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LADAKH E RUPSHU
Foto india
Stakna
Pangong

Il territorio è semplicemente grandioso, con l’aria tersa, poche precipitazioni che rendono i versanti delle vallate essenzialmente desertici ma sormontati da sfavillanti vette glaciali, possenti fiumi e, sull’altopiano, dove sembra quasi di toccare il vasto cielo blu, laghi dai colori turchesi. Si possono distinguere due regioni: il Ladakh propriamente detto, che gravita sulla valle dell’Indo, nelle vallate che vi confluiscono ed a nord fino a Nubra, ed il Rupshu, ad est e a sud est di Leh, che presenta le caratteristiche tipiche dell’altopiano tibetano del Ciangtang. Le zone coltivabili, dove sorgono i villaggi, sono tutte nel Ladakh dove la tsampa, un ottimo cereale, riesce in alcuni punti a crescere fino a 4000 metri di altezza, mentre in Rupshu le quote più basse sono a circa 4200 metri: lassù vi sono solo pasture, è il regno degli yak, il mondo dei nomadi tibetani. In questo spazio troviamo così entrambe le tipologie ambientali e culturali tibetane, un mondo tradizionalmente caratterizzato dagli scambi tra i nomadi e le persone di stanza nelle vallate più basse.


INDICE DEL CAPITOLO:
Note generali
Buddismo in Ladakh
Arte in Ladakh
Turismo in Ladakh
Come arrivare?
Modalità di un viaggio
Che percorso scegliere


NOTE GENERALI
La valle dell'Indo a Leh diventa ampia e la facile irrigazione dei terreni ha creato le premesse per la nascita e lo sviluppo di una civiltà himalaiana millenaria. Secondo alcuni storici il buddismo giunse qui già nel II secolo, 600 anni prima che in Tibet, grazie agli scambi con la fiorente cultura buddista del Kashmir di quel periodo; la scultura rupestre del Buddha Maitreya a Mulbeck, che risale all'VIII e secondo alcuni al IV, è la testimonianza archeologica più antica. Il nome "Piccolo Tibet", con cui spesso viene denominato il Ladakh, è appropriato da un punto di vista etnico, linguistico, religioso e culturale; ma storicamente i rapporti con i regni del Tibet sono anche stati di conflitto, nel walzer di mutevoli e turbolente alleanze che hanno caratterizzato i secoli passati.
 
Il Ladakh è stato il centro di un vasto regno, che giunse a contendere il controllo delle regioni del Tibet occidentale, e l’importanza di questo ruolo si riflette nella qualità di luoghi ed oggetti d’arte. La valle di Leh conserva un gran numero di grandi monasteri e palazzi della dinastia reale, dove si possono ammirare esempi squisiti dell’arte iconografica e statuaria tibetana, ed alcuni siti rivelano meravigliosi affreschi che risalgono all’XI secolo, tra questi Alci è il più rinomato.

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BUDDISMO IN LADAKH
La matrice culturale che pervade ogni cosa è il buddismo tibetano, con un fantastico intreccio che spazia dagli antichi testi esplicati dai Lama a momenti molto popolari dove prendono forma simboli, amuleti e rituali reminiscenti di una dimensione sciamanica, a cui tutti attingono. La ricchezza culturale si esprime anche in un gran numero di festival: buona parte dei grandi monasteri organizza ogni anno un suo Cham, ovvero una rappresentazione di danze sacre in costume, dove si evocano storie e leggende e, nel periodo invernale, anche alcune manifestazioni oracolari. Ma anche musiche e danze laiche sono ricorrenti, ed ogni anno a Leh viene organizzato per queste un apposito festival.
 
In Ladakh le quattro grandi scuole principali del buddismo tibetano vantano importanti luoghi di ritiro e meditazione. I più famosi monasteri di scuola Kagyu sono Hemis (Druk) e Lamayuru (Drigung). Il cuore della scuola Gelupa è a Likir, un vivace monastero che pullula di adepti anche giovanissimi, giunti da tutto il Ladakh per iniziare gli studi monastici; l'abate è un fratello minore di S.S. il Dalai Lama. Importantissimo centro Ghelupa è anche Tikse. Altri, meno conosciuti, meritano comunque una visita, come ad esempio l'isolato monastero Ghelupa di Rizong, dove i monaci si ritirano ispirati dal misticismo quasi esasperato del grande maestro Milarepa. Le esoteriche scuole Sakya e Nyingma sono arroccate la prima a Matho, nella valle dell'Indo, dove le maschere rituali nascoste nel Gonkang, luogo dove risiedono le divinità richiamate a proteggere il tempio, evocano potenti forze occulte e sono utilizzate solo dagli oracoli in trance. La seconda a Tak Tok, che riverbera della presenza di Guru Rimpoce, il maestro tantrico fondatore del buddismo in Tibet, che scelse per dei ritiri spirituali la caverna al cui ingresso ora sorge questo piccolo e magico monastero.

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ARTE DEL LADAKH
Gran parte del patrimonio artistico più antico del Ladakh andò distrutto durante l'invasione musulmana capeggiata da Amir Ali nel XVII secolo, che cercò di obliterare le vestigia buddiste che erano sopravvissute ai disastri causati nei due difficili secoli precedenti dalle razzie e scorribande delle orde islamiche provenienti dal Kashmir e dall'Asia centrale. La maggior parte dei tesori artistici è quindi successiva a questa data, fatti salvo alcuni preziosissimi siti che scamparono la bieca furia iconoclasta degli invasori. Tra questi brilla il sito di Alchi, dove troviamo l’eredità artistica più raffinata nei dipinti di scuola Ghandara realizzati nell'XI secolo sotto la guida di Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, l'importante maestro spirituale tibetano vissuto intorno all'anno mille. Oltre ad Alchi, si trovano pochi altri siti che testimoniano quel magnifico periodo d’oro dell’arte tibetana: Guru Lhakhang nei pressi di Phyang, Sumdo, Mangyu, le grotte di Saspol e Wanla. Ma anche moltissimi dei reperti artistici che seguirono la ricostituzione del regno del Ladakh, dalla metà del XVII secolo, sono di squisita fattura, tra le opere migliori prodotte dall’arte tibetana da quei giorni e fino al secolo scorso.

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TURISMO IN LADAKH
Oltre che per il profondo interesse naturalistico, culturale e storico, il Ladakh resta nel cuore di ciascun visitatore per l'indole amichevole e sorridente degli abitanti, che sembrano godere di una grande armonia nonostante l’oggettiva difficoltà delle condizioni ambientali, e per la permanenza di un modo di vivere che non è stato soffocato dalla civiltà industriale. La pressione turistica, seppur in crescita, è ancora piuttosto contenuta: nel 1974, primo anno di apertura al turismo, si contarono circa 500 visitatori, saliti gradualmente fino a 35.331 nel 2008; vi fu solo una breve battuta d’arresto nel 2000, quando, a causa dei timori generati dal conflitto con il Pakistan (un episodio conosciuto come la “Guerra di Kargil”), i visitatori scesero a circa 5000. La maggior parte dei viaggiatori esplora solo la zona di Leh ed i siti principali dei dintorni.

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COME ARRIVARE?
Il Ladakh è raggiungibile con solo due strade: una, percorribile da giugno a ottobre, che proviene da ovest dal Kashmir, ed è poco utilizzata per i timori dati dai molti anni di guerriglia islamica che hanno infestato la regione tra Srinagar e Kargil. L'altra proviene dal sud, da Manali e Keylong, ed è anch’essa aperta per pochi mesi all’anno perché gli alti passi si coprono di neve: il punto più elevato è il passo del Taklang di ben 5300 metri, tra il Rupshu e la valle dell’Indo. Ma spesso il primo a chiudersi è il passo più meridionale del Rothang, tra Manali e la valle di Chandra in Lahaul. L'accesso via terra implica l'investimento di alcuni giorni di tempo e l'affrontare dei disagi, sicuramente più che ripagati dall'esperienza che regalano queste traversate himalaiane.
 
Queste condizioni di oggettiva remotezza fan sì che la maggior parte dei visitatori raggiungano questi isolati territori arrivando a Leh con l'aereo. Unico inconveniente dell'arrivo in volo è l'esposizione immediata ad una quota di 3500 metri; si vedano alcuni accenni nella sezione Nota tecnica.

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MODALITA’ DI UN VIAGGIO
In Ladakh vi sono alberghi di qualità equiparabile ad uno standard europeo solo a Leh. Nei villaggi della regione si trovano alcuni alberghetti abbastanza puliti e ben tenuti, ma senza i servizi igienici con acqua calda in camera e spesso non vi è la luce elettrica o, se c’è, funziona in modo intermittente. Sull’altopiano del Rupshu non vi sono strutture ricettive e sul lago di Pangong si trova solo una locanda. Si può così scegliere di tenere Leh come base facendo una serie di escursioni giornaliere, limitando però le possibilità esplorative. Amitaba consiglia quindi l’utilizzo di campi mobili, che consentono una piena autonomia nel scegliere tappe e percorsi. Sono ormai più di dieci anni che abbiamo adottato questo modo di spostarsi, particolarmente apprezzato dai nostri amici viaggiatori, perché consente di vedere più approfonditamente la regione. Per i campi si utilizzano tende a due posti, usufruibili anche singolarmente, una tenda comune per i pasti e la convivialità con tavolo e sedie, tenda separata per la cucina e tende per i servizi, e per lavarsi si usufruisce di acqua calda preparata nei secchi. Il montaggio dei campi è curato dai nostri assistenti e si dispone di cuochi ben collaudati per la cucina; tutto il materiale e gli assistenti viaggiano su di un veicolo ausiliario e giungono ai punti di sosta prescelti in tempo per predisporre tutto quanto mentre si eseguono le visite. Ai viaggiatori si richiede solo il proprio sacco a pelo, che può comunque all’occorrenza essere noleggiato in loco. Le escursioni con in campi mobili durano usualmente da un minino di due giorni ad un massimo di cinque, in funzione del percorso pianificato.

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CHE PERCORSO SCEGLIERE
Amitaba, oltre a preparare i viaggi indicati in questa sezione del sito e nel Calendario viaggi, che raccoglie i programmi condotti da nostre guide, si occupa principalmente dell'organizzazione di itinerari personalizzati. Le possibilità presentate nel sito nella sezione dedicata agli itinerari per il Ladakh e il Rupshu derivano dalla nostra esperienza e sono suggerite per consentire una buona presa di contatto con le aree che si scelgono, non sono un elenco esaustivo delle vastissime possibilità che possiamo studiare con voi per avvicinare quello che per molti viaggiatori è il territorio più bello ed interessante al mondo!
 
La scelta di un itinerario dipende ovviamente dal tempo disponibile, ma per la remotezza e l’alta quota non può però essere troppo breve; in special modo se si desidera visitare la regione del Rupshu, dove i grandi laghi sono situati tra i 4400 e i 4600 metri di quota, si devono prima utilizzare alcuni giorni nelle valli dell’Indo, dove ci si muove tra i 3000 ed i 3600 metri, per dare tempo al corpo di acclimatarsi. Un altro punto importante è la scelta su come si vuole che venga organizzato il viaggio. Se si desidera essere più comodi e non si vogliono utilizzare campi e/o gli alberghetti di villaggio si può raggiungere Leh in volo da Delhi ed eseguire delle escursioni su base giornaliera; i veicoli disponibili sono comodi, come le jeep Tata o Toyota di fabbricazione indiana, e le strade principali sono asfaltate. Molti siti di estremo interesse si trovano nel raggio di due ore di guida, ma investendo più tempo si possono raggiungere in giornata anche Lamayuru ad ovest, la valle di Nubra a nord o il lago di Pangong ad est. Chi non ha questo vincolo può spaziare maggiormente, esplorando più a fondo tutta la regione arrivando e ripartendo in volo da Leh o scegliendo di percorrere in ingresso o in uscita la grande traversata himalaiana che collega le pianure dell’India alla valle dell’Indo.

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