Bhutan Cham: Thimpu Tsechu

Uno degli eventi principali in Bhutan è il Cham di Thimpu che si svolge al Trashichhoe Dzong e attrae moltitudini di pellegrini bhutanesi: tanto che da alcuni anni è stata adibito uno spazio apposito per poterlo accogliere sul lato nord dello Dzong. Dalla balconata nelle mura assistono il Je Khempo (l’Abate del Bhutan), e i membri della famiglia reale, a volte in compagnia dello stesso Re.


INDICE DELLA PAGINA


 

 

Trashichhoe, lo Dzong di Thimpu

La prima edificazione dello Dzong di Thimpu risale al 1772, la seconda al 1870 e l'ultima ristrutturazione, resa necessaria per accomodare la sede del governo ed eseguita con tecniche tradizionali, è del 1969. E' un palazzo dalle proporzioni perfette arricchito con decorazioni raffinate che impressiona per la sua maestà; è il centro da cui il paese viene amministrato: qui si trovano la sede del governo, la sala del trono del Re, la residenza estiva dell'Abate del Bhutan (il Je Khenpo) e del corpo monastico centrale, formato da circa 1600 monaci (la sede monastica invernale è rimasta a Punakha, dove originariamente era posta anche la sede del governo).

 

L'ufficialità del luogo si sperimenta ancor prima di entrare: l'ingresso principale è riservato al Re e ad alcuni dignitari; tutti gli altri passano più a nord, da una scalinata dove gli affreschi rappresentano divinità tantriche e maestri spirituali che sembrano quasi osservare chi sale. Si accede ad un magnifico cortile, l'unico aperto al pubblico, che è il luogo dove si svolge lo Tse Chu, dove si è circondati da costruzioni tradizionali che ospitano templi affrescati con raffinatissimi mandala, residenze dei monaci e sale e uffici del governo. Tutti i bhutanesi che entrano sfoggiano il loro abito migliore, rigorosamente tradizionale.

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Thimpu Drubchen e Tse Chu

Il Cham che viene rappresentato allo Dzong di Trashichhoe è tra quelli meglio eseguiti del Bhutan: tutti i danzatori e musicisti sono monaci facenti parte del selezionato gruppo che fa capo direttamente all'Abate del Bhutan e sono molto meticolosi nella preparazione di ogni dettaglio; le maschere ed i costumi che utilizzano sono magnifici. Molti dei bhutanesi che partecipano provengono da luoghi lontani, con lo spirito di chi si reca ad un festoso pellegrinaggio. E' un evento vivo, costituito dalla presenza di migliaia di persone agghindate in abiti tradizionali, da centinaia di monaci vestiti di rosso che siedono tranquilli, da suoni che seguono i timbri e i ritmi dei riti tantrici, dalla precisa attenzione collettiva di persone sorridenti che vivono con fede gli atti di purificazione e la generazione delle energie sottili che vengono create con lo se si pone lo sguardo sulla balconata sovrastante, si intravedono i Lama anziani e il Je Khempo che osservano attenti ma distaccati lo sviluppo delle danze rituali; al loro fianco si accomodano i membri della famiglia reale che presenziano, e talvolta anche il Re. Per il visitatore sembra quasi impossibile che quello che lo circonda sia "reale": immerso nel contorno del grandioso Trashichhoe Dzong con i monti del Bhutan che fungono da sfondo, questo insieme proietta ciascuno in un mondo che trascende il tempo.

 

La parte preliminare è chiamata “Drubchen” e dura solitamente 6 giorni; l’ultima di queste giornate del calendario ufficiale precedentemente era già parte dello Tsechu – diciamo che con questa nuova suddivisione quello che era il primo giorno dello Tse Chu è diventato il “gran finale” della parte di preparazione.


Lo Tsechu si svolge nell'arco di3/4 giorni (ai fini delle descrizioni che seguono consideriamo per semplicità 4 giorni come Tse Chu) seguendo un programma prestabilito, che può comunque avere delle variazioni annuali, ma nella sostanza è piuttosto fisso. Le rappresentazioni iniziano solitamente verso le 9 del mattino, e le esecuzioni si protraggono fino al pomeriggio, ma dopo pranzo molti iniziano ad andarsene, e verso la fine ci si riesce a muovere attorno allo spazio di danza con maggior facilità; se si attende la fine spesso è possibile assistere alla processione che accompagna il Je Khempo, con i severi monaci della disciplina che battono la frusta di cuoio sul terreno, in un'atmosfera intensa, molto carica della reverenza di cui gode questo personaggio.


Tutte le giornate sono interessanti e le rappresentazioni sempre accurate; da un punto di vista dello spettacolo le migliori sono quelle nell’ambito dello Tse Chu e forse il giorno di spicco è il quarto perché i Ging durante GING DANG TSHOLING entrano in scena apparendo alle finestre e correndo verso il quadrato di danza da varie direzioni tra la folla, colpendo tutti i presenti con i batacchi dei tamburi in un crescendo gioioso (non fa male, è un tocco ... amorevole, che è di buon auspicio!). Segue la grande processione di GURU TSHEN GYE, un momento solenne atteso da tutti con fede e grande aspettativa perché fa il proprio ingresso Guru Rimpoce, sentito e vissuto come il secondo Buddha, che percorre lo spazio consacrato e va a sedersi sotto la balconata del Je Khempo. Durante le danze che seguono, che interpretano le forme e manifestazioni del Guru, tutti cercano di avvicinarsi per riceverne la benedizione; un'unica attenzione: se ci si butta nell'allegra calca dando il proprio contributo allo spingi spingi sereno ma decisissimo dei devoti, spesso i guardiani innaffiano tutti con grandi secchiate d'acqua....


La terza giornata è più didattica ma molto interessante, con una lunga rappresentazione del giudizio dei defunti (RAKSHA MA-CHAM). Le forme più comiche e leggere (ma capirne il senso può essere difficile) sono inserite in PHOLE MO-LE (secondo giorno) e SHAWA SHACHI (primo e secondo giorno), la cui prima parte è l'atto decisamente più divertente.


Nelle pause tra gli atti vengono quasi sempre eseguiti canti e danze tradizionali dal corpo di ballo reale o da altri gruppi molto qualificati.


Le descrizioni delle rappresentazioni inserite di seguito sono riportate dalle pagine "Le danze del Cham".

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Programma dello Tse chu

(NB: a volte la sequenza delle rappresentazioni può cambiare, ma resta sostanzialmente questa e tutte le danze indicate vengono eseguite)

 

PRIMA GIORNATA (o ultima del Drubchen - vedi sopra)

SHACHAM, danza dei cervi. Le maschere dei cervi sono solitamente bianche con grandi corna; si ricorda la vittoria di Guru Rimpoce contro il signore del vento, che procurava con la sua potenza difficoltà agli esseri. Il cervo era la sua montatura, che dopo il confronto venne utilizzata dal Guru per recarsi a tranquillizzare gli esseri, annunciando che pace e gioia tornavano a regnare nel mondo.


GINGSUM. Danza dei tre tipi di Ging (divinità tutelari): con i bastoni (Gyu-Ging), con le spade (Dri-Ging) e con i tamburi (Nga-Ging). Questa rappresentazione nasce da una visione che ebbe Pema Lingpa (XV° sec.) quando visitò il paradiso di Guru Rimpoce. Nella prima fase i Ging portano maschere di animali indossando tuniche al ginocchio e tengono in mano il bastone con cui scacciare i demoni Nyulemas, che causano ostacoli alla vita e alla pratica meditativa. Poi, indossando maschere terrifiche, con la spada purificano le menti dei demoni inviandoli nel paradiso della pura coscienza; infine tengono in mano il tamburo con cui celebrano l’allontanamento dei demoni e lo stabilirsi della felicità e della pace.


PACHAM, danza degli eroi. Viene eseguita senza maschere con una corona dorata e tenendo in mano delle campanelle e un tamburo. Ricorda la visione che Pema Lingpa ebbe del paradiso di Guru Rimpoce, il mitico Zangtopelri, quando Egli apparve seduto in piena gloria al centro di un Mandala circondato da moltitudini di eroi (Pawo) ed eroine (Khandrom Pamo) che erano assorbiti in uno stato di beatitudine. Queste figure hanno un ruolo importante: sono gli esseri che accompagnano i defunti fino a Zangtopelri.


SHAWA SHACHI, danza del cervo e dei cani. Racconta della conversione di un cacciatore da parte di Jetsun Milarepa (1040 – 1123), il grande mistico tibetano, che appare come personaggio verso la fine dell’atto. E' spesso arricchita di parti comiche e satiriche, soprattutto nella prima iniziale, con scene che coinvolgono l'aiutante del cacciatore e i demoni comici, che spesso includono anche l'esecuzione di un rito propiziatorio per la caccia, quindi all'opposto dell'etica buddista, che propone una satira della funzione religiosa. Quando compare Milarepa con fare regale indossando un lungo abito bianco inizia la seconda parte dell'atto, che ha un tono più propriamente religioso; la conversione del cacciatore è rappresentata tramite il salto di una corda, occasione questa per dei tentativi di movimenti acrobatici.


DRANYEN CHAM, danza con la chitarra. I danzatori indossano pesanti abiti di lana e calzari tradizionali di feltro, la tunica è nera, la camicia gialla, il copricapo rotondo e portano una spada. Un danzatore tiene tra le mani una chitarra bhutanese (Dranyen) e i movimenti esprimono in modo gioioso la diffusione della scuola buddista Drukpa nel Bhutan ad opera dello Shabdrung.

 

SECONDA GIORNATA

SHA-NA CHAM, danza dei cappelli neri, eseguita normalmente da 21 danzatori, ma a volte anche solo da 5, che portano grandi cappelli di feltro nero senza indossare maschere, scarpe di feltro e lunghi abiti di broccato colorato. E’ un rito di purificazione che viene utilizzato anche per preparare il luogo fisico dove vengono costruiti gli Dzong, i templi e i chorten. Lo scopo è riconciliare gli esseri malevoli che abitano nella terra per poter utilizzare il sito senza conseguenze. I danzatori rappresentano degli yogi che hanno il potere di uccidere e restituire alla vita, ovvero possono anche eliminare fisicamente i demoni avendo però la capacità e lo scopo compassionevole di farli rinascere in una terra pura dove potranno ricevere gli insegnamenti di un Buddha. Lo schema della danza segue le linee invisibili di un mandala e spesso, solitamente verso la fine del rito, viene distrutto il feticcio del demone. Gli yogi dal cappello nero prendono così possesso della terra proteggendola e quindi con un passo particolare detto "del fulmine" conferiscono il loro potere al mondo. Questa danza per la sua grande importanza veniva condotta ed eseguita dallo Shabdrung in persona.


SHA-NA NGA CHAM, danza dei cappelli neri con il tamburo. I danzatori, agghindati come per la Sha-na Cham, danzano battendo ritmicamente un tamburo il cui suono rappresenta la religione, onorando la vittoria della religione stessa sulle forze del male.


KYECHAM, danza degli accompagnatori. E’ eseguita a piedi nudi con maschere di animali indossando tuniche gialle corte e tenendo una spada nella mano destra. Si evoca la partenza del re mitico Norzang per una campagna nel nord dell’India, accompagnato da un esercito di divinità.


PHOLE MO-LE, danza dei nobiluomini e delle dame. Vengono indossati svariati costumi e maschere dai molti personaggi che partecipano; è un atto con una vena spesso comica che proviene dalla saga del re mitico Noezang. Due principi lasciano le loro principesse in custodia ad una vecchia coppia ma in loro assenza vengono tutti circuiti da una banda di comici demoni, con scene che scatenano l'ilarità generale. Quando tornano i principi tagliarono i nasi per punire un tale comportamento; ma alla fine questi vengono riattaccati ristabilendo l'armonia.


DARMITSE NGA CHAM, danza dei 16 suonatori di tamburo. E' eseguita con tuniche gialle corte e maschere di animali; i danzatori portano un tamburo. Descrive la visione che Kunga Gyeltshen, Lama del monastero di Dramitse, ebbe del paradiso di Guru Rimpoce, quando gli attendenti del Guru si trasformarono in cento divinità pacifiche e cento divinità terrifiche che ballavano tenendo un tamburo nella mano sinistra.


SHAWA SHACHI, danza del cervo e dei cani. Racconta della conversione di un cacciatore da parte di Jetsun Milarepa, il grande mistico tibetano dell'XI secolo, che appare come personaggio verso la fine dell’atto. E' spesso arricchita di scene comiche e satiriche, soprattutto nella parte iniziale, con diverse parti che coinvolgono l'aiutante del cacciatore e i demoni comici che spesso includono anche l'esecuzione di un rito propiziatorio per la caccia, quindi all'opposto dell'etica buddista, proponendo una satira della funzione religiosa. Quando compare Milarepa con fare regale indossando un lungo abito bianco inizia la seconda parte dell'atto che ha un tono più propriamente religioso; la conversione del cacciatore è rappresentata tramite il salto di una corda, occasione questa per dei tentativi di movimenti acrobatici.

 

TERZA GIORNATA

DURDAG, danza dei signori dei luoghi di cremazione. I danzatori portano maschere bianche con le sembianze di un teschio; impersonano le entità che regnano sulle moltitudini dei protettori della religione che abitano gli otto luoghi di cremazione posti attorno al monte Meru, considerato qui come un mandala al cui centro risiedono le divinità tantriche. Spesso nei Cham entrano trasportando in un telo nero l'effige del demone e la posizionano al centro.


TUNGAM, danza delle divinità terrifiche. I danzatori portano abiti di broccato, calzari di feltro e maschere dall’aspetto terrificante. E’ una danza spettacolare che ha lo scopo di liberare gli esseri mostrando loro Zangthopelri, il paradiso di Guru Rinpoce. I danzatori che impersonano le divinità cercano di accerchiare gli spiriti del male facendoli cadere in una scatola metallica di forma triangolare posta al centro, dove vengono uccisi con il phurba, il pugnale tantrico con tre lame. Viene salvato così il mondo e i demoni portati sul sentiero della liberazione.


RAKSHA MA-CHAM, danza del giudizio dei morti. La trama espone alcune parti del Bardo Thodol, il “Libro tibetano dei morti". I danzatori portano costumi e maschere diversi, con una predominanza di maschere terrifiche. Shinje Chhogyel, il Signore della morte, soppesa il karma del defunto che viene esposto per il bene dal dio bianco e per il male dal demone nero. Vengono normalmente rappresentati due giudizi, il primo di una persona negativa – a volte quando il peccatore si presenta, cercando di fuggire di qua e di là terrorizzato ma ricatturato ogni volta dagli assistenti del Signore della morte (i Raksha), viene estratta da un cesto la testa di una mucca, della cui morte è responsabile. Viene quindi steso un telo nero, che indica il suo sentiero verso l’ingresso negli inferni, su cui viene trascinato il dannato. Quando tocca al defunto con un buon karma viene steso un telo bianco, la via verso le rinascite superiori, il demone nero cerca di prendersi con la forza il poveretto, ma il dio del bene lo salva. Spesso nell’intervallo tra i giudizi tutte le figure eseguono una danza e tornano poi a sedersi.

 

QUARTA GIORNATA

BUMTHANG TERCHAM, danza di consacrazione del luogo. Vengono indossate tuniche corte gialle e maschere bianche dall'aspetto pacifico; nelle mani i danzatori tengono un tamburo e una campanella. Ha origine da una visione che ebbe Pema Lingpa, il famoso santo bhutanese del XV secolo, di una danza con cui consacrare il tempio di Tamshing in Bumthang.


DURDAG, danza dei signori dei luoghi di cremazione. I danzatori portano maschere bianche con le sembianze di un teschio; impersonano le entità che regnano sulle moltitudini dei protettori della religione che abitano gli otto luoghi di cremazione posti attorno al monte Meru, considerato qui come un mandala al cui centro risiedono le divinità tantriche. Spesso nei Cham entrano trasportando in un telo nero l'effige del demone e la posizionano al centro.


GING DANG TSHOLING, danza del paradiso del Guru. L’origine di questo rito viene attribuita a Guru Rimpoce, che lo eseguì personalmente a Samye dove fondò il primo monastero buddista del Tibet (VIII sec.), per purificare il sito eliminando le interferenze dei demoni che ne impedivano la costruzione. Nelle forme di questa rappresentazione viene descritto il paradiso di Zangthopelri, la terra pura da cui originano le incarnazioni del Guru, un paradiso ben descritto dal maestro bhutanese Pema Lingpa che ne ebbe una perfetta e sublime visione nel XV secolo. Sia i danzatori Ging che Tsholing portano maschere terrifiche e i Ging hanno sul capo una bandiera e portano un tamburo. La danza dei Ging impersona gli eroi, le divinità tutelari e i folletti; la danza degli Tsholing le entità terrificanti convertite alla protezione della religione che provvedono a distruggere i demoni che vengono simboleggiati da un’effige posta in una scatola metallica nera. Quando l’esorcismo è completato i Ging allontano i protettori della religione ed eseguono la danza della vittoria del bene accompagnandosi con il suono dei tamburi. E’ un rito di purificazione spesso accompagnato dai fischi dei presenti che contribuiscono con questo a scacciare i demoni, e i Ging a volte colpiscono le persone con delle bacchette per eliminare le impurità del corpo. Il rito viene a volte anche utilizzato per predisporre il luogo purificandolo all’apparizione di Guru Rimpoce (Guru Tshen Gye).


GURU TSHEN GYE, danza delle otto manifestazioni di Guru Rimpoce. Vengono rappresentate le otto forme che il Guru assunse per poter portare il messaggio di liberazione ai vari tipi di esseri. Ciascuna delle otto figure esegue un giro di danze e si ferma poi di fianco a Guru Rimpoce, che dopo la processione d'ingresso resta seduto protetto da un parasole, porta una maschera dorata, è spesso accompagnato dalle due consorti Mandarava e Yeshe Sogyel ed è assistito da folletti (gli attori sono spesso dei bimbi che portano una maschera bianca). Le persone presenti spesso si accalcano per cercare di ricevere la sua benedizione. Quando le otto forme hanno completato l’atto entrano 16 folletti [a volte questa parte viene nominata RIGNA CHUDRUG e considerata una danza a sè stante] che indossano vestiti di broccato e ornamenti d’osso ed eseguono due danze in onore del Guru e delle sue manifestazioni, la prima con l’ausilio di tamburi, la seconda con campanelle e piccoli tamburi. Al termine escono tutti di scena con una solenne processione. Le manifestazioni del Guru possono essere così riconosciute: 1, Tshokye Dorji (“Lampo di diamante nato da un lago"): maschera blu e verde dall’aspetto pacifico, abito di broccato, nelle mani campana e vajra. 2, Loden Chogsey (“Guru della suprema conoscenza"): maschera bianca dall’aspetto pacifico, abito di broccato rosso, nelle mani un piccolo tamburo e una ciotola. 3, Padmasambhava (“Nato dal loto"): maschera bianca con copricapo rosso e abito monacale rosso e giallo. 4, Shakya Senge (“Leone del clan dei Sakya"): maschera dall’aspetto di Buddha con i capelli blu, abito monacale rosso e giallo. 5, Pema Gyelpo (“Re del loto"): maschera con ciuffi di capelli bianchi e barba rossa, abito di broccato rosso, nelle mani un piccolo tamburo e uno specchio. 6, Nyima Ozer (“Raggio di sole"): maschera con ciuffi di capelli blu e barba gialla, abito di broccato d’oro, nelle mani un tridente. 7, Sengye Dradrog (“Colui che parla con la voce del leone"): maschera terrifica blu, abito di broccato blu; anche i suoi attendenti portano maschere blu dall’aspetto irato. 8, Dorji Dragpo (“Lampo che genera timore"): maschera rossa dall’aspetto terrifico.


CHHO-SHEY, danza della canzone religiosa. I costumi sono simili a quelli utilizzati per Dranyen Cham. La rappresentazione ricorda come Tsangpa Jerey nel XIII secolo sconfisse e convertì il demone tutelare del lago di Tsari Tsokar situato nel circuito di pellegrinaggio del monte Dakpa Shelri, il luogo più sacro del sud-est del Tibet, consentendo da quel giorno ai devoti di recarsi con sicurezza in quel luogo santo che si dice regali la piena felicità a coloro che vi giungono. La storia racconta che il demone assunse diverse forme, dalla rana allo yak, e infine si trasformò in una pietra su cui il maestro impresse l’orma del proprio piede.

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