India Himalaia: Conoscere il Ladakh e il Rupshu

Questo percorso è stato affinato nel corso di molti anni per consentire un'esperienza completa della cultura e del vasto ambiente naturale del Ladakh; si spazia dalla valle dell’Indo alle regioni nomadiche del Rupshu, godendo dei molteplici aspetti storici, culturali, artistici e naturali di una delle aree in assoluto più belle al mondo.

 

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Programma del viaggio

Il viaggio prevede di raggiungere Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di visitarne accuratamente i dintorni e la valle dell’Indo, ma lo spunto ancor più affascinante sono quattro escursioni che richiedono campi tendati (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!), che si eseguono tenendo Leh come base. La prima di queste porta ad ovest lungo l'Indo iniziando dal monastero di Phyang, dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi, gli sconosciuti dipinti di Saspol e del remoto monastero di Mangyu. Si visitano Rizong, un isolato monastero celebre anche per l’austera disciplina monastica, e Wanla, dove un bel villaggio nasconde un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo. Si pone un campo anche nell’oasi del monastero di Lamayuru, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche. Oltre Lamayuru ci si spinge fino a Mulbeck, dove si trovano alcuni tra i luoghi più pittoreschi del Ladakh: Gyal e Phokar Dzong; e non mancherà la visita di Likir, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama.
Rientrati a Leh dopo una breve pausa si visitano i siti di Spituk e Stok, sede del re del Ladakh, e quindi si parte per la seconda escursione che porta nelle valli raramente visitate a nord est di Leh: la meta è il favoloso lago di Pangong, un lunghissimo bacino d’acqua turchese nei territori nomadici del Ciangtang la cui sponda orientale arriva fino al Tibet. Sul percorso si visiteranno i siti di Shey, Tikse, Tak Tok, Chemrey e Stakna. Rientrati a Leh inizia la terza escursione scavalcando l’altissimo passo del Kardung verso la valle di Nubra, uno spazio incastonato tra i monti che custodisce monasteri e villaggi molto interessanti, dove anche solo la bellezza naturale costituisce un ottimo motivo per spingersi fin qui. La cornice di monti maestosi ha al suo centro dune di sabbia bianca lambite da due fiumi dove vivono i cammelli bactriani, laghetti nascosti e fonti termali.
Dopo un giorno di riposo a Leh inizia l’ultima parte del viaggio, con due possibili opzioni: recarsi in Rupshu e quindi rientrare a Leh, tornando a Delhi in volo. Oppure, dai laghi dell’altopiano si può proseguire verso sud arrivando in Lahaul e quindi a Manali; da qui si raggiungono le pianure indiane arrivando a Chandigarh e Delhi, completando così una delle più spettacolari traversate dell’Himalaia. Le due opzioni prevedono un diverso itinerario d’ingresso in Rupshu, in quanto se si procede poi verso sud è più logico iniziare questa parte da Tso Moriri. Prima di giungere ai laghi del Rupshu si visitano Matho e Hemis, completando così le visite della valle dell’Indo. Il Rupshu è un territorio stupendo, lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, è una zona incontaminata fatta di immensi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove si trovano antichi ed isolati monasteri nei pressi di specchi d’acqua turchese e i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie e le montagne circostanti.

 

 

Organizzazione del viaggio

Il viaggio nella parte himalaiana viene condotto da una guida esperta del territorio che generalmente parla la lingua inglese. Se questo è un problema si possono utilizzare due persone, con una che faccia da interprete. Per le visite a Delhi si utilizza una guida locale che parla l’italiano. Per gli spostamenti nelle regioni himalaiane si utilizzano veicoli tipo jeep, come la Tata o la Toyota indiana; a Delhi e da Manali a Delhi (se si rientra via terra) si utilizza un veicolo privato dotato di aria condizionata. A Leh e a Delhi si alloggia in comodi hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, è sufficientemente pulito, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e un generatore di corrente per gli eventuali “salti” di luce. Per chi rientra via terra, a Manali e Chandigarh si trovano hotel buoni, mentre a Keylong gli alloggi sono piuttosto spartani ma puliti e si trovano stanze con bagno privato. Sono previsti in tutto 11 campi (10 se si rientra via terra), quattro ad ovest di Leh, uno a Pangong, due a Nubra e quattro nell’altopiano del Rupshu (solo tre se si procede per Keylong e Manali). In alcune località fuori dai citati centri principali sono ora disponibili delle semplici locande, alcune sufficientemente pulite; è quindi probabile che nel corso dei prossimi anni i campi saranno necessari in numero più limitato. Si consideri comunque che il loro utilizzo consente di godere appieno dei luoghi che si visitano e permette di raggiungere i siti più remoti; nella nostra esperienza questa soluzione ha sempre trovato il gradimento dei partecipanti perchè i campi sono ben organizzati con comode tende a due posti, utilizzabili anche singolarmente per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Amitaba provvede a fornire il tutto, ad eccezione del sacco a pelo. In funzione del numero di partecipanti oltre alla guida si ha al seguito un cuoco (se si è solo in 2 o 3 si può reperire una guida che svolga anche questo ruolo) e, se si è in più persone, degli assistenti; il viaggiatore non deve quindi preoccuparsi degli aspetti pratici (montaggio/smontaggio del campo, cucina). Il personale utilizzato lavora con Amitaba da parecchi anni e i pasti sono preparati da un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani.

Il viaggio richiede un certo senso di adattabilità, non tutti sono abituati ad una vita piuttosto semplice e spartana. Per chi è pronto, questo aspetto regala un bel sapore di avventura. Amitaba ha sperimentato con successo la partecipazione a questo tipo di viaggio anche di persone che non avevano avuto precedenti esperienze, ma partite consapevoli e con una buona motivazione.

Il costo non è riportato perché varia in funzione del numero dei partecipanti, del tipo di servizi richiesti (es. la classe di hotel a Delhi) e del costo dei voli. Il trattamento previsto per la parte himalaiana comprende solitamente i pasti. Tutti i viaggi sono coperti da assicurazione.

 

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196

 

 

Nota tecnica

Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare nello sforzo fisico i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’escursione a Nubra, una valle situata a nord di Leh che si raggiunge scavalcando il passo di Kardung alto ben 5602 mt, il punto più alto al mondo raggiungibile con mezzi meccanici. L‘impatto fisico di una salita ad una quota così elevata è attenuato avendo l’accortezza di non sostare troppo a lungo al passo e procedendo per la discesa che riporta a circa 3300 mt; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt che si raggiungono dopo una lunga permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri, quindi quasi tutti non ne soffrono o avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa.
Per maggiori informazioni di carattere tecnico (alta quota, attrezzatura, ecc.) consultare la pagina Himalaia dell’India.

 

 

Descrizione del viaggio

1°g. Italia - Delhi
Per il volo si può scegliere tra un gran numero di compagnie aeree; per orari e costi contattare Amitaba. All’arrivo si viene ricevuti dal corrispondente indiano di Amitaba; trasferimento in hotel.

2°g. Delhi
Nella giornata di oggi si prevede una visita guidata della città, che potrà essere completa o più breve in funzione sia dell’orario di arrivo che del gradimento dei partecipanti. I siti toccati da una visita classica sono il Forte Rosso, che fu il palazzo degli imperatori musulmani, la moschea di Jama Masjit, costruita in classico stile mughal, la tomba di Humayun, del XVI secolo, considerato il mausoleo precursore del Taj Mahal, il Qutab Minar, una torre alta 75 metri dalle stupefacenti proporzioni edificata tra il XII e il XIII secolo, l’India Gate, simbolo dell’India moderna, ed il mausoleo di Gandhi, dove una lastra di marmo nero segna il punto della sua cremazione, un luogo molto venerato, nel cuore di tutti gli indiani.

3°g. Delhi – Leh
Partenza di prima mattina in volo per Leh dove si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della cittadina e riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi.

4°g. Leh
Giornata dedicata alla visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal a Leh, l’antico Chorten di Tashi Gomang, la Pagoda della Pace, la parte vecchia della cittadina e il mercato.

5°g. Leh – Uley Kopko
Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi. Una breve deviazione porta all’affascinante monastero di Phyang. Oltre il bivio per Phyang si prosegue fino alla spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar arrivando a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si conclude la giornata con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Il primo campo viene posto tra gli alberi di albicocco dell’oasi di Uley Kopko, poco oltre Alchi nella valle dell’Indo.

6°g. Uley Kopko
Una stradina sterrata porta in una pittoresca valle laterale dell’Indo fino a Mangyu, un paesello da fiaba immerso tra le colorate formazioni rocciose tipiche di questa zona himalaiana; è sorprendente trovare in un luogo così isolato un monastero e dei chorten che contengono dipinti e statue preziosissimi di epoca Ghandara. Tornati all’Indo si potrà attraversare il fiume su di un ponte sospeso (chi preferisce può attraversarlo più a est sulle jeep). Ci si reca quindi al monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici di tutto il Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; è molto interessante anche la visita del convento femminile all’imbocco della valle. In alternativa alla visita di Rizong, chi è stanco può fermarsi al campo di Uley Kopko.

7°g. Uley Kopko – Lamayuru
Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una pittoresca gola; una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Proseguendo per Lamayuru si entra nella “Valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui quest’oasi è considerata una terra pura. Si pone il campo e si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh.

8°g. Lamayuru – Shergol
Superato il passo del Fatu La (4147 mt) ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Si transita da Mulbekh, dove, oltre all’antica statua rupestre del Buddha Maitreya, si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Dopo le visite si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato ad uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”) e si pone il campo poco oltre, sull’erba ai bordi di un tranquillo torrente.

9°g. Shergol – Leh
Chi lo desidera potrà recarsi alle prime luci dell’alba con una passeggiata che si inerpica lungo uno spettacolare e, a tratti, ripido e strettissimo canyon, all’eremo di Phokar Dzong, uno dei luoghi più sacri di questa regione himalaiana, che riverbera della potente presenza dei maestri di meditazione. In tarda mattina si parte per Leh, dove si giunge in serata sistemandosi in hotel; prima dell’arrivo, una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci.

10°g. Leh
Mattinata libera. Nel pomeriggio ci si reca nei pressi di Leh al monasteri di Spituk e all’oasi di Stock, ai piedi dell’omonima montagna, dove si trovano il palazzo del re del Ladakh, molti chorten e un interessante monastero.

11°g. Leh – Pangong
Si lascia Leh verso est visitando i monasteri di Shey, che fu anche la sede del palazzo reale, e di Tikse, uno dei più celebri e attivi del Ladakh di scuola Ghelupa, che contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Proseguendo, si lascia la strada principale seguendo una valle laterale che conduce a nord del fiume, inerpicandosi fino al passo di Chang (5320 mt), con grandiosi panorami che spaziano dall’oasi di Tak Tok e Chemrey alle catene di monti che si affacciano sulla valle dell’Indo ed oltre, fino al Kang Yaze, la più alta vetta della regione. La discesa attraversa alcune pasture e si immerge tra monti policromi fino a giungere al fiume Shyok che da qui scorre verso Nubra; lo si risale per un breve tratto fino al villaggio di Tangtse, il principale della regione con le rovine di un vecchio castello ed un tempio recentemente ricostruito. Oltre il paese si risale un piccolo affluente dello Shyok verso est, attraverso un ambiente con forti colorazioni dove deserto e pasture si intersecano tra monti sulle cui cime si vedono dei ghiacciai e si arriva presto in vista delle acque incredibilmente turchesi del mitico lago di Pangong, posto a 4400 metri di altezza, lungo 150 km e largo al massimo 4, le cui acque sono per la maggior parte oltre il confine militare con la Cina. Una vastità azzurra, l’aria incredibilmente pura, incastonato tra monti altissimi, oltre ogni nostra capacità descrittiva, che ispirò alcuni passaggi stupendi dell’interessante libro “La via delle nuvole bianche” di A. Govinda. Sistemazione in campo.

12°g. Pangong – Leh
Al mattino si gode della vista delle acque di Pangong che nelle prime ore del giorno presentano luci e sfumature di colore molto diverse. Tornati a Tangtse con una breve deviazione si raggiungono il villaggio ed il monastero di Shachukul, di scuola Drigung Kagyu, dove, nel vecchio Gompa, si ammirano alcune interessanti statue, e, nel Lhakhang, affreschi nuovi ma di ottima fattura. Proseguendo verso Leh, superato di nuovo l’altissimo Chang La, si visita il monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, costruito di fronte ad una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava, che contiene interessanti affreschi. Si prosegue quindi per il vicino sito di Chemrey, dalla struttura molto vicina all’archetipo di quello che un visitatore immagina essere un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girare il film ‘Samsara’. Arrivati al fiume Indo si completa la giornata sostando a Stakna, posto su di un colle morenico sul bordo del fiume, ricco di interessanti sale affrescate. A Leh sistemazione in albergo.

13°g. Leh – Kardung La – Nubra
L’escursione alle valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt), che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra questo ed il fiume Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce che offre una splendida panoramica della valle. Si pone il campo nei pressi delle dune di Hunder.

14°g. Nubra
Si lascia il campo allestito. Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra andando fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare il bagno in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Ci si reca poi al monastero di Sumur e una bella passeggiata tra le dune bianche poste vicino alla confluenza dei fiumi nei pressi di Sumur completa la giornata. Per i più sportivi, oltre Panamik, un ponte porta sulla sponda occidentale del fiume Nubra, consentendo di raggiungere a piedi il monastero di Hensa, posto in una posizione panoramica sovrastante la valle.

15°g. Nubra – Kardung La – Leh
Prima di lasciare Nubra si visita il monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il viaggio di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione in albergo.

16°g. Leh
Giornata libera.

 

Per chi rientra da Leh:

17°g. Leh – Gya
Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo per arrivare a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue per il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt, dove si pone il campo. E’ un bel paesello, con un monastero posto su di una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna; su di un colle morenico alle spalle del villaggio si trovano anche degli stupendi chorten.

18°g. Gya – Tso Kar
Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione abitata dai nomadi Khampa, dove per secoli si è estratto il sale usato come merce di scambio in Ladakh. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si pone il campo vicino a Nuruchen (circa 4600 mt); è il campo più alto del viaggio.

19°g. Tso Kar – Korzok (Tso Moriri)
Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo.

20°g. Tso Moriri
Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, si visita il monastero e il piccolo villaggio; se ci si inoltra lungo al valle alle spalle di Korzok spesso si incontrano gli accampamenti dei nomadi Khampa. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile.

21°g. Korzok – Leh Si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe e si segue il corso del fiume attraverso gole spettacolari fino alla vasta valle di Leh, godendo del meraviglioso scenario naturale.

22°g. Leh – Delhi
I voli per Delhi partono al mattino presto; all’arrivo, accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si può scegliere se disporre di una stanza in un hotel da utilizzare per la giornata o un veicolo con autista con una guida che parla la lingua italiana se lo si ritiene opportuno, per completare le visite della città e per gli acquisti. Dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. p>23°g. Volo Delhi – Italia.

 

Per chi rientra da Manali:

17°g. Leh – Korzok (Tso Moriri)
Si lascia Leh risalendo il versante meridionale dell’Indo arrivando a Matho, l’unico monastero di scuola Sakya del Ladakh, impregnato di potenti energie esoteriche. Si raggiunge quindi il monastero di Hemis, il più grande del Ladakh, meta di pellegrinaggi e stracolmo di reperti artistici. Dopo la visita si prosegue con un bellissimo percorso lungo le pittoresche gole dell’Indo; si lascia il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 28 km. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo.

18°g. Tso Moriri
Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio. Dal colle sopra Korzok si può godere di un tramonto indimenticabile.

19°g. Korzok – Tso Kar
Il percorso continua ad essere meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (circa 4600 mt): il campo più alto del viaggio.

20°g. Tso Kar – Keylong
Raggiunta la strada militare che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh la si segue verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un modesto albergo.

21°g. Keylong
Visita della cittadina e dei monasteri posti sui monti circostanti, di cui i più importanti sono Khardong e Lapchang.

22°g. Keylong – Manali
Da Keylong si prosegue lungo la strada militare valicando il passo del Rothang (3900 mt); verso sud Pradesh scendendo fino a Manali si trovano le rigogliose foreste dell’Himachal. Sistemazione in hotel.

23°g. Manali – Chandigarh
Si parte per Chandigarh utilizzando un nuovo mezzo dotato di aria condizionata. Si segue il corso del fiume e, superata la città di Kulu, si prosegue fino alle pianure gangetiche. Il tragitto richiede circa 7 ore; sistemazione in hotel.

24°g. Chandigarh – Delhi
Delhi dista circa 5 ore di guida; si può quindi dedicare del tempo alla visita di Chandigarh, celebre modello urbanistico dell’India settentrionale. Raggiunta Delhi dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale da dove la gran parte dei voli per l’Europa parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino.

25°g. Volo Delhi – Italia.

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