Tibet: Da Lhasa all’Everest

Questo percorso realizza il sogno di molti appassionati della cultura e dell’ambiente naturale himalaiano, portando da Lhasa alla parete nord dell’Everest (il Chomolungma in tibetano). Si visitano i siti più importanti della valle di Lhasa e dell’antica regione di Tsang; quindi oltre Sakya ci si spinge alle pendici settentrionali dell’Everest giungendo fino al campo base e da qui si prosegue per il Nepal, seguendo uno dei percorsi più affascinanti dell’Himalaia. Il viaggio richiede un certo spirito d’adattamento perché nella regione himalaiana si dorme in guest house che offrono una sistemazione piuttosto spartana. Si consiglia di portare un proprio sacco a pelo per essere più comodi a Rongbuk, quando si arriva ai piedi dell’Everest. Si deve prevedere un abbigliamento da montagna che sia confortevole anche alle basse temperature che a volte si possono trovare. Per gli spostamenti si utilizzano delle jeep.

L’itinerario inizia con un soggiorno di tre notti a Lhasa. La prima giornata sarà riposante, per favorire l’adattamento alla quota; ci si immerge nel cuore della città passeggiando nel circuito sacro del Barkor, che pullula di pellegrini ed è animato da un bel mercato. Si alloggia in un hotel situato nei pressi. Nei due giorni seguenti ci si reca a visitare il Potala, il palazzo estivo (Norbulingka), le due grandi università monastiche di Drepung e Sera e il Jokhang, la veneratissima cattedrale di Lhasa, oltre ad un insieme di interessanti luoghi meno celebri ma eccezionalmente interessanti. Si lascia Lhasa con uno spettacolare percorso lungo il lago turchese di Yamdrok, dove ci si reca a visitare il monastero di Samding, e attraverso due alti passi si arriva a Gyantse, dove tra le mura dell’antico complesso monastico di Pelkor Chode si erge il grandioso Stupa del Kumbum, lo stupa delle 100.000 divinità. Oltre Gyantse dopo la visita di Shalu si arriva a Shigatse, dove ha sede il monastero del Panchen Lama: il Tashilhumpo, uno dei pochi a non essere stato distrutto durante la rivoluzione culturale; a Shigatse si visitano anche la parte vecchia e il monastero di Nartang, nei pressi della città. Proseguendo poi verso il cuore della zona himalaiana si arriva a Sakya, il monastero - fortezza che fu anche capitale del Tibet. Oltre Sakya un valico si apre con uno scenario maestoso sulla valle di Shegar, dove si esplorano i resti dello spettacolare Dzong; quindi un secondo panoramicissimo passo ci avvicina al Chomolungma, raggiungendo l’isolato monastero di Rongbuk, situato di fronte alla parete nord a circa 5000 mt di altezza, considerato il monastero più alto del mondo. Si sosta a Rongbuk due notti per poter fare un’escursione verso il campo base. Dalle pendici dell’Everest si raggiunge Tingri e attraverso un ultimo passo posto in vista dello Shisha Pangma si supera la poderosa catena himalaiana e ci si immerge nelle valli subtropicali del versante himalaiano meridionale passando dalla grotta di Milarepa e arrivando in Nepal.

 

 

Organizzazione del viaggio

La descrizione del viaggio riporta solo la parte del programma che si svolge in Tibet fino al confine nepalese con l’arrivo a Katmandu; la maggior parte dei viaggiatori inizia questo percorso arrivando a Lhasa in aereo da Katmandu e alcuni dalla Cina. Amitaba fornisce chiaramente anche tutti gli altri servizi necessari: voli internazionali dall’Italia, voli dal Nepal al Tibet, voli interni in Cina, visite e itinerari in Nepal e Cina, eccetera; nella parte del sito dedicata al Nepal trovate i nostri suggerimenti per questo paese. I viaggi in Tibet prevedono la presenza di una guida tibetana che segue i partecipanti per l’intero percorso e parla la lingua inglese; è anche possibile avere un accompagnatore che parla italiano, in aggiunta alla guida tibetana, se la richiesta viene fatta con sufficiente anticipo.

Il costo del viaggio varia in funzione del numero dei partecipanti (è possibile svolgerlo anche individualmente), del tipo di servizi, alberghi e voli richiesti; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. I preventivi di viaggio di Amitaba includono sempre la polizza assicurativa Europ Assistance e non richiedono costi extra per iscrizione, polizze di cancellazione o altro. Sono escluse le mance, le tasse aeroportuali, il costo dei visti e le spese per l’invio di documenti.

Per gli aspetti pratici di un viaggio si consiglia di consultare la pagina Viaggiare in Tibet.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196

 

 

Descrizione del viaggio

1°g. Gongsar - Lhasa
Arrivo in volo a Gongsar e trasferimento a Lhasa dove ci si sistema in un hotel nei pressi del Barkor, nel cuore della città vecchia. Si passa il pomeriggio in modo tranquillo passeggiando per il circuito sacro del Barkor che circonda la cattedrale di Lhasa, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono ancora l’intera circumambulazione con le prostrazioni.

2°g. Lhasa
Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa, con le visite del Potala, del Norbulingka o palazzo estivo, e del Jokhang, il tempio più importante del Tibet. Si esplorerà poi anche la zona circostante, passeggiando fino al convento di Ani Tshamkhung dove oggi vivono un’ottantina di monache, e a Ramoche, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed è la sede del collegio tantrico del Gyuto.

3°g. Lhasa
Si visitano le università monastiche poste nei dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung e dal tempio di Nechung, che era la sede dell’Oracolo di stato tibetano con affreschi molto particolari. Nel pomeriggio, dopo la visita dell’università di Sera, ci si reca al piccolo monastero di Pawangka, dove c’è la grotta in cui meditò nell’VIII secolo Songtsen Gampo, il re del Tibet.

4°g. Lhasa – Gyantse
Valicato il passo di Gampa (4794 mt) si lascia la valle dello Tsangpo e lo sguardo spazia sul lago turchese di Yamdrok, incastonato tra magnifiche vette, una delle perle naturali del Tibet. Scesi lungo le rive con una deviazione che si dirama da Nakartse si raggiunge il convento di Samding che risale al XII secolo, la cui badessa è una delle donne più venerate del Tibet, riconosciuta come la reincarnazione di Dorje Phagmo. Per arrivare a Gyantse si supera un altro passo, il Khari (5045 mt), su cui si affacciano poderosi ghiacciai. Gyantse è una delle città del Tibet meglio preservate; l’enclave monastica prima delle distruzioni includeva 16 collegi monastici appartenenti a diverse scuole. Fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità" è una struttura costituita da più piani progettati secondo una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di decifrare la complessa simbologia che qui è rappresentata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse, dove solitamente ci si reca in serata, regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti. Sistemazione in hotel.

5°g. Gyantse – Shigatse
Dopo la visita dell’enclave monastica si parte per Shigatse che dista circa 70 km, dove si arriva in serata. Vicino a Shigatse una breve deviazione porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, dove si indovinano affreschi meravigliosi nella penombra; fu qui che Buton Rimpoce nel XIII secolo editò la versione definitiva del Canone Buddista Tibetano. A Shigatse sistemazione in hotel.

6°g. Shigatse
Visita della città vecchia e del grandioso monastero di Tashilhumpo, ottimamente preservato e ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447 ed è stato la sede storica del Panchen Lama. Ci si reca con una breve escursione anche al monastero di Nartang, che risale al XII secolo e contiene una preziosa raccolta di matrici di legno del Canone Buddista Tibetano.

7°g. Shigatse - Sakya
Si segue la strada che conduce verso il Nepal deviando ad un certo punto in direzione sud per raggiungere Sakya, che dista in tutto circa 150 km; il tragitto si completa in circa tre ore date le buone condizioni della strada. Il monastero di Sakya, fondato nel XIII secolo, fu anche sede del governo del Tibet ai tempi in cui l’omonima scuola ebbe il predominio temporale sul paese. E’ ottimamente conservato, alcuni dicono sia il più bello del Tibet, ed anche il paese si è mantenuto quasi integro; sulla collina sopra il bel villaggio si trovano diversi templi e rovine di antiche fortificazioni. Sistemazione in una guest house.

8°g. Sakya – Rongbuk
Rientrati sulla strada principale si supera Lhartse e si valica un passo di circa 5000 metri che si apre sulla valle di Shegar, dove ci si reca a visitare lo Dzong, appeso ad un’altissima ripida rupe che sovrasta il tipico villaggio tibetano; uno dei monasteri è ora stato ricostruito. I panorami dallo Dzong sono formidabili e chi ha la tempra per arrivare fino in cima alle rovine nelle giornate limpide scorge la vetta dell’Everest. Da Shegar si prosegue verso sud entrando dal parco nazionale dove si erge la vetta più alta della Terra. Si sale zigzagando ad un passo che supera i 5000 metri, con panorami stupendi verso le aride montagne che si stendono verso nord. Dal valico con il tempo limpido si gode di una eccezionale visuale sulla catena himalaiana: sullo sfondo di vaste valli aride e profonde, sovrasta la poderosa catena glaciale che separa il Tibet dal Nepal il Chomolungma (Everest): lo sguardo spazia dal Makualu ad est fino al Cho Oyu ad ovest. Si scende in una regione dalla bellezza fiabesca con alcuni tipici villaggi e seguendo una strada sterrata che risale il corso delle acque che formano il fiume Arun si arriva alla valle che porta a Rongbuk; ad una svolta appare la parete nord del Chomolungma ed in breve si è arrivati. Le albe e i tramonti che si godono da questo prezioso luogo restano per sempre nel cuore. Sistemazione in una semplice guest house.

9°g. Rongbuk
Giornata dedicata all’esplorazione; a Rongbuk il monastero è stato in parte ricostruito mentre sul versante est della valle le rovine del convento femminile testimoniano la scelleratezza degli invasori. Il campo base del Chomolungma, posto a circa 5000 metri d’altezza, si può raggiungere a piedi (circa 8 km per la maggior parte pianeggianti) o utilizzando dei piccoli carretti tirati dai cavalli dei nomadi Khampa. Al campo base i Khampa hanno allestito delle tende dove si può mangiare e riposare; la visuale sulla parete nord dell’Everest è onnipresente. Sul lato orientale della valle poco oltre Rongbuk tra i colossali massi di un’antica frana si nascondono gli eremi di meditazione dove gli yogi tibetani si ritiravano, sfidando anche il freddissimo inverno; è un sito interessantissimo da esplorare. Qui un piccolo tempio è stato ricostruito nel punto in cui vi è una grotta che i devoti dicono essere stata utilizzata anche da Guru Rimpoce. Tornando dal campo base si consiglia di salire per un tratto le morene che lo sovrastano ad est e da li seguire il bordo della montagna, individuando il vecchio sentiero.

10°g. Rongbuk – Tingri - Nyalam
Si segue per un tratto la strada utilizzata nella salita e la si lascia seguendo con la jeep una mulattiera che procede verso ovest, toccando un isolatissimo villaggio attraverso una zona nomadica, dove spesso si vedono le tende dei nomadi di stirpe Khampa, e superando uno stupendo passo tra le pasture degli yak si entra nel bacino che porta verso Tingri. All’uscita di questa valle verso sud si vedono altissime montagne glaciali e verso Tingri si individua all’orizzonte la vetta del Cho Oyu. Rientrati sulla strada principale si prosegue fino al passo di Lalung, che supera i 5000 mt di altezza, dove le vaste pendici dello Shisha Pangma dominano la vista a sud ovest ed a est un mare di monti glaciali culmina nella vetta del Cho Oyu. Si scende rapidamente arrivando ad un tempio costruito all’ingresso di una grotta che fu utilizzata da Milarepa e si arriva poco dopo a Nyalam, dove si sosta in una semplice guest house per la notte.

11°g. Nyalam – Nepal
Si prosegue la discesa immergendosi in gole ripidissime e umide, ricche di cascate che si fan largo nella foresta; un totale cambiamento ambientale. Il “ponte dell’amicizia" segna il confine con il Nepal; nel pomeriggio si arriva a Katmandu.

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