Informazioni utili

Da: sabato 31 agosto 2019A: domenica 15 settembre 2019Durata: 16 giorni

 

Il viaggio porta tra gli Tsaatan, gli allevatori nomadi di renne che vivono in Mongolia ed a Tuva, nella Siberia meridionale, in una regione caratterizzata da grandi laghi e dalle foreste della taiga. Si esplora a cavallo un territorio alle estreme propaggini settentrionali della regione di Khuvsgul, famosa per l’immenso lago, chiamato dai mongoli “Il mare”, l’unico ‘mezzo’ che consente di arrivarci, perché procedere a piedi sarebbe molto difficile e faticoso. In Mongolia gli Tsaatan sono meno di 300 individui e vivono in luoghi di eccezionale bellezza, accessibili solo a cavallo, dove sono rimaste molto vive le tradizioni ancestrali sciamaniche.

Pur essendo così in pochi, il loro nome è conosciuto fuori dalla Mongolia per via di alcuni approcci giornalistici che li hanno designati alla stregua del ‘buon selvaggio’, esaltandone l’isolamento; ma, stante la loro remotissima ubicazione, che richiede vera autosufficienza per la sopravvivenza, oggi fortunatamente possono usufruire di alcuni dei benefici dell’epoca moderna: mandano i figli a studiare in paese, possono usufruire del presidio medico e stanno cercando di promuovere il turismo come forma di sussistenza a fianco dell’allevamento di renne. Questo sviluppo nulla toglie all’interesse che regala un incontro con loro, anzi, pone il rapporto su basi reciproche più eque; si è così deciso di trasformare le nostre belle esperienze personali in questi luoghi in un viaggio da condividere con altri. Il gruppo potrà essere al massimo di 8 partecipanti, per non fagocitare con una presenza eccessiva di visitatori.

 

Renne

Renne

Taiga mongola

Taiga mongola

Bimbo

Bimbo

 

Per un percorso fotografico della Mongolia, vedi la Galleria. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia.

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

Da Ulaanbaatar si raggiunge in volo Murun e si parte da qui con mezzi 4x4 per esplorare il lago Khuvsgul e raggiungere Tsagaannuur, da dove si parte coi cavalli per raggiungere il territorio degli Tsaatan. Rientrati, ci si dirige verso sud nelle zone vulcaniche del lago Terkhiin Tsagaan Nuur, e, rientrando a Ulaanbaatar, si completa con le parti storiche classiche di Kharkhorin, Erdenee Zuu e Shank.

 

Organizzazione di Amitaba in Mongolia

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola. Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito.

 

Tenda degli Tsaatan

Tenda degli Tsaatan

Renne

Renne

Dentro le tende

Dentro le tende

 

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 1900 km. Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per due notti in hotel a tre stelle, si pernotta due notti in hotel locali, quattro notti consecutive in tenda (campo mobile) durante il trekking a cavallo, due presso famiglie locali che mettono a disposizioni delle semplici gher, le tipiche tende mongole, tre nei campi fissi di gher forniti di letti con lenzuola e asciugamani (in questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana). I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento delle parti comuni sono curati dal nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana.

 

Partecipare al trekking a cavallo

Per partecipare al trekking a cavallo bisogna avere una discreta forma fisica, ma non servono precedenti esperienze come cavallerizzi; è però importante potersi sentire a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono due tappe giornaliere a cavallo per un totale da 4 a 6 ore al massimo, con il supporto di altri equini accuditi dai nomadi locali, che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura. Vengono utilizzati animali docili, facilmente cavalcabili anche dai non esperti, rendendo così il percorso alla portata della gran parte delle persone. Si consiglia di portare con sé ghette o stivali per coprire l’interno della parte inferiore delle gambe, giacca e pantaloni antipioggia.

 

Clima e attrezzatura

Il clima a Settembre è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne sotto lo zero; le regioni più settentrionali, la Taiga, il lago Khuvsgul e fino al lago Terkhin Tsagaan presentano un ambiente più umido, dove sono possibili piogge. Per le notti in tenda, presso le gher famigliari a Tsagaannuur e al monastero di Shank è necessario avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato sia di -5°C; °; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher (ma non in quelle di Tsagaannuur) vengono fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

 

Alcuni cenni storici

(Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione “Mongolia” in “Paesi e tradizioni” del sito di Amitaba)

La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi. Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti. L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni. Oggi la Mongolia è indipendente ed è ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 

Allevatori al lavoro

Allevatori al lavoro

Renne

Renne

Raccolta di pigne

Raccolta di pigne

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

Si ricorda che l’itinerario e le sistemazioni previste possono subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

1°g. Sabato 31 agosto, partenza per la Mongolia
Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento ma Amitaba può verificare le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.10 con arrivo alle 16.40 e da Roma Fiumicino alle 12.30 17.25; per i voli e gli orari da altri porti di partenza contattare Amitaba. Il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare).

2°g. 1/9 Arrivo a Ulaanbaatar
Arrivo alle ore 6.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile; si viene accolti da una nostra guida locale che parla la lingua italiana. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Pernottamento presso l’hotel Office nel centro cittadino.

3°g. 2/9 Ulaanbaatar – Volo per Murun – Parco Nazionale del lago Khuvsgul
In mattinata volo per Murun, capoluogo della regione di Khuvsgul; da qui con una comoda strada asfaltata si raggiunge il Parco Nazionale del lago Khuvsgul, situato circa 120 km a nord. E’ uno dei più profondi specchi di acqua dolce dell'Asia Centrale (262 mt), contornato da monti ricchi di foreste che ricordano la vicinanza della Siberia, annoverato tra i luoghi più incantevoli della Mongolia; già qui a volte si possono incontrare gli allevatori di renne, la popolazione degli Tsaatan. Si trascorre la giornata godendo della natura del luogo; ci si accomoda in un campo gher, il Dul o simile.

4°g. 3/9 Lago Khuvsgul – Murun
Escursione sulla catena montuosa di Saridag, situata nelle vicinanze del lago Khuvsgul, che raggiunge i 2500 metri di altezza, un’area che offre bellissimi panorami. Le jeep portano non lontano dal punto più alto, che si raggiunge a piedi. Nel pomeriggio si ritorna a Murun, dove si alloggia all’hotel Tenkleg.

5°g. 4/9 Murun – Tsagaannuur
Questa bella tappa di trasferimento attraversa la depressione di Darkhad, ricca di acque fluviali e laghi, arrivando a Tsagaannuur, una dei paesi più isolati della Mongolia, adagiato nelle vicinanze dell’omonimo lago, da cui prende il nome. La maggior parte della popolazione locale qui è di etnia Darkhad, appartenente al ceppo mongolo, dove sono rimaste molto vive le tradizioni ancestrali autoctone, seguite anche dagli Tsaatan, conosciute come “sciamanesimo nero”, per distinguerle dallo “sciamanesimo giallo” dove si trova un connubio con il mondo filosofico buddista. Sistemazione presso una famiglia locale che mette a disposizione delle semplici gher; la tappa è di circa 180 km.

6°g. 5/9 Tsagaannuur, ingresso nella taiga: inizio del trekking a cavallo
Inizia il trekking a cavallo, si entra nella taiga dove si piazza il primo campo tendato. La prima parte della passeggiata si svolge attraverso vasti pianori erbosi, ed è utile anche per prendere confidenza con i cavalli. Si pone il primo campo. In queste giornate si prevede di cavalcare da 4 a 6 ore, divise in due tappe.

7°g. 6/9 Taiga e incontro con una famiglia Tsaatan
Oggi si raggiungerà una famiglia tsaatan, dove si sarà ospiti. Gli Tsaatan sono un popolo nomade di origine turca che vive nella provincia del Khuvsgul, tra le conifere della taiga; è un gruppo etnico molto piccolo, attualmente sono rimasti solamente in 280. “Tsaatan” in lingua mongola significa “uomo-renna”, un nome molto calzante perché qui la sopravvivenza dipende dall'allevamento delle renne: la carne e il latte sono gli unici alimenti, la pelle è utilizzata per le calzature e per le tende, mentre le corna sono una preziosa merce di scambio. La renna per gli Tsaatan è sacra: quella più vecchia viene eletta spirito-guida della famiglia ed è ornata con nastri colorati. Gli Tsaatan compiono fino a sei migrazioni ogni anno ed il nuovo terreno dell'accampamento viene benedetto con latte di renna.. Pernottamento in tenda.

8°g. 7/9 Famiglia Tsaatan
Si passerà la giornata con la famiglia allevatrice di renne, si potrà vedere come vivono e compiono i lavori quotidiani, passeggiare e rilassarsi. Chi lo desidera potrà fare delle escursioni a cavallo nei dintorni. Pernottamento in tenda.

9°g. 8/9 Famiglia Tsaatan e inizio del percorso di rientro
Si lascia la famiglia iniziando il percorso di ritorno tra le conifere e le distese di torba, si seguono sentieri tracciati dai cavalli che portano a valle delle montagne che delimitano la taiga. Pernottamento in tenda.

10°g. 9/9 Tsagaannuur
Dopo l’esperienza tra gli Tsaatan si ripercorre l’immenso pianoro erboso a cavallo; chi ha preso abbastanza dimestichezza con la propria montatura potrà lanciarsi al galoppo. Nel pomeriggio si ritorna a Tsagaannur, con del tempo a disposizione per lavarsi e sistemare le proprie cose. Pernottamento nelle medesime gher utilizzate nel giorno dell’arrivo qui.

11°g. 10/9 Tsagaannuur – Murun
La tappa di oggi ci riporta verso la “civiltà”, nel pomeriggio si arriva a Murun, dove se vi sarà tempo si visita il mercato locale. Si alloggia presso il medesimo hotel; la tappa è di circa 180 km.

12°g. 11/9 Murun – Lago Zuun
Spostamento verso sud di circa 170 km; si valicano diversi passi attraverso un territorio dove predominano le foreste boreali, solcate da diversi fiumi. La meta è lo Zuun Nuur, un bellissimo lago abitato da una ricca avifauna dove pongono il campo alcune famiglie nomadi. Si alloggia presso il campo gher Zuun Nuur o simile.

13°g. 12/9 Lago Zuun – Lago Terkhin Tsagaan Nuur
Si prosegue verso sud est attraverso foreste boreali, la strada si dipana tra monti e vallate; dal punto più alto del percorso si gode di un panorama d'inimmaginabile bellezza. Arrivati al lago di Terkhin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, si visita il vulcano Khorgo, che è quello di formazione più recente, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e, scendendo all’interno, si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Si pernotta in campo gher, l’Ikh Khorgo o simile; la tappa è di 250 km.

14°g. 13/8 Terkhiin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank
Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 350 km.

15°g. 14/9 Monastero di Shankh - Ulaanbaatar
Dopo aver assistito alla cerimonia che si tiene tutte le mattine, si prosegue per Ulaanbaatar che dista circa 360 km, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Tempo libero.

16°g. Domenica 15 settembre, volo di rientro
Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.45; partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.20 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).

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