Informazioni utili

Da: sabato 21 luglio 2018A: domenica 5 agosto 2018Durata: 16 giorni

Guida: Christine HarrisPartecipanti: massimo 12

 

Raggiunta in volo Leh, il centro principale del Ladakh nell’Himalaia indiano, ci si dedica ad alcune interessanti visite e si parte quindi per lo Zanskar valicando gli alti passi che portano oltre Mulbeck visitando Alchi, celebre per gli antichi affreschi, e Lamayuru, il più pittoresco tra i monasteri di questa regione. Giunti al fiume Suru se ne risalgono le acque fino ai piedi del Nun Kun (7135 mt) accedendo al remoto regno dello Zanskar dove si partecipa ai due maggiori festival annuali: il Naro Nasial a Sani ed il Gustor a Karcha, godendo delle rappresentazioni ed anche del folclore di questo isolatissimo territorio. Si esplorano tutti i siti significativi di queste incredibili vallate, includendo il mitico monastero di Phuktal, che ha incantato tutte le poche persone che vi sono giunte, e l’eremo di Dzongkul, dove risedette Naropa. Si ritorna quindi al fiume Suru e da Kargil si continua verso ovest valicando il passo dello Zojla arrivando a Srinagar in Kashmir, da dove ci si imbarca sul volo di rientro. Il dettaglio del percorso é riportato nella descrizione del Programma.

È poi possibile ampliare il programma con una breve estensione ai siti classici indiani.

 

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Karcha Gustor

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Karcha Gustor

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Karcha Gustor

 

Accompagna il viaggio Christine Harris. Si prevede un massimo di 12 partecipanti.

Amitaba in Zanskar segue diverse attività di sotegno. A Rangdum ha collaborato all’istituzione del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro dell’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk e in diversi siti ha collaborato con la “Stupa Onlus” ai restauri degli stupa, tra cui quelli di Rangdum, Phe e Zangla dove, con il Gyalpo (Re) dello Zanskar che è stato nostro ospite in Italia, sono stati fatti interventi nel villaggio e al convento femminile. I partecipanti in alcune occasioni potranno così beneficiare dei nostri contatti nella regione, per un incontro più approfondito con la gente del luogo.

 

 

GUIDA

Christine Harris è di origine australiana, ha vissuto anche in Germania ed Inghilterra, ed ha adottato come propria residenza l’Italia dal 1976, dove dal 1979 è stata docente di lingua inglese all’Università di Verona. Ama il nostro paese di cui si sente cittadina; tra il 1985 e il 2006 ha tenuto cicli di lezioni sulla storia dell’arte veronese e veneziana per programmi residenziali del Trinity College di Hartford, Connecticut e della Northwestern University di Chicago. Christine è un’appassionata viaggiatrice e ottima conoscitrice della cultura buddista; da diversi anni conduce viaggi di Amitaba nelle regioni himalaiane, dallo Zanskar, al Tibet e al Bhutan.

 

I Cham (festival) dello Zanskar

I Cham dello Zanskar offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia ed origine, facendo di ogni Cham un capolavoro a sé. Molto è stato scritto in merito a queste sofisticate rappresentazioni per interpretare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi. Ma al di là di un interesse accademico, in queste occasioni si partecipa ad uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano: tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi e gli zanskari stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che animano l’evento hanno un interesse forte almeno quanto il contenuto esoterico.
Per una descrizione dettagliata dei due festival ci si può riferire a queste pagine del sito:

 

La regione himalaiana dello Zanskar

(Per maggiori informazione si può consultare la pagina India himalaiana occidentale)

Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano. Per arrivarci da Leh, la capitale del Ladakh si percorrono 230 km verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar.
In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate anche questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa.
Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.

 

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Donne a Sani

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Phe Gompa

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Donna zanskara

 

Nota tecnica - Clima e attrezzatura

Il viaggio prevede un tratto a piedi, necessario per raggiungere Phuktal; se opportuno per chi non si sentisse in forma adeguata è possibile noleggiare un docile cavallo da montare per il tragitto sia in andata che al ritorno – se si ritenesse di volerlo utilizzare è opportuno informare Amitaba prima dell’inizio del viaggio per predisporre le montature in loco. Lungo il tragitto non è richiesto l’utilizzo di campi mobili: in questi ultimi anni sono sorte alcune sistemazioni accettabili che consentono di raggiungere lo Zanskar in modo più semplice e un poco più comodo. A Leh si utilizza un albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (… spesso) “salti” la luce. Lasciata Leh si alloggia in semplici hotel e locande e in una bellissima casa galleggiante a Srinagar, in campo fisso presso il monastero di Rangdum in Zanskar ed in alloggi particolarmente spartani al monastero di Phuktal, il punto più ‘avventuroso’ del percorso. Gli alberghetti locali richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali.
A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi. Per la notte molti portano un sacco lenzuolo in quanto le lenzuola fornite nelle locande, nel campo fisso ed in particolare al monastero di Phuktal a volte non sono bellissime; ma considerando la notte a Phuktal è forse più comodo avere con sé un sacco a pelo.  È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi; si suggerisce di portare indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.

 

L’alta quota del Ladakh e dello Zanskar

Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3450 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore e l’itinerario previsto tiene ben presente questo fattore. Andando in Zanskar il punto più alto dove si transita è il Pensi La (4400 mt), dove si passa dopo quattro giorni dall’arrivo e da dove si scende per la notte nella valle di Padum a 3550 mt circa.
Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

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Rangdum Gompa

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Bardan Gompa, Mandala

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Phuktal Gompa

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g.    Sabato 21 luglio, partenza in volo per Delhi  
Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto.

2°g.    22/7 Delhi – Leh  
Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo si godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo, lo Snowland o simile) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3450 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.

3°g.    23/7 Leh ed escursione a Shey e Tikse  
Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia ed il mercato. L’escursione porta a Shey, un sito situato a breve distanza ad est di Leh storicamente importante perché fu anche la sede del palazzo reale dove nel tempio si ammirano antichi dipinti. Si continua con Tikse, tra i più celebri e attivi monasteri del Ladakh, una delle perle della regione: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte ed un’impressionante raffigurazione di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, di recente fattura, è diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si rientra quindi in città.

4°g.    24/7 Leh – Alchi – Lamayuru - Mulbeck  
Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si transita da Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante dove si ergono le rovine di un antico forte e templi, e proseguendo dopo un tratto si attraversa su di un ponte lo spumeggiante fiume arrivando al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue quindi lungo l’Indo; oltre Khaltse la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una "terra pura". Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Dopo la visita si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si arriva a Mulbekh, dove si alloggia in una semplice locanda.

5°g.    25/7 Mulbeck – Kargil – Rangdum  
A Mulbeck, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle; sono interessanti da visitare e la posizione è stupenda. Dopo la visita si prosegue per Kargil e da qui si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh ed a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun ed il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana (7135 mt), dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio, che si ammirano proprio di rimpetto alla strada oltre il vorticoso fiume. Superate le gole ai loro piedi si procede lungo una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai, che porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso.

6°g.    26/7 Rangdum – Padum; festival di Naro Nasial a Sani  
Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai a meridione, si entra nelle valli dello Zanskar e seguendo il flusso del fiume Doda si arriva nella vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri, tra cui Sani. Il Gompa di Sani, di scuola Kagyupa, protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da alberi, che qui sono rari, custodisce la statua di Naropa che fu uno dei capostipiti della scuola, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Qui oggi si svolge la prima giornata delle rappresentazioni di danza in costume eseguite dai monaci tra un bell’assiepamento di gente giunta da tutta la vallata per assistere al grande rito; è un’ottima opportunità anche per ammirare gli abiti tradizionali sfoggiati dalle persone e godere con loro di uno dei preziosi momenti di festa, un breve intervallo nella vita molto dura di chi riesce a sopravvivere in questa remota regione dell’Himalaia. Dal Gompa, se si è interessati, una piacevole passeggiata tra i campi dell’oasi porta al convento femminile; per chi è più energetico un’escursione a piedi sull’altro versante della valle (circa un’ora e mezza di cammino) porta all’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, dove si dice abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava, un sito che è stato restaurato da Amitaba. Giunti alla vicina Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar con alcuni negozietti e un punto telefonico, si alloggia in un semplice alberghetto, lo Zhambala o simile; la quota qui è di circa 3600 mt.

7°g.    27/7 Padum: escursione a Dzongkul e festival di Naro Nasial  
Si torna verso il vicino Gompa di Sani e si prosegue fino al ponte di Ating e da qui si segue la mulattiera jeeppabile lungo la riva meridionale del Doda imboccando la valle che porta a sud verso dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova il piccolo monastero con l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro dell’importante maestro mistico Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa e autore del famoso testo sui “sei yoga” che è tutt’ora una delle guide esoteriche utilizzate dagli yogi tibetani. Si torna quindi a Sani dove nel mentre le attività del festival sono giunte nel pieno progresso (NB: se qualcuno preferisse, può rimanere a Sani e non effettuare l’escursione); oggi è la seconda e conclusiva giornata che riserva il momento più importante, quando viene esposta nel corso della mattina la veneratissima statua di Naropa. Si seguono le rappresentazioni fino al loro termine e si rientra quindi a Padum; tempo permettendo ci si reca sulla collina che sovrasta il villaggio dove è situato un interessante monastero, immerso tra preziosi alberi, da cui si gode anche di uno stupendo panorama.

8°g.    28/7 Padum – Anmo – Khangsar – Phuktal  
Si imbocca la strada sterrata che risale la stretta valle del vorticoso fiume Tsarap: la meta è il villaggio di Anmo (circa 3800 mt), dove la strada termina; sul percorso si notano i monasteri di Bardan e Mune, che verranno visitati al ritorno. Da Anmo si prosegue a piedi per Phuktal, un percorso senza eccessive salite ma lungo, che richiede circa 6 ore; per chi volesse vi è la possibilità di noleggiare un cavallo da montare per tutto il percorso (NB: se lo si volesse utilizzare è opportuno avvisare prima di giungere qui se si vuole essere sicuri di trovarlo). All’andata si segue il sentiero che risale il versante sud orientale della vallata che porta a Phuktal, è più lungo ma più graduale e transita dai bei villaggi di Purne e Khangsar. Al Gompa, dove la quota è di circa 3950 mt, ci si accomoda nei rudimentali alloggi; il luogo merita questo piccolo sacrificio!

9°g.    29/7 Phuktal – Ichar – Anmo – Mune – Bardan – Padum  
Si torna seguendo il lato opposto della valle con un sentiero che passa alto sopra la gola dello Tsarap arrivando fino a circa 4100 mt di quota e transita dal bel villaggio di Ichar per poi arrivare al punto di raccordo con le vetture; si impiegano circa 4 ore. Tornando verso Padum si visitano i Gompa di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio, e Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume che contiene interessanti affreschi. Arrivati a Padum si alloggia nel medesimo alberghetto.

10°g.    30/7 Padum – Thongde – Zangla  
Si segue la strada che percorre verso nord il versante orientale del fiume Zanskar, formato dalla confluenza del Doda e dello Tsarap, arrivando a Thongde (13 km), un interessante monastero con diversi templi ed interessanti affreschi e statue, posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale sulla valle. Si prosegue quindi per Zangla (20 km), la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro vecchia residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Per chi fosse interessato è possibile cimentarsi con una passeggiata che porta nella stretta gola dove si trova l’antico Chorten di Malakartse. Si alloggia in una locanda o, se possibile, nella casa del Gyalpo.

11°g.    31/7 Zangla – Karcha Gustor – Pipiting - Padum  
Da Zangla si ripercorre la strada fino al ponte sullo Tsarap nei pressi di Padum e da qui si prosegue per il villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Oggi è in corso la prima giornata delle rappresentazioni del Gustor, con danze particolarmente ben eseguite per l’evocazione di Mahakala e Yamantaka, due entità di protezione, tenute nel cortile del tempio con gli spettatori assiepati tutt’attorno e sui tetti del Gompa. Rientrando a Padum si sosta per una visita al vicino villaggio di Pipiting, dove si trovano un grande stupa ed un monastero; si alloggia nel medesimo alberghetto.

12°g.    1/8 Padum – Karcha Gustor – Phe Gompa – Rangdum  
Ci si reca a Karcha per assistere alle celebrazioni iniziali della seconda e conclusiva giornata del Gustor, quando vengono offerti degli animali (offerti nel senso di donati, non vengono uccisi, anzi: essendo donati alle entità di protezione questi fortunati godranno della loro vecchiaia!). Si inizia quindi il percorso di rientro; risalendo le acque del fiume Doda si sosta per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe e si continua lungo la strada che si era utilizzata all’arrivo, valicando il Pensi La – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! A Rangdum si alloggia nel medesimo campo fisso.

13°g.    2/8 Rangdum – Kargil  
Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e se ne segue il flusso fino a Kargil, dove si alloggia presso l’hotel Highland Resort o simile. La cittadina a un che di luogo di frontiera; il confine di cessate il fuoco col Pakistan è pochi chilometri di distanza e la presenza dell’esercito indiano massiccia. La maggioranza della popolazione è musulmana, ma non si riscontrano problemi di aggressività verso gli stranieri, anzi, da qui a Srinagar si resterà sorpresi dalla disponibilità della gente.

14°g.    3/8 Kargil – Zojla – Srinagar (Kashmir)  
Si sale in direzione ovest verso la valle di Dras, famosa per le incredibili punte di gelo che vi si registrano in inverno: fino ad oltre i -50°c. Il valico dello Zojla (3530 mt)  offre lo spettacolo di un’incredibile trasformazione naturale: si sale in un ambiente arido, lambendo le strisce di neve che arrivano spesso fino alla strada, e si scende nella valle di Sonamarg, ricca di foreste di pini; in pochi altri luoghi al mondo il cambiamento è così radicale. Giunti nell’ampia valle di Srinagar ci si sistema in una comoda casa galleggiante del lago Dal.

15°g.    4/8 Srinagar e volo di rientro  
Mattina di relax; si effettua un giro con la barca del lago Dal e dei canali di Srinagar, utilizzando le “shikara”, le tipiche barche a remi dotate di comodissimi cuscini. Nel pomeriggio ci si imbarca sul volo per Delhi (orario da confermare), dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza.

16°g.    Domenica 5 agosto, arrivo a destinazione   

 

Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.

 

Possibile estensione a Jaipur e Agra

L’estensione richiede solo due notti in più (ma se si preferisce la si può chiaramente ampliare) e porta ai siti ‘superclassici’ dell’India; ci si reca a Jaipur, con il celeberrimo Amber Palace, alla capitale abbandonata di Fatehpur Sikri e ad Agra con l’immortale Taj Mahal. Il programma prevede di venire accolti all’aeroporto di Delhi e di recarsi direttamente a Jaipur (208 km) dove si visitano il Palazzo, l’Osservatorio ed il Palazzo dei venti; si alloggia presso l’hotel “heritage” Shahpura House. Il giorno successivo si visita l’Amber Palace, potendo anche salire le grandi scalinate a dorso d’elefante, e quindi si prosegue per Fatehpur Sikri (208 km) e da qui ad Agra (36 km), dove si alloggia presso l’hotel Howard Plaza – the Fern. Ci si reca al Taj Mahal alle luci dell’alba e, dopo colazione, si visitano il Forte Rosso ed il mausoleo di Itmad Ud Daulah rientrando poi a Delhi andando direttamente all’aeroporto (220 km). Si viene accompagnati da un autista che parla la lingua inglese e se necessario si può richiedere in aggiunta una guida che parla la lingua italiana. L’estensione può essere eseguita anche prima del viaggio principale.

 

 

COSTO DEL VIAGGIO IN PREPARAZIONE

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Booking sicuro" fornita da CBL Insurance. Le normative (Condizioni Generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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