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MONGOLIA IL PAESE DI GENGIS KHANCULTURA E TRADIZIONII mongoli: nomadi e cavalieriReligioneTsagaan TsarLa festa di NaadamVIAGGIARE IN MONGOLIAITINERARI IN MONGOLIACARTINE GEOGRAFICHEIndice completo: Attività di sostegnoIL PAESE DI GENGIS KHANCenni storiciGengis Khan e l'Impero MongoloCULTURA E TRADIZIONII mongoli: nomadi e cavalieriReligioneTsagaan TsarLa festa di NaadamVIAGGIARE IN MONGOLIAAttrezzatura e climaLa cucina mongolaLa GherITINERARI IN MONGOLIAMongolia, dal deserto alla steppaMongolia classicaConoscere la MongoliaMongolia bianca e capodanno lunareIl festival di NaadamLe terre del Signore OceanicoCARTINE GEOGRAFICHEL'Impero Mongolo![]() |
La Mongolia è un vasto paradiso naturale dove un terzo della popolazione vive ancora secondo le regole ancestrali del nomadismo di transumanza, accudendo circa 25 milioni di animali senza possedere neppure una stalla. La capitale, fino all’avvento del periodo sovietico negli anni ‘20, era costituita da un mare di gher, le tipiche tende, e da poche costruzioni dedicate alle funzioni religiose. Questa simbiosi con l’ambiente, neppur mediata da semplici mura, a contatto con gli elementi ed i ritmi del divenire delle stagioni, ha corroborato l’incredibile forza d’animo della gente, facendone un popolo che ha avuto la capacità di partire a cavallo dalle sue vaste steppe per conquistare con la carismatica guida del Grande Khan gran parte dell’Asia. Questo spirito fortissimo, imbevuto della familiarità con le forze della natura a cui ha sempre avuto accesso tramite i propri potenti sciamani, nella storia si unì alla saggezza del buddismo tibetano a cui i grandi imperatori mongoli si erano rivolti per ampliare la propria visione delle cose, venendo così a definire un’entità culturale decisamente unica. I tibetani ebbero la propria metamorfosi nell’VIII secolo, assimilando le sofisticate filosofie dell’India nel proprio mondo di guerrieri spietati; e quando i mongoli furono a loro volta i signori del mondo, ne appresero i già ben digeriti contenuti ispirati anche da Zanabazar (1635-1723), il “Leonardo da Vinci” dell’Asia, riconosciuta reincarnazione del grande studioso e mistico tibetano Taranatha. Nei secoli successivi, fino alle spietate carneficine e distruzioni perpetrate negli anni ’30 quando vennero uccisi 17.000 monaci e distrutti tutti i monasteri (ne vennero risparmiati solo 4 su 700) i mongoli seguirono queste tradizioni. Dal 1990 è tornata la possibilità di esprimere senza timore le proprie convinzioni religiose e culturali e sorprende la vitalità, profondità e capillarità di queste che si riscontra in un popolo a cui si era cercato di estirpare il cuore. Nonostante le tremende difficoltà economiche patite in seguito alla caduta dell’impero sovietico, il mondo culturale mongolo oggi è in fase di ripresa. (per maggiori dettagli si consulti la pagina sulla religione)
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