Tibet occidentale

Il Tibet Occidentale è una regione vastissima che si estende ad ovest dai confini del Ladakh e dello Spiti, che oggi sono parte dello stato indiano, arrivando ad est fino ai territori himalaiani di Tingri e Shegar dove si erge l’Everest, al bordo occidentale della storica regione tibetana di Tsang. La parte settentrionale di questo territorio è costituita dall’altopiano del Ciangtang che arriva fino ai bordi dei deserti del bacino del Sinkiang e, verso ovest, alla remota catena del Kun Lun ed al desolato altopiano dell’Aksai Chin, dove l’altezza media supera i 5000 metri.

E’ una regione poco abitata, con alcuni piccoli centri e gruppi di nomadi disseminati in uno spazio immenso, dove i luoghi storicamente significativi sono situati nelle valli meridionali, adiacenti alla catena himalaiana.

Il punto focale della regione è il monte Kailash con i laghi Manosarovar e Raksal Tal che si stendono come distese di zaffiro ai suoi piedi. E’ un luogo sacro che ha ispirato filosofie, folclore e leggende di tutte le culture di radice vedica: induisti, buddisti, jainisti e bön hanno individuato qui, dove nascono l’Indo, il Sutlej e il Bramaputra, il centro da cui ha origine la civiltà dell’uomo. Grazie ai saggi rishi da questa terra furono portate agli esseri umani le conoscenze apprese dalle entità divine che vi risiedevano, necessarie per un’evoluzione verso il bene e per l’emancipazione dalla sofferenza.

Nella regione del Kailash troviamo resti storici di estremo interesse: Purang, a sud dei laghi sacri, ed a est i siti principali di Thirtapuri, Gurugam, Ngulkar, Dawa Dzong, Toling, Tsaparang, Dunkar e Piyang. Spingendoci dalla zona del Kailash a nord ovest verso il lago di Pangong incontriamo l’antica capitale di Rutok; e chi si avventura oltre la barriera della catena del Kun Lun trova l’antica oasi di Kotan, storica tappa della via della seta meridionale. La maggior parte di questi luoghi testimonia il fiorire di un importante regno tibetano, il mitico mondo di Gughe, che rivaleggiò per molti secoli a est con Bod, il regno della regione centrale nato nella valle di Yarlung che pose la propria capitale a Lhasa e divenne l'entità storica e politica Tibet, ed a ovest si confrontò con il potente regno del Ladakh. Gughe fu protagonista del fiorire di importanti scuole monastiche tibetane tra il X e l’XI secolo. Le incomparabili opere d’arte di Alchi, Mangyu e Sumdo in Ladakh, di Tabo, Kungri e Lhalung in Spiti e di Dunkar, Toling e Tsaparang in Tibet sono la testimonianza della profonda e sofisticata cultura che qui ebbe il suo apice. Molto della storia di questo affascinante regno è andato perduto a seguito della sconfitta inflittagli dai ladakhi, che non esitarono ad allearsi con i musulmani pur di dominare incontrastati il Tibet d’occidente. Alcuni studiosi imputano la genesi di questa disfatta all’indebolimento di Gughe causato dalla progressiva desertificazione del territorio.

La civiltà di Gughe ebbe origine da un regno più antico, il misterioso impero di Shangshung. Di questa civiltà restano alcuni siti affascinanti, primo tra tutti il castello di Ngulkar situato nella regione del Kailash, chiamato il ‘castello d’argento’ per la particolare colorazione dei pinnacoli erosivi nell’incredibile anfiteatro naturale dove si ergono i resti del palazzo reale e della capitale rupestre di Shangshung. Secondo Giuseppe Tucci questo fu il primo insediamento del Tibet, la cui origine egli fece risalire a circa 3000 anni fa. Le tracce di questo mondo sono evanescenti, nei testi troviamo pochi riferimenti, ad esempio alcuni brani trascritti da David Snellgrove nel suo classico "Tibet" o dei resoconti di viaggio riportati da A. Govinda in “La via delle nuvole bianche". Alcune interessanti ricerche sono state condotte da Lama Namkai Norbu che ha ipotizzato proprio in questo regno le origini degli insegnamenti esoterici Dzogchen e del Bön, ovvero delle più antiche tradizioni tibetane. Future ricerche potrebbero forse mettere in luce anche il profondo legame che alcuni ipotizzano debba esistere con la tradizione vedica dei rishi, che vengono collocati come originari proprio di queste regioni, rivelando così la genesi storica di buona parte delle filosofie esistenziali d’oriente.

Il Tibet occidentale è per la gran parte di difficile accesso perché non esistono aeroporti, le distanze sono lunghe, le strade presentano a volte difficoltà di transito e alcuni tratti sono chiusi nel periodo invernale. E’ necessario quindi affrontare il viaggio con lo spirito di chi partecipa ad una spedizione tenendo conto di dover passare la maggior parte delle notti in campo ed essere consapevoli che la pianificazione delle tappe è sempre subordinata alle condizioni oggettive del percorso. Amitaba tiene sempre conto di questi fattori: ogni viaggio prevede una completa autosufficienza per quanto riguarda il carburante, i pezzi di ricambio, il cibo, l’attrezzatura da campo e personale esperto. Un altro aspetto delicato sono i permessi di accesso che devono essere rilasciati dalle autorità competenti a Lhasa: l’intera area è soggetta a controlli ed alcuni siti si trovano in zone ufficialmente vietate. Volendo raggiungere i luoghi inclusi in queste aree, se le condizioni sono favorevoli a volte è comunque possibile riuscire nel proprio intento. L’insieme di questi fattori rende il viaggio oggettivamente stimolante, perché offre l’opportunità di assaporare un’avventura.

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