Tibet: Bon Ri e Lhamo Latso

Il meraviglioso mondo del Tibet offre ai viaggiatori più avventurosi incredibili opportunità di contatto con realtà che superano i confini di storia e leggenda. Nel Tibet Centrale a est di Lhasa il Bön Ri, la montagna sacra ai devoti del Bön, è avvolta in un’aura di autentica magia; i tibetani vi si recano in pellegrinaggio e molti monaci ed eremiti di questa antichissima religione sono tornati ad occuparne i punti più sacri, convinti che la potenza del luogo riesca ad aiutarli ad avere successo con le pratiche meditative e nell’ottenimento di poteri sciamanici.

Il Bön Ri, Olimpo degli sciamani tibetani, attrae sia i seguaci del Bön che i buddisti, i quali per rispetto compiono anch’essi il kora (la circumambulazione rituale del monte) in senso antiorario. La condivisione dei luoghi sacri da parte di queste due ramificazioni del misticismo tibetano è naturale grazie alle radici comuni di molte delle pratiche meditative ed alla similitudine di molti dei rituali e dei simboli. I Bön ritengono le loro origini più antiche rispetto al buddismo in quanto affermano che la loro tradizione si rifà agli insegnamenti del Buddha che precedette Sakyamuni (il Buddha storico che diffuse gli insegnamenti 2500 anni or sono) tramite la trasmissione ricevuta dal maestro Tonpa Shenrab. Cosa questa generalmente accettata, tanto che il Dalai Lama considera i Bön la quinta scuola del buddismo tibetano.
Questo viaggio offre l’opportunità di condividere con i pellegrini Bön il più santo dei loro sentieri e di scoprirne alcuni dei siti più preziosi.

(Per maggiori dettagli collegarsi a Il Bön Ri)

 

Altrettanta magia avvolge il “Lago dell’Oracolo", il Lhamo Latso, un luogo di pellegrinaggio che viene avvicinato con grande rispetto in quanto le sue acque, celebri per la capacità di generare visioni, sono considerate vive, come fossero esse stesse l’elisir di lunga vita grazie alle benedizioni del Buddha della Compassione. Sia i Dalai Lama che i Panchen Lama, gli esseri tradizionalmente più venerati del Tibet, sono stati spesso trovati vita dopo vita grazie alle divinazioni fatte qui.

Il programma che viene presentato prevede di partire da Lhasa e rientrare da Tsetang, offrendo un percorso ottimale; è chiaramente possibile rientrare direttamente a Lhasa dopo il kora del Bön Ri risparmiando alcuni giorni, rinunciando alla visita del Lago dell’Oracolo. Chi invece ha più tempo potrebbe valutare le possibilità offerte dalla strada che collega Bayi verso est a Chamdo o Dzogang. Il viaggio porta in regioni dove non esiste il turismo, richiede in tutto 6 campi (o 7 se ci si reca anche a Drigung) e le parti principali vengono percorse a piedi. In alcune località (a Nang Dzong e Draksum Tso) la qualità dei pernottamenti è di basso livello. E’ quindi un viaggio adatto a persone che abbiano un buono spirito di adattamento. I campi vengono ben organizzati, con cibo accettabile e assistenti che curano i montaggi delle tende; il personale è tibetano, disponibile ma non abituato a servire gli occidentali secondo uno standard europeo. L’attrezzatura è tutta fornita, ad esclusione del sacco a pelo. Tutti i trasporti sono effettuati con veicoli privati.

 

 

Organizzazione del viaggio

La descrizione del viaggio riporta solo la parte del programma che si svolge in Tibet; la maggior parte dei viaggiatori arriva in aereo da Katmandu e alcuni dalla Cina. Amitaba fornisce chiaramente anche tutti gli altri servizi necessari: voli internazionali dall’Italia, voli dal Nepal al Tibet, voli interni in Cina, visite e itinerari in Nepal e Cina, eccetera; nella parte del sito dedicata al Nepal trovate i nostri suggerimenti per questo paese. Amitaba fornisce l’attrezzatura completa per i campi ad esclusione del sacco a pelo; è possibile richiedere una tenda singola. Quando si eseguono i campi il trattamento è sempre in “pensione completa? con possibile richiesta di menu vegetariani; altrimenti la formula è a discrezione del viaggiatore.

I viaggi in Tibet prevedono la presenza di una guida tibetana che segue i partecipanti per l'intero percorso e parla la lingua inglese; è anche possibile avere un accompagnatore che parla italiano, in aggiunta alla guida tibetana, se la richiesta viene fatta con sufficiente anticipo.

Il costo del viaggio varia in funzione del numero dei partecipanti (è possibile svolgerlo anche individualmente), del tipo di servizi, alberghi e voli richiesti; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. I preventivi di viaggio di Amitaba includono sempre la polizza assicurativa Europ Assistance e non richiedono costi extra per iscrizione, polizze di cancellazione o altro. Sono escluse le mance, le tasse aeroportuali, il costo dei visti e le spese per l'invio di documenti.

Per gli aspetti pratici di un viaggio si consiglia di consultare la pagina Viaggiare in Tibet.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196

 

 

Descrizione del viaggio

1°g. Lhasa
Raggiunta Lhasa ci si sistema in un comodo hotel nei pressi del Barkor, ai bordi della città vecchia. Giornata di riposo per facilitare l’acclimatazione; si passeggia per il circuito sacro che circonda la cattedrale di Lhasa, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali ne eseguono ancora l’intera circumambulazione con le prostrazioni.

2°g. Lhasa
Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa, con le visite del Potala, del Norbulingka o palazzo estivo e del Jokhang, il tempio più importante del Tibet. Si esplorerà poi anche la zona circostante, passeggiando fino al convento di Ani Tshamkhung dove oggi vivono un’ottantina di monache, e a Ramoche, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e prima dell’invasione cinese era la sede del collegio tantrico del Gyuto.

3°g. Lhasa – Draksum Tso
Si lascia Lhasa risalendo verso est la valle del Kyuchu per circa 70 km imboccando poi la valle che verso sud est transita da Rutok e sale fino ai 4880 metri del passo del Kongpo (ribattezzato oggi Mi La), una spettacolare zona di pascoli per gli yak abitata dai nomadi. Il valico immette nell’antica regione del Kongpo, tra le più selvagge del Tibet. I monti diventano sempre più ricchi di foreste; si transita da Kongpo Gyamda e poco dopo si imbocca la strada che porta al lago sacro di Draksum (3300 mt), immerso in un grandioso scenario di monti e impreziosito da un monastero posto su di un’isoletta. Si percorrono 360 km in circa 6 / 7 ore; sistemazione in guest house.

4°g. Draksum Tso – Bön Ri
Esplorazione della zona del lago; quindi tornati sulla strada principale si prosegue verso sud raggiungendo Bayi che dista 120 km (circa 2 ore di guida) per il pranzo. Nel pomeriggio si arriva al punto d’ingresso per il Kora del Bön Ri, dove si inizia dalla visita del monastero di Kuschuk, posto a circa 3000 mt di quota. I punti dei campi vengono determinati in funzione dell’andamento del Kora; il primo viene posto usualmente tra Kuschuk e Gyeri. Tutto il materiale da campo e il bagaglio personale viene trasportato con le jeep, che precedono i partecipanti, così che all’arrivo il campo è già predisposto e si trova un tè caldo pronto!

5°g. – 8°g Kora del Bön Ri
Il sentiero sacro (Kora) che circumambula le tre cime sacre del Bön Ri (Mu Ri, Lha Ri Gyangto e Shen Ri) ha una lunghezza di circa 60 km con il punto più alto al passo di Bön Ri, a c.a. 4480 mt di quota. Il percorso viene seguito in senso antiorario sia dai fedeli Bön che dai buddisti: cita la tradizione che quando uno dei Karmapa iniziò il pellegrinaggio in senso orario venne bloccato da una tigre. Dopo Kuschuk si toccano i siti di Gyeri, Sigyal Gonchen e Tagtse Yungdrung Ling. Alla confluenza del Nyang Chu con lo Tsangpo si transita da Miyul Tri Durtro, dove riposano i resti del re Drigum, e, salendo al passo del Bön Ri, si tocca una miriade di altri luoghi legati alla tradizione Bön (per maggiori dettagli consultare Il Bön Ri). Raggiunta la valle del fiume Khoro, che fluisce verso il punto da cui si è partiti, si transita dal sito di Tagdrosa Darbong. Oggi molti di questi antichissimi sacri luoghi di pellegrinaggio sono stati ripristinati. Il cammino nella quarta giornata impegna solo la mattinata; terminato il kora ci si trasferisce a Bayi dove si giunge per il pranzo e si alloggia in hotel, godendo di un pomeriggio di riposo.

9°g. Bayi – Nang Dzong (Lang)
Lasciata Bayi si segue il corso del fiume Nyang Chu giungendo in breve al tempio di Buchu Sergyl Lhakhang, che è uno dei 108 templi geomantici fondati dal re Songtsen Gampo nell’VIII secolo, e secondo la tradizione è posto sul gomito destro della mitica orchessa del Tibet. Ci si reca poi a Lamaling, il monastero della penultima reincarnazione di Dudjom Rinpoce, principale maestro delle scuole Nyingmapa; situato in una valle laterale vicino a Buchu, è stato ottimamente ricostruito negli anni ’80. Il tempio principale, tra il verde e un’infinità di stupendi fiori, è nello stile di Zangtopelri e ricorda la terra pura di Guru Rimpoce. Si prosegue il viaggio arrivando allo Tsangpo e si risale il corso di questo possente fiume fino a Nang Dzong, una vasta area dove si incontrano pochi villaggi. I versanti delle altissime montagne che contornano le ripide valli sono coperti di foreste che tendono a diradarsi man mano che si procede verso ovest; avvicindosi a Nang Dzong compaiono anche delle dune di sabbia. Si coprono 250 km per la maggior parte su strada sterrata in circa 6 ore di guida; a Nang Dzong (3100 mt) ci si sistema in una guest house.

10°g. Nang Dzong – Gyatsa – Chokhorgyel
Si prosegue lungo lo Tsangpo fino a Gyatsa, attraverso un ambiente ormai decisamente arido; sulla sponda settentrionale si vedono il monastero di Bangrim e le impressionanti vette granitiche del Daklha Gampo, un monte sacro ai tibetani, dove si ritirò a meditare Gampopa, il grande discepolo di Milarepa. Giunti a Gyatsa (3200 mt) si visita il monastero di Dakpo Tratsang, legato alla tradizione dello Shamarpa. Attraversato il fiume sullo Tsangpo si segue la stradina sterrata che ne discende per un tratto il corso imboccando poi una valle arborea ornata da ripidi picchi granitici che sale verso nord a Chokhorgyel (4370 mt), dove si pone il campo. Questo sito prima dell’invasione cinese fu un grande monastero: oggi è stato ricostruito un piccolo tempio, ai bordi delle vaste rovine lasciate dalla crudeltà ed idiozia degli invasori. Nelle spettacolari valli di Chokhorgyel sono usualmente accampati i nomadi con i greggi di yak. La tappa è di 142 km che si percorrono in circa 4 ore.

11°g. Lhamo Latso, il Lago dell’Oracolo
Da Chokhorgyel si sale in jeep fino al termine della strada a circa 4900 metri di quota, arrivando nei pressi del trono di pietra dei Dalai Lama. Da qui si sale a piedi al passo che si apre sulla magica valle del Lhamo Latso, a circa 5120 mt di altezza, da cui si gode di una meravigliosa vista del lago. Questo è il punto in cui molti grandi Lama sono giunti in pellegrinaggio per ricevere una visione dalla divinità tutelare del lago, Gyelmo Makzorma. Grazie a queste divinazioni sono state individuate molte reincarnazioni del Panchen o del Dalai Lama; ad esempio Reting Rinpoce ebbe qui la visione che consentì di capire dove era nato il XIV Dalai Lama. Si avrà a disposizione il tempo necessario per esplorare la zona; è molto bello scendere fino al lago e compiere un kora lungo le rive; si torna al campo a Chokhorgyel nel pomeriggio.

12°g. Chokhorgyel – Tsetang
Tornati allo Tsangpo oltre Gyatsa si sale al passo di Podrang (4700 mt) scendendo da qui nella valle di Chusum, dove un tratto di strada segue delle stupende erosioni che formano un piccolo canyon incastonato tra campi di tsampa e tradizionali case coloniche. A Chusum, antico feudo tibetano, si vedono i resti del palazzo reale che ornano una collina sopra l’odierno villaggio. Raggiunto nuovamente lo Tsangpo si giunge in breve a Tsetang, dove ci si sistema in un confortevole albergo; il percorso è di 204 km e richiede circa 5 ore e mezzo di guida.

13°g. Tsetang – Gongsar
Partenza in volo da Gongsar, l’aeroporto che serve anche Lhasa.

 

 

Se si dispone di qualche giorno in più…

Se si dispone di qualche giorno in più è possibile completare il programma con alcune interessanti visite; chiaramente non esiste limite alla possibilità di estendere un programma in Tibet, dove la quantità di siti interessanti è inimmaginabile. Quanto qui indicato è inteso come un suggerimento per arricchire questo itinerario:

1°g. Lhasa (inserito tra il 2° e il 3° giorno)
Visita delle università monastiche negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, sede dell’Oracolo di stato tibetano che contiene affreschi molto particolari. Nel pomeriggio, dopo la visita dell’università di Sera, ci si reca al piccolo monastero di Pawangka, dove in una grotta posta ai piedi della roccia sotto le mura rotonde del gompa meditava nell’VIII secolo Songtsen Gampo, il re del Tibet.


2°g. Lhasa – Gaden – Drigung; il giorno successivo: Draksum Tso (si divide la terza giornata in due tappe)
Lasciata Lhasa con una deviazione si sale a Gaden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, il capostipite della scuola Ghelupa, che dista circa 45 km, costruita in posizione panoramica a circa 4500 mt su di un monte che sovrasta la valle del Kychu. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali e il grande stupa contiene una reliquia del corpo del grande maestro che fu ritrovata passando tra le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e rovistando anche nella terra. La breve circumambulazione del monte offre splendidi panorami. Tornati a valle si prosegue risalendo per un tratto il corso del fiume Kychu fino alla confluenza con lo Zhorong Tsangpo; si segue questo affluente verso nord est fino al monastero di Drigung Til, anch’esso costruito in posizione panoramica su un monte, a circa 110 km da Gaden. Fu fondato nel 1179 ed è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu; nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata, evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e risparmia il legno, elemento prezioso in molte aree del Tibet. Si pone il campo nella piana sottostante il monastero. Il giorno successivo, tornando alla strada principale che dista circa 70 chilometri e porta al passo del Kongpo e al lago di Draksum Tso, con una breve deviazione ci si reca a visitare il tempio geomantico di Uru Katsel, uno dei 108 costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo, in questo caso sul punto che corrisponde alla spalla destra dell’orchessa del Tibet. Si percorrono in tutto circa 370 km in circa 7 ore; a Draksum Tso sistemazione in guest house.

3°g. Tsetang (tra il 12° e il 13° g.)
Due possibili programmi: recarsi a Samye o visitare la valle dello Yarlung.
Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso è posto nei pressi di una zona di belle dune di sabbia nei pressi del fiume Tsangpo; ha una planimetria mandalica al cui centro si erge il tempio principale a più piani, tutti decorati con affreschi e statue, dove ogni giorno vengono recitate cerimonie di preghiera. Molte delle pitture che ornano il kora all’interno del tempio principale sono originali, mentre i tre piani superiori sono stati interamente ricostruiti, seguendo attentamente i dettami dell’iconografia classica tibetana. All’interno del muro di cinta circolare che delimita l’area sacra ad ogni punto cardinale si trova un tempio, oltre a diversi stupa colorati, e ognuno di questi merita una visita. L’insieme è ben visibile dalla vicina collina del Hepori, dove si trova un tempietto; qui la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce. Nei pressi di Samye è di grande interesse l’eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le piccole case di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui eseguirono dei ritiri anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato in alcuni di questi potenti luoghi d’energia spirituale.
La valle dello Yarlung è ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet. Un ottimo circuito di visite inizia dal tempio di Tradruk, situato ai bordi della città, con una struttura architettonica simile al Jokhang di Lhasa e la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo; qui sono custodite alcune importanti reliquie. Si procede quindi per il Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re, ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a visitare i siti di due delle tre grotte di meditazione più venerate di Yarlung, luoghi di qualità eccezionale per gli interessati alle pratiche meditative (per visitare Sheltak, la terza grotta, serve un’intera giornata). La prima, Rechung Phuk, dove si ritirò il primo discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta e che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. La seconda, Bairo Phuk, il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava. Si prosegue con la visita del monastero di Tangpoche, arrivando infine al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio e da cui si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e non sono stati profanati: la tradizione tramanda che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posizionata nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori.

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