India: Kumbhamela

Il nettare dell'immortalità:

Così raccontano i saggi:

“Nei tempi antecedenti la memoria dell’uomo, dei e demoni combattevano una dura guerra e nessuno riusciva ad avere la meglio. Quando seppero che in fondo all’oceano primordiale, da dove ogni cosa si genera, era nascosta una giara (o Kumbha) che conteneva il nettare dell’immortalità, unirono le forze per cercarla: utilizzando una montagna e con l’aiuto del grande serpente Vasuki setacciarono il fondo dei mari. Trovarono così sette preziosi gioielli, tra cui la giara d’oro che conteneva il nettare. I demoni provarono ad impossessarsene, ma Jayanta, figlio di Indra re degli dei, riuscì a riprenderla e a fuggire. La guerra riprese con grande intensità, ma stavolta gli dei vinsero, e bevendo il nettare divennero immortali."

Durante la furibonda lotta tra dei e demoni alcune gocce del nettare caddero in quattro luoghi della sacra terra di Bharat, che oggi si chiama India; è in questi siti che quando gli astri sono di auspicio si intersecano tutte le dimensioni dell’universo ed anche il karma può essere purificato ”.

 

 

Kumbhamela, tra mito e realtà

(Per maggiori dettagli vedi anche L’epica del Kumbhamela: cenni storici e simboli)

Le parole sul “Nettare dell’Immortalità” trasmesse dagli Swami e dagli Yogi dell’India sono il riassunto di una grande epica mitologica con infinite varianti, ricca di episodi ed aneddoti, una grande trama che abbraccia il mito della generazione del cosmo e del suo divenire e manifestarsi a tutti gli esseri. Gli attori sono uomini, dei ed uno stuolo di diverse entità mitiche; la trama si aggancia poi anche alle immortali saghe del Ramayana e della Mahabaratha, in un grandioso susseguirsi di episodi e variegate storie che arricchiscono l’immaginario e la spiritualità di tutti gli induisti, un intreccio che dà spazio ad una miriade di interpretazioni personali e rifugge per contenuto e natura da un fisso dogma.

Ma non si tratta solo di vecchie leggende: queste visioni sono la forza e la motivazione che riesce a generare i più vasti raduni di esseri umani che si conoscano nella storia del nostro pianeta, il fenomeno senza confini che si chiama “Kumbhamela”, una parola la cui traduzione significa banalmente “festival (mela) della brocca (kumbha)”. Questa saga genera infatti i momenti di più intensa aggregazione mistica dell’India determinati da secoli dalle date del ciclo astrale e che si svolgono in corrispondenza di sorgenti o confluenze di fiumi associati agli eventi mitici narrati nella letteratura sacra. Secondo la tradizione infatti a Prayaga al Triveni, ad Ujjain sulla Shipra, a Nasik sulla Godavari ed a Haridwar sulla Ganga si trovano i luoghi in cui all’origine dell’attuale ciclo cosmico caddero le gocce del nettare dell’immortalità ed in questi specialissimi siti, quando ricorrono le opportune congiunzioni astrali, è possibile una sublime comunione tra noi umani e gli esseri più puri nonché una potente pulizia del karma negativo, dell’opprimente peso delle azioni che ci legano alla sofferenza del divenire.

 

 

Kumbhamela: dimensioni e ricorrenze della saga più vasta al mondo

Ogni ricorrenza del Kumbhamela è profondamente sentita, i suoi contenuti fanno parte dell’essenza ideale della maggioranza degli indiani e riescono a mobilitare masse infinite di gente: parlando in cifre, si pensi che al Mahakumbhamela tenutosi nel 2001 a Prayaga si radunarono nell’arco di un mese più di 50 milioni di pellegrini provenienti da tutta l’India – l’aggregazione più vasta che si conosca nella storia dell’umanità! I motivi di una tale indescrivibile massa furono essenzialmente tre. Prayaga nell’ambito del Kumbahmela è l’unico sito dove si può ricevere l’ordinazione ad un Akhara; è un luogo di assoluta santità in quanto secondo la tradizione qui vi è la confluenza dei sacri fiumi Ganga e Yamuna con il mistico Saraswati, il mitico fiume “fossile” del quale tra l’altro la più recente ricerca archeologica e topografica ha rinvenuto testimonianze, e che pare abbia rivestito un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell’evoluzione delle civiltà dell’India tra il VII e il II millennio a.C. Il secondo motivo fu che la data del 24/1/2001, corrispondente al Mauni Amavasya (“La luna nuova dei santi”), cadeva al culmine del “grande” (maha) ciclo astrale dei 12 cicli dello zodiaco, che si ripete solo ogni 144 anni. Infine, non va dimenticato che l’India sta diventando sempre più prospera e popolosa per cui è più facile che un vasto numero di persone abbia l’opportunità di spostarsi.

I numeri, al di là dell’incredibile Mahakumbhamela del 2001, sono comunque sempre stati pazzeschi: nel 1989 a Prayaga si contarono circa 15 milioni di pellegrini ed a Haridwar nel 1998 per l’abluzione principale ce ne furono circa 10! Ma forse impressiona ancora di più la notizia che ci giunge dalle cronache di Huan-Tsang, il pellegrino buddista cinese che visitò l’India nel VII secolo, che descrive un gigantesco raduno svoltosi proprio a Prayaga dove partecipò circa mezzo milione di persone.

Il Kumbhamela si svolge nelle quattro località di Prayaga (Allahabad), Ujjain, Nasik e Haridwar seguendo il ciclo astrologico, che alterna la data della ricorrenza di maggior sacralità tra questi siti seguendo un ciclo che dura approssimativamente 12 anni. Ad esempio, all’inizio di questo millennio, le ricorrenze sono il gennaio 2001 per Prayaga, l’agosto 2003 a Nasik, il maggio 2004 ad Ujjain e l’aprile 2010 a Haridwar. A seguire, sempre nella medesima sequenza, si ripeteranno nel 2013, 2015, 2016 e 2021. E così via…

Tra i due grandi Kumbhamela di ogni località c’è un’altra data intermedia chiamata Ardhmela, che si svolge alla metà del ciclo astrale stesso, anch’essa molto importante; ad esempio, a Prayaga durante l’Ardhmela del 1995 vi furono circa 20 milioni di pellegrini e la volta successiva, nel gennaio 2007, circa 30! Se a questo si aggiunge che ogni anno in ciascuna di queste località nella data di buon auspicio avviene comunque un Mela, un raduno mistico, che nel caso di Prayaga porta sempre qualche milione di persone, ci si rende conto di quanto questa grande epica sia al centro della spiritualità del’India.

 

 

Cosa succede al Kumbhamela?

Le motivazioni principali che portano i pellegrini al Kumbhamela sono la purificazione del karma, per sé stessi o anche a beneficio di altri, l’incontro con l’essenza divina e con i maestri della tradizione. La purificazione si esprime in innumerevoli atti di devozione, cerimonie e canti, ma trova il momento principale nel rituale di abluzione che viene eseguito nella acque sacre. E’ un rito individuale che diviene la celebrazione di una gigantesca abluzione di massa; tuttavia non è una cerimonia collettiva, ma l’incontro di ciascuno con il suo destino e l’essenza divina.

L’aspetto esteriore ci sommerge con una massa infinita di gente che sta tranquillamente vicina gli uni agli altri, dedita a dei semplici atti rituali. A milioni si avvicinano alle acque, radunano i vestiti e, chi le ha, le scarpe, in umili mucchietti sulla riva; poi, correndo e urlando di gioia, o misurando i passi con devozione, raggiungono le acque marroni. Di solito ci si immergono per tre volte, ma non è una regola. Molti lanciano schizzi ovunque, altri girano su sé stessi a mani giunte. Tra santoni dalle lunghe chiome e novizi rasati a zero, si osservano vecchi trasportati di peso, bimbi in braccio ai genitori, famiglie che si tengono per mano. Queste “persone qualunque” sono la grande maggioranza. Gli occhi di tanti guardano il sole con devozione, mormorando preghiere tra le mani giunte di fronte al viso. Nessuno bada se si scoprono i corpi, ad eccezione del grande tabù che vieta alle donne di esibire i fianchi e la parte alta delle gambe.

L’abluzione di ciascuno è completata dal rito di offerta, il tarpana. Non ci sono regole ferree: si accende un incenso, si versa latte o tre sorsi dell’acqua che si è presa, si gettano fiori, ed alcuni lasciano scivolare nel fiume delle piccole bacinelle fatte di foglie, adornate di fiori, dentro cui spesso è acceso un lumicino. I santoni dopo l’abluzione solitamente marciano via spediti dalla riva, molti, ma non i Naga, per sedersi comodi nelle vicinanze e fare una pulizia generale, pettinando barbe e lunghe chiome, e spargendosi a volte con unguenti profumati. E’ anche questo un modo di portare rispetto all’acqua sacra che li ha lavati. E le rive dei fiumi si adornano spesso di coloratissime e lunghe fasce di colore: sono i sari, trattenuti da due donne, che si asciugano al vento.

A contorno di questo momento profondamente personale nel Kumbhamela si incontrano poi tutti i diversi aspetti di festa religiosa, evento politico e culturale, mercato e circo delle meraviglie che si mescolano armoniosamente tra canti dei Kirtana, rappresentazione teatrali delle epiche tradizionali, danze e concerti, esibizioni di Yogin, satsang di insegnamento tenuti dai più importanti maestri di ogni tradizione, pellegrinaggi ai templi, cerimonie collettive tra offerte di luci e fiori ai fiumi, coloratissime processioni, incessanti celebrazioni dei sacrifici prescritti dai Veda, il tutto con una partecipazione di massa che ha dell’inverosimile ma che, grazie ad una esperta organizzazione, riesce di solito a svolgersi in un’armonia sorprendente.

Il cuore del festival è però rappresentato dai mistici, Yogi e Sadhu. Scendono a migliaia dalle montagne himalaiane e dagli Ashram ed Akhara sparsi per l’India, spesso anche nudi, come i Sadhu Naga che vestono solo di cenere, a volte funeraria. Siedono attorno a piccoli fuochi sacri (i Dhuni) conversando e in meditazione, a volte eseguendo spettacolari esercizi di yoga. Guidano le processioni verso le acque sacre seguiti da migliaia di devoti, assorti nelle recitazioni.

 

 

Immagini e ricordi dei Kumbhamela

Amitaba in collaborazione con Fabula ha raccolto filmati ed un ampio materiale fotografico del Mahakumbhamela, riuscendo anche ad intervistare alcune delle figure di maggior riferimento. Lo scopo era raccogliere una documentazione che ne svelasse i contenuti oltre il semplice guardare – che di per sé in questo caso è già molto! – anche per conservare una precisa memoria di quello che si sapeva sarebbe divenuta una tappa miliare nella storia del misticismo. Alcuni dei filmati sono stati raccolti in un documentario con cui si è cercato di fornire una spiegazione introduttiva ed una visione d’insieme di questo incredibile fenomeno.

Abbiamo raccolto queste testimonianze vivendo per un intero ciclo lunare tra gli sconfinati campi del Sangam, la sacra confluenza di Gange, Yamuna e del mitico Saraswati. Il lungo soggiorno tra i Naga ci ha consentito di instaurare dei rapporti di vera fratellanza con alcuni di questi mistici, avendo modo di raccogliere le loro testimonianze – cosa tutt’altro che facile… Ci siamo seduti a lungo con loro di fronte al sacro fuoco dei Dhuni, condividendo anche il cibo ma soprattutto la loro “presenza”, ed abbiamo avuto l’opportunità di seguirli in alcuni dei momenti più preziosi, correndo con loro sulle sabbie del Sangam fino alle sacre acque! Alcuni di noi ebbero anche l’immenso onore e privilegio di partecipare nella notte del 23 di gennaio alle fasi finali della grande iniziazione che consentiva di entrare a far parte del mitico Nirvani Akhara: questi adepti, dopo aver superato innumerevoli prove, recitarono ininterrottamente per 3 giorni e 3 notti attorno ai fuochi sacri il mantra di Shiva, ed alle prime luci dell’alba del grande giorno del Mauni Amavasya (“la luna dei nuovi santi”) si sono lanciati nell’abluzione al Sangam per incontrare l’essenza di Atman e, recisa l’ultima ciocca di capelli e bruciate le vecchie vesti, sono diventati dei rinati, dei liberati in vita, rispettati come manifestazioni dell’Avatar da tutti gli indiani.
Nella galleria fotografica del Mahakumbhamela si è cercato di condividere attraverso le immagini anche questi momenti, oltre alle diverse parti di questo grande evento.

 

 

Ulteriori approfondimenti

Vedi la parte dedicata al Kumbhamela della sezione “Cultura ed Esperienze” del sito.

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