Tibet occidentale: Monte Kailash

Recarsi al Kailash per molti rappresenta uno dei viaggi più ambiti della vita. Chi ci è già stato non fa che confermare quanto sia ben riposto questo forte desiderio, e solitamente ognuno trova una risposta all’ispirazione che spinge ad andare in un luogo così remoto e traboccante di pura energia spirituale. E’ un viaggio che richiede un elevato spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma non è riservato ai grandi sportivi.


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Andare al Kailash

E’ preferibile alloggiare quasi sempre in tenda perché le poche guest house sono generalmente disagevoli e poco pulite. Si percorrono notevoli distanze in aree sprovviste di servizi, su strade difficili e sterrate, in jeep, solitamente delle Land Cruiser Toyota, con l’appoggio di un camioncino su cui caricare attrezzatura da campo, riserve di cibo, combustibile e quant’altro mentre durante la circumambulazione del Kailash (kora) tutta l’attrezzatura e i bagagli vengono portati a dorso di yak. Amitaba cura l’organizzazione tecnica e fornisce tutto il materiale necessario. I partecipanti devono possedere un’adeguata attrezzatura personale che consenta di vivere comodamente anche alle basse temperature, e portare il proprio sacco a pelo. Si consulti la pagina Nota tecnica per il Kailash.

Il problema oggettivo principale è dato dall’alta quota che è sostenuta già nei percorsi di avvicinamento, quando si dorme sempre sopra i 4000 metri, e giunge all’apice durante il kora della montagna, dove al passo di Dolma si raggiungono i 5600 metri. La quota genera disturbi sia fisici che dello stato emotivo; se la motivazione che ci accompagna non è salda un viaggio al Kailash può diventare oggettivamente difficile. In caso di necessità per compiere il kora è possibile disporre di un cavallo da montare che va noleggiato a Darchen alla partenza, ma secondo la nostra esperienza la sola presenza del cavallo è spesso bastata a fornire la sicurezza psicologica necessaria per farcela comunque con le proprie gambe.

Per contenere i rischi dell’alta quota Amitaba consiglia di acclimatarsi adeguatamente esplorando prima il lago Manosarovar che è posto a 4500 metri di altezza e, per chi ne ha il tempo, di recarsi anche a Gughe, lasciando il percorso del kora alla fine. Si riuscirà così a seguire il sacro sentiero del Kailash in una condizione ottimale. Eseguire la circumambulazione del lago di Manosarovar prima di recarsi alla montagna sacra è una esperienza stupenda ma relativamente facile perché il sentiero che percorre le rive del lago è quasi tutto pianeggiante. I panorami sono superbi: sulla sponda sud orientale si erge il maestoso massiccio glaciale del Gurla Mandata, che sfiora i 7800 metri di quota e a nord ovest si ammira la cuspide del monte sacro, i colori delle vaste acque purissime sono esaltati dall’aria tersa e continuano a variare dal blu intenso, al turchese, allo zaffiro. Il sentiero porta a cinque piccoli monasteri che sono tutti raggiungibili anche con le jeep, consentendo di programmare delle giornate di cammino dove coloro che sono meno allenati possono percorrere a piedi anche solo una parte delle tappe. I monasteri del Manosarovar sono sorti come semplici luoghi di ritiro nei punti in cui hanno soggiornato dei grandi mistici ed emanano un’aura intensa, anche se non sono di particolare interesse artistico.
Percorrere il sentiero del Manosarovar, il “Lago della Madre", prima di recarsi al Kailash, simbolo dell’energia del Padre, è tra l’altro il modo tradizionale di eseguire il pellegrinaggio, che, sempre secondo la tradizione, andrebbe poi concluso recandosi alle fonti termali di Thirtapuri per fare delle abluzioni in queste acque completando i benefici del kora con quest’ultima pratica di purificazione del karma.

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Kora del Manosarovar e visita di Raksal Tal

Per eseguire una circumambulazione completa del lago sarebbe necessario disporre di cinque giorni, utilizzando l’ultima giornata per percorrere il tratto lungo la costa settentrionale tra Lamgpona e Seralung, che però nella parte iniziale non è particolarmente interessante. Il percorso che suggeriamo richiede tre giorni; se si dispone di quatto giorni, meglio ancora, perché si pone un campo anche a Gossul evitando di usare la jeep in una parte della seconda giornata. Per chi avesse invece tempi più stretti, si possono utilizzare solo due giorni seguendo il kora del lago fino a Chiu e sostare qui per la seconda notte o eventualmente raggiungere già nella stessa serata Darchen, punto di partenza del sentiero del Kailash.

Il percorso che consigliamo si sviluppa come segue:

  • si pone un primo campo presso il monastero di Seralung, posto nelle vicinanze della strada che giunge da est per chi arriva da Lhasa o da Katmandu, sul bordo nord orientale del lago. Da qui con una splendida giornata di cammino in cui non si perde mai la visuale del Kailash e del Gurla Mandata si giunge al monastero Ghelupa di Trugo, sulla costa sud orientale.
  • Nella seconda giornata da Trugo si raggiunge Gossul sulla costa sud occidentale, un luogo famoso per le sabbie che vengono raccolte dalla falesia e vengono utilizzate nella medicina tibetana e per la costruzione dei mandala di sabbia; quindi si raggiunge Chiu. Per questa tappa è consigliabile, data la distanza, eseguire delle parti in jeep: solitamente il primo tratto verso Gossul, fino a dove inizia la falesia, e da poco dopo Gossul fino a Chiu. Il secondo tratto in jeep permette, con una deviazione verso sud, di arrivare ad una spiaggia meravigliosa della costa del lago sacro di Raksal Tal, di rimpetto al maestoso Gurla Mandata. Questo è il secondo lago sacro del Kailash, che impersonifica l’energia oscura del femminile, della magia e della profonda mente intuitiva. E’ un luogo che i pellegrini hanno sempre riverito ma temuto: qui non si trovano monasteri, templi o muri mani. Tradizionalmente i pellegrini che giungevano in vista di queste acque distoglievano lo sguardo per timore di entrare in contatto con le potenti entità che vi dimorano. Gli unici che osavano bagnarsi su queste rive erano degli yogi tantrici, alcuni dei quali trovarono dimora su delle isolette che sorgono nei pressi della costa meridionale del lago. Secondo la tradizione questi esseri puri non temevano il confronto con i demoni delle acque e i naga sotterranei, ma che, anzi, venivano aiutati da queste entità nella realizzazione delle proprie qualità psichiche. In passato tutti i sentieri che conducevano al Kailash giravano al largo da questo lago; la strada che si utilizza oggi è stata fatta dai cinesi per collegare Purang, senza tenere conto di queste antiche credenze.
  • Dopo il campo di Chiu, dove il tramonto visto dalla collina degli Stupa che sovrasta il monastero è di una bellezza assoluta, si prosegue quindi camminando lungo le falesie del versante settentrionale del lago dove si trovano alcuni eremi di cui alcuni oggi vengono nuovamente utilizzati, dei chorten ed i resti di un vecchio tempio fino ad arrivare al monastero di Lamgpona, a nord del lago. Da qui un sentiero continua lungo le rive fino a Seralung, la cui parte iniziale attraversa terreni piuttosto paludosi; chi volesse per completezza arrivare da qui fino a Seralung deve tener conto di impegnarsi per un’altra giornata di cammino. Da Lamgpona si raggiunge quindi Darchen, punto di partenza per il kora del Kailash, o si prosegue per Gughe; nel secondo caso, si consiglia di porre qui il campo e di partire di prima mattina, oppure è anche possibile arrivare in serata verso ovest fino a Thirtapuri.
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Kora del Monte Kailash

Il Kailash è venerato in oriente come il punto di congiunzione tra la dimensione del mondo umano e le sfere pure degli esseri superiori. Le religioni d’oriente concepiscono questo luogo come un riferimento alle proprie simbologie e visioni cosmologiche: per gli induisti questo è il trono di Shiva, per i jainisti di Tirthankara, per i bön quello di Tonpa Shenrab e per i buddisti tibetani della forma buddica di Chakrasamvara, espressione della chiara luce della mente onnisciente. Tutti i pellegrini che compiono con devozione la circumambulazione del monte (kora) ritengono, grazie alla particolare connessione che questo luogo avrebbe con i piani di esistenza puri, di ottenere una profonda purificazione del proprio karma. La tradizione afferma che se una persona riuscisse ad eseguire in una vita 108 kora in modo corretto conseguirebbe la completa purificazione di tutte le negatività accumulate nel corso del proprio incommensurabile ciclo di trasmigrazione. In un nostro viaggio abbiamo incontrato uno yogi indiano che stava cercando di fare questo nel corso di una sola stagione estiva; in settembre era arrivato a circa 80 kora!

Il sentiero che segue il circuito attorno al monte Kailash parte da Darchen, un brutto e sporco paesino posto a circa 4600 metri di quota, ed è lungo circa 54 chilometri. Viene percorso in senso orario, la direzione che offre una progressione di salita graduale fino al passo di Dolma, da tutti eccetto che dai seguaci della religione bön. Riempie il cuore di commozione percorrere il sentiero sacro attorno al monte osservando a volte delle anziane donne tibetane o dei bimbi, che senza porsi troppi problemi avanzano con calma recitando dei mantra calzando delle scarpe da tennis! Il tempo impiegato varia: i pellegrini tibetani spesso partono alle prime luci del giorno e proseguono ininterrottamente il cammino fino alla fine del percorso, mentre i pellegrini che eseguono il kora con le prostrazioni impiegano alcune settimane. Normalmente gli occidentali utilizzano due giorni e mezzo, ponendo un primo campo a Dirapuk a circa 5000 metri di quota ai piedi della parete nord, per affrontare da lì nel giorno successivo il passo di Dolma, dove si arriva a circa 5600 metri di altezza, ponendo un secondo campo verso Zutrulpuk nella valle orientale; da qui si raggiunge poi Darchen. Per alleviare la fatica alcuni scelgono di andare con la jeep da Darchen fino a Tarboche, nella valle occidentale, e di essere poi raccolti all’uscita della valle orientale dopo Zutrulpuk, risparmiando qualche ora di cammino. Chi avesse dei timori potrebbe però in alternativa noleggiare un cavallo a Darchen, e completare così l’intero circuito tradizionale.

Il consiglio di Amitaba è di utilizzare un giorno in più, sostando per due notti a Dirapuk, per godere dell’unicità di questo luogo dove la maestosa parete nord del Kailash si erge al centro di un sipario naturale formato da due monti, chiamati dai tibetani con il nome dei Bodhisattva Manjushri e Avalokiteshvara perché i devoti vi vedono il trono di questi due esseri puri. Avendo questo giorno in più è anche possibile risalire la valle da Dirapuk verso la parete nord fino ai bordi del ghiacciaio, e chi è più esperto può arrivare fino al centro del ghiacciaio proprio sotto la parete, dove una morena generata dalla pressione del ghiaccio e costituita dai preziosi frammenti della parete forma un piccolo cono nero di rimpetto al Trono delle Divinità, un punto decisamente eccezionale. Alcuni, presi da una forte pulsione, si inoltrano nel bacino glaciale arrivando fino a toccare la possente parete nera, ma è molto pericoloso perché senza segni di preavviso spesso cadono sassi e ghiaccio.

Lungo il kora si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme rende il sentiero decisamente unico al mondo. Lasciata Darchen, da dove la vetta del Kailash non è visibile, si transita da Tarboche, la piana in vista della parete sud posta ai piedi della piattaforma dei Mahasiddha dove ogni anno in occasione di Saga Dawa viene rinnovato un rito di purificazione erigendo un grande palo, una sorta di agopuntura mistica per le energie sottili della Terra. Poco oltre appollaiato alle pareti occidentali della valle troviamo il monastero di Choku, che se raggiunto offre anche un ottimo panorama della parete sud, e a nord l’eremo di Dirapuk. Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove alcuni rari pellegrini induisti eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza, arrivando alle pasture della valle sottostante dove si trovano sempre degli yak al pascolo; ormai in vista della vallata dei laghi sacri di Manosarovar e Raksal Tal si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove venne a meditare Milarepa.

Oltre al kora tradizionale, risalendo la piccola valle alle spalle di Darchen verso la parete sud è molto bello passare una giornata visitando i monasteri di Gyangdrak e Selung, e volendo è semplice camminare verso sud sui costoni erbosi sopra Selung, godendo di una visuale inimmaginabile della parete meridionale del Kailash e, sull’altro versante, del Raksal Tal, del Gurla Mandata e di uno spicchio del Manosarovar. I cinesi, con una sensibilità che definire vandalica è poco, hanno recentemente scavato una stradina sterrata che porta in questa valle; ma fortunatamente l’insieme non ne ha risentito.

Sempre verso la parete sud è possibile pensare di eseguire il cosiddetto kora interno, ma tradizionalmente questo percorso è fattibile solo da chi abbia compiuto almeno 12 circumambulazioni del monte. Se si esegue il kora del Kailash nel ciclo astrale giusto, e l’ultima volta è stato per Saga Dawa nel 2002, la potenza del pellegrinaggio viene moltiplicata per il numero delle case astrologiche, quindi in queste occasioni speciali anche dopo un solo kora si è ‘autorizzati’ a seguire il percorso interno. Molti prendono alla leggera questi ‘divieti’, ma a volte è meglio rispettare le tradizioni. Questo percorso è comunque difficile perché poco segnato e necessita di alcuni passaggi che richiedono tecniche vicine all’alpinismo e arriva a circa 6000 metri dietro ad un monte che rappresenta la figura del mitico bue Mand, posto di fronte alla parete meridionale. Bisogna essere quindi molto allenati oltre a considerare che la valle è ad accesso vietato, quindi non raggiungibile con portatori o guide al seguito.

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Fattori climatici

La regione del Kailash è transhimalaiana, quindi abbastanza riparata dal flusso monsonico che sale dall’India a partire da giugno a fine agosto. In un viaggio al Kailash il monsone può creare problemi più nelle tappe di avvicinamento, per frane o per i guadi, che nella zona del monte. Il mese di luglio è quello potenzialmente più piovoso, mentre i cieli più tersi si trovano a maggio e ancor più da fine settembre. Non si può stabilire una regola precisa, perché il tempo di permanenza nella regione è sempre comunque breve e quindi spesso vale più la buona fortuna che la statistica…. Succede di subire scrosci di pioggia a settembre o di avere giornate limpidissime a luglio! I mesi migliori vanno da maggio a settembre; nel periodo più freddo, da novembre a marzo, recarsi al Kailash tecnicamente potrebbe essere fattibile ma da persone con capacità alpinistiche e attrezzature polari e solamente giungendo dalla strada che arriva da Senge Tsangpo (Shiquanhe) ad ovest. Anche nelle stagioni più calde è necessario essere preparati agli abbassamenti di temperatura, con possibili minime di circa – 10°c.

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