Egitto: Spedizione a Gilf Kebir

La spedizione attraversa in totale autonomia un vastissimo territorio disabitato, dove la quasi totale assenza di precipitazioni da lungo tempo non ha più permesso la sopravvivenza dell’uomo: restano le affascinanti pitture rupestri del neolitico a testimoniare un tempo in cui anche qui la vita era possibile. Dal Cairo dove solitamente, in funzione degli orari di volo, è possibile visitare le piramidi nel giorno dell’arrivo ed il celeberrimo Museo del Cairo nel giorno della partenza, ci si dirige per un primo campo nel Deserto Bianco e quindi a Dakhla, dove si alloggia in un bell’alberghetto. Da Dakhla inizia la grande avventura puntando in direzione sud ovest.

 

(Per le immagini di Gilf Kebir, collegarsi alla “Galleria Fotografica”)

 

L’itinerario da noi consigliato segue le distese di sabbia, a tratti ondulate, che lambiscono colorate formazioni stratificate, giungendo al Gilf Kebir, la misteriosa regione di monti e sabbie vasta più della Svizzera, dove nei uadi in tempi remotissimi vivevano uomini ed animali. Si attraversa il Gilf Kebir nella spettacolare fascia centrale, dove i cordoni dunari del Mare di Sabbia si arenano sui contrafforti dell’altopiano creando un ambiente dalla bellezza entusiasmante. Raggiunto il versante occidentale, che si affaccia sulla piatta vastità del deserto libico, se ne esplora un tratto verso nord alla ricerca delle antiche pitture rupestri e quindi si procede verso il confine meridionale dell’Egitto con il Sudan e la Libia, dove emergono dalle vaste distese di sabbia monti di origine vulcanica e si trovano crateri meteoritici. Arrivati ai monti del Djebel Uwainat, la cui cima più alta è in Sudan, nei uadi ricchi di graffiti e pitture neolitiche si trovano anche delle tenaci acacie del deserto. Il percorso di rientro transita quindi dal bordo sud orientale del Gilf e segue una traiettoria verso nord ovest che si ricongiunge alla strada per Dakhla un po’ più a sud del punto da cui si è partiti. Dall’oasi di Dakhla con questo percorso vengono eseguiti 8 campi consecutivi: si viaggia per 9 giorni in uno dei luoghi più remoti al mondo in totale autonomia con un percorso in fuoripista di almeno 1500 chilometri.
L’itinerario che suggeriamo è completo, ma può essere esteso per visitare più approfonditamente il territorio del Gilf Kebir: per chi ne avesse la possibilità, si suggerisce di aggiungere una giornata nella regione del Gilf settentrionale per recarsi a uadi Hamra. Dovendo economizzare sui tempi si può invece ridurre il percorso evitando l’esplorazione del Djebel Uwainat andando da uadi Sura direttamente a Kamal el Din. E’ anche possibile seguire un percorso che tocca solo il bordo orientale del Gilf, procedendo da uadi Mashi per un tratto verso sud e quindi rientrando, utilizzando in tutto solo cinque giorni – però così è un pò come andare in pasticceria e non assaggiare le paste!
Chi si reca al Gilf Kebir può valutare anche altre due possibilità per il rientro. La prima prevede di tornare verso nord attraversando il Mare di Dune: da uadi Hamra o da uadi Sura, a settentrione del Gilf Kebir, si raggiunge verso nord la zona di Silica, dove si trova la misteriosa pietra dura verde e quasi trasparente che sembra essersi formata a seguito di un grande impatto meteoritico. Per la sua peculiarità fu utilizzata in epoca faraonica per oggetti molto particolari: ad esempio, per il gioiello posizionato sul cuore della mummia di Tutankhamon. Quindi da Silica si possono seguire tre direttrici: a nord verso Siwa (3 giorni), a nord est verso Ain Della e l’oasi di Farafra (4 giorni), a est verso Abu Minqar e l’oasi di Farafra (4 giorni). Le ultime due opzioni sono più brevi come distanza, ma richiedono più tempo perché bisogna attraversare un gran numero di altissimi cordoni dunari, in special modo sulla rotta per Abu Minqar. Si segnala che nel programmare queste opzioni è preferibile affrontare il Mare di Sabbia in rientro piuttosto che all’andata per passare i cordoni dunari con meno carico e procedendo in direzione ovest – est, avendo così di fronte il versante usualmente meno ripido delle dune, poiché vengono modellate per la gran parte da venti occidentali.
La seconda possibilità prevede di rientrare dal bordo sud orientale del Gilf Kebir seguendo una linea diretta verso est che attraversa un vasto mare di sabbia piatta fino a Bir Tarfawi. Da questo posto di polizia in mezzo al nulla una strada asfaltata torna a nord verso Dakhla ed una prosegue ad est fino a Bir Kiseba; da Bir Kiseba su pista si può raggiungere in due giorni Abu Simbel e da qui procedere, eventualmente in aereo, per Aswan e quindi per il Cairo. Se il tempo non pressa, sarebbe magnifico impiegare alcuni giorni per le visite archeologiche o per una crociera sul Nilo, utilizzando magari una feluca!
Tutti i tracciati da noi indicati sono stati testati e mappati con il GPS, quindi gli spostamenti sono conosciuti e la guida dispone di un telefono satellitare per eventuali comunicazioni di emergenza. La spedizione deve essere pianificata in tempo utile per richiedere i necessari permessi alle autorità egiziane e un ufficiale dell’esercito egiziano accompagna il gruppo. Devono essere utilizzati almeno tre mezzi, solitamente jeep tipo Toyota Landcruiser; quando si lascia l’oasi di Dakhla è necessario disporre di scorte di carburante, pezzi di ricambio essenziali, di tutta l’acqua necessaria e cibo.
Si pernotta in campo per molte notti consecutive usufruendo solo delle proprie scorte; è evidente che non si ha a disposizione una doccia… Per partecipare è meglio aver già avuto esperienza di viaggi avventurosi; sono anche indispensabili un buon spirito di adattamento e disponibilità al reciproco aiuto.

 

 

Organizzazione del viaggio

Amitaba fornisce tutti i servizi richiesti, inclusi i voli internazionali, i trasporti e servizi in Egitto, l’attrezzatura completa per i campi nel deserto ad esclusione del sacco a pelo; è possibile richiedere una tenda singola. Quando si eseguono i campi il trattamento è sempre di “pensione completa" ed è possibile richiedere anche menu vegetariani; negli altri tratti la formula è a discrezione del viaggiatore. E’ sempre prevista la presenza di una guida egiziana specializzata in viaggi nel deserto che parla la lingua inglese.
Il costo di una spedizione al Gilf Kebir varia in funzione del numero dei partecipanti, della durata, del numero di persone per jeep, del tipo di alberghi e voli internazionali richiesti. Si tenga presente che per questo itinerario è necessario disporre di almeno tre jeep per motivi di sicurezza e per il carico dei rifornimenti. Per condividere i costi è quindi consigliabile essere almeno in 6.
I preventivi di viaggio di Amitaba includono sempre la polizza assicurativa Europ Assistance e non richiedono costi extra per iscrizione, polizze di cancellazione o altro; sono escluse le mance, le tasse aeroportuali al Cairo e il costo del visto che è ottenibile all’arrivo (non è richiesta una foto). Si ricorda che è possibile recarsi in Egitto anche con la sola Carta d’Identità.

 

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196

 

 

Descrizione del viaggio

1°g. Partenza in volo dall’Italia con arrivo al Cairo
Sono disponibili diversi voli diretti, da Milano o da Roma; le compagnie usuali sono Alitalia ed Egypt Air. La Austrian o la Olimpic offrono spesso delle interessanti tariffe ma richiedono almeno uno scalo. Al Cairo Amitaba solitamente ospita i propri viaggiatori nella zona di Giza; ben ubicata per la partenza verso il deserto e che consente quasi sempre di trovare il tempo per una vista alle piramidi o per recarsi allo spettacolo di suoni e luci che vi si svolge ogni sera. Gli hotel da noi usualmente utilizzati sono l’Oasys Pyramids Hotel o il Cataract Hotel, ma può essere prenotato qualsiasi altro hotel che possa essere gradito.

2°g. Cairo (Giza) – Deserto Bianco
Si lascia Giza partendo con le jeep che trasportano tutta l’attrezzatura ed i rifornimenti necessari per la spedizione. Si transita dall’oasi di Bahariyya e quindi, seguendo un percorso fuori pista ai bordi di una frastagliata falesia dove si insinuano le sabbie, si arriva ad Agabat sul bordo settentrionale del Deserto Bianco. E’ un punto panoramico eccezionale nei cui pressi si trova una particolare formazione rocciosa forata; si raggiunge la “fonte magica" per il pranzo. Nel pomeriggio ci si addentra nello spettacolare ambiente dei funghi di gesso, bizzarre formazioni di un candore abbagliante, frutto del lavoro erosivo dei venti. Si pone il campo in un luogo di indimenticabile bellezza.

3°g. Deserto Bianco – Abu Tuyur - Farafra - Dakhla
Con le jeep si raggiunge la zona di Abu Tuyur, un luogo che è un gioiello di bellezza naturale, con formazioni meno sagomate ma più imponenti di quelle del Deserto Bianco. Si prosegue poi per l’oasi di Farafra, dove si pranza nei pressi di un piccolo museo etnico e ci si può bagnare nelle vasche d’acqua pulita dei canali d’irrigazione. Verso Dakhla la strada è asfaltata e si procede veloci, con un solo tratto di fuoripista dove ci si lancia veloci sulla sabbia piatta. Tra le dune della zona di Dakhla, grazie a centinaia di piccole sorgenti che formano anche dei laghetti, sono sorti alcuni splendidi villaggi, di cui il più caratteristico è El Qasr, tutto costruito in mattoni di terra, con alcuni antichi palazzi e un’interessante moschea. Ci si sistema in un comodo alberghetto con bagni e servizi da cui si gode un bel panorama sul deserto e su questo villaggio.

4°g. Dakhla – Abu Ballas
Si parte dall’oasi di Dakhla in direzione sud verso Bir Tarfawi. Si lascia presto la strada asfaltata con un tracciato verso sud ovest che segue i contorni meridionali di lunghissime falesie procedendo sulla sabbia seguendone le morbide ondulazioni e arrivando a Samir Lama, dove è posizionata una lapide commemorativa di questo esploratore al cospetto di un arco di roccia. Si osservano molte formazioni conoidali dai colori scuri che risaltano magnificamente sugli orizzonti infiniti della sabbia. Ad Abu Ballas si trovano alcuni graffiti e dei cocci di anfore di terracotta sulla cui origine si sta ancora discutendo; era forse un deposito per l’acqua usato dalle tribù Toubou per le incursioni verso Dakhla e il Nilo.

5°g. Abu Ballas – Uadi Mashi
Si continua in direzione sud ovest procedendo sempre sulla sabbia al cospetto di falesie e formazioni sedimentarie erose, con una grandiosa varietà di visuali e prospettive. Si sosta per il pranzo a uadi Bagar, dove si trovano delle peculiari formazioni di terra viola che sembrano avere la forma di un grande gregge di animali. In serata i due coni piramidali che segnano l’area di Uadi Mashi compaiono nel vasto orizzonte; siamo alle falde dell’altopiano del Gilf Kebir e ai lembi meridionali del Grande Mare di Sabbia. L’aridità della regione è totale: qui non si trovano neppure degli insetti.

6°g. Uadi Mashi – Aqaba
Si aggira il bordo del plateau del Gilf Kebir godendo di spettacolari visuali anche a nord, dove sabbie dai colori bianchi, gialli e rosa creano un magnifico contrasto cromatico con monti di colore nero sui cui versanti si insinuano le sabbie. Un maestoso passaggio sabbioso porta verso il plateau: si percorrono valli incastonate dalle sabbie fino ad incrociare il groviglio di dune più meridionale del Mare di Sabbia che si protende fino ad un bacino interno del Gilf, dove risalendo una valle invasa dalla sabbia si arriva nell’area del campo, nell’ampia regione che è stata battezzata con il nome di Aqaba. Qui piove circa ogni vent’anni: sufficiente per consentire la crescita in alcuni punti di rarissimi arbusti.

7°g. Aqaba – Uadi Wasi’a – Gebel Makhroum – Uadi Sura (Fugini)
Si percorre un tratto dell’altopiano del Gilf Kebir finché si scende a ovest lungo la rocciosa vallata di Wasi che si apre sulle vastissime distese di sabbie piatte che portano in Libia. Si costeggia verso nord il bordo occidentale del Gilf seguendo dei tratti di sabbie piatte e oltre i faraglioni di Makhroum si arriva nelle vallate del Uadi Sura, dove si trovano anfratti con graffiti e pitture preistorici. Si vedono per prime delle raffigurazioni famose perché sembrano dei nuotatori; i più interessanti sono localizzati circa 10 km più a nord nell’anfratto individuato nel 2002 da Fugini.

8°g. Uadi Sura – Peter e Paul, Cratere di Clayton – Karkur Talh
Da uadi Sura si procede diretti verso sud puntando ai monti vulcanici di Peter e Paul passando a pochi chilometri dal confine libico attraverso un vasto orizzonte fatto principalmente di sabbie piatte. Si sosta al cratere meteoritico che venne individuato dall’esploratore Clayton, posizionato di fronte al gruppo di montagne vulcaniche nere. Procedendo ancora verso sud emerge all’orizzonte la sagoma del Djebel Uwainat, alto 1904 metri. Avvicinandosi le dune diventano più alte e si aprono sulle vallate del Karkur Talh, il cui nome significa “valli delle acacie", dove si resta affascinati e sorpresi alla vista di questi tenaci alberi e dallo scoprire tracce di piccoli animali che qui riescono a sopravvivere grazie alle rarissime piogge (si hanno precipitazioni in media ogni 10 anni). Nelle vallate del Djebel Uweinat fino agli anni ’20 vivevano alcune famiglie nomadi. Si pone il campo al confine con il Sudan in una valle che colpisce per la bellezza delle formazioni rocciose.

9°g. Karkur Talh (Djebel Uweinat)
Giornata di riposo; si lascia il campo installato e con le jeep ci si reca ad esplorare alcune delle valli circostanti, dove si trovano molte testimonianze di pitture e graffiti, all’interno del confine sudanese.

10°g. Djebel Uweinat - Kamal el Din – Eight Bells – Uadi Sakekin
Il percorso di rientro inizia in direzione nord est, transitando da Kamal el Din, al bordo meridionale del Gilf Kebir, dove un cippo di sassi ricorda questo grande esploratore. Si seguono quindi i contorni meridionali dell’altopiano fino ad un luogo conosciuto come “le otto campane" per la presenza di otto colline a forma conica; in quest’area durante il secondo conflitto mondiale gli inglesi avevano stabilito una base aerea, che si individua per la presenza di una certa quantità di latte di benzina abbandonate. Si lasciano i contorni del plateau seguendo ondulazioni di sabbia di colore rosso, caratteristico di quest’aera, e dopo un tratto di sabbie piatte dove si trovano anche resti di alberi fossili, testimoni del grande cambiamento climatico di questa regione, emergono le sagome delle formazioni erose della regione di Uadi Sakekin. Tradotto significa “Valle dei coltelli", perché vi si trovano sassi che furono sagomati in punte, i rudimentali coltelli e armi di chi anticamente abitò qui.

11°g. Uadi Sakekin – Gur Abu Ballas
Si prosegue verso nord est avvicinandosi gradualmente alla direttrice percorsa all’andata. Si alternano vaste distese di sabbie piatte, dove sembra oggettivamente di navigare in un mare di sabbia, ad aree caratterizzate da formazioni erose, conoidali o a falesia. Si pone l’ultimo campo tra le pittoresche formazioni di Gur Abu Ballas.

12°g. Gur Abu Ballas – Dakhla
Si raggiunge la strada asfaltata che proviene da Bir Tarfawi un po’ più a sud rispetto al punto d’inizio della spedizione; da cui Dakhla è ormai vicina: si arriva per pranzo, e ci si sistema nel pulito e comodo albergo utilizzato all’andata. Nel pomeriggio ci si reca a vistare il vecchio villaggio di Qasr, dove le case sono edificate a ridosso le une alle altre per proteggersi dal sole formando un dedalo di viuzze tortuose a volte coperte. Gli spazi silenziosi avvolti nell’ombra dove si affacciano porte di legno, soffitti, muri e pavimenti sono tutti del medesimo quieto color beige; passeggiarvi induce un particolare senso di mistero.

13°g. Dakhla – Cairo (Giza)
Si segue la comoda strada asfaltata che collega Dakhla al Cairo attraverso le oasi di Farafra e Bahariyya. Si percorrono circa 900 chilometri in circa 10 - 11ore di guida, un percorso lungo ma alleviato dal rilassante panorama del deserto; al Cairo ci si sistema nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo.

14°g. Volo dal Cairo per l’Italia
In funzione dell’orario di volo possono essere fatte delle visite al Cairo; solitamente si cerca di andare alle piramidi nel giorno di arrivo ed al celeberrimo Museo del Cairo nel giorno della partenza.

 

Se si ha qualche giorno in più…

1°g. Cairo
Giornata dedicata alle visite archeologiche

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