India, astrologia vedica

Astrologia vedica: Jyotisha, lo studio delle luci

A cura di Martin Hoefer


Ogni grande civiltà ha sviluppato il proprio sistema astrologico; apparentemente questi sistemi sembrano in contraddizione, ma se ne approfondiamo la conoscenza notiamo che ognuna delle grandi tradizioni astrologiche non diverge dalle altre sui concetti fondamentali, bensì dà enfasi o per meglio dire illumina più intensamente una parte di questa sconfinata conoscenza.
Il termine sanscrito che indica l’astrologia è ‘‘jyotisha’’, letteralmente “lo studio delle luci”, le luci dei pianeti, delle stelle fisse, delle eclissi, delle comete, ossia di tutte le modificazioni dell’unica suprema luce.

Possiamo notare già dall’etimologia una differenza tra l’astrologia occidentale e quella indiana; ‘jyoti’ significa luce, quindi "jyotisha" dà enfasi al concetto di universo come coagulazione della luce, mentre l’astrologia “occidentale” trova più adatto esprimere lo stesso concetto tramite il suono.
Dico questo perché un cultore di questa materia deve essere spinto non da un atteggiamento deterministico, ma deve continuare ad apprendere nuovi concetti speculativi, e perché no, anche giudicarli dopo averne capito il punto di vista.

INDICE DEL CAPITOLO:

- Jyotisha: Siddhanta, Samitha e Hora Shastra
- Jyotisha e la legge del karma
- Gli astri ed il libero arbitrio
- Jyotisha, l’arte del proprio destino
- Il macrocosmo e il microcosmo
- Bibliografia consigliata

Jyotisha: Siddhanta, Samitha e Hora Shastra

Il jyotisha è parte integrante della cultura indù ed è considerato una delle scienze ausiliarie dei Veda; senza questa conoscenza i Veda risultano incomprensibili. È diviso in tre sezioni principali: siddhanta, samhita e hora shastra.

 

Il siddhanta è la parte astronomica matematica che tratta anche dell’origine, sviluppo e dissoluzione dell’universo; è importante notare come nell’India l’astronomia e l’astrologia non siano due campi di ricerca distinti.

 

Il samhita è la parte del jyotisha che potremmo tradurre come ‘‘astrologia universale’’, ossia quella parte che si occupa dell’effetto degli astri nell’intero nostro mondo. Oltre a trattare di suddivisioni geografiche e di astro-meteorologia, il samhita si occupa di svariati argomenti: dall’architettura alla strategia militare, dalla preparazione dei profumi al comportamento degli animali.

 

Segue l’hora shastra, la parte oroscopica del jyotisha; anche questa sezione è divisa in diverse parti che la mettono in relazione con altre conoscenze, quali l’ayurveda (la scienza medica indiana), il tantra e gli upaya (rituali di pacificazione dei pianeti). I principi su cui si fonda l’hora shastra sono comuni a quelli di tutte le maggiori tradizioni astrologiche: l’equivalenza tra macrocosmo e microcosmo (dove il microcosmo è la copia in piccolo del macrocosmo e viceversa), la legge del karma, ossia il principio che ad ogni azione corrisponde una reazione.

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Jyotisha e la legge del karma

Il piano natale di una persona (ossia la disposizione dei segni zodiacali e dei pianeti nell’esatto momento della nascita) esprime gli effetti che si attualizzeranno nel corso della sua vita; ma dove sono le cause di ciò e come si concretizzano questi effetti? Secondo la tradizione vedica, queste cause provengono dal karma delle esistenze precedenti fino alla nascita attuale (karma in sanscrito significa "azione" e quindi anche reazione). Troviamo uno specifico riferimento di questo anche nella Bhagavadgita (II.22), il famoso testo sapienziale conosciuto come ‘‘il Vangelo dell’India’’, dove si afferma che così come una persona butta via le vesti logore per indossarne di nuove, così la coscienza si libera dal corpo logoro per entrare in un altro corpo.

 

Il jyotisha considera diversi tipi di karma: sanchita karma, prarabdha karma e kriyamana karma. Il sanchita karma è l’insieme delle azioni compiute da un essere nella totalità delle sue esistenze; il prarabdha karma è quella parte del sanchita karma che darà frutto nella vita “attuale”; il kriyamana karma è l’insieme di quelle azioni che l’essere compie attraverso la sua volontà e che porteranno effetti da esperire in questa vita o in vite future.

 

Questi concetti astratti possono essere illustrati tramite una semplice metafora del contadino che coltiva il riso e all’ora di pranzo si reca dove ha stivato il raccolto: metaforicamente questo rappresenta il sanchita karma, ossia la totalità delle sue azioni compiute in tutte le sue esistenze. Raccoglie un po’ di riso per nutrirsi: questo è il prarabdha karma, ossia quella parte di azioni che danno frutto nella vita attuale. Dopo aver pranzato il contadino va a seminare il campo che darà un nuovo raccolto: questo è il kriyamana karma, ovvero le azioni che compie nella sua vita e che determineranno le reazioni che sperimenterà in questa o nelle vite future.

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Gli astri ed il libero arbitrio

Siamo governati dal fato o siamo liberi di agire secondo la nostra volontà? Secondo il jyotisha queste due tesi sono entrambe corrette, dipende dai casi; a volte l’essere umano è governato dal fato, e in altre occasioni il suo libero arbitrio riesce a prevalere. Secondo il pensiero filosofico indiano, l’essere umano è dotato di libera scelta (a differenza di moltissimi altri esseri) e la prova di questo è la possibilità di raggiungere il ‘‘mokhsa’’, ossia la liberazione dal ciclo delle rinascite, come accadde al principe Siddharta Gautama conosciuto in seguito come il Buddha.

 

Il jyotisha tiene conto della possibilità della liberazione, e quindi del libero arbitrio, e inserisce il suo campo d’azione all’interno di due limiti, uno superiore e uno inferiore, al di fuori dei quali la scienza astrologica non può più essere applicata. La scienza astrologica infatti non può essere usata né per quegli esseri che hanno raggiunto la santità (limite superiore) né per quegli esseri che hanno compiuto crimini efferati (limite inferiore). La maggior parte degli esseri umani quindi è soggetta all’influenza degli astri, ma in che modo?

 

Graha” è il termine sanscrito per ‘pianeta’; questo vocabolo non è esclusivamente usato per indicare gli astri, ha un significato più ampio. Graha è il sostantivo del verbo grahana il cui significato è afferrare, stringere; quindi i pianeti esercitano un’azione di possessione o meglio di controllo sugli esseri, che è totale sugli esseri animali e vegetali e sulla materia, parziale o totale o nullo sugli esseri umani.

 

Il jyotisha considera molti graha, ma i principali sono nove: Surya (Sole), Chandra (Luna), Mangala (Marte), Budha (Mercurio), Bhrihaspati (Giove), Shukra (Venere), Shani (Saturno), Rahu e Ketu(i nodi lunari nord e sud). I graha sono divisi in due principali categorie: shubhagraha, pianeti benefici ossia portatori di effetti positivi, e papagraha, pianeti malefici, portatori di effetti negativi. Il Brihat Parasara Hora Sastra, uno dei testi più importanti della tradizione astrologica indiana, dedica uno dei suoi capitoli alla funzione dei nava graha (nove pianeti).

 

Secondo la visione religiosa indù esiste una triade divina, la trimurti, che presiede all’universo: il dio Brahma ne è il creatore, il dio Vishnu è colui che lo sostiene, e il dio Shiva è il distruttore. Vishnu assume la benefica forma dei navagraha per distruggere l’influenza dei demoni, per sostenere gli dei e per vivificare il dharma (la legge divina) e quindi per garantire agli esseri i risultati delle loro azioni-karma (Brihat Parasara Hora Sastra, II.2-3).

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Jyotisha, l'arte del proprio destino

Lo scopo del jyotisha è quello di rendere la persona più attiva possibile davanti al proprio destino; non è quindi una visione fatalista dell’esistenza. Nel jyotisha sono contemplati molti metodi di trasformazione dell’individuo, che da un punto di vista astrologico sono metodi di pacificazione, bilanciamento e rafforzamento dell’effetto dei graha che esercitano un influenza sulla vita di una persona. Questi metodi hanno peculiarità differenti e una moltitudine di varianti locali, spaziano dalla magia allo studio di testi classici, dall’uso di pietre preziose alla recitazione di mantra e di inni ai graha stessi.

 

Questa affascinante conoscenza dovrebbe quindi essere affrontata ricordandosi della famosa iscrizione nel tempio di apollo di Delfi: “Conosci te stesso”. Con questa ferma decisione si potrà così trarre un vero vantaggio da queste conoscenze ed evitare di cadere in un atteggiamento fatalista.

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Il macrocosmo e il microcosmo

Come nell’astrologia occidentale, il jyotisha definisce i dodici segni zodiacali come parti costituenti il macrantropo (l’essere universale) o anche il kalapurusha, l’essere universale considerato come la personificazione del tempo cosmico. La costellazione dell’ariete (skt. mesha) è la sua testa, quella del toro (skt. vrisha) il volto, i gemelli (skt. mithuna) le braccia, il cancro (skt. karkata) il petto, il leone (skt. simha) lo stomaco, la vergine (skt. kanya) gli intestini, la bilancia (skt. thula) i fianchi, lo scorpione (skt. vrikshika) l’apparato sessuale, il sagittario (skt. dhanusha) le cosce, il capricorno (skt. makara) le ginocchia, l’acquario (skt. kumbha) le gambe ed i pesci (skt. mina) i piedi.
L’anima del kalapurusha è il Sole, la Luna la mente, Marte la forza, Mercurio la voce, Giove l’intelligenza, Venere il piacere, Rahu l’ego illusorio e Saturno la sua sofferenza.

 

Il piano natale, che come tutti sanno utilizza quegli stessi segni e pianeti che sono considerati parti del corpo del kalapurusha, è lo strumento per comprendere in quale maniera il macrocosmo influenza il microcosmo sia nell'aspetto fisico che psicologico e inoltre ci consente di prevedere in qualche misura, a seconda dell’accuratezza dell’interpretazione, il suo destino.

 

Analogamente il microcosmo (l’individuo) è descritto in analogia al cosmo che lo circonda: l’occhio destro è il sole, quello sinistro la luna, il canale del respiro che parte dalla narice destra è il fiume Ganga, quello della narice sinistra è il fiume Yamuna, la spina dorsale è chiamata monte Meru (la mitica montagna posta al centro del mondo) e cosi via.

 

La relazione tra macrocosmo e microcosmo è condivisa anche dal Tantra; l’esempio più eclatante è il sistema di Kalachakranell’ambito dell’Anuttarayogatantra buddista, la matrice principale degli studi astrologici che furono approfonditi nelle antiche università buddiste dell’India fino al XII secolo e posti a fondamento dell’astrologia tibetana. Nella tradizione indiana queste due polarità continuano a scambiarsi posizione, facendo sì che il pellegrinaggio esterno attraverso miti, simboli e luoghi altro non sia che il supporto per il pellegrinaggio verso le lande sconosciute che giacciono all’interno di noi stessi, per riscoprire la nostra natura più intima.

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Bibliografia consigliata

Bezza, Giuseppe: “Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico”, Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, 1995;
Frawley, David: “The Astrology of the Seers. Comprehensive Guide to Vedic Astrology”, Delhi, Motilal Banarsidass, 1996;
Defouw, Hart and Svoboda, Robert: “Light on Life. An Introduction to the Astrology of India”, Delhi, Penguin Books, 1996.

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