2°g.    16/7 Arrivo a Tsetang  
Si  atterra a Pechino alle 5.30; il volo per Lhasa parte da qui alle 7.35 con arrivo alle 12.05. All’aeroporto di Lhasa è in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Tsetang (96 km, circa 2 ore lungo una comoda strada) dove si alloggia presso l’hotel Tsetang o simile. Nel pomeriggio ci si reca al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, che presenta una struttura architettonica simile al Jokhang di Lhasa e regala all’interno una splendida atmosfera con molte cappelle affrescate e statue di fine fattura; vi sono custodite anche alcune importanti reliquie. Si completa con un giro nella parte vecchia della cittadina dove si trovano il Gompa e, nei pressi, il convento femminile. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di 3550 mt.

3°g.    17/7 Tsetang – Valle dello Yerlung - Samye  
Si completano le visite a Tsetang proseguendo per un breve tratto a sud lungo la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet. Si visita lo Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re ed è stato restaurato nel 1982. Si continua con Rechung Phuk, dove si ritirò Rechung, il prediletto discepolo di Milarepa; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta dove sono conservati anche alcuni oggetti appartenuti al grande mistico. Si completa con il sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio da dove si ha una stupenda visuale del monastero di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e pare che non siano stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posta nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori. Si lascia quindi l’area di Tsetang attraversando lo Tsangpo su un ponte nei pressi della città e se ne risale il corso attraverso una zona dove inaspettatamente si trovano grandi dune di sabbia, immerse in questo grandioso ambiente d’alta quota, fino a Samye (50 km), dove si alloggia presso la Samye Monastery Guest House.

4°g.    18/7 Samye e Chimpu  
Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Guru Rimpoce, nei pressi di una zona di belle dune di sabbia non lontano dallo Tsangpo; il tempio principale, costruito su 4 livelli, rivela affreschi di bellezza indimenticabile e all’interno del grande recinto sacro, delimitato da un lungo muro circolare sormontato da piccoli chorten, si trovano diversi templi e grandi Stupa. La forma mandalica dell’insieme si ammira nella luce migliore al tramonto dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto in cui spesso la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rimpoce. Nel corso della giornata ci si reca anche al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita giovani monache; per chi se la sente passeggiando lungo il sentiero che si inerpica alle spalle del Gompa, tra formazioni di grandi massi ed il bosco, s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui si ritirarono anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale dai sereni meditatori che hanno posto qui la propria dimora.

5°g.    19/7 Samye – Gonsar Chode - Yamdrok Tso - Samding – Gyantse  
Si prosegue il viaggio risalendo il corso dello Tsangpo lungo la riva settentrionale; lo si attraversa e proseguendo ancora lungo lo Tsangpo si sosta poi al monastero sakyapa di Gonsar Chode, dove molti degli affreschi originali sono sopravvissuti alle vicissitudini dell’invasione cinese. Si prosegue ancora per un tratto verso est per poi lasciare la grande vallata salendo verso sud al passo di Gampa (4794 mt) che offre una visuale indimenticabile sul vasto specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune  superano i 7000 metri. Raggiunte le sponde del lago se ne segue il perimetro per un bel tratto e con una deviazione ci si reca al monastero di Samding, uno dei rari siti dell’esoterica scuola dei Bodonpa che risale al XII secolo, la cui badessa è riconosciuta come una Kandroma (dakini) ed è considerata una delle maestre spiritualmente più elevate del Tibet. La posizione è fantastica, con grandiosi panorami sui monti e sul lago, e nel Gompa si trovano molti affreschi recentemente restaurati. Proseguendo, si valica lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) dove la strada passa tra le pasture degli yak sfiorando i poderosi ghiacciai del Nyengchen Kang Ksa, la cui vetta si staglia oltre i 7000 metri, e, dopo aver costeggiato un lago di origine artificiale, si arriva a Gyantse, dove si alloggia all’hotel Gyantse o simile.

6°g.    20/7 Gyantse, festival di Dhamak  
Gyantse è la città del Tibet Classico meglio preservata. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate conteneva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.), e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità” è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue e affreschi: chi è in grado di decifrarne la complessa simbologia può leggervi l’intero percorso iniziatico del misticismo tibetano. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Oggi è in pieno svolgimento il grande festival annuale, e si dedica la maggior parte del tempo a seguire le diverse attività; uno dei momenti più particolari è la gara degli yak, che sembrano quasi più impegnati a disarcionare chi si azzarda a cavalcarli che a competere tra loro!

7°g.    21/7 Gyantse, festival di Dhamak – Shalu - Shigaste  
Prima di lasciare la città si dedica del tempo ad un ultimo sopralluogo nell’area del festival. Si prosegue quindi per Shigatse, che dista circa 90 km, e con una breve deviazione ci si reca a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che conserva un’antica atmosfera dove si indovinano interessanti affreschi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIV secolo editò i 227 volumi del Canone Buddista Tibetano; nei pressi si trova l’antichissimo tempio di Gyengong Lhakang, fondato nel 997. Giunti a Shigatse, seconda città del Tibet, ci si reca a visitare il grandioso complesso monastico di Tashilhumpo fondato nel 1447 dal primo discepolo di Tsong Khapa, retrospettivamente riconosciuto come la prima incarnazione del Dalai Lama, e sede storica del Panchen Lama; è uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale dove sono conservati inestimabili tesori, tra cui primeggiano i giganteschi Stupa dei Panchen Lama. Si completa la giornata con un giro nella parte vecchia della città. Si alloggia presso il Manosarowar hotel.

8°g.    22/7 Shigatse – Puntshok Ling – Sakya  
Si imbocca la strada che porta verso Lhartse e la regione himalaiana lasciandola per seguire una valle che riporta verso nord al fiume Tsangpo attraverso un bucolico ambiente rurale; si sosta in un semplice villaggio per visitare un antico tempio della scuola Bodompa. Arrivati al maestoso Tsang Po se ne risale il corso lungo una spettacolare vallata fino al monastero di Puntshok Ling. Il Gompa sorge vicino al fiume immerso in una natura splendida a ridosso di contrafforti rocciosi che delimitano l’ingresso di una valle che si apre verso sud, è incorniciato da incredibili dune di sabbia e sovrastato da vaste fortificazioni che ne testimoniano il grandioso passato. Questo sito fu la sede principale della scuola Jonang fino ai tempi del maestro Taranatha (XVII secolo); sorprende per la bellezza architettonica dell’insieme e la qualità dei ben conservati affreschi. Si prosegue lungo lo Tsangpo fino al vecchio villaggio di Lhartse, dove si trova anche un interessante monastero, e si continua quindi per Sakya dove si alloggia presso il Sakya Manosarovar Hotel

9°g.    23/7 Sakya – Shigatse  
Il colossale tempio – fortezza di Sakya, posto alle propaggini della grande catena himalaiana, tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet; è un sito ottimamente conservato di dimensioni impressionanti, con molti monaci che sono da tempo tornati a viverci, ed è ricchissimo da visitare. Già nelle torri perimetrali sono alloggiati dei templi e all’interno delle poderose mura si trovano una serie di edifici importanti, tra cui la casa dell’Abate accanto a cui si trova un impressionante Gonkhang, e, se si sale sul tetto del tempio centrale, si trova la cappella del protettore principale, luogo di grande forza esoterica. Ma è dal cortile più interno che si accede a tre colossali Lhakhang, con una profusione di affreschi e reperti artistici eccezionali: a sinistra quello dedicato alle cerimonie rituali, a destra uno che conserva colossali Stupa dei maestri storici dei Sakya e incredibili affreschi di mandala e, di fronte, la sala principale dove nella mistica penombra vi sono statue di fattezza perfetta. Dietro a quest’ultimo tempio si trova una delle biblioteche più preziose del Tibet, con migliaia di testi originali posti su scaffali alti una decina di metri o più. Sul monte di fronte al complesso, oltre il precipitoso torrente, vi sono le rovine dello Dzong più antico ed i resti di vecchi templi con un certo numero di chorten, alcuni templi attivi, tra cui quello edificato di fronte alla grotta del grande Siddha Kunga Nienpo, mitico fondatore della scuola sakyapa, e il convento femminile. Dopo pranzo si lascia Sakya ripercorrendo la medesima strada per il tratto iniziale e, raggiunta la strada che proviene dal Nepal, la si segue fino a Shigatse valicando un passo; si alloggia nel medesimo hotel.

10°g.    24/7 Shigatse – Yungdrungling – Lhasa  
Lhasa dista 270 km, un percorso che si svolge lungo un’ottima strada che segue il flusso dello Tsangpo e richiede circa 5 ore. Dopo un tratto, giunti al ponte che porta a nord verso Oyuk e il Nam Tso, lo si attraversa arrivando con una breve deviazione al monastero bön di Yungdrungling, il centro maggiore di questa tradizione nella provincia tibetana di Tsang, in buona parte ricostruito, che contiene alcune interessanti statue ed una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell'ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Tornati alla strada principale si continua il viaggio fino alla confluenza col fiume Kyuchu, di cui si risale il corso fino a Lhasa; prima di giungere in città si visita il monastero di Nyetang Dolma Lhakhang, storicamente importante perché fu la dimora di Atisha, con reperti artistici belli ed importanti. A Lhasa si alloggia presso l’hotel Gang Gyen, situato nella città vecchia. Dall’hotel con una breve passeggiata ci si può recare al Barkor, centro della città vecchia.

11°g.    25/7 Lhasa  
(NB: una nota pratica: l’ingresso al Potala viene fissato dalle autorità ad un orario predeterminato, quindi la sequenza delle visite dei siti di Lhasa potrà variare) Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala, l’imperdibile Palazzo del Dalai Lama colmo di tesori d’arte  – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Prossima tappa il Norbulingka, il palazzo estivo dei Dalai Lama immerso in un bel giardino. Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che è abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

12°g.    26/7 Lhasa  
Si visitano le università monastiche poste negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung che prima dell’invasione era la più grande del Tibet, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, storica sede dell’Oracolo di stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Nel pomeriggio si visita l’università di Sera, dove spesso si può assistere al dibattito dei monaci, e si rientra nella città vecchia a curiosare nel Barkor.

13°g.    27/7 Lhasa, festival di Ganden  
Ganden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, capostipite della scuola Ghelupa, è costruita in posizione panoramica a 4500 mt su di un monte che sovrasta la valle del fiume Kyuchu, circa 40 km ad est di Lhasa. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali; il grande stupa contiene alcune reliquie del corpo di Tsongkhapa che furono ritrovate setacciando con le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e la terra. Oggi è una giornata molto speciale perché viene esposta la grande tanka che rappresenta Buddha Sakyamuni, momento culminante di un complesso insieme di rituali officiati dai monaci a cui assistono stuoli di pellegrini, richiamati sia dall’evento che dal valore molto speciale che Ganden ha nella tradizione del Tibet: questa fu infatti la residenza dove Lama Tsongkhapa concluse la sua opera. Nell’arco della giornata si eseguirà anche la breve circumambulazione del monte dove sorgono i molti templi e collegi, godendo sia dell’atmosfera intensa che degli splendidi panorami che il kora offre sulla vallata del Kyuchu; sul percorso, dove s’incontrano molti pellegrini. vi sono alcune grotte di meditazione e alla fine del sentiero il piccolo Gompa di Tsongkhapa. Si rientra a Lhasa nel tardo pomeriggio.

 

Per chi rientra:

14°g.    28/7 Lhasa, volo di rientro  
La mattina è a disposizione. Ci si reca quindi all’aeroporto di Lhasa, (64 km, poco più di un’ora); chi rientra su Roma Fiumicino parte con China Southern alle 14.55 per Guangzhou con arrivo alle 20.25. Chi rientra su Milano parte con China Airlines per Chengdu alle 16.25 con arrivo alle 18.25, e da qui poi si imbarca per Pechino alle 20.25 con arrivo alle 23.15.

15°g.    Domenica 29 luglio, arrivo a destinazione  
Per Roma, si parte da Guangzhou con China Southern alle 0.05 per Amsterdam con arrivo alle 6.45 e da qui ci si imbarca per Roma Fiumicino alle 9.35 con arrivo alle 11.50. Per Milano Malpensa la partenza da Pechino con China Airlines è alle 1.30 con arrivo alle 6.30.

 

Per chi prosegue con l’estensione:

14°g.    28/7 Lhasa - Drak Yerpa – Tidro  
L’eremo di Drak Yerpa, situato in una valle laterale a nord del fiume Kichu a circa 30 km ad est di Lhasa, è un luogo molto importante nella tradizione del Tibet: qui sorgeva il monastero di Atisha che vi dimorò ed insegnò attorno all’anno 1057 (si può ancora vedere il trono di pietra da lui utilizzato), e il sito divenne anche il luogo di ritiro del collegio tantrico del Gyuto. All’intorno vi sono molte grotte di meditazione poste in un anfiteatro di rocce chiare, tra un profusione di bandiere di preghiera, dove in tempi ancora più antichi l’imperatore Songtsen Gampo e le sue consorti si dedicavano ai ritiri spirituali; a Dawa Puk, la “Grotta della Luna”, Guru Rimpoce (Padmasambhava) fece un ritiro di 7 mesi. Il sito ha una vitalità sorprendente, e vi dimorano molti mediatori. Tornati al Kyuchu si prosegue verso est lungo la valle; si sosta al tempio di Uru Katsel: è uno dei 108 templi costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo sui punti che corrisponderebbero al corpo del mitico demone del Tibet, una feroce orchessa, con il tempio posizionato in questo caso sulla sua spalla destra (il Jokhang di Lhasa sarebbe invece posizionato sul cuore). Nella tradizione il tempio ha così una funzione comparabile ad una sorta di agopuntura mistica utile a domare le forze devastatrici occulte; è un piccolo Gompa, recentemente restaurato, di scuola Kagyu. Si continua risalendo ancora le acque del fiume e si imbocca una stretta valle laterale dove si sosta in un alberghetto dove vi sono delle fonti termali (caldissime!), il House of Shambaka Tridom, situato poco prima di Tidro.

15°g.    29/7 Tidro e Drigug Til  
Si raggiunge il monastero femminile di Tidro (o Terdrom), posto nei pressi di acque termali terapeutiche dove i pellegrini si rilassano. Il luogo è particolarmente riverito per il legame che ha con la figura di Yeshe Tsogyel, la mitica consorte di Guru Rimpoce che secondo la tradizione giunse alla suprema realizzazione nella grotta del “Tempio delle Dakini” ubicata a poche ore di cammino sui monti a nord del monastero; la badessa, che però risiede qui raramente, da molti è considerata una sua emanazione. Per questo motivo molte giovani donne tibetane sono attratte da questa comunità spirituale, ispirate dalla sottile presenza di Yeshe Tsogyel; è molto piacevole fare una passeggiata tra gli eremi ubicati sopra il monastero. Nel pomeriggio ci si reca a Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte; fondato nel 1179, è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu, con diverse sale molto interessanti da visitare. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno i grassissimi avvoltoi vengono alimentati con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione, apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti, nella cultura tibetana ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e, rispetto ad una cremazione, risparmia il legno, elemento prezioso in queste regioni. Completate le visite si torna all’hotel.

16°g.    30/7 Tidro – Taklung – Reting  
Da Tidro si prosegue l’esplorazione di questa raramente visitata regione a nord est di Lhasa; la prima meta oggi è la valle di Taklung, che si raggiunge dopo aver oltrepassato una nuova grande diga. Questo sito è la sede principale della scuola Taklung Kagyu, uno dei grandi lignaggi monastici che si formarono dai discepoli che succedettero a Milarepa; fu fondato nel 1180 nel luogo dove visse Potowa, il grande maestro Kadampa. Nel momento di massimo splendore contava ben 7000 monaci, ora ve ne solo circa 100; nei pressi verso l’imbocco della valle si trova l’eremo di Sili Gotsang, interessantissimo da visitare, che si raggiunge con una passeggiata. Si continua quindi per Reting, posto ad una quota di 4100 mt., un importante centro monastico tra i monti che fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede della scuola Kadampa; l’abate di Reting era una figura molto importante in Tibet perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. Questa zona non è per nulla turistica, si alloggia nella locanda del monastero che è molto spartana; verranno portate da Lhasa lenzuola pulite e trapunte per non dover utilizzare le coperte disponibili che possono non essere adatte a dei viaggiatori occidentali. Per chi fosse interessato, seguendo un bel sentiero che sale attraverso il bosco, si arriva con una passeggiata di circa 2 ore al convento femminile.

17°g.    31/7 Reting – Nam Tso  
Attorno a Reting cresce un bellissimo bosco, cosa inusuale in quest’area, con molti antichissimi alberi che anche per il loro affascinante aspetto vengono chiamati i ‘capelli di Dromtompa’; si percorre il bel sentiero che porta fino al luogo dove visse Lama Tsongkhapa che qui ebbe la visione di Atisha e compilò il celebre Lamrim Chenmo, uno dei testi fondamentali utilizzati da chi pratica gli insegnamenti del buddismo tibetano. Si parte quindi per il lago del Nam Tso, procedendo verso nord ovest per valli bellissime, dimenticate dal mondo, e valicando passo di Yongdra tra monti ricchi di pasture. Raggiunta la strada che collega Lhasa a Golmund la si segue verso sud ovest per un tratto, incontrando il tracciato della ferrovia che porta a Lhasa, e da Damzung si procede verso nord ovest per il passo di Lhachen (5150mt), che si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. E’ uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri; il lago si estende per 70 chilometri, sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale del Nyenchen, un colosso che supera i 7000 mt. Giunti alla penisola di Tashidor ci si accomoda in una semplice locanda.

18°g.    1/8 Nam Tso: Tashidor  
La penisola di Tashidor si protende nel lago turchese; la si percorre a piedi lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili. E’ un luogo meta di pellegrinaggi, ornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali (katak). Nelle grotte che circondano Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti ed alcuni eremiti sono tornati ad abitare qui. Il tramonto dalla sommità del promontorio, che si raggiunge in breve tempo, è indimenticabile.

19°g.    2/8 Nam Tso – Tsurphu – Lhasa  
Si riattraversa il passo del Lhachen e si segue la strada che prosegue verso sud in direzione di Lhasa; con una deviazione verso ovest si arriva a Tsurphu, il grande complesso monastico da cui proviene il Karmapa, il monaco capo della scuola Karmakagyu che è ora rifugiato in India. Nei pressi ci si reca anche al monastero di Nenang, situato sui monti della vallata poco prima di Tsurphu. Rientrati alla strada principale di prosegue verso sud fino alla valle del Kyuchu arrivando a Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel.

20°g.    3/8 Lhasa, volo di rientro  
Ci si reca all’aeroporto di Lhasa, (64 km, poco più di un’ora); chi rientra su Milano parte con China Airlines per Chengdu alle 13.15 con arrivo alle 15.20, e da qui poi si imbarca per Pechino alle 17.00 con arrivo alle 19.45. Chi rientra su Roma Fiumicino parte con China Southern alle 14.55 per Guangzhou con arrivo alle 20.25.

21°g.    Sabato 4 agosto, arrivo a destinazione  
Per Milano Malpensa la partenza da Pechino con China Airlines è alle 1.30 con arrivo alle 6.30. Per Roma si parte aa Guangzhou con China Southern alle 0.05 per Amsterdam con arrivo alle 6.45 e da qui ci si imbarca per Roma Fiumicino alle 9.35 con arrivo alle 11.50.

 

 

COSTO DEL VIAGGIO

€ 2800; + € 150 dopo il 31/5/2018 - Minimo 3 e massimo 12 partecipanti

Estensione: € 1200

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), la prenotazione dei voli se richiesta, tutti i trasporti indicati nel programma, l’alloggio in camera doppia, la pensione completa in Tibet, la presenza della guida italiana e di una guida tibetana che parla la lingua inglese, il permesso d’ingresso in Tibet, gli ingressi ai siti indicati nel programma e gli ingressi nei Parchi Nazionali.

La quota non comprende: i voli che costano da € 950 a € 1200 in funzione della data di prenotazione e della compagnia prescelta, il visto cinese, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba scorpora dalla quota del viaggio il costo dei voli per permettere a coloro che ne hanno la possibilità di usufruire di eventuali sconti e/o tariffe agevolate o di effettuare autonomamente le prenotazioni.

Supplementi: € 150 se si prenota dopo il 31/5/2018, € 390 per la stanza singola, € 100 con 5 partecipanti, € 200 con 4 partecipanti, € 500 con 3 partecipanti; per l’estensione € 200 per la stanza singola, € 100 con 3 partecipanti, € 400 con 2. Per eventuali trasferimenti necessari per voli con orari diversi da quelli indicati nel programma (costo dei singoli trasferimenti, valore totale fino a 5 persone) € 100 a Chengdu e € 110 a Lhasa.

Visti e documenti: il visto cinese deve essere ottenuto prima della partenza. Per l’ottenimento del permesso d’ingresso in Tibet bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - yuan del 20/11/2017 (Banca d’Italia): € 1 = CYN 7,8155, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Booking sicuro" fornita da CBL Insurance. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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