Tibet: Kham e Amdo

Il Tibet copre una vastissima parte dell’Asia, uno spazio linguistico, etnico e culturale storicamente ben demarcato dalla configurazione del territorio. Infatti l‘altopiano a est è contornato da una cintura di ripide montagne che ne ha sempre segnato il confine naturale, una barriera costituita da profonde gole coperte da fitte foreste che culminano in grandiose vette, dallo Zhara Lhatse al Minyak Gangkar (7556 mt) e più a sud, verso lo Yunnan, dal gruppo del Kawa Karpo.

E’ un territorio solcato da fiumi possenti, dove anche gli affluenti minori impressionano per la fenomenale portata d’acqua; in queste valli uno spazio limitato per l’agricoltura ha consentito lo sviluppo di piccoli villaggi, che in buona parte conservano ancora oggi la solida architettura tradizionale, e di alcune cittadine commerciali dove ora vivono anche i cinesi. Risalendo gole e vallate si arriva nelle zone di alta quota, generalmente oltre i 4000 metri, con ricche pasture che sono il regno dei nomadi; man mano che ci sposta a nord ovest queste vengono a coprire quasi l’intero territorio.

Oggi il Tibet è stato smembrato dai potenti invasori che ne hanno inglobato la gran parte in diverse province cinesi, una politica che molti ritengono parte del disegno imperialistico di “assimilare” tutto ciò che non è han.  Ciò che viene normalmente denominato “Tibet” per molti è ormai sinonimo di quella che gli invasori cinesi hanno etichettato “Regione Autonoma del Tibet”, che corrisponde in larga misura ai distretti storici tibetani di U e di Tsang, a cui si aggiungono alcune aeree limitrofe come il Kongpo, Lhodrak e così via. Le vaste regioni tibetane dell’Amdo e del Kham, che coprono uno spazio ben più grande, in seguito all’invasione sono state così suddivise: l’intero Tibet del nord est, o Amdo, tra le regioni cinesi del Qingai e del Sichuan con una piccola parte anche nel Gansu; e più della metà del Tibet dell’est, il Kham, risulta incorporato nel Qingai, nel Sichuan e in alcune aree del nord ovest dello Yunnan. In questi territori i tibetani sono ancora in maggioranza e la gente, aiutata dalla fierezza che le è propria e dall’ambiente spesso selvaggio, è riuscita in larga misura a tener testa alla politica di assimilazione culturale del governo cinese. Fu proprio nel Kham orientale che scoppiò la grande rivolta alla fine degli anni ’50, che portò gli sconfitti guerrieri Khampa a cercare rifugio nel lontanissimo Mustang, in Nepal.

Oggi anche qui è in corso un eroico sforzo per far riemergere, con pochi mezzi ma con un’assoluta volontà, le tradizioni; molti monasteri sono stati ricostruiti e alcuni Lama hanno potuto ricominciare, sotto attenta sorveglianza, a diffondere i propri insegnamenti; si notano anche un certo numero di studenti e fedeli di etnia cinese, alcuni dei quali contribuiscono ora al mantenimento dei luoghi di culto. Gran parte della gente svolge in discreta autonomia le proprie attività e la religione può essere praticata, a condizione che non si contesti il partito e la legittimità del regime di occupazione. Dopo gli incidenti del 2008 nel periodo delle olimpiadi la violenta repressione cinese ha costretto i tibetani a stare più attenti, ma non si è tornati ai livelli di sopruso che vigevano ancora negli anni novanta. Alcune aree sono periodicamente chiuse al transito degli stranieri, specialmente in alcune zone del Kham interno e nei distretti, principalmente in Amdo, dove si è ripetuta la tragedia dei giovani che nel tentativo di costringere il mondo a non abbandonare la causa dei tibetani scelgono di immolarsi col fuoco.

Amitaba da parecchi anni organizza viaggi sia in Amdo che in Kham e nel periodo estivo propone itinerari condotti da guide italiane. Sono tutti percorsi spiccatamente non turistici, ma l’utilizzo di campi mobili non è necessario se non in alcune aree.

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