Epica del Kumbhamela: Cenni storici e simboli
Epica del Kumbhamela - Amitaba
Gli sconfinati campi del Kumbhamela

Nelle cronache di Huan-Tsang, il pellegrino buddista cinese che visitò l’India nel VII secolo di questa era, viene ricordato un gigantesco raduno indetto dal re Harshavardhan nel 644 cui partecipò circa mezzo milione di persone, pellegrini appartenenti a tutte le caste e convenuti da ogni parte del regno proprio al Triveni, la confluenza dei fiumi a Prayaga – l’odierna Allahabad. In occasione di questo raduno della durata di un mese (e che secondo Huang-Tsang si celebrava già allora “da tempo immemorabile”) il sovrano guidò le celebrazioni di un complesso rituale alla presenza di ministri, tributari, sacerdoti e capi di sette e scuole religiose, filosofi, dotti, asceti, laici di ogni ceto dai ricchi mercanti e proprietari terrieri fino ai mendicanti. Il raduno periodico aveva lo scopo di creare nell’impero, attraverso la condivisione fisica dello spazio sacro, la partecipazione mistica al rituale di purificazione collettiva ed il confronto sulle problematiche religiose e sociali della comunità, uno spirito generale di cooperazione e tolleranza sotto gli auspici della invisibile eppur presente Saraswati, dea dell’armonia.

 

 

Origine e simboli del Kumbhamela

Epica del Kumbhamela - Amitaba
Cerimonia del fuoco al Kumbhamela

Dal punto di vista simbolico, l’epica dei Kumbhamela è associata sul piano macrocosmico alla mitica lotta tra Deva ed Asura (o dei e antidei) narrata nella letteratura epica e puranica. Secondo la mitologia Deva ed Asura sono due classi di esseri primordiali generati dal progenitore comune Prajapati all’origine della manifestazione dell’attuale universo, ed in eterna lotta tra di loro.

Come viene narrato nel Mahabarata e nei Purana, al fine di portare a maturità il processo di evoluzione stabilendo la supremazia tra dei e demoni questi si rivolsero a Brahma, il creatore, che li indirizzò al Signore dell’Acqua che suggerì di estrarre dall’oceano cosmico il nettare dell’immortalità: chi ne avesse bevuto avrebbe vinto, sarebbe diventato immortale. Decisero così di allearsi per estrarre i tesori che giacevano nascosti nelle profondità dell’oceano cosmico, simbolo della potenzialità infinita, tra i quali l’Amrita, l’ambrosia che li avrebbe liberati dalla malattia e dalla morte. Secondo l’accordo, Deva ed Asura si sarebbero dovuti spartire il nettare dell’immortalità alla fine del processo di estrazione, realizzato frullando l’oceano per mezzo del monte Mandara, la montagna mitica che costituisce l’asse centrale intorno al quale il cosmo si dispiega radialmente, fatto ruotare vorticosamente utilizzando come corda Vasuki, il re dei serpenti Naga, e come perno il dorso della tartaruga cosmica Kurmaraja.

Da questo processo di separazione del bene dal male primo fra tutti emerse il fatale veleno capace di distruggere l’intera creazione, che solo il supremo Signore Shiva poté neutralizzare inghiottendolo; un gesto che gli rese per sempre la carnagione di colore blu. Sorsero quindi diverse entità archetipe e benefiche tra cui il cavallo alato Uccaishrava, le cui sette bocche generano i sette colori della luce solare, Airavata, l’elefante bianco cavalcatura di Indra, le ninfe celesti Apsaras guidate da Laxmi, dea della bellezza e della fortuna che divenne sposa di Vishnu, Vishvakarman, l’architetto celeste e Chandra dio della luna. Infine apparve Dhanvantari, il guaritore divino incarnazione di Vishnu, recando la Kumbha, la brocca piena di Amrita, nettare dell’immortalità.

Deva ed Asura, nonostante il patto stipulato, cominciarono subito a combattere per l’esclusiva proprietà del nettare dell’immortalità. I Deva persero la battaglia ma riuscirono a rientrare in possesso della preziosa brocca con l’aiuto di Mohini, la seducente incantatrice nella quale Vishnu si incarnò per riscattare le sorti dei Deva: irretiti dalle sue grazie gli Asura persero il controllo della Kumbha. Seguì un’altra battaglia nella quale Jayant, il figlio di Indra re dei Deva, o secondo altre versioni Garuda, re degli uccelli e veicolo di Vishnu, ebbe l’incarico di fuggire con la Kumbha: inseguito per dodici giorni dagli Asura riuscì a portare in salvo l’Amrita nel cielo dei Deva, ma durante il volo (altre fonti suggeriscono che avvenne durante le sue soste) dodici gocce del prezioso nettare caddero dalla Kumbha, di cui otto in luoghi celesti e quattro sulla terra marcando così i quattro luoghi del Kumbhamela: Haridwar sulla Ganga, Prayaga al Triveni, Ujjain sulla Shipra e Nasik sulla Godavari. Tra questi, il Triveni ha un valore particolare perché qui si trova la confluenza dei sacri fiumi Ganga e Yamuna con il mistico Saraswati, un mitico fiume “fossile” del quale la più recente ricerca archeologica e topografica ha rinvenuto tracce, e che pare abbia rivestito un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell’evoluzione delle civiltà dell’India tra il VII ed il II millennio a.C.

 

 

La mitologia della ricorrenza ciclica dei quattro Kumbhamela

Epica del Kumbhamela - Amitaba
Riunione dei Maestri al Mahakumbhamela

Poiché un giorno dei Deva corrisponde ad un anno degli uomini, nell’arco di dodici anni, uno per ogni giorno della battaglia celeste, il grande raduno viene celebrato al ripresentarsi di specifiche configurazioni astrologiche che interessano pianeti e costellazioni corrispondenti alle divinità che hanno svolto un ruolo nella mitica lotta (Sole, Luna, Giove e Saturno, Toro, Leone e Scorpione). In quattro di queste congiunzioni si radunano di volta in volta nei quattro luoghi sacri corrispondenti ai raduni del Kumbhamela, 350 milioni di Deva ed 88 mila Rishi, i saggi primordiali, oltre alle moltitudini di pellegrini - i più umili tra i quali percorrono a piedi lunghissime distanze a costo di grandi sacrifici, pur di beneficiare di questo momento di congiunzione tra le molteplici dimensioni del cosmo.

Queste congiunture astrali ripropongono periodicamente sul piano sottile il processo cosmico di sublimazione alchemica narrato dal mito, le cui componenti sono poste in corrispondenza con gli elementi della fisiologia del corpo sottile così come descritta dallo Yoga Kundalini: le nadi ed i chakra corrispondono ai corpi celesti ed ai luoghi che identificano le coordinate spazio-temporali del raduno. Partecipandovi con devozione si può così beneficiare della eccezionale e transitoria risonanza armonica purificatrice tra microcosmo e macrocosmo, simboleggiata dalle gocce di Amrita cadute sulla terra e dalla Vina, lo strumento musicale che accompagna Saraswati nell’iconografia tradizionale.

 

 

Kumbhamela, il "Grande Concilio" dell'Induismo

Epica del Kumbhamela - Amitaba
Notte dell'iniziazione al Nirvani Akhara

L’VIII secolo vide la riorganizzazione delle strutture religiose indù da parte di Shankaracharya, fondatore dell’Advaita Vedanta, che istituì i dieci ordini monastici costituenti l’ordinamento del Dasanama, e la costituzione degli Akhara, comunità di Sadhu, monaci cultori degli aspetti esoterici della religione ed addestrati alla difesa armata della fede indù. Paragonabili ai Templari della tradizione cattolica, nei secoli seguenti hanno sviluppato un processo di militarizzazione come reazione alla diffusione dell’Islam che durò fino al XIV secolo. Ciascun Akhara oggi può raccogliere diverse migliaia di Sadhu ed essere responsabile di numerosi ashram, scuole ed altre istituzioni religiose e di educazione.

Dal punto di vista sociale e politico il Kumbhamela assunse a partire dall’epoca di Shankaracharya la funzione di concilio della religione indù riformata, in cui vengono riviste e rinnovate le leadership degli Akhara, iniziati nuovi monaci, ed i Sadhu più carismatici dei diversi ordini periodicamente rinnovano i contatti con la massa dei fedeli. Viene posta poi a revisione periodica la Smirti, l’insieme di codici tramandati oralmente che governano la legge ed il costume della società indù e che, a differenza dei Veda, l’immutabile tradizione rivelata, richiede di essere adattata all’evoluzione dei tempi.

Nel corso dei secoli i Kumbhamela furono anche occasione di scontro tra le varie sette, con molti episodi di vere e proprie battaglie tra le scuole che videro la morte anche di migliaia di persone. La divisione storica più sentita fu sempre tra gli shaiva, seguaci di Shiva, ed i vaishnava, seguaci di Visnu: gli yogi militanti dei rispettivi Akhara a volte non esitavano a passare a fil di spada chiunque osasse cercare di entrare prima di ciascuno di loro nel punto più sacro delle acque al momento più propizio, il sorgere del sole. Anche i Sikh ebbero la loro parte in questo: tra il XVIII e XIX secolo per un periodo prevalsero su tutti, e per stabilire i loro sacri diritti di precedenza durante un Kumbhamela di Haridwar uccisero diverse migliaia degli appartenenti a tutte le altre scuole. Chi mise definitivo ordine a questo mistico caos furono gli inglesi, che durante la loro dominazione coloniale nel 1882 secolo riuscirono a far sedere assieme i capi delle varie scuole e riuscirono ad imporre un ferreo elenco di precedenze per l’accesso al punto più sacro per le abluzioni, che varia in modo appropriato nei quattro siti e che da allora non è più stato posto in discussione.

 

 

Prayaga, iniziazione agli ordini degli Akhara

Epica del Kumbhamela - Amitaba
L'oceanica abluzione del 24//01/2001 al Triveni

Un ultimo appunto importante per apprezzare l’intensità dei Kumbhamela è che la ricorrenza di Prayaga per gli ordini degli Akhara è di estrema importanza perché è solo in questa occasione che un adepto, dopo aver superato lunghe e pesantissime prove di resistenza, può ottenere l’ammissione: da quel giorno verrà da tutti gli indù considerato un rinato, un essere che ha già attraversato il mare della sofferenza e vive appieno nella dimensione della realizzazione.

Chiudi ×