India Himalaia: A ovest di Leh

Il territorio del Ladakh ad ovest di Leh è costituito da un groviglio di gole e valli piuttosto strette, con alcune aree più ampie dove sorgono le oasi più popolate; molti degli insediamenti sono raggiungibili solo a piedi ed alcuni sono costituiti anche da una sola casa, con i pochi campi strappati ai ripidi declivi dei monti. Le valli si diramano in parte dal fiume Indo ed altre si estendono a sud verso lo Zanskar ed a nord fino al confine militare con il Pakistan, giungendo fino ai margini orientali del Kashmir. E’ una regione selvaggia, con ripide montagne rocciose che precipitano su fiumi e torrenti impetuosi e forti contrasti cromatici delle rocce, tra i più incredibili ad esempio nella parte iniziale della gola del fiume Zanskar e sui versanti ad est dell’oasi di Lamayuru.

La strada militare che collega da est ad ovest il Ladakh con il Kashmir è la linea di accesso primaria ai molti siti che adornano questo grandioso territorio; vi sono oggi anche diramazioni jeppabili che portano in un buon numero di villaggi, sia a nord che a sud di questa direttrice. Vediamo quindi una sintetica carrellata di ciò che si può raggiungere con i mezzi meccanici, partendo da Leh e procedendo verso ovest.

 

 

I siti principali ad ovest di Leh

Una prima breve deviazione porta a Phyang, dove si trova un importante monastero Kagyupa, ricco di sale e statue di grande interesse e, poco oltre nella valle, il tempietto di Guru Lhakhang con affreschi del XII secolo, periodo d’oro dell’arte ladakha. Quindi, ancora con una deviazione verso nord, si raggiunge il monastero di Likir, posto in una bella e panoramica posizione, di scuola Ghelupa, forse il più importante centro di questa scuola del Ladakh con circa 150 monaci, una scuola monastica, sale affrescate stupende e una gigantesca statua di Maitreya, il cui abate è il fratello di S.S. il XIV Dalai Lama. Prima del Gompa, una stradina sterrata si inoltra verso ovest: se la si percorre si seguono i versanti dei monti a nord del fiume Indo, godendo di alcuni bei villaggi arrivando fino a Hemis Shukpachu, sui monti sopra Rizong, dove si trova anche un monastero; questa zona è parte del percorso di trekking Monasteri dell’Indo.
Dopo Likir si giunge alla maestosa confluenza dei fiumi Zanskar e Indo, oltre cui si apre una piana che porta fino alla storica oasi di Bazgo. Lungo lo Zanskar una stradina si inoltra verso sud fino a Chilling: punto di accesso a diversi percorsi di trekking, con i sentieri principali che vanno a Markha, Wanla ed Alchi; una passeggiata di alcune ore, in direzione di Alchi, porta all’incantevole villaggio di Sumdo, dove si trova un antichissimo tempio con affreschi di epoca Ghandara. Un ulteriore motivo per salire verso Chilling è la possibilità di percorrere le acque dello Zanskar con la zattera, un’esperienza eccitante riservata ai più sportivi, ma in effetti poco pericolosa.
A Bazgo vi sono i resti del castello del Re Bhagan, che risalgono al XVI secolo, e due templi con statue stupende di Maitreya, dove anche i soffitti presentano decorazioni di eccezionale bellezza. Proseguendo si giunge di nuovo sulle rive dell’Indo, con i siti di Saspol ed Alchi, il luogo più famoso per l’arte del Ladakh. Oltre ancora, sul versante meridionale una mulattiera porta al villaggio di Mangyu, luogo stupendo di per sé, dove nei due templi ed in alcuni chorten sono conservati incredibili affreschi del periodo classico. Sul versante settentrionale invece troviamo prima la valle di Rizong, con il celebre monastero ed il grazioso convento femminile, e più oltre la valle di Tingmosgan ed Ang, che rivela due interessanti monasteri; da qui si può raggiungere a piedi Hemis Shukpachu (vedi sopra). Oltre Khalsi proseguendo lungo l’Indo si arriva nel territorio dell’etnia Dha Hanu, con interessanti villaggi e luoghi di culto; lasciando invece il corso del fiume, una valle a sud porta nella gola che si apre verso l’oasi di Lamayuru; l’oasi di Wanla è invece in una valle laterale che si apre a sud poco prima di arrivare a Lamayuru.
Oltre il celeberrimo monastero di Lamayuru, vicino al passo del Fatu, si trova l’eremo di Atise, recentemente restaurato da un gruppo di Dharma italiano. Andando oltre il passo si attraversa una bella vallata con diversi villaggi fino al passo del Namika, che porta a Mulbeck. In questo comprensorio, caratterizzato da incredibili monti dall’ardito aspetto dolomitico che si ergono sui campi delle oasi, troviamo il famoso Buddha rupestre ed i due monasteri di Mulbeck, i villaggi di Gyal e Shergol, entrambi con dei piccoli monasteri ricavati nelle falesie rocciose, e l’eremo di Phokar Dzong. Poco oltre si entra nella regione a maggioranza musulmana di Kargil, alle porte del Kashmir.

 

 

Accessibilità e logistica

Il vasto territorio ad ovest di Leh è tutt’ora privo di strutture ricettive di standard europeo; in alcune località si trovano delle locande a gestione famigliare senza servizi, con un livello di pulizia spesso piuttosto basso, anche se pian piano nel corso degli anni la situazione è in lento miglioramento. Se si desidera esplorare adeguatamente la regione è quindi necessario utilizzare dei campi. L’opzione di tenere Leh come base facendo delle escursioni giornaliere preclude la visita dei siti più lontani, ma è fattibile se si arriva a Lamayuru come punto più lontano; chiaramente molto del tempo sarà utilizzato per i trasferimenti, una cosa che peraltro può essere apprezzata in quanto i panorami sono decisamente sempre stupendi. Per le escursioni con l’utilizzo di campi mobili Amitaba fornisce tutto l’occorrente: veicoli, guida e il materiale necessario per il campo ad esclusione del sacco a pelo. Si usano comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio /smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. Per gli spostamenti si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; assistenti e materiale da campo viaggiano su un veicolo ausiliario, provvedendo così all’installazione nei luoghi designati prima dell’arrivo dei partecipanti.

 

Per una visita molto completa, anche se non esaustiva, del Ladakh ad ovest di Leh si consiglia di investire cinque giorni o, al minimo, quattro. Ma piuttosto che niente, si riesce a vedere qualcosa anche in tre… Ecco di seguito come possono essere articolati al meglio dei percorsi con queste durate.

 

 

Itinerario di 5 giorni

(Questo percorso è previsto nei viaggi La porta del Tibet e Conoscere il Ladakh e il Rupshu).

1°g. Leh – Uley Kopko
Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si conclude la giornata con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, poco oltre Alchi nella valle dell’Indo.

2°g. Uley Kopko
Una stradina sterrata porta in una pittoresca valle laterale dell’Indo fino a Mangyu, un paesello da fiaba immerso tra le colorate formazioni rocciose tipiche di questa zona himalaiana; è sorprendente trovare in un luogo così isolato un monastero e dei chorten che contengono dipinti e statue preziosissimi di epoca Ghandara. Tornati all’Indo si potrà attraversare il fiume su di un ponte sospeso (chi preferisce può attraversarlo più a est sulle jeep). Ci si reca quindi al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche la visita del convento femminile all’imbocco della valle. In alternativa alla visita di Rizong, chi è stanco può fermarsi al campo di Uley Kopko.

3°g. Uley Kopko – Lamayuru
Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una pittoresca gola; una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Proseguendo per Lamayuru si entra nella “valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui quest’oasi è considerata una terra pura. Si pone il campo e si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh.

4°g. Lamayuru – Shergol
Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente.

5°g. Shergol – Leh
Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh, sistemazione in hotel.

 

 

Itinerario di 4 giorni

(Questo percorso è previsto nel viaggio Valle dell’Indo e altopiano del Rupshu).

1°g. Leh – Uley Topko
Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta a nord della strada all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, nella valle dell’Indo.

2°g. Uley Topko – Lamayuru
Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh.

3°g. Lamayuru – Shergol
Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente.

4°g. Shergol – Leh
Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh, sistemazione in hotel.

 

 

Itinerario di 3 giorni

1°g. Leh – Uley Topko
Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta a nord della strada all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, nella valle dell’Indo.

2°g. Uley Topko – Lamayuru
Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una spettacolare gola che porta nella “valle della luna”, nota per le incredibili erosioni terrose dove si erge Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia. Una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh.

3°g. Lamayuru – Leh
Tornati alla valle dell’Indo con una deviazione verso nord si raggiunge il monastero di Rizong, dove si visita anche il tranquillo convento femminile. Proseguendo verso Leh, oltre la confluenza del fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh, sistemazione in hotel.

 

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