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Da: sabato 3 aprile 2010A: venerdì 9 aprile 2010Durata:

Estensione finale a: sabato 17 aprile 2010

INDIA 2010: Kumbhamela a Haridwar; con Ranthambhore

Haridwar, Kumbhamela

I momenti di più intensa aggregazione mistica dell’India da secoli sono determinati dalle date del ciclo astrale del Kumbhamela, una parola traducibile come “festival della brocca”, che si svolge in corrispondenza di sorgenti o confluenze di fiumi associati agli eventi mitici narrati nella letteratura sacra. Aprile 2010 è la grande ricorrenza per il grande Kumbhamela di Haridwar. Prima dell’evento, è prevista un’estensione a Ranthambhore.

Secondo la tradizione a Haridwar sulla Ganga, a Prayag al Triveni, a Ujjain sulla Shipra e a Nasik sulla Godavari si trovano i luoghi in cui all’origine dell’attuale ciclo cosmico caddero le gocce del nettare dell’immortalità, ed in questi specialissimi siti, quando ricorrono le opportune congiunzioni astrali, è possibile una sublime comunione tra noi umani e gli esseri più puri nonché una potente pulizia del karma negativo, dell’opprimente peso delle azioni che ci legano alla sofferenza del divenire. Questa saga è profondamente sentita ed i suoi contenuti fanno parte dell’essenza ideale della maggioranza degli indiani: si pensi che al Maha Kumbhamela tenutosi nel 2001 ad Allahabad, l’antica Prayag, si sono radunati nell’arco di un mese più di 50 milioni di pellegrini provenienti da tutta l’India – l’aggregazione più vasta della storia conosciuta dell’umanità! Dopo il grande Kumbhamela del 2001 al Triveni, le celebrazioni in agosto del 2003 a Nasik ed a maggio del 2004 ad Ujjain; il prossimo grande appuntamento di questa epica mistica sarà a Haridwar nell’aprile del 2010. E’ difficile prevedere quante persone vi giungeranno; si tenga presente che nell’ultima ricorrenza del 1998 per l’abluzione principale pare ci fossero circa 10 milioni di pellegrini…

 

Una nota sul viaggio

 

Per realizzare questa esperienza (“viaggio” è in effetti un termine non esattamente appropriato) abbiamo lavorato due anni, mettendo a frutto capacità e conoscenze. La logistica di Haridwar non è semplice: l’abluzione più importante si svolgerà all’alba del 14 aprile lungo un ampio tratto del Gange, ma il punto di suprema sacralità, dove si immergeranno i santi Sadhu Naga degli ordini degli Akhara e gli Yogi più stimati, è il piccolo ghat nella parte vecchia della cittadina che durante i momenti di picco del Kumbhamela diventerà pressoché irraggiungibile per chi non risiede dalla parte giusta della cittadina. Per poter seguire al meglio gli eventi che si svolgeranno, grazie all’interessamento del Professor Dubey dell’Università di Allahabad, abbiamo ottenuto ospitalità da Swami Chinmayananda, il grande Yogi del Parmarth Ashram di Haridwar, persona di riferimento di questa città santa, e da Swami Chidanandaji, Maestro del Parmarth Niketan Ashram di Rishikesh. Questo ci permetterà, oltre al fatto di alloggiare in due ambienti puliti, ben organizzati e con stanze dotate di servizi igienici facenti parte dei più rinomati centri di pratica spirituale di tutta l’India, di consumare pasti semplici ma igienicamente sicuri e di essere basati ad Haridwar vicini al punto focale del Kumbhamela. Infatti Swami Chinmayananda ha riservato per noi il Parmarth Ganesh Gyan Mandir Ashram, che è situato nella zona di Kankhal di fronte al tempio di Daksh, dedicato a Parbati: nei pressi si trovano i Maha Akhara dei Niranjani e dei Nirvani, due dei tre grandi ordini mistici dei Naga, gli akara Shaiva principali dell’India; solo i Juna sono un poco più lontani, presso il tempio di Mahadevi. Saremo così ottimamente posizionati per godere appieno di quanto incontreremo, con le processioni dei mistici Naga che si formano a pochi passi dall’Ashram dove alloggeremo.

Nel corso della permanenza negli Ashram verranno organizzate una serie di lezioni e di visite negli Ashram e Akhara utili ad una più intima comprensione dell’incredibile fenomeno di cui saremo parte, con la collaborazione del Professor Dubey, una delle maggiori autorità indiane sul tema del Kumbhamela, e di persone di riferimento culturale e spirituale, tra cui brillano gli Swami Chinmayananda e Chidanandaji.

Il viaggio viene eseguito con la partecipazione del Professor D. P. Dubey autore, tra varie opere importanti, del testo fondamentale sul Kumbhamela: “Prayaga, the site of Kumbha Mela”, pubblicato da Aryan Books.

 

Partecipare al Kumbhamela di Haridwar

 

Genti da tutte le parti dell’India confluiranno nella città santa di Haridwar, che diventa anche centro di folclore, con rappresentazioni della Mahabarata (il più importante poema epico indiano che racchiude nella Bhagavad Gita l’essenza dell’induismo), recitazioni dei Veda, canti, maghi, fachiri, incantatori di serpenti e anche venditori di ogni tipo di mercanzia. Il cuore del festival è però rappresentato dai mistici, Yogi e Sadhu. Confluiscono a migliaia per il Kumbhamela dalle montagne himalaiane, dagli Akhara e dagli Ashram, spesso anche nudi come i Sadhu Naga che vestono solo di cenere funeraria. Siedono attorno a piccoli fuochi sacri (i Dhuni) conversando e in meditazione, a volte eseguendo spettacolari esercizi di yoga. Guidano le processioni verso le acque sacre seguiti da migliaia di devoti, assorti nelle recitazioni.

Nella cultura religiosa indù un rituale importante e caratteristico è la celebrazione dell’abluzione di massa, il bagno rituale collettivo che il devoto compie allo scopo di raccogliere su di sé le benefiche energie cosmiche che permettono di purificare il karma. Così egli facilita il raggiungimento degli obiettivi spirituali che costituiscono il fine ultimo dell’esistenza per tutti i fedeli del Sanatana Dharma, la legge eterna, come essi stessi definiscono la loro religione. Haridwar, dove il sacro Gange emerge dalle valli himalaiane, è il punto dove al momento propizio, determinato da attenti studi astrologici, il sacro nettare scende sulla terra dai regni celesti e in quel mentre un solo bagno nelle acque è in grado di pulire e purificare da tutti i peccati.

Nel Kumbhamela i diversi aspetti di festa religiosa, evento culturale, mercato e circo delle meraviglie si mescolano armoniosamente tra canti dei Kirtana, rappresentazione teatrali delle epiche tradizionali, danze e concerti, esibizione di Yogin, satsang di insegnamento tenuti dai più importanti maestri di ogni tradizione, pellegrinaggi ai templi, abluzioni collettive tra offerte di luci e fiori, coloratissime processioni, incessanti celebrazioni dei sacrifici prescritti dai Veda, il tutto con una partecipazione di massa che ha dell’inverosimile ma che, grazie ad una esperta organizzazione, riesce a svolgersi in un’armonia sorprendente.

Partecipare a questo incredibile evento è un’opportunità eccezionale per immergersi nella realtà più vitale dell’antica cultura dell’India, toccandone le vette del più sottile misticismo e la potenza di aggregazione rituale. E’ un’esperienza che richiede però di amare l’India accettandone anche le contraddizioni e le difficoltà; per un occidentale può essere difficile diventare un goccia in un fiume di persone, circondato a volte da un frastuono inverosimile e muovendosi nell’assoluto caos. Ma questo, per chi conosce bene l’India, è un invito…

 

Estensione iniziale: Ranthambore, natura e siti sacri

 

E’ previsto un prolungamento…. prima del viaggio! Un’estensione bella in sé, ed utile anche per ‘decantare’ un po’ tra il qui ed ora dell’Italia ed il tuffo nel Kumbhamela. Da Delhi si prevede di raggiungere Jaipur, visitando i siti più belli, e da qui il parco nazionale di Ranthambhore, situato in uno stupendo tratto del Rajasthan, immerso in una stupenda natura e ricco di fauna interessante. E’ uno dei luoghi dell’India dove è più probabile incontrare la tigre, favoriti in questo anche dal fatto di essere lì quando la stagione è particolarmente secca; si effettueranno tre escursioni con le jeep negli orari più opportuni per l’avvistamento degli animali. Si lascia quindi il parco spostandosi fino ad Agra, per la visita (o graditissima ri-visita per molti di noi!) del Taj Mahal e di quant’altro si avrà il tempo di visitare. Ci si reca quindi alle città sacre di Mathura e Vrindavan e si rientra a Delhi, dove, il giorno successivo, si riparte per Rishikesh con chi giunge dall’Italia.

 

Programma del viaggio, estensione iniziale

 

1°g.  Sabato 3 aprile, partenza per Delhi 

  All’arrivo accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente indiano di Amitaba e trasferimento all’hotel Ashok Country Resort.

 

2°g.  4/4 Delhi  

Visita di Delhi o, chi preferisce, riposo. La visita guidata porta ai siti principali della città vecchia e di Nuova Delhi: il Forte Rosso, la moschea di Jama Masjid, India Gate, Qutab Minar e altri siti.

 

3°g.  5/4 Delhi - Jaipur  

Partenza con un pulmino privato per Jaipur che dista 265 km, un percorso di circa 5 ore. All’arrivo ci si reca al palazzo di Amber, situato su di un colle nei pressi della città. Arrivati in centro, tra i siti principali si ammirano il celebre Palace of Winds, il palazzo reale e l’osservatorio astronomico. Si alloggia presso l’heritage hotel Shahpura House.

 

4°g.  6/4 Jaipur - Sawai Madhopur  

  Con circa 4 ore di guida (180 km) si arriva a Sawai Madhopur, un piccolo centro vicino al parco di Ranthambhore (nel parco non si può alloggiare). Ci si sistema presso il Safari Lodge e ci si reca al parco per una prima esplorazione con le jeep.

 

5°g.  7/4 Sawai Madhopur: parco di Ranthambhore  

Giornata dedicata all’esplorazione del parco; sono previste due esplorazioni con le jeep.

 

6°g.  8/4 Sawai Madhopur – Agra  

 Si parte abbastanza presto per Agra, che dista circa 300 km (6 ore di guida); sul percorso si visita la città imperiale di Fatehpur Sikri e giunti a destinazione ci si reca al Taj Mahal e, tempo permettendo, al Forte Rosso, il più bello tra i palazzi – fortezza degli imperatori Mughal dell’India la cui costruzione venne iniziata dall’imperatore Akbar nel 1565. Si alloggia presso l’hotel Howard.

 

7°g.  9/4 Agra – Mathura e Vrindava – Delhi 

 Da Agra si raggiungono le città sante di Vrindavan e Matura, poco distanti l’una dall’altra. Dopo la visita si rientra a Delhi.

 

Programma del viaggio, il kumbhamela

 

Per chi segue solo questa parte:

 

1°g.  Venerdì 9 aprile, partenza per Delhi   All’arrivo, acoglienza in aeroporto da parte del corrispondente indiano di Amitaba e trasferimento presso l’hotel Ashok Country Resort, dove si incontrano i partecipanti già giunti in India.

 

Programma completo:

 

8°g. / 2°g. (10/4) Delhi – Rishikesh  

Partenza con un veicolo privato per Rishikesh, la cittadina divenuta una sorta di “capitale dello yoga”, sulle rive del Gange circa 15 km più a nord di Haridwar. Sistemazione presso il Parmarth Niketan Ashram, dove si avrà l’opportunità di un incontro con Swami Chidanandaji, il Maestro spirituale di questa magnifica istituzione.

 

9°g. / 3°g. (11/4) Rishikesh - Haridwar  

Giornata dedicata all’esplorazione di Rishikesh; in serata ci si trasferisce al Parmarth Ganesh Gyan Mandir Ashram di Haridwar: da domani infatti le strade saranno chiuse al traffico dei veicoli.

 

10°g.  / 4°g. (12/4) Haridwar 

 Si inizia ad esplorare l’area dove di svolge il Kumbhamela ed a visitare alcuni degli Akhara e campi principali; è prevista anche una lezione didattica.

 

11°g.  / 5°g. (13/4) Haridwar 

  Giornata dedicata all’esplorazione di Haridwar: i ghat, i campi presieduti dagli yogi, i campi dei Naga, dei pellegrini eccetera. E’ prevista una lezione didattica.

 

12°g.  / 6°g. (14/4) Haridwar: la grande abluzione  

Si raggiunge il sacro ghat prima dell’alba seguendo le processioni degli Akhara e si rimane in zona per tutta la mattina. Si passa poi il resto della giornata vagabondando tra i vari siti del Kumbhamela.

 

13°g.  / 7°g. (15/4) Haridwar  

Oggi inizia il grande esodo dei pellegrini, si trascorre la giornata tra i siti del Kumbhamela. E’ prevista una lezione didattica.

 

14°g.  / 8°g. (16/4) Haridwar – Delhi  

Si parte da Haridwar verso fine mattina, avendo modo di fare un’ultima passeggiata tra i siti del Kumbhamela. Giunti a Delhi dopo cena ci si trasferisce all’aeroporto internazionale per l’imbarco sul volo di rientro.

 

15°g.  / 9°g. Sabato 17 aprile, arrivo a destinazione  

 

L’epica del Khumbamela: cenni storici e simboli

 

Nelle cronache di Huan-Tsang, il pellegrino buddista cinese che visitò l’India nel VII secolo di questa era, viene ricordato un gigantesco raduno indetto dal re Harshavardhan nel 644 cui partecipò circa mezzo milione di persone, pellegrini appartenenti a tutte le caste e convenuti da ogni parte del regno proprio al Triveni, la confluenza dei fiumi a Prayag. In occasione di questo raduno della durata di un mese (e che secondo Huang-Tsang si celebrava già allora “da tempo immemorabile”) il sovrano guidò le celebrazioni di un complesso rituale alla presenza di ministri, tributari, sacerdoti e capi di sette e scuole religiose, filosofi, dotti, asceti, laici di ogni ceto dai ricchi mercanti e proprietari terrieri fino ai mendicanti. Il raduno periodico aveva lo scopo di creare nell’impero, attraverso la condivisione fisica dello spazio sacro, la partecipazione mistica al rituale di purificazione collettiva ed il confronto sulle problematiche religiose e sociali della comunità, uno spirito generale di cooperazione e tolleranza sotto gli auspici della invisibile eppur presente Saraswati, dea dell’armonia.

 

Dal punto di vista simbolico, l’epica dei Kumbha Mela è associata sul piano macrocosmico alla mitica lotta tra Deva ed Asura (o dèi e antidèi) narrata nella letteratura epica e puranica. Secondo la mitologia Deva ed Asura sono due classi di esseri primordiali generati dal progenitore comune Prajapati all’origine della manifestazione dell’attuale universo, ed in eterna lotta tra di loro.

 

Come viene narrato nel Mahabaharata e nei Purana, al fine di portare a maturità il processo di evoluzione Deva ed Asura decisero di allearsi per estrarre i tesori che giacevano nascosti nelle profondità dell’oceano cosmico, simbolo della potenzialità infinita, tra i quali l’Amrita, l’ambrosia che li avrebbe liberati dalla malattia e dalla morte. Secondo l’accordo, Deva ed Asura si sarebbero dovuti spartire il nettare dell’immortalità alla fine del processo di estrazione, realizzato frullando l’oceano per mezzo del monte Mandara, la montagna mitica che costituisce l’asse centrale intorno al quale il cosmo si dispiega radialmente, fatto ruotare vorticosamente utilizzando come corda Vasuki, il re dei serpenti Naga, e come perno il dorso della  tartaruga cosmica Kurmaraja.

 

Diverse entità archetipe emersero da questo processo di separazione del bene dal male, prima fra tutte il fatale veleno capace di distruggere l’intera creazione, che solo il supremo Signore Shiva poté neutralizzare inghiottendolo. Emersero poi le entità benefiche, tra cui il cavallo alato Uccaishrava, Airavata l’elefante bianco cavalcatura di Indra, le ninfe celesti Apsaras guidate da Laxmi dea della bellezza e della fortuna che divenne sposa di Vishnu, Vishvakarman l’architetto celeste, Chandra dio della luna, e finalmente, recando la Kumbha, la brocca piena di Amrita, Dhanvantari il guaritore divino anch’egli incarnazione di Vishnu.

 

Deva ed Asura, nonostante il patto stipulato, cominciarono subito a combattere per l’esclusiva proprietà del nettare dell’immortalità. I Deva persero la battaglia ma riuscirono a recuperarlo per mezzo di Mohini, la seducente incantatrice nella quale Vishnu si incarnò per riscattare le loro sorti: irretiti dalle sue ingannevoli grazie gli Asura persero il controllo della Kumbha. Seguì un’altra battaglia nella quale Jayant, il figlio di Indra  re dei Deva, o secondo altre versioni Garuda, re degli uccelli e veicolo di Vishnu, ebbe l’incarico di fuggire con la Kumbha: inseguito per dodici giorni dagli Asura riuscì a portare in salvo la brocca nel cielo dei Deva, ma durante il volo quattro gocce di nettare caddero sulla terra marcando i quattro luoghi del Kumbha Mela: Haridwar sulla Ganga, Prayag al Triveni, Ujjain sulla Shipra e Nasik sulla Godavari. Il Triveni ha un valore particolare perché qui si trova la confluenza dei sacri fiumi Ganga e Yamuna con la mistica Saraswati, un mitico fiume “fossile” del quale la più recente ricerca archeologica e topografica ha rinvenuto tracce, e che pare abbia rivestito un ruolo fondamentale nello sviluppo e nell’evoluzione delle civiltà dell’India tra il VII ed il II millennio a.C.

 

Poiché un giorno dei Deva corrisponde ad un anno degli uomini, nell’arco di dodici anni il grande raduno viene celebrato al ripresentarsi di specifiche congiunzioni astrologiche che interessano pianeti e costellazioni corrispondenti a divinità che hanno svolto un ruolo nella mitica lotta (Sole, Luna, Giove e Saturno, Toro, Leone e Scorpione). In corrispondenza di queste date, individuate dagli astrologi secondo la tradizione, si radunano in questi luoghi sacri, oltre alle moltitudini di pellegrini i più umili tra i quali percorrono a piedi lunghissime distanze a costo di grandi sacrifici, 350 milioni di Deva ed 88 mila Rishi, i saggi primordiali. 

 

Queste congiunture astrali ripropongono periodicamente sul piano sottile il processo cosmico di sublimazione alchemica narrato dal mito, i cui elementi sono posti in corrispondenza con elementi della fisiologia del corpo sottile così come descritta dallo Yoga Kundalini: le nadi ed i chakra corrispondono ai corpi celesti ed ai luoghi che identificano le coordinate spazio-temporali del raduno. Partecipandovi con devozione si può beneficiare della eccezionale e transitoria risonanza armonica purificatrice tra microcosmo e macrocosmo, simboleggiata dalle gocce di Amrita cadute sulla terra e dalla vina, lo strumento musicale che accompagna Saraswati nell’iconografia tradizionale.

 

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