Tibet: Spiritualità e cultura

Questo itinerario molto completo nel Tibet Classico porta oltre i circuiti solitamente frequentati, cercando un incontro con la realtà più profonda del mondo tibetano, dove la tenacia e la fede della gente ha mantenuto vive le tradizioni e alle opere di ricostruzione si unisce oggi anche il tentativo di recuperare la vocazione spirituale che per secoli ha animato il popolo tibetano. I protagonisti di questa rinascita non cercano nome o fama, vivono spesso solitari nei luoghi di maggior energia spirituale, seguendo l’esempio dei loro maestri.

Il viaggio richiede una certa adattabilità perché raggiunge quote elevate e porta in regioni prive di strutture turistiche dove è necessario allestire dei campi per sei notti consecutive. L’attrezzatura è tutta fornita, ad esclusione del sacco a pelo. I campi vengono ben organizzati, con cibo accettabile e assistenti che curano i montaggi delle tende. Il personale di staff è tibetano, sono persone disponibili ma non abituate a servire gli occidentali secondo uno standard europeo. Tutti i trasporti sono effettuati con veicoli privati.

Il viaggio prevede la visita di tutti i luoghi più famosi del Tibet Classico e di molti altri ancora sconosciuti. A Lhasa si alloggia nella città vecchia e si uniscono alle visite classiche della città, delle università monastiche e dei siti adiacenti, delle passeggiate nel circuito sacro del Barkor e nelle affascinanti stradine dei dintorni; si completano le visite con un’escursione a Tsurphu, il monastero sede della scuola Karmakagyu. Si parte quindi per un circuito che porta fino all’altopiano del Ciangtang e poi, dal lago di Nam Tso, arriva a Shigatse. Questa parte richiede 6 notti consecutive di campo: si attraversano zone dove non esiste ancora una presenza turistica. Si visitano l’eremo di Drak Yerpa e i monasteri di Gaden, Drigung Til e Reting toccando anche alcuni interessanti siti meno conosciuti. Oltre Reting si prosegue verso nord attraverso una regione raramente visitata fino allo stupendo lago di Nam Tso, perla dell’altopiano del Ciangtang, dove si sosta per due notti sulla sacra penisola di Tashidor, meta di pellegrinaggi. Dal Nam Tso si prosegue in direzione sud ovest esplorando l’area di Oyuk, importante per l’antica tradizione Bön, dove si pone l’ultimo campo. Giunti a Shigatse, la seconda città per dimensioni del Tibet, ci si immerge nell’imponente Tashilhumpo, il grandioso complesso monastico del Panchen Lama, e quindi si raggiunge il monastero fortezza di Sakya, che tra il 1268 e il 1365 fu anche sede del governo del Tibet, posto a ridosso della catena himalaiana ed ottimamente preservato. Tornando verso est si visitano alcuni antichi monasteri storicamente molto importanti: Nartang, Ngor, Gyengong e Shalu. A Gyantse si sosta due notti per poter gustare appieno l’atmosfera della cittadina più preservata del Tibet centrale. Spostandosi verso Samye si incontrano la magia indimenticabile del lago turchese dello Yamdrok e i monasteri di Ralung, Samding e Mendroling. A Samye, lo stupendo monastero che fu il primo ad essere edificato in Tibet, ci si reca agli storici eremi di Yamalung e Chimpu. Si conclude il viaggio con le visite di Tsetang, la prima capitale del Tibet, dove, tra i siti principali si trova il tempio di Tradruk, della valle di Yarlung, con il Yumbulagang, il primo castello dei re del Tibet, le grotte di meditazione di Rechung e Vairochana, il monastero di Tangpoche e le tombe dei primi re del Tibet.

 

 

Organizzazione del viaggio

La descrizione del viaggio riporta solo la parte del programma che si svolge in Tibet; la maggior parte dei viaggiatori arriva in aereo da Katmandu e alcuni dalla Cina. Amitaba fornisce chiaramente anche tutti gli altri servizi necessari: voli internazionali dall’Italia, voli dal Nepal al Tibet, voli interni in Cina, visite e itinerari in Nepal e Cina, eccetera; nella parte del sito dedicata al Nepal trovate i nostri suggerimenti per questo paese. Amitaba fornisce l’attrezzatura completa per i campi ad esclusione del sacco a pelo; è possibile richiedere una tenda singola. Quando si eseguono i campi il trattamento è sempre in “pensione completa? con possibile richiesta di menu vegetariani; altrimenti la formula è a discrezione del viaggiatore.
I viaggi in Tibet prevedono la presenza di una guida tibetana che segue i partecipanti per l’intero percorso e parla la lingua inglese; è anche possibile avere un accompagnatore che parla italiano, in aggiunta alla guida tibetana, se la richiesta viene eseguita con sufficiente anticipo.
Il costo del viaggio varia in funzione del numero dei partecipanti (è possibile svolgerlo anche individualmente), del tipo di servizi, alberghi e voli richiesti; sarà nostra cura fornire una valutazione economica in tempi brevi. I preventivi di viaggio di Amitaba includono sempre la polizza assicurativa Europ Assistance e non richiedono costi extra per iscrizione, polizze di cancellazione o altro. Sono escluse le mance, le tasse aeroportuali, il costo dei visti e le spese per l’invio di documenti.
Per gli aspetti pratici di un viaggio si consiglia di consultare la pagina Viaggiare in Tibet.

Per ogni chiarimento o richiesta, contattateci: amitaba@amitaba.net - tel.: 02 33614196

 

 

Descrizione del viaggio

1°g. Gongsar - Lhasa
Arrivo in volo a Gongsar e trasferimento a Lhasa dove ci si sistema in un hotel nei pressi del Barkor, nel cuore della città vecchia. Si passa il pomeriggio tranquillamente, per favorire l’acclimatazione passeggiando nel circuito sacro del Barkor che circonda la cattedrale di Lhasa, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono ancora l’intera circumambulazione con le prostrazioni.

2°g. Lhasa
Giornata dedicata all’esplorazione di Lhasa con le visite del Potala, del Norbulingka o palazzo estivo, e del Jokhang, il tempio più importante del Tibet. Si esplorerà poi anche la zona circostante, passeggiando fino al convento di Ani Tshamkhung dove oggi vivono un’ottantina di monache, e a Ramoche, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed è la sede del collegio tantrico del Gyuto.

3°g. Lhasa
Si visitano le università monastiche negli immediati dintorni di Lhasa, iniziando da Drepung, dove ci si reca anche al tempio di Nechung, sede dell’Oracolo di stato tibetano che contiene affreschi molto particolari. Nel pomeriggio, dopo la visita dell’università di Sera, ci si reca al piccolo monastero di Pawangka, dove in una grotta posta ai piedi della roccia sotto le mura rotonde del gompa meditava nell’VIII secolo Songtsen Gampo, il re del Tibet.

4°g. Lhasa
Escursione a Tsurphu (circa 70 km da Lhasa), il monastero da cui proviene il Karmapa, il giovane monaco capo della scuola Karmakagyu che è fuggito in India. Nella valle di Tsurphu ci si reca anche a Nenang, un monastero posto in posizione panoramica sulla valle. Rientrando a Lhasa arrivati alla valle del Kychu con una deviazione ci si porta a Kyormolung, un interessante sito del XIII secolo dove parte degli affreschi sono sopravvissuti alla rivoluzione culturale.

5°g. Lhasa – Gaden
Si lascia Lhasa con tutta l’attrezzatura necessaria per i campi. La prima tappa è all’eremo di Drak Yerpa che si raggiunge con un tragitto di circa 1 ora e mezza. Le grotte di meditazione si trovano in un anfiteatro naturale di rocce chiare. Il re Songtsen Gampo e le sue due regine venivano qui per i loro ritiri spirituali. Nella grotta di Dawa Puk, la Grotta della Luna, Guru Rimpoce fece un ritiro di 7 mesi, e poco lontano nell’anno 1057 in un’altra grotta Atisha dimorò ed insegnò per tre anni. Alcuni monaci ed eremiti sono ora tornati qui: è un luogo che pulsa di storia, interessantissimo da esplorare. Ci si reca poi a Gaden Namgyeling, l’università monastica fondata da Tsongkhapa, il capostipite della scuola Ghelupa, costruita in posizione panoramica a 4500 mt su un monte che sovrasta la valle del Kychu. Lo sforzo tenace e la devozione dei tibetani ha reso possibile la ricostruzione di tutti i templi principali e il grande stupa contiene una reliquia del corpo del grande maestro che fu ritrovata passando tra le mani le macerie lasciate dalla distruzione perpetrata dai cinesi, esaminando ogni pietra e rovistando anche nella terra. La breve circumambulazione del monte offre splendidi panorami. Il campo viene posto nei pressi del complesso; si potrà così godere dei siti anche il mattino successivo.

6°g. Gaden – Drigung Til
Si risale il corso del fiume Kychu fino alla confluenza con lo Zhorong Tsangpo e si segue questo affluente verso nord est; un percorso di circa 110 chilometri, da cui con una breve deviazione si raggiunge il tempio geomantico di Uru Katsel, uno dei 108 costruiti originariamente da Songtsen Gampo nell’VIII secolo su vari punti che erano ritenuti corrispondere al corpo dell’orchessa del Tibet, in questo caso la spalla destra; per cui il tempio costituisce una sorta di agopuntura mistica del terreno. Quindi, prima di arrivare a Drigung, ci si reca a Uruzhva Lhakhang, dove si trovano degli obelischi del IX secolo. Il monastero di Drigung Til, costruito in posizione panoramica su un monte, fu fondato nel 1179 ed è la sede principale dell’omonima branchia della scuola Kagyu. Nei pressi si trova il cimitero celeste più sacro del Tibet dove quasi ogni giorno vengono alimentati dei grassissimi avvoltoi con i resti smembrati dei morti. Questa tradizione apparentemente cruenta e lontana dal nostro culto dei defunti ha un triplice significato: elimina l’attaccamento dello spirito del deceduto alla sua forma passata evitando di indurlo a trattenersi nello stadio intermedio (bardo) tra le rinascite, regala del cibo agli animali e risparmia il legno, elemento prezioso in molte aree del Tibet. Si pone il campo nella piana sottostante il monastero.

7°g. Drigung Til – Reting
Una strada sterrata che serpeggia per valli dove passano pochissimi veicoli porta a Reting, che dista circa 145 chilometri. Questo monastero posto a una quota di 4100 mt. fu fondato da Dromtonpa, il principale discepolo di Atisha, e divenne la sede principale della scuola Kadampa. Tsongkhapa qui ebbe la visione di Atisha e compilò il celebre Lamrim Chenmo, uno dei testi fondamentali tutt’oggi utilizzati da chi pratica gli insegnamenti del buddismo tibetano. L’abate di Reting era importante in Tibet perché poteva essere nominato reggente quando il Dalai Lama era giovane o non ancora rinato. Il monastero è stato in parte restaurato; la posizione è molto bella, si è immersi in una foresta – rarissima in queste zone – di antichi alberi dalle forme bizzarre, dove dei sentieri portano all’eremo di Tsongkhapa e all’eremo femminile; quest’ultimo dista circa 1 ora e mezza di cammino, ma merita di essere visto. Si pone il campo nei pressi del monastero.

8°g. Reting – Nam Tso
La strada sterrata prosegue per valli bellissime, dimenticate dal mondo, e si congiunge a nord con la strada principale che collega Lhasa a Golmud. La si segue per un tratto e a Damzung si procede per il passo di Lhachen (5150mt), che si apre sulla distesa turchese del lago salato di Nam Tso. E’ uno dei luoghi più belli del Tibet, ai bordi meridionali dell’altopiano del Ciangtang, il mondo quasi disabitato e senza confini dei nomadi, vasto quanto un continente con un’altezza media di 4700 metri; il lago si estende per 70 chilometri, sullo sfondo a sud ovest domina l’orizzonte la massa glaciale del Nyenchen. Si pone il campo sulla penisola di Tashidor.

9°g. Nam Tso
La penisola di Tashidor si protende nel lago turchese; la si percorre a piedi lungo un sentiero che offre panorami indimenticabili. E’ un luogo meta di pellegrinaggi, adornato con bandiere di preghiera e quantità infinite di sciarpe rituali. Nelle grotte che circondano Tashidor meditarono, oltre a Guru Rimpoce e a Yeshe Tsogyel, molti importanti maestri tra cui il terzo Karmapa, Rangjung Dorje; vi sono anche dei tempietti e alcuni eremiti sono tornati ad abitare qui. Il tramonto dalla sommità del promontorio che si raggiunge in breve tempo, è indimenticabile.

10°g. Nam Tso – Oyuk
Si riattraversa il passo di Lhachen e si percorre la veloce strada che conduce verso Lhasa per un tratto, arrivando al monastero di Yangpachen (dell’ XV secolo, sede degli Zhamarpa). Attraverso il passo di Zhugu (5300 mt) si giunge nella regione di Oyuk, dove Oyuk Gongon è considerato uno dei 108 templi geomantici di Songtsen Gampo. Qui, nei pressi di Jarasa, i devoti hanno individuato la residenza del protettore degli insegnamenti Dzochen, Dorje Lekpa; nell’eremo di Oyuk Chigong visse all’inizio dell’ XI secolo un santo tibetano che si dice essersi smaterializzato nel corpo di luce all’età di 125 anni. Vicino al fiume Tsangpo ai piedi di un monte considerato dimora di una divinità di protezione si trova il monastero Bön di Yungdrungling, uno dei principali centri di questa religione, in buona parte ricostruito; contiene alcune interessanti statue e una serie di mandala dipinti tipici di questa scuola tibetana. Nell’ampia piana alluvionale sottostante si trova un tipico villaggio rurale tibetano. Sistemazione in campo.

11°g. Oyuk – Shigatse
Si attraversa il ponte sullo Tsangpo e si risale il corso del fiume arrivando a Shigatse, la seconda città del Tibet. Visita della città vecchia e del grandioso monastero del Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447 ed è stato la sede storica del Panchen Lama. Sistemazione in hotel.

12°g. Shigatse – Sakya
Da Shigatse ci si reca verso ovest a Puntsholing per visitare il monastero della scuola Jonangpa e il Chorten costruito nel XIII secolo dal maestro Dolpopa, che fu l’archetipo a cui si ispirarono le costruzioni dei grandi stupa tibetani dei secoli seguenti, come il Kumbum di Gyantse o il grande Chorten di Ralung, quest’ultimo purtroppo obliterato dai cinesi. I luoghi di ritiro di questa valle furono frequentati da grandissimi yogi tibetani e tutt’ora sembrano pulsare della loro presenza. Arrivando verso Lhartse si visita il villaggio originario, posizionato ai bordi della vallata lontano dal brutto paese nuovo edificato lungo la strada che porta in Nepal, dove si trovano alcuni importanti siti. Si arriva quindi a Sakya, dove ci si sistema in guest house.

13°g. Sakya – Shigatse
Il monastero di Sakya, fondato nel XIII secolo, fu anche sede del governo del Tibet ai tempi in cui l’omonima scuola ebbe il predominio temporale del paese. E’ ottimamente preservato, alcuni dicono sia il più bello del Tibet, ed anche il paese si è mantenuto quasi integro; sulla riva orientale del piccolo ma vorticoso fiume si trovano diversi templi e rovine di antiche fortificazioni. Si torna a Shigatse seguendo la strada diretta che proviene dal Nepal; il tragitto, in tutto 150 km, si completa in circa tre ore date le buone condizioni del percorso. Arrivando nel pomeriggio si avrà la possibilità di curiosare tra i negozietti tibetani e di completare la visita della città. Sistemazione in hotel.

14°g. Shigatse – Gyantse
Nei pressi di Shigatse si visitano i monasteri di Nartang, che risale al XII secolo e contiene una preziosa raccolta di matrici di legno del Canone Buddista Tibetano e di Ngor, un sito Sakya del XV secolo. Imboccata poi la strada per Gyantse (che dista circa 70 km da Shigatse) con una breve deviazione si visita Gyengong Lhakang, la cui fondazione risale al 997 e contiene un interessante Gonkhang, e ci si porta a Shalu, sito del tempio di Serkhang Tramo, che preserva affreschi meravigliosi nella penombra di un’antica atmosfera; fu qui che Buton Rimpoce nel XIII secolo editò la versione definitiva del Canone Buddista Tibetano. A Gyantse ci si sistema in hotel.

15°g. Gyantse
è la città del Tibet preservata meglio. L’enclave monastica prima delle distruzioni perpetrate includeva 16 collegi appartenenti a diverse scuole; fortunatamente il tempio principale, lo Tsuklakhang (XV sec.) e la costruzione più preziosa, l’inestimabile stupa di Kumbum, sono rimasti intatti. Lo “Stupa delle 100.000 divinità" è una struttura costituita da più piani progettati con una planimetria mandalica arricchita da 75 cappelle, statue ed affreschi: chi è in grado di interpretare la complessa simbologia che qui è rappresentata può leggervi l’intera storia iniziatica dell’essere. La visita al castello di Gyantse regala un’ottima panoramica sul complesso, sulla cittadina e le valli circostanti.

16°g. Gyantse – Samye
Una breve deviazione conduce al monastero di Ralung, il sito storico principale della scuola Drukpa Kagyu, posto in un magnifico luogo ai piedi di monti glaciali. Fu da qui che lo Shabdrung si diresse nell’attuale Bhutan, fondandovi il sistema politico e religioso che vi permane ancora oggi; lo scenario e le rovine sono impressionanti, e i pochi monaci che sono tornati stanno faticosamente cercando di ricominciare. Valicato lo spettacolare passo di Khari (5045 mt) lambito dai ghiacciai, si giunge allo specchio turchese del lago Yamdrok Tso, una delle perle naturali del Tibet, incastonato tra magnifiche vette di cui alcune superano i 7000 metri, dove con una breve deviazione ci si reca al monastero di Samding, del XII secolo, la cui badessa è considerata una delle donne spiritualmente più elevate del Tibet. Si gode di una visuale indimenticabile anche lasciando il lago dal passo di Gampa (4794 mt), che si apre sulla valle dello Tsangpo. Oltre il passo si segue il corso del fiume fino a Tsetang, sostando per una visita a Orgyen Mindroling, il monastero di scuola Nyingmapa più importante del Tibet centrale; fondato nel 1670, più volte distrutto e ricostruito e ora in buona parte restaurato, conserva interessanti opere d’arte. A Tsetang si attraversa lo Tsangpo e lo si risale fino a Samye, dove si alloggia nella guest house del monastero, posta all’interno del recinto sacro.

17°g. Samye
Samye è il più antico monastero buddista del Tibet, fondato nell’VIII secolo da Padmasambhava, Guru Rimpoce per i tibetani. Il complesso è posto nei pressi di una zona di belle dune di sabbia nei pressi del fiume Tsangpo; ha una planimetria mandalica al cui centro si erge il tempio principale a più piani, tutti decorati con affreschi e statue, dove ogni giorno vengono recitate le cerimonie di preghiera. Molte delle pitture che ornano il kora all’interno del tempio principale sono originali, mentre i tre piani superiori sono stati interamente ricostruiti, seguendo i dettami dell’iconografia classica tibetana. All’interno del muro di cinta circolare che delimita l’area sacra, ad ogni punto cardinale si trova un tempio, oltre a diversi stupa colorati, e ognuno di questi merita una visita. L’insieme è ben visibile dalla vicina collina del Hepori - luogo ideale per i tramonti, con un tempietto dove la sera un monaco recita le preghiere di buon auspicio alla divinità protettrice che qui risiede e la tradizione dice essere un potente demone soggiogato da Guru Rinpoce. Nel pomeriggio, una breve escursione porta al villaggio di Nyango, da dove a piedi in circa un’ora si raggiunge l’eremo di Yamalung utilizzato dalle monache per lunghi periodi di ritiro. Fu qui che Guru Rimpoce ebbe la visione del Buddha della Medicina: quel giorno scaturì dalla roccia una fonte d’acqua, un talismano prezioso ancora oggi per la buona salute di chi ne assapora la freschezza.

18°g. Samye – Tsetang
Ci si reca al vicino eremo di Chimpu, dove alla base del monte un piccolo monastero ospita delle giovani monache; passeggiando tra formazioni di grandi sassi e il bosco s’incontrano le piccole case di solitari monaci e monache, piccoli templi e grotte di meditazione utilizzate dai maestri spirituali: qui eseguirono dei ritiri anche Guru Rimpoce e Atisha e chi vi giunge con rispetto potrà essere invitato a ricevere una benedizione da alcuni di questi sereni praticanti. Arrivati a Tsetang, che fu la prima capitale del Tibet, si visitano il convento femminile e il tempio tibetano nella parte vecchia della città e ci si reca al tempio di Tradruk, la cui fondazione è attribuita a Songtsen Gampo nell’VIII secolo, dove sono custodite alcune importanti reliquie, la cui struttura architettonica è simile al Jokhang di Lhasa. Sistemazione in hotel.

19°g. Tsetang
Si risale la valle dello Yarlung, ricchissima di testimonianze che risalgono all’origine della storia del Tibet, iniziando dalla visita del Yumbulagang, tra i luoghi più pittoreschi, che fu il primo palazzo degli antichi re, ed è stato restaurato nel 1982. Ci si reca quindi a visitare due delle grotte di meditazione più venerate di Yarlung. Nella prima, Rechung Phuk, si ritirò il primo discepolo di Milarepa, il grande Rechung; il monastero è stato distrutto dai barbari invasori, ma i tibetani hanno ripristinato il tempio all’ingresso della grotta che conserva oggetti appartenuti al grande mistico. La seconda, Bairo Phuk, è il minuscolo eremo utilizzato nell’VIII secolo da Vairochana, uno dei discepoli principali di Guru Padmasambhava. Si prosegue con la visita del monastero di Tangpoche e arrivando al sito delle tombe dei re di Yarlung, dove primeggia il grande tumulo di Songtsen Gampo, su cui è stato costruito un piccolo tempio e da cui si ha una stupenda visuale di Riwo Dechen, un monastero dove i cinesi non permettono di andare. I tumuli dei re di Yarlung non sono mai stati oggetto di scavi archeologici e non sono stati profanati: la tradizione dice che sotto il tempio dedicato a Songtsen Gampo vi siano interrati cinque templi a struttura mandalica, con la salma del grande re posizionata nel tempio centrale e circondata da innumerevoli tesori.

20°g. Tsetang – Gongsar
Partenza in volo da Gongsar, l’aeroporto che serve anche Lhasa ma che è in effetti più vicino a Tsetang.

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