India: Trekking in Himalaia

Il trekking himalaiano è visto da alcuni come un exploit sportivo. In realtà difficoltà e fatiche dipendono da cosa si fa e come lo si fa. "Trekking" infatti significa muoversi a piedi o anche a cavallo lungo i sentieri che sono le normali vie di comunicazione delle remote valli dell’Himalaia, vivendo in rapporto diretto con l’immensità del grandioso ambiente naturale in un modo che favorisce anche il contatto culturale con la gente che abita questi remoti territori. India: Trekking in Himalaia - AmitabaChi ha esperienza di questo semplice modo di raggiungere villaggi, monasteri, eremi ed alpeggi sa che è qui che si incontrano i momenti più belli dei nostri viaggi ed a volte di un’intera vita.
Avvicinandosi con rispetto, è possibile immergersi in un mondo dove non esistono ancora corrente elettrica e motori, e la vita scorre con i ritmi antecedenti la rivoluzione industriale. Tutti collaborano, uomini, donne, vecchi e bimbi per produrre ogni cosa necessaria alla sopravvivenza, dalla costruzione della casa, alla tessitura dei vestiti, alla coltivazione e conservazione del cibo. E gli scenari in cui ci si sposta sono tra i più spettacolari del nostro pianeta.

 

INDICE DELLA PAGINA:

 

 

Le possibilità offerte dall'Himalaia dell'India

Come si è visto nei capitoli specifici, in India si trovano praticamente tutti i diversi tipi di ambiente e clima himalaiani ed uno spettro quasi completo del caleidoscopio etnico e culturale preservato da questa possente e vasta catena di monti. In questo fantastico spazio la costruzione delle strade continua faticosamente, avanzando anno dopo anno lungo molte delle valli remote, ma la possibilità di arrivare con una jeep in tantissimi villaggi è un’ipotesi ancora parecchio lontana e le difficoltà oggettive di molte aree rendono il transito comunque limitato alle stagioni meno fredde.
Per chi ama camminare lontano dal mondo dei motori vi sono così infinite possibilità e le opzioni da un punto di vista dell’impegno richiesto sono amplissime, iniziando da percorsi semplici e di grande soddisfazione, come il trekking dei Monasteri dell’Indo ad ovest di Leh in Ladakh, a vere e proprie spedizioni in autosufficienza, di cui tra le più celebri tra gli appassionati è forse il trekking del Chadar, che prevede la risalita del fiume Zanskar in inverno procedendo sull’acqua ghiacciata lungo gole dove il sole non riesce neppure a fare capolino, e di giungere nella grande vallata di Zangla e Padum quando tutto è ammantato da un profondo strato di neve! (Torna all'indice)

 

 

Considerazioni generali

Gli aspetti ambientali visti nelle pagine più generali (Himalaia, regioni occidentali e regioni orientali) sono ancor più rilevanti per chi sceglie di fare dei percorsi a piedi, iniziando da una seria considerazioni del fattore di acclimatazione richiesto per gran parte dei percorsi più belli. A quanto già esposto vanno poi aggiunte un insieme di considerazioni più specifiche legate ai singoli itinerari, come ad esempio la portanza stagionale dei torrenti che può rendere alcune strette gole difficilissime da passare per lo sciogliemmo delle nevi o per il travaso della raccolta piovosa monsonica che fluisce verso i versanti trans himalaiani. Un altro esempio, la quantità di neve che può rendere difficile attraversare alcuni passi anche per parte della stagione estiva. In alcune aree è inoltre necessario avere una conoscenza precisa ed aggiornata del territorio; capita ad esempio che sentieri normalmente semplici diventino quasi impossibili: basta ad esempio una piena che spazza via un ponte di tronchi per costringere ad un guado di difficoltà estrema, o un versante ghiaioso che smotta e fa sparire il sentiero lungo una scarpata, rendendo impossibile il transito dei cavalli da trasporto.
Queste riflessioni vengono dall’esperienza vissuta: i fondatori di Amitaba hanno iniziato a percorrere a piedi le regioni più remote dell’Himalaia nel 1980. Con una buona organizzazione e guide esperte questi ed altri grattacapi non cadranno inaspettati addosso ai partecipanti; ma si deve tener presente che muoversi nelle valli dell’Himalaia è pur sempre un’avventura e non bisogna prendere alla leggera la necessità di avere un’attrezzatura adeguata. Molto dipende chiaramente dalla scelta dei percorsi: alcuni sentieri sono adatti solo alle persone particolarmente allenate ed esperte, come il passo dell’Umasi tra Zanskar e Kishtwar o la traversata dei Pin Parbati tra Spiti ed Himachal, ma ve ne sono tantissimi che non presentano potenziali imprevisti e sono eseguibili anche utilizzando cavalli da monta per affrontare le salite più impegnative, come la stupenda valle di Markha in Ladakh e la maggior parte dei sentieri del Rupshu. Le montature utilizzate per questo sono assolutamente docili, non serve avere precedente esperienza, e sono condotte da un cavallaio esperto. Questo fattore ha consentito a molti di avere la sicurezza psicologica necessaria per affrontare una prima esperienza di trekking o per incamminarsi su sentieri altrimenti ritenuti al di sopra delle proprie possibilità: spesso poi il cavallo non è neanche stato utilizzato! (Torna all'indice)

 

 

Trekking nelle regioni tibetane dell'India

I sentieri che si inoltrano nelle regioni himalaiane di etnia e cultura tibetana (Zanskar, Ladakh, Rupshu, Lahaul e Spiti) sono molto apprezzati dai viaggiatori sia per la magnificenza dell’ambiente, caratterizzato da valli desertiche con l’aria tersa sormontate da vette sfavillanti, che per la qualità delle persone che s’incontrano: pur vivendo in una situazione di evidente povertà materiale, sono molto ospitali e sorridenti e nei villaggi spesso si creano situazioni di scambio, per la reciproca curiosità, e momenti di gioco. Anche la musica e la danza sono occasioni per conoscersi e condividere la gioia di incontrarsi.
Le rocce che contornano il cammino in molti punti sono scolpite con le formule magiche dei mantra, e gli stupa ed i muri mani posti lungo i sentieri richiamano il rapporto intenso con la dimensione spirituale che anima persone e luoghi; sembra di percepire che le bandiere di preghiera poste con abbondante profusione sui passi per trasmettere positività al vento, diffondendo nello spazio gli ideali della benevolenza e della compassione, siano effettivamente riuscite nell’intento di trasferire al mondo l’essenza della pratica ascetica. Nei monasteri che s’incontrano lungo alcuni sentieri colpisce ancor più il sorriso dei monaci che la loro austerità. Assistere alle cerimonie apre uno spiraglio sull’intensità della loro ricerca interiore; sentire i canti e le musiche rituali porta ad un contatto che trascende la comunicazione verbale.
Camminare e accamparsi in questo ambiente rende partecipi di una realtà a noi ormai remota; è quindi anche un’esperienza formativa, oltre che affascinante per il senso di avventura che naturalmente anima chi vi si cimenta. (Torna all'indice)

 

 

Come viene organizzato un trekking

Amitaba prevede una logistica di elevata qualità. La preparazione viene sempre predisposta prima dell’arrivo dei partecipanti, che trovano ad attenderli all’imbocco del sentiero le montature o i portatori necessari al trasporto dei materiali e, all’uscita, i veicoli in attesa per il rientro. Ci si avvale di una guida esperta del territorio, cuoco esperto, assistenti per l'installazione dei campi, cavalli da carico o, dove necessario, portatori, che trasportano tutto l’occorrente, il cibo e il combustibile necessari – infatti ben raramente si trovano rifornimenti sul percorso. Si dispone di tende a due posti per dormire, tenda comune, tenda per i servizi; il cibo è preparato con cura ed al mattino vige la bella abitudine del tè servito in tenda. Tutta l’attrezzatura viene fornita da Amitaba, ad eccezione del sacco a pelo, che può comunque all’occorrenza venire noleggiato. Al partecipante non è richiesto alcun onere o assistenza nell’allestimento o smontaggio dei campi o nella cucina e il bagaglio personale viene trasportato dall’organizzazione. Così ciascuno può immergersi nel piacere del percorso senza preoccupazioni e senza portare un pesante zaino sulle spalle. (Torna all'indice)

 

 

Trekking a cavallo

La maggior parte dei sentieri è percorribile da cavalli per il trasporto di materiali; ma questo non significa che possono essere tutti seguiti anche montando, perché lungo le discese più ripide o nei tratti esposti può essere pericoloso per il peso maggiore del cavaliere e la distribuzione più alta dello stesso rispetto al carico medio, con il rischio che l’animale scivoli. Molti gruppi preferiscono avere con sé alcuni cavalli privi di carico da poter utilizzare se qualcuno è stanco, o per attraversare i guadi: è molto più comodo passare i torrenti in sella che con l’acqua gelida alla cintola!
Amitaba nel Rupshu, la regione dell’altopiano in Ladakh, ha anche organizzato dei trekking specifici per appassionati di equitazione, in cui i partecipanti fanno percorsi esplorativi seguendo un cavaliere ladakho tra le alte pasture per poi ricongiungersi ai punti di campo previsti. Tutto quanto necessario, materiali da campo, provviste ed il bagaglio personale vengono portati dagli assistenti con una carovana di cavalli da trasporto. La preparazione di questo tipo di viaggio, riservato a cavalieri esperti, va pianificata con alcuni mesi di anticipo per prenotare le montature migliori, perché quelle adatte sono poche. (Torna all'indice)

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