Informazioni utili

Da: mercoledì 4 settembre 2019A: mercoledì 18 settembre 2019Durata: 15 giorni

Guida: Alessandro ZuzicPartecipanti: massimo 14

 

Da Chengdu, capitale del Sichuan in Cina, si raggiunge il Kham orientale dove le magnifiche vallate, con le ben disegnate abitazioni tradizionali in pietra e legno, sono impreziosite da monasteri ed ornate da boschi, e da qui si segue un percorso che porta nei remoti territori tibetani dell’Amdo, caratterizzati da ampie praterie e monti coperti di verdi pascoli, un vasto spazio che da sempre è il regno dei nomadi; qui in particolare dell’etnia dei fierissimi Golok, che si avrà l’opportunità di avvicinare. In quest’amplissima parte del Tibet, che il governo cinese ha inglobato negli stati del Sichuan, Gansu e Qingai, la cultura tibetana rivela appieno la sua profonda vitalità; s’incontrano importanti centri di tutte le scuole del buddismo tibetano ed anche dei bon. La tradizione tibetana dei Jonangpa in particolare ha trovato qui il suo rifugio dalle turbolenze della storia ed è anche riuscita a sopravvivere all’olocausto dell’invasione cinese; il viaggio include un’approfondita visita dei siti più significativi della scuola e l’incontro con alcuni dei suoi grandi Lama. Il tour si si completa rientrando a Chengdu.

 

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Dzamtang, case e Chorten

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Kunga Sherab Rimpoce

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Lungkar Gompa

 

Il viaggio giova della collaborazione con il Jonang Kalachakra Meditation Institute di Sidhpur (Dharamsala, India), diretto dal venerabile Gyaltsab Choeky Nangpa Rimpoce, e con il Tibetan Jonang Buddhist Monastery di Sanjauli (Shimla, India); parte del ricavo verrà donato a questa scuola.

Guida il viaggio Alessandro Zuzic, fondatore di Amitaba e buon conoscitore della cultura tibetana, che ha già esplorato a fondo queste regioni. Si prevede un massimo di 14 partecipanti.

 

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

I dettagli del viaggio sono indicati nella descrizione del programma.

 

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Donna dell'Amdo

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Dzamtang Gompa

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Uomo Golok

 

Il Tibet Orientale, una nota generale

La gran parte delle vaste regioni tibetane dell’Amdo e del Kham in seguito all’invasione cinese sono state inglobate nelle province del Qingai, Gansu, Sichuan e Yunnan, ma in questi territori i tibetani sono ancora il gruppo maggioritario e la gente, aiutata dalla fierezza che le è propria e dal territorio selvaggio, è riuscita a tener testa alla politica di assimilazione culturale del governo cinese. Fu proprio nel Kham orientale che scoppiò la grande rivolta alla fine degli anni ’50, che portò gli sconfitti guerrieri Khampa a cercare rifugio nel lontanissimo Mustang, in Nepal. Oggi è in corso un eroico sforzo per far riemergere, con pochi mezzi ma con un’assoluta volontà, le tradizioni; molti monasteri sono stati ricostruiti e alcuni Lama hanno potuto ricominciare, sotto attenta sorveglianza, a diffondere i propri insegnamenti. Dopo gli incidenti del 2008 nel periodo delle olimpiadi e la violenta repressione cinese che ne è seguita, la vita è poi tornata alla normalità; la gente svolge in discreta autonomia le proprie attività ed anche la religione può essere praticata, a condizione che non si contesti il partito e la legittimità del regime di occupazione. Ora si osservano anche parecchi praticanti buddisti cinesi che frequentano i monasteri ed alcuni di questi istituti si sono grandemente espansi con l’ausilio di fondi contribuiti da discepoli cinesi.

 

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Jonangpa, Dzamtang

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Jonangpa, Yarthang

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Jonangpa, Swe

 

Un cenno sulla tradizione Jonangpa

La scuola Jonangpa ha 700 anni di storia e trae le sue origini dal pandita kashmiro Somanatha, che trasmise il suo insegnamento a Yumo Mikho Dorje e che da lui giunse a Dolpopa Sherab Gyalten (1292-1361), un dotto Lama sakyapa chiamato dai contemporanei “il Buddha vivente” per le sue incommensurabili realizzazioni spirituali. Isolata nelle remote valli della regione dell’Amdo, nel Tibet orientale, è detentrice del lignaggio di Dro di Kalachakra, uno dei due lignaggi che sono stati tramandati fino ad oggi. E’ la principale sostenitrice della filosofia Madyamika Shentong, nell’ambito della sofisticata visione della vacuità della Madhyamika Prasangika, l’interpretazione filosofica condivisa da tutte le scuole tibetane; fu proprio Dolpopa ad esplicare nel modo più preciso la comprensione Shentong, dando origine ad un lungo lignaggio che comprende anche Taranatha (1575 – 1634), un grande erudito ed autore di una storia dettagliata del buddismo indiano, che fu anche detentore del lignaggio Shangpa Kagyu. La scuola Jonangpa fin dalle sue origini è stata riconosciuta eccellente soprattutto nel Tantra di Kalachakra ed ha trasmesso i sottilissimi insegnamenti a molti dei più noti Lama del Tibet. Il Mandala tridimensionale di Kalachakra custodito nel Potala a Lhasa era stato costruito con la supervisione di Taranatha nel monastero di Puntsholing, nella regione di Tsang tra Sakya e Shigatse, che fino al XVII secolo era la sede principale della scuola. In quel periodo la filosofia Madhyamika Shentong, o della “vacuità estrinseca”, fu bollata come eretica dalla scuola Gelug che ne confiscò i monasteri in Tibet; fu un pretesto più politico che dottrinale, legato a vicende dinastiche dei Khan mongoli. Molti dei Lama della tradizione si trasferirono così nelle remote regioni dell’Amdo, dove vivono tutt’ora, potendo mantenere fede senza ostacoli alla propria visione.

 

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Jonangpa, Jhamda

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Tarthang, nel tempio

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Pema

 

Nota tecnica, clima e attrezzatura

Il viaggio è molto speciale per l’unicità del percorso e per la possibilità di incontrare luoghi e situazioni che offrono un genuino contatto con la cultura tradizionale del Tibet. Ma non è un viaggio turistico: si richiede un certo spirito di adattamento perché, pur non essendo necessario utilizzare dei campi, in alcune località gli alloggi sono di bassa qualità, ci sono alcuni spostamenti lunghi e si arriva in alta quota. È consigliabile avere un proprio sacco a pelo o almeno un sacco lenzuolo per avere una maggiore sicurezza igienica. Le temperature minime previste possono arrivare intorno ai 10°C., e si tenga presente che alle alte quote del Tibet le escursioni termiche possono essere notevoli e il sole può bruciare la pelle nonostante l’aria fresca. Possono esserci piogge, che solitamente se si verificano sono di breve durata; ma negli ultimi anni anche in Tibet il clima è meno prevedibile. È opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di portare dei capi in pile ed una giacca da montagna possibilmente in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino per gli oggetti d’uso giornaliero. È importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi ed una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di avere con sé il filtro polarizzatore.

 

L’alta quota del Tibet

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhagang, punto d’arrivo, si trova a 3770 metri di quota. La buona riuscita di un viaggio deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario tiene conto di queste esigenze.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.
Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

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Ngawa, Mami

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Sirin Khar

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Ngawa, Gomang

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

(Nel testo si trovano tra parentesi in corsivo i nomi delle località tibetane traslitterati dal cinese come su Google Maps)

1°g.    Mercoledì 4, partenza in volo per Chengdu  
Per arrivare a Chengdu, capitale del Sichuan in Cina, vi sono diverse possibilità di volo; i collegamenti suggeriti per il viaggio, che fanno da riferimento per i servizi di trasferimento aeroportuale, sono, per partenze da Milano Malpensa, con la China Airlines alle 13.30 per Pechino; da Roma Fiumicino ci si collega a questo volo con Alitalia con partenza alle 9.05 e arrivo a Malpensa alle 10.20. Per gli orari da altre località o di altre compagnie contattare Amitaba.

2°g.    5/9 Arrivo a Chengdu  
Si atterra a Pechino alle 5.30; qui ci si imbarca per Chengdu alle 11.00 con arrivo alle 13.50, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Trasferimento presso l’hotel Holiday In Chengdu Wuhou e tempo libero.

3°g.    6/9 Chengdu – Dartesedo (Kanding) – Lhagang (Tagonxiang)  
Si parte presto lasciando le calde regioni della Cina arrivando in autostrada fino a Yaan, dove si inizia a seguire il corso di un fiume che serpeggia tra monti boschivi. Ora che il tunnel sotto il passo di Khakha è completato si percorrono i circa 320 km in approssimativamente sei ore. Dartsendo è una cittadina situata a circa 2500 metri di quota che storicamente ha segnato il confine tra il mondo cinese Han ed il Tibet, oggi inglobata nello stato del Sichuan e con la popolazione in maggioranza cinese. Da Dartsedo la strada sale direttamente al Gye La (4219 mt), accedendo ad una bella regione dove i monti sono coperti di un manto erboso e le case costruite in pietra hanno la bella simmetria tipica di quest’area del Kham; si vedono qua e la anche le tende dei nomadi: ci si sente arrivati in Tibet! Lhagang per la strada più diretta dista da Dartsedo circa 90 km (2 ore). La quota di questo interessante villaggio, spesso affollato dai nomadi Golok e Khampa giunti per acquisti o in pellegrinaggio, è di 3770 mt, la medesima di Lhasa; ci si accomoda in un semplice hotel locale.

4°g.    7/9 Lhagang  
Si dedica la giornata alle visite; con il tempo limpido l’orizzonte è ornato dalla sagoma del monte Zhara Lhatse (5820 mt), considerato il trono dell’entità di protezione locale, attorno a cui vivono molti nomadi di stirpe Golok. Sulla piazza principale si affaccia un importante monastero di scuola Sakya, ricco di sale ed affreschi, dove molti pellegrini giungono per ricevere la benedizione di una veneratissima statua del Jowo, il Buddha sedicenne. Il tempio ha un’origine antichissima: era infatti il tempio geomantico più orientale costruito da Songtsen Gampo nell’VIII secolo, uno dei 108 templi che furono da lui fatti edificare per sopire l’orchessa del Tibet. A Lhagang si trovano anche una grande scuola monastica Nyingmapa ed il tempio di Muya, edificato ai margini della prateria che si estende verso lo Zhara Lhatse. A breve distanza dal paese, nei pressi della località di Jiagulong, si trova il grande complesso di Golok Sekyelgo Gompa e, nei pressi del villaggio, un gigantesco tempio Mani con grandissime ruote di preghiera, stupa ed innumerevoli pietre scolpite, con alle spalle un’intera collina coperta di bandiere di preghiera; un insieme molto particolare, tra i primi assaggi di cosa riesce a creare la devozione dei tibetani in queste terre remote.

5°g.    8/9 Lhagang – Dawu – Drango (Luhuo)  
Si parte per Drango, che dista circa 180 km a nord ovest, attraversando alcuni passi in una regione dove i monti sono piacevolmente coperti di foreste e pasture verdi. Giunti a Dawu si sosta per una visita al monastero di Nyitso, che prima dell’invasione ospitava 400 monaci ed è stato ricostruito. Si prosegue risalendo il corso del fiume fino a Drango (Luhuo), dove si alloggia in hotel. Qui su di un colle sopra la confluenza di due fiumi sorge un grande monastero, che oggi ospita più di 300 monaci. Venne consacrato dal Panchen Lama nel 1985 (il precedente era stato distrutto da un terremoto). Vi sono molte sale interessanti, di cui quella principale è retta da 63 pilastri, e un tempio dedicato al Jowo, una bellissima statua di recente fattura portata dall’India.

6°g.    9/9 Drango – Sirin Khar – Dzamtang 
Si procede in direzione nord valicando i monti verso la cittadina distrettuale di Dzamtang (150 km); prima di giungervi, risalendo il fiume che da qui fluisce, s’incontra l’interessante centro Karmakagyu di Sirin Khar (o Serkhar Gon), caratterizzato da alcune torri di pietra, reminiscenti dei travagli purificatori del grande Milarepa. Oltre Zamtang si valicano i monti a nord est arrivando nella valle dove si rifugiò una parte dei seguaci della scuola Jonangpa nel XVII secolo, una zona considerata dai tibetani già parte dell’Amdo. I villaggi presentano un’architettura ancora diversa e tipica, bella e interessante, ora senza l’abbondante uso di legno che si vede nel Kham orientale. In questa remota valle, alla cui testa il monte che la chiude è stato battezzato “Shambala” a ricordo dell’intensa pratica di Kalachakra che viene promossa da questa esoterica scuola, si trovano importanti centri e scuole monastiche a cui fan capo circa 2000 monaci. Giunti al grande complesso monastico di Dzamtang (circa 40 km da Zamtang), centro principale dei Jonangpa, si alloggia in una umile locanda; la quota è di 3480 mt. Si potrà iniziare già oggi a visitare questo interessantissimo luogo, dove si avrà anche l’opportunità di incontrare alcuni dei grandi Lama che vivono ed insegnano  qui.

7° g. – 8°g.    (10-11/9) Dzamtang (Rangtangcun): Tsangwa, Choje, Chotang
Visita dei monasteri di Tsangwa, Choje, Chotang ed altri siti locali; il complesso è molto interessante e pullula di cose interessanti, e non sarebbe ben visitabile in un solo giorno, anche per via dei nostri contatti locali che consentono una visita approfondita. Il più grande è Tsangwa, dove sono stati recentemente edificati due grandi templi che contengono un gigantesco Chorten ed una statua di Maitreya; qui si trova anche una collezione completa di matrici di legno di testi sacri, tale da rivaleggiare per dimensioni con l’archivio di Derge. Il monastero più antico è Choje e di grande interesse è anche Chotang. Attorno pian piano sta crescendo un paese ed è in fase di ultimazione un gigantesco mandala tridimensionale di Kalachakra, il più grande finora mai realizzato. Impressiona anche qui la vivacità del mondo culturale del Tibet, che sembra essere riuscito a sopravvivere, nonostante tutto, all’olocausto cinese.

9°g.    12/9 Dzamtang – Pema (Baima o Selitang): Yarthang, Jangritang  
Si lascia il centro monastico seguendo il deflusso della valle, ornata da bei villaggi, transitando da Katol, con un bel numero di antichi Chorten. Arrivati alla confluenza col fiume Mar se ne risale il corso tra monti coperti di foreste arrivando dopo circa 90 km nella valle di Pema (che dista in tutto circa 150 km da Dzamtang), dove si alloggia nell'hotel distrettuale; la quota è di circa 3500 mt. Nei pressi della cittadina, nei cui dintorni molti colli sono letteralmente coperti da colorate bandiere di preghiera, si visita Yarthang, un importante centro dei Jonangpa. Poco lontano è di particolare interesse anche Jangritang Gompa, dove si trova un tempio in pietra e legno edificato su di un piccolo colle nella forma di Zangtopelri, la rappresentazione della ‘terra pura’ di Guru Rimpoce, circondato da un muro mani circolare tra una profusione di chorten e tempietti con le ruote di preghiera. Tempo permettendo, si sale anche all’eremo posto ai margini della valle.

10°g.    13/9 Pema – Tarthang – Lungkar – Jhamda  
Da Pema si segue l’ottima strada che porta a nord est a Tarthang (Baiyuxiang), un villaggio animato da molti nomadi Golok, sede di un importante centro di tradizione Nyingmapa, interessante da visitare. Si prosegue quindi per Lungkar (Longgecun), dove si trova un monastero di scuola Ghelupa ben adagiato su di un bel colle verde. Si lascia quindi la strada principale andando a nord al villaggetto di Suohurimaxiang (120 km da Pema), da dove si segue una stradina che si inoltra nell’isolata valle di Jhamda Gompa, situato tra ampie montagne erbose a circa 3750 metri di quota, dove capita di vedere ancora persone che cavalcano gli yak. Questo centro monastico è la sede dell’Abate anziano dei Jonang, Lama Saljay Kunga Sherab Rimpoce, un personaggio che emana un’aura di santità. L’anziano Maestro visitò l’Italia con Amitaba tra fine 2007 e inizio 2008, conferendo anche un’iniziazione di Kalachakra. Gli alloggi qui sono semplicissimi.

11°g.    14/9 Jhamda  
Il monastero di Jhamda ospita circa 200 monaci e vi è anche un centro di ritiro dove vengono sperimentati periodi di meditazione intensiva in isolamento anche molto prolungati, fino a 9 anni! Vi è anche un tempio dedicato al Kalachakra, dove il Maestro Khempo Kunga Sherab Saljay Rimpoce ha costruito un dettagliatissimo mandala tridimensionale. Il sito è di grande interessante, con molti monaci che eseguono ritiri pluriennali e una trentina di tulku dediti agli approfonditi studi.

12°g.    15/9 Jhamda – Nyanpo Yurtse - Chikdril – Ngawa (Aba): Mami e Gomang  
Si lascia la valle di Jhamda tornando a sud sulla strada principale; si prosegue su questa valicando alcuni spettacolari passi tra le alte pasture dell’Amdo e giungendo a nord dei monti della catena Nyanpo Yurtse, sacro ai Golok, dove si trova un bel lago, anche questo sacro per le persone del luogo. Si prosegue per Chikdril (Jiuzhi), a 75 km da Suohurimaxiang, e da cui si continua a sud per Aba, dove si arriva con altri 72 km di strada e si alloggia in un semplice hotel; la quota è di 3315 mt. A Ngawa vi sono parecchi siti che meritano un’attenta visita; oggi, tempo permettendo, ci si reca al convento femminile di Mami ed al grande centro monastico di Gomang, entrambi posizionati a nord della cittadina e facilmente visitabili arrivando. Si alloggia nell'hotel distrettuale.

13°g.    16/9 Ngawa: Kirti, Swe, Nanje, Takten, Droggi  
Si dedica la mattina alle visite di Kirti Gompa, dove tra le diverse parti interessanti vi è una recente statua di Kalachakra con le 8 shakti del Mandala della Grande Beatitudine, ottimamente realizzata, e di Swe Gompa, un importante centro Jonangpa, molto ricco e bello da visitare. Nel pomeriggio, sui colli nei pressi di Aba, ci si reca a due centri Bon di stupefacente qualità e dimensione, Nanje e Takten. Si completa con Droggi.

14°g.    17/9 Ngawa – Chengdu e volo di rientro  
Si parte per l’aeroporto di Chengdu, che dista 475 km, un percorso che richiede da 8 a 9 ore al massimo; si inizia il viaggio presto, accompagnati da un nostro autista, per prevenire eventuali ritardi causati dal traffico od altro. Il volo della China Airlines per Pechino parte da Chengdu alle 20.25 con arrivo alle 23.15.

15°g.   Mercoledì 18 settembre, arrivo a destinazione  
La partenza da Pechino è alle 1.30 con arrivo a Milano Malpensa alle 6.30. Il collegamento Alitalia per Roma Fiumicino parte alle 11.05 con arrivo alle 12.20.

 

 

COSTO DEL VIAGGIO

€ 3080; + € 150 dopo il 30/6/2019 - Minimo 3 e massimo 14 partecipanti

La quota comprende: le spese di iscrizione, le Polizze Assicurative di viaggio (Viaggi rischio zero e polizza base Europ Assistance – su richiesta, con E.A. possono essere estesi i massimali ad un costo di € 70 ed emessa la Polizza di Annullamento, che costa 4,8% del valore del viaggio), tutti i trasporti indicati nel programma ad esclusione dei voli, l’alloggio in camera doppia, la pensione completa, la presenza della guida italiana e di una guida locale che parla la lingua inglese, gli ingressi ai siti indicati nel programma.

La quota non comprende: i voli che costano a partire da € 950 in funzione della data di prenotazione e della compagnia prescelta, il visto cinese, il supplemento per la camera singola, le bevande, le visite e le escursioni non in programma, le mance e tutto quanto non indicato alla voce “la quota comprende”.

Voli: Amitaba provvede alla prenotazione dei voli su richiesta dei viaggiatori, ma non obbliga ad utilizzare questo servizio e chi preferisce può provvedere all’acquisto dei voli direttamente; questo anche per permettere a chi ne ha la possibilità di usufruire di punti, sconti e/o tariffe agevolate.

Supplementi:  € 150 se si prenota dopo il 30/6/2019, € 460 per la stanza singola, € 100 con 5 partecipanti, € 200 con 4 partecipanti, € 700 con 3 partecipanti, per eventuali trasferimenti necessari a Chengdu per voli con orari diversi da quelli indicati nel programma (costo dei singoli trasferimenti, valore totale fino a 5 persone) € 100. Costo di una notte in più con colazione a Chengdu, € 70 per stanza (due persone max).

Visti e documenti: il visto cinese deve essere ottenuto prima della partenza. Per l’ottenimento dei permessi locali bisogna far pervenire ad Amitaba appena possibile la fotocopia del passaporto che deve avere validità minima di sei mesi dalla data di ingresso prevista.

Riferimento valutario: il prezzo del viaggio è formulato con riferimento al cambio euro - yuan del 3/10/2018 (Banca d’Italia): € 1 = CYN 7,9006, corrispondente al valore in essere al momento della pubblicazione del programma.

L’iscrizione e la partecipazione al viaggio è regolata dalle Condizioni Generali di Partecipazione; la quota include la polizza "Assistenza sanitaria, rimborso spese mediche e danneggiamento bagaglio" fornita da Europ Assistance, la polizza “Viaggi Rischio Zero” di UnipolSai Assicurazioni e la polizza "Filodiretto Protection" fornita da Nobis Compagnia di Assicurazioni. Le normative (Condizioni generali e polizze assicurative) sono visibili nel sito di Amitaba e presso il nostro ufficio.

Amitaba S.r.l. è un operatore turistico legalmente costituito con sede in viale Ca’ Granda, 29 a Milano, iscritto al Registro Imprese della Camera di Commercio di Lecco col numero 313373, REA numero 1623197, partita IVA 13152290154. È autorizzato a svolgere la propria attività con licenza rilasciata con il decreto della Provincia di Milano numero 67762/00 del 30/10/2000. Amitaba S.r.l. ha stipulato ai sensi dell’art. 50 del Codice del Turismo (D.lgs 79/2011) una polizza per la Responsabilità Civile Professionale con la UnipolSai Assicurazioni n. 100073953 per un massimale di € 2.065.000,00.

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