Mongolia: Il paese di Gengis Khan

La Mongolia occupa un vasto altopiano steppico interposto tra Russia e Cina, battuta dai gelidi venti siberiani d’inverno e soffocata nel Gobi da temperature elevatissime d’estate, è un paese a clima nettamente continentale.

 

Mappa dell'impero mongolo - Amitaba

Mappa dell'Impero mongolo nel XIV secolo

 

Si estende da 42 a 52 gradi di latitudine nord e da 88 a 120 gradi di longitudine est coprendo un’area di 1.531.000 chilometri quadrati su cui vivono circa 2.800.000 persone, una densità media di 1,8 per kmq, ma se consideriamo che un terzo circa della popolazione oggi risiede ad Ulaan Baatar, la densità sul territorio scende al bassissimo valore di 1,2. Questo immenso spazio presenta un’ampia gamma di ambienti naturali, dalle catene montuose a nord-ovest, ricche di laghi, fiumi e picchi sempre innevati, agli altopiani e alle steppe che coprono la parte centrale e l’est, mentre a sud regna il Gobi, un vasto deserto composto da montagne rocciose, pianure desertiche e dune di sabbia.
I paragrafi che seguono offrono un sintetico cenno degli aspetti fisici del paese.


INDICE DELLA PAGINA


 

 

Geografia

La parte occidentale della Mongolia è caratterizzato dalla grande catena degli Altai, dove si trovano monti con vette sopra i 4000 metri, tra cui la più alta è il Tabin Bogdo Ola, di 4356 mt; questa catena di monti si estende per 1500 km, con le ultime propaggini del sud ovest che si immergono nel deserto del Gobi.
A nord è principalmente montuosa e ricca di laghi e fiumi, un’area che pur avendo monti meno elevati rispetto all’Altai raccoglie piogge in quantità sufficiente per fornire un buon apporto idrico al paese, che verso sud e sud est diventa sempre più arido.
La parte centrale ed il sud sono caratterizzate principalmente da vaste steppe che degradano lentamente da nord ovest a sud est con un costante abbassamento dell’altitudine ed anche una progressiva diminuzione dei bacini idrici, fino ad arrivare al deserto del Gobi, nell’estremo sud, simile geograficamente ad una gigantesca conca, come infatti indica la traduzione della parola mongola “Gobi”. Tra le steppe della regione centrale si trovano poi i monti del Kangai e, a nord est, la catena del Kentii, dove la tradizione vuole sia nato Gengis Khan.
Dai rilievi montuosi nascono numerosi fiumi, tra i quali il lunghissimo Keroulen, che dal massiccio del Khentii prosegue fino alla Cina settentrionale, il Selenga, che nasce dai monti del Kangai ed alimenta il lago Baikal in Siberia, l’Orkon, famoso per le cascate, l’Onon e il Tula, che attraversa la capitale.
La maggior parte dei laghi è raggruppata all’estremità occidentale, incuneata tra le catene montuose degli Altai e i Kangai, in un distretto chiamato appropriatamente regione dei laghi, dove il più ampio è l’Uvbs Nur, di ben 3350 km/q. Il Khubsugul, situato nella zona più settentrionale, è un poco più piccolo ma ha il primato per la quantità d’acqua che contiene, essendo il più profondo. Oltre a questi giganti lacustri si trovano un gran numero di laghi di piccole dimensioni sparpagliati nel paese. In generale, vale anche per i laghi il fatto che diminuiscono di numero e dimensione man mano che ci si muove da nord ovest verso sud est.

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Clima: flora e fauna

La Mongolia è un territorio di estremi. Le temperature invernali raggiungono livelli artici, con punte di meno 40°C. e non è inusuale nel mese di aprile o già agli inizi di settembre vedere cadere la neve sulle sabbie del Gobi, dove d'estate si possono raggiungere i 40°C., ma solo durante il giorno, poiché di notte, anche d’estate, la temperatura può scendere a 0°C. Le precipitazioni sono invece generalmente molto scarse; raggiungono il loro massimo in estate, mentre nei primi mesi dell'anno sono praticamente nulle. Questi periodi di siccità provocano a volte pericolosi incendi, come nella primavera del 1996 quando il fuoco ha distrutto una zona vasta come il Portogallo.
Nonostante queste temperature estreme e le scarse precipitazioni, la Mongolia è ricca di flora e specialmente di fauna. Le regioni del nord, le più fredde e montuose del paese, presentano una flora composta principalmente da conifere e da betulle, mentre la steppa della zona centrale ha una vegetazione erbacea bassa e molto fitta che si dirada lentamente verso sud man mano che il terreno si desertifica. I fiori sono rigogliosi e di molte specie, e nelle stagioni più calde ricoprono tutto il paese; nelle zone più montuose vi sono anche immense praterie di stelle alpine .
Oltre ad un grande varietà di piante la Mongolia offre un'ancor più ampia ricchezza faunistica, con un gran numero di specie animali, talune delle quali estremamente rare o uniche, come ad esempio il leopardo delle nevi, l'onagro (asino selvatico), il cavallo di Przewalski, l'argali (una specie di muflone), lo yak, il cammello bactriano e un’enorme quantità di marmotte.

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Città e distretti

Amministrativamente la Mongolia è suddivisa in tre principali regioni, in diciotto province, gli aimaq, suddivise a loro volta in distretti agricoli (il cui nome non deve trarre in inganno, in quanto la lavorazione dei campi non rappresenta una delle risorse principali). Nelle province si trovano vari centri abitati, denominati centro (aimaq), villaggi (som) e piccoli raggruppamenti (brigade), con un comprensorio territoriale amministrativo più o meno grande a seconda dell’importanza del centro.
La capitale è Ulaan-Baatar (un nome che tradotto significa eroe rosso), dove sono concentrate sia l’attività politico-amministrativa che la maggior parte delle industrie presenti sul territorio nazionale. A Ulaan-Baatar oggi vive più del 30% della popolazione del Paese, e vi si trovano tutte le differenti etnie nazionali.
Oltre ad Ulaan-Baatar altre tre città rivestono una certa importanza sia amministrativa che industriale. La prima a sorgere è stata Suh Baatar (il cui nome ricorda un eroe della rivoluzione del 1921) che conta 17.000 abitanti; si trova alla confluenza dei fiumi Selenga ed Orhon ed è una stazione ferroviaria vicino al confine della Russia.
Abbiamo poi Darkhan, un centro industriale a duecento chilometri a nord di Ulaan-Baatar che, con i suoi 80.000 abitanti, rappresenta oggi il secondo centro del Paese.
Terza ma non per importanza è Erdenet; benché fondata solo negli anni settanta, essa ha già più di 48.000 abitanti. Rappresenta l’applicazione delle politiche del socialismo reale e la realizzazione del progetto di sedentarizzazione forzata del popolo mongolo, oltre che il tentativo di sfruttare le risorse del territorio.

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Economia

I mongoli sono sempre stati un popolo di allevatori nomadi, ed i prodotti di questa attività tradizionalmente rappresentano una delle principali risorse del paese. L’allevamento fornisce oltre alla carne, usata per l’alimentazione umana ed animale, pellame, lana, prodotti organici per la farmaceutica e pellicce di animali selvatici (marmotta, volpe argentata, ecc.). L’industria muove ancora i primi passi ed è quasi essenzialmente basata sulla lavorazione della lana, del pellame e del cashmere.
Oggi si sono aggiunte le entrate derivanti dall’industria estrattiva e mineraria, principalmente di rame, molibdeno, fosforo ma anche oro (8632 kg nel 2006); sono anche stati individuati nuovi giacimenti di petrolio, ma non sono ancora stati sfruttati per la mancanza di infrastrutture.
Un certo sviluppo dell’artigianato, basato sulle due attività di estrazione ed allevamento, contribuisce allo sviluppo economico del paese poiché vanta una tradizione secolare nella manifattura dell’argento e delle pietre semi-preziose. Il turismo, con circa 100.000 presenze annue, contribuisce ancora poco allo sviluppo generale.
Fino al 1989 gli scambi commerciali avvenivano principalmente con l’unione sovietica (80%) e con gli altri paesi del blocco comunista. Quando è venuta a mancare questa fonte di utili il paese ha attraversato una grave crisi; la moneta locale, il tugrik, che veniva scambiato quasi in parità col dollaro a fine 2008 è arrivata a 1145 tugrik per un dollaro americano. Oggi gli sforzi del nuovo governo sono tesi a sviluppare il più possibile i trattati internazionali che permettano alla Mongolia una maggiore esportazione e maggiori investimenti stranieri.

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