Tibet: Rinascita spirituale

Il Tibet dal 1950 è stato testimone di innumerevoli vicende di tormento e sofferenza motivate da un deliberato tentativo di eliminare ogni forma di espressione spirituale, solo alcune piccole comunità dedite alle pratiche meditative sono sopravvissute al cataclisma dell’invasine cinese. Nell’Amdo e nel Kham gruppi Gomchen della scuola Nyingmapa, resisi poco distinguibili da normali comunità di umili contadini, hanno saputo continuare segretamente le loro attività, e alcuni degli yogi Nagkpa, chiusi nelle loro grotte di ritiro, sono sfuggiti alle mani degli assassini. In alcune delle aree periferiche dell’Amdo e del Kham, dove la repressione è stata meno capillare, alcuni lignaggi di maestri, opportunamente occultati, con grande discrezione hanno proseguito la loro opera. I maestri Jonangpa sono anche riusciti a salvare buona parte dei loro preziosi testi ma sono casi rari, e nelle regioni del Tibet Classico di U e Tsang non si hanno notizie di yogi o maestri nascosti che siano sopravvissuti.

In tempi più recenti, ai primi segni di tolleranza molti tibetani si sono dati da fare con i poverissimi mezzi che avevano a disposizione e, armati principalmente di un’inossidabile buona volontà, hanno cercato di rimettere in funzione i luoghi di pratica religiosa. Uno sforzo immane, che in alcuni casi ha trovato un fortunato supporto esterno nell'aiuto dei molti Lama in esilio che sono riusciti a raccogliere ed inviare un po’ di denaro. Ma anche nei luoghi più sperduti in qualche modo la devozione della gente ha potuto manifestarsi nel semplice atto di porre almeno delle bandiere di preghiera e pietre mani [i sassi con scolpiti mantra o figure divine] a ricordo della sacralità di un luogo, o nella ricostruzione dei siti con poverissime risorse. Quanto si vede risorgere oggi dell’anima spirituale del Tibet è originato principalmente dalla fede nei precetti fondamentali del buddismo radicata nel cuore delle persone semplici, senza sofisticata preparazione nelle pratiche mistiche.
Nei templi dei villaggi e negli eremi si tocca così con mano la grande forza d’animo dei tibetani che, in molti casi, hanno anche ricominciato ad abitare i venerati luoghi di meditazione.
Una parte dei siti più rinomati e frequentati dal turismo sono stati ripristinati anche con i contributi di finanziamenti pubblici. In moltissimi casi più che di interventi di restauro sono state necessarie delle complete ricostruzioni, dove ben difficilmente al di là della replica della struttura fisica originale, in assenza di artisti ed artigiani in grado di riprodurre anche solo in minima parte la qualità delle opere originarie, si può riuscire a restituire al mondo quello che la scellerata devastazione ha eliminato. I luoghi che hanno giovato di aiuti “ufficiali? sono un piccolo numero rispetto ai 6.254 fra templi e monasteri che sono stati distrutti o devastati, al cui numero si aggiungono un’innumerevole quantità di stupa e reliquiari non censita. Fuori dalle rotte più battute lo stato spesso non ha fatto nulla; si pensi ad esempio all’importantissimo sito di Ralung, poco lontano dalla strada che porta da Gyantse al lago di Yamdrok, che fu uno dei centri più splendidi della cultura monastica tibetana e sede principale della scuola dei Drukpa Kagyu, dove uno stupa di proporzioni simili al grande Kumbum di Gyantze è stato distrutto con la dinamite: oggi resta solo un cumulo di pietre a testimoniare il punto in cui sorgeva.
Gli interventi pianificati dal governo d’occupazione sono stati realizzati in buona parte grazie anche al lavoro volontario dei tibetani. E’ emblematico il caso di Gaden Namgyeling, l’università monastica situata in posizione panoramica su di un monte che sovrasta la valle del Kychu ad est di Lhasa, che era stata rasa al suolo a cannonate e di cui molti templi sono stati oggi ripristinati. Le reliquie del corpo del grande maestro Tsongkhapa furono ritrovate dai contadini della valle passando con le mani le macerie, esaminando ogni pietra e rovistando anche nella terra.
L’aspetto più toccante di questo lento processo di ripartenza si riscontra nel fiorire di tante piccole comunità religiose, spesso prive della possibilità di accedere ad uno studio approfondito dei testi sacri per la mancanza di maestri qualificati, ma che cercano di mettere in pratica l’essenza degli insegnamenti di cui sono in possesso.
Vediamo gli esempi di Drak Yerpa, di Tashidor e di Samye con gli eremi circostanti. (Per informazioni sui siti che i tibetani considerano più ricchi di energia spirituale collegarsi a: Luoghi di potere del Tibet).

 

 

Drak Yerpa

Drak Yerpa si raggiunge in jeep da Lhasa con un tragitto di circa 2 ore. Le grotte di meditazione sono poste in un anfiteatro di roccia bianca e furono utilizzate a partire dall'VIII secolo da Songtsen Gampo, il primo grande Re del Dharma, e dalle sue due regine per dei ritiri spirituali. Nella grotta di Dawa Puk, la Grotta della Luna, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi, e poco lontano intorno nell'XI secolo in un’altra grotta Atisha dimorò ed insegnò per tre anni. In questo luogo che pulsa di storia, interessantissimo da esplorare, oggi troviamo una piccola comunità di monaci che praticano con devozione e che hanno restaurato in modo eccellente alcuni dei siti più preziosi, dove la gente può nuovamente recarsi in pellegrinaggio. Le rovine del centro di ritiro del collegio tantrico del Gyuto, dove i monaci venivano ad eseguire le pratiche di meditazione intensiva, fu totalmente raso al suolo ma le tristi rovine di quello che fu un luogo di pratiche spirituali eccellenti non sembrano turbare la serenità di questa piccola comunità spirituale e di coloro che vengono a visitarla.

 

 

Tashidor

Un altro esempio interessante si trova nella penisola di Tashidor, che si raggiunge con un giorno di guida seguendo la strada principale che da Lhasa prosegue verso il nord, in direzione di Kermo (Golmud). Nei pressi di Damzung si procede per il passo di Lhachen, che sfiora i 5000 metri, e si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. E’ uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi meridionali dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri. Il lago si estende per 70 chilometri; sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale di un massiccio che supera i 7000 metri considerato dai tibetani la dimora di Nyenchen, la potente divinità di protezione che è fratello di Amnye Machen. La penisola di Tashidor si protende nel lago turchese e la si può facilmente percorrere a piedi in poche ore lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili, e se si sale sulla sommità del promontorio che si raggiunge in breve tempo, i tramonti sono stupefacenti. Anche questo è un luogo nuovamente meta di pellegrinaggi, adornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali. Nelle grotte di Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri, tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti e alcuni eremiti sono tornati a risiedere qui.

 

 

Samye, Chimpu e Yamalung

Anche la situazione che troviamo nel primo sito storico del buddismo in Tibet, il monastero di Samye, e soprattutto nei vicini eremi di Chimpu e Yamalung è molto interessante.
Per arrivare a Samye si attraversa il fiume Tsang Po utilizzando un ponte nei pressi di Tsetang e si segue un bel percorso che risalendo il fiume passa vicino a delle grandi dune di sabbia. Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso ha una forma mandalica al cui centro si erge il tempio principale a più piani, tutti adornati con affreschi e statue, dove ogni giorno vengono eseguite le cerimonie di preghiera. Chi è venuto qui negli anni ’80 ricorda che il terreno consacrato del monastero, ora tornato ad essere delimitato da un muro circolare, era stato adibito ad uso agricolo e che vi furono costruite diverse abitazioni e stalle, oggi tutte ricollocate nuovamente all’esterno. L'utilizzo agricolo del sito durante gli anni più bui per un certo verso è stata una fortuna, perché molte delle pitture del kora interno del tempio sono originali, in quanto questo divenne un magazzino. I piani superiori sono stati interamente ricostruiti, ma fortunatamente gli affreschi sono stati realizzati secondo i dettami dell’iconografia classica tibetana. Il muro di cinta circolare che delimita il mandala di Samye contiene su ogni punto cardinale un tempio oltre a diversi stupa colorati, tutti ricostruiti, ma molto belli e vivi, grazie alla presenza di giovani monaci ed al continuo afflusso di pellegrini. L’insieme è ben visibile dalla vicina collina del Hepori - luogo ideale per i tramonti, con un tempietto dove la sera un monaco esegue le preghiere di buon auspicio per la divinità protettrice che qui risiede, che la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce. Nell’insieme, il complesso di Samye sembra proprio risorto, e trasmette al visitatore una grande sacralità.
Il vicino eremo di Chimpu è un raro e magico luogo formato da un anfiteatro naturale al cui centro scorrono le acque di un fiume sacro; sui ripidi pendii si trovano le grotte di ritiro dei monaci e monache eremiti che hanno ricominciato ad eseguire pluriennali ritiri spirituali. Il piccolo monastero femminile di Chimpu Utse è posto ai piedi dell’area sacra ed ospita molte giovani monache. Il punto più venerato è la grotta di Drakmar Keutsang che i pellegrini tibetani considerano il luogo dove si manifesta la parola del Buddha, in virtù forse del fatto che Guru Rimpoce trasmise qui molti dei suoi insegnamenti. A Chimpu furono rinvenuti moltissimi terma, i “tesori nascosti" della tradizione tibetana, ovvero testi esoterici o oggetti nascosti dai maestri per essere riscoperti da un maestro o uno yogi chiamato terton, nel momento storico adatto. I terma di Chimpu sono stati attribuiti a Guru Rimpoce, Yeshe Tsogyel, Nyang Tingedzin e altri. Passeggiando tra le formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le casupole di solitari monaci e monache, piccoli templi, grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali. Chi giunge qui con un giusto spirito di rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale e anche ricevere una benedizione da questi sereni praticanti.
Nella valle a nord di Samye un sentiero porta all’eremo di Yamalung, posto 300 metri sopra la valle, costruito nei pressi di una navata di roccia chiamata Orgyen Puk, dove Guru Rimpoce passò lunghi periodi in meditazione realizzando la visione del Buddha Amitayus, una manifestazione che genera gli auspici per la buona salute. Quando ebbe questa visione sgorgò dell’acqua da una roccia, da dove tutt’ora fluisce e viene raccolta in una piccola vasca. In questo luogo il maestro Vairochana fece un ritiro di tre anni e Yeshe Tsogyel, la potente yoghini consorte di Guru Rimpoce che realizzò la piena illuminazione, ricevette qui la sua prima iniziazione. Motivo questo che ha stimolato alcune yoghini e giovani monache a utilizzare l'eremo.
Seguendo l'onda ispiratrice dell'eterica presenza di Yeshe Tsogyel, oltre a Chimpu e Yamalung anche molti degli altri siti utilizzati dalla grande mistica, da Drak Yongdzong e Dzong Kumbum fino a Tidro, sono oggi stati riattivati.
Ci si può ora solo augurare che una rinascita spirituale del Tibet sia solo agli inizi!

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