Informazioni utili

Da: martedì 25 settembre 2018A: sabato 13 ottobre 2018Durata: da 19 a 22 giorni

Estensione finale a: martedì 16 ottobre 2018

 

Questo itinerario è stato studiato per esplorare le regioni nord-occidentali della Mongolia, con le imponenti vette del Tavan Bogd, e per scoprire una delle più antiche ed importanti tradizioni mongole partecipando al Festival delle aquile, che si svolge ogni anno a Ulgii proprio in questo periodo.
Gli Altai, oltre che per le sorprendenti bellezze naturali e per i territori ancora selvaggi che si incontrano, meritano il viaggio anche per la loro ricchezza culturale ed etnografica: è infatti una terra abitata e condivisa da mongoli, tuvani e kazaki, ovvero da popolazioni sia nomadi che stanziali (alcuni di loro abitano infatti nelle città) che parlano tre lingue diverse, nonché di fede islamica (i kazaki) e buddista (i mongoli e i tuvani).

Per un percorso fotografico della Mongolia, vedi la Galleria. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia.

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Bayan Ulgii

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Mongolia

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Gher

 

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

L’itinerario inizia con un trekking, fattibile anche a cavallo per chi lo desidera, poiché questo è sicuramente il modo più bello per gustare le bellezze naturali, quali valli, foreste e laghi, e per entrare in contatto con  i nomadi kazaki e la loro cultura. Si partecipa poi al Festival delle aquile, l’evento più importante dell’anno, dove i cacciatori più esperti si sfidano tra loro in prove di destrezza utilizzando questi stupendi rapaci. Al termine si potrà poi decidere se rientrare a Ulaanbaatar in volo o con un’interessante traversata via terra, che porta tra i laghi della regione centrale, al monastero di Shank ed a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, e include il Parco di Khustai Nuruu.

Chi non fosse interessato a partecipare al trekking, può posticipare la partenza e raggiungere i compagni di viaggio il 3/10 a Khovd.

 

Bayan Ulgii, la regione del Tavan Bogd

La regione mongola di Bayan Ulghi offre una grande varietà ambientale ed è coronata dalla catena dei monti Altai, che distano 2000 chilometri da Ulaanbaatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. Qui si trova la vetta più alta della Mongolia, l’Huiten Uul (4373 mt), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), un’area che segna il confine tra i tre Paesi; la cima più alta è il monte Belukha (4506 mt), posizionata oltre il confine negli Altai russi. Sparsi tra questi stupendi monti si trovano una ventina di grandi ghiacciai, tra questi il Potanina è il più esteso. Una delle aree più belle è il Parco Nazionale del Tavan Bogd, che si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e raccoglie numerosi laghi tra cui l’Hoton, il Dayan Nuur e il Tolbo.              
Gli abitanti sono in maggioranza kazaka e di religione musulmana; hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 per pascolare pecore e capre nel periodo estivo ed all’inizio del secolo scorso hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. La lingua utilizzata è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nella loro terra d’origine. La moschea di Ulgii è stata riaperta dopo la caduta del socialismo e il pellegrinaggio alla Mecca è ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante: le donne non devono portare il velo e gli uomini amano consumare alcolici. Dopo il 1990 a molti kazaki mongoli è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso di persone durato alcuni anni, e ci sono state lunghe trattative tra Kazakistan e Mongolia per permettere ai kazaki mongoli di avere la doppia cittadinanza, risolta per ora con il permesso a loro concesso di entrare in Kazakistan senza visto.
La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante; durante l’inverno si rifugia in villaggi riparati all’interno di valli profonde utilizzando case di legno, per migrare poi in estate verso i pascoli di montagna. Questi pastori utilizzano delle tende molto simili alle grandi gher mongole, con alcune differenze che le rendono tipiche ed affascinanti.

 

Il festival dei cacciatori con le aquile

La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata dai nomadi kazaki fin dalla notte dei tempi ed ancora oggi i cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali, tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo.
L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6-7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri tre, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta di quella dell'uomo, con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra il cacciatore e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita.
Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco e le pellicce di questi animali sono più folte. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio fino a quando il cacciatore avvista una preda: l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima dell’arrivo del rigido inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali.

 

 

Organizzazione di Amitaba in Mongolia

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa “buona idea”) che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

Amitaba in Mongolia è attiva con diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito.

 

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Cavaliere nomade!

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Cucina mongola

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Giovane nomade

 

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, percorrendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia più lenta.
Ad Ulaanbaatar si alloggia per tre notti in un hotel a tre stelle (solo due se dagli Altai si esegue il rientro via terra); fuori dalla capitale si pernotta cinque notti in hotel locali (sei se si rientra via terra), sei notti in tenda (campo mobile) e tre notti presso famiglie (4 se si rientra via terra): un’esperienza davvero speciale, si avranno a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni – si segnala che il bagno è esterno. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; la cucina e l’allestimento del campo sono curati dal nostro personale. La cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Chi segue il rientro via terra passerà anche una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane) ed una in campo Gher a Kustai.
Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché nella regione degli Altai si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando anche in tenda. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale, e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

 

Partecipare al trekking

Per partecipare a questo viaggio bisogna avere una buona forma fisica, ma non servono né precedenti esperienze di trekking impegnativi e né una preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è importante riuscire a essere a proprio agio in situazioni di fatica anche prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse. Si percorrono tappe giornaliere dalle 5 alle 8 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura.
Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo, pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno. Si utilizzano animali docili, facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, l’acquisto in Italia di ghette o stivali.

 

Clima e attrezzatura

Il clima tra fine settembre ed inizio ottobre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 15 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. È necessario avere un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°; Alfredo Savino, guida del viaggio, può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri, possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.
Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi e soleggiati si può passare a nevicate improvvise.

 

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Terkhiin Tsagaan Nuur

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Famiglia mongola

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Shank

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici.

1°g.    Martedì 25 settembre, partenza per la Mongolia  
Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è quello della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento come riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi, verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca è alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino è alle 12.35 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca a Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare).

2°g.    26/9 Arrivo a Ulaanbaatar  
Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia, costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova un’enorme statua del Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e sulle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.

3°g.    27/9 Ulaanbaatar – Khovd – Ulgii  
Volo per Khovd (orario del volo da confermare) e poi trasferimento (circa 220 km) per la città capoluogo della regione più remota della Mongolia. Arrivati a Ulgii, si visita il mercato; sistemazione presso l’abitazione di una famiglia locale.

4°g.    28/9 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul (Parco Nazionale del Tavan Bogd)  
La tappa di oggi (180 km) conduce attraverso alcuni remoti villaggi e stupendi paesaggi fino al Parco Nazionale del Tavan Bogd, dove si pone il primo campo.

5°g.    29/9 Shiveet Hairhan Uul – Valle “kazaka” (Parco Nazionale del Tavan Bogd)  
Inizia il trekking che porta ad una valle dove risiedono diverse famiglie kazake. Si parte da circa 2400 mt di quota e si valica un bel passo di montagna posto a circa 2800 mt, impreziosito da un lago; la tappa è di circa 5 ore. Pernottamento in tenda.

6°g.    30/9 Valle “Kazaka” – Campo Base del ghiacciaio Potanina e picchi del Tavan Bogd  
La meta di oggi è il Campo Base del ghiacciaio Potanina, che richiede quasi 7 ore cammino, posto a circa 3000 mt; si lascia il bagaglio non strettamente necessario perché l’indomani si rientra al medesimo punto di sosta. Si percorrono lunghi falsipiani, non si attraversano creste e non si incontrano passaggi esposti. Si posizionano le tende al Campo Base, dove si ammirano il ghiacciaio Potanina e tutte e cinque le vette del Tavan Bodg, tra cui l’Huiten Uul (4373 mt), la vetta più alta della Mongolia, e il Belukha (4506 mt), la più alta degli Altai, che rimane in territorio russo.

7°g.    1/10 Campo Base - Shiveet Hairhan Uul  
Si ripercorre in senso inverso l’altopiano per raggiungere il punto all’ingresso del parco dove si è pernottato all’andata. La tappa di oggi prevede 8 ore di cammino.

8°g.    2/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii  
Oggi ci raggiungono le vetture per rientrare a Ulgii (200 km), dove si alloggia presso l’Hotel Duman o simile, un semplice albergo locale; si avrà del tempo libero per visitare il mercato o riposare.

9°g.    3/10 Ulgii – Khovd  
Partenza per la città di Khovd, che dista circa 220 km, dove si alloggia presso l’hotel Tsambagarav o simile. Si incontrano i partecipanti giunti fin qui per seguire il Festival delle Aquile e la seconda parte dell’itinerario.

10°g.    4/10 Khovd – Parco del Tsamba Garav Uul  
Da Khovd ci si dirige verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine tra tre regioni mongole (aimag): Bayan Ulgii, Uvs e Khovd; è una delle più belle cime della Mongolia ed è sempre innevata. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina e si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav Uul. Si percorrono circa 180 km, quasi tutti su strada asfaltata; pernottamento in tenda.

11°g.    5/10 Parco del Tsamba Garav Uul – Ulgii  
Si lascia l’imponete montagna per seguire la spettacolare strada che porta al capoluogo del Bayan Ulgii, che da qui dista circa 150 km; pernottamento presso l’Hotel Duman o simile.

12°g. – 13°g. (6/10 – 7/10) Festival delle aquile  
Per vivere completamente l’evento si alloggia nella dimora di una famiglia kazaka per due notti e durante il giorno si assiste alle gare di abilità e velocità dei cacciatori. Dalle alture circostanti questi tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. A contorno del torneo vi sono molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali, mercatini di borse e tappeti di feltro tradizionali. È inoltre decisamente particolare il “Kokbar”, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano, dove due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. È un gioco privo di regole poiché, non importa come, basta impossessarsi della carcassa per vincere. Dopo le premiazioni, si avrà il tempo per visitare questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. Per finire, si segue un concerto di musica tradizionale kazaka.

14°g.    8/10 Ulgii – Shiveet Hairhan Uul  
Trasferimento verso la zona più occidentale del Paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’Età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e all’invasione turca. Per il pernottamento si posiziona il campo nel Parco Nazionale del Tavan Bogd, nei pressi del monte Shiveet Hairhan Uul, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvana che popolano la zona. Qui si ammira uno fra i più grandi petroglifi di epoca unna.  

15°g.    9/10 Shiveet Hairhan Uul – Ulgii  
Si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia presso l’hotel Duman o simile; pomeriggio libero. Si percorrono circa 160 km.

16°g.    10/10 Ulgii – Lago Achit – Ulaangom  
Partenza per la regione di Uvs, famosa per la varietà degli ambienti naturali e per la presenza del lago più grande del Paese, che dà il nome alla regione. Prima di arrivare ad Ulaangom, una sonnacchiosa cittadina che è il capoluogo della regione, ci si ferma al lago Achit, che si trova a 1435 mt sul livello del mare ed ha una superficie di 290 kmq. Arrivati in città, pernottamento presso l’hotel Chingis Khaan o simile; si percorrono circa 300 km.

 

Per chi rientra:

17°g.    11/10 Ulaangom - Ulaanbaatar  
Si salutano i compagni e la guida Alfredo Savino, che rientrano a Ulaanbaatar con le jeep; mattina a disposizione. Nel primo pomeriggio (orari da confermare) ci si imbarca sul volo per Ulaanbaatar; le visuali dall’aereo sono spettacolari: il lago Uvs, il lago Bus e le montagne siberiane. All’arrivo si viene accolti da una guida locale che parla la lingua italiana e ci si trasferisce all’hotel Sant Asar, già utilizzato all’arrivo.

18°g.    12/10 Ulaanbaatar   Accompagnati da una guida che parla italiano, si completano le viste ad Ulaanbaatar, in particolare al Museo di Storia Nazionale Mongola. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e passeggiare per la città. Pernottamento in hotel.

19°g.    Sabato 13 ottobre, volo di rientro  
Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 7.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; da qui partenza per Milano Malpensa alle 11.05 con arrivo alle 13.40 e per Roma Fiumicino alle 10.30 con arrivo alle 13.20 (orari da confermare).

 

Per chi segue l’estensione:

17°g.    11/10 Ulaangom – Tosontsengel  
Si salutano i compagni che rientrano a Ulaanbaatar in aereo e si inizia l’affascinante percorso verso est: la capitale dista da qui circa 1500 km. La meta di oggi è Tosontsengel, una lunga tappa di circa 580 km che impegna per l’intera giornata; arrivati, si alloggia presso un hotel locale.

18°g.    12/10 Tosontsengel – Lago Terkhin Tsagaan Nuur  
Si prosegue la grande traversata con una deviazione verso sud est per raggiungere il lago di Terkhin Tsagaan Nuur, dove si alloggia presso una famiglia locale; la tappa è di circa 250 km.

19°g.    13/10 Terkhin Tsagaan Nuur – Kharkhorin – Monastero di Shank
Al mattino si parte presto in direzione sud est percorrendo una buona strada asfaltata che costeggia per un lungo tratto il fiume Chuluut, attraverso un ambiente in gran parte di steppa con canyon formati da antiche eruzioni magmatiche, e si arriva a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, meta di pellegrinaggio per i mongoli, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; costruito sui ruderi di Kharkhorin, contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Ci si sposta quindi al monastero di Shank, situato a 30 km, dove saremo graditi ospiti. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po’ spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. Si percorrono circa 340 km.

20°g.    14/10 Monastero di Shank – Parco Nazionale di Khustai Nuruu
Partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, che dista circa 280 km verso est. Qui si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi, ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. È prevista un’escursione nel parco dove, oltre a questi cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri ancora. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile.

21°g.    15/10 Khustai Nuruu – Ulaanbaatar  
Ormai la capitale dista solo più circa 100 km ad est; giunti a destinazione, si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e passeggiare per la città.

22°g.   Martedì 16 ottobre, volo di rientro 
Il rientro in questa data è consigliato con Turkish Airlines. La partenza è alle 11.05 con arrivo a Istanbul alle 17.25; da qui, la partenza per Milano Malpensa è alle 21.50 con arrivo alle 23.45 e per Roma Fiumicino alle 22.30 con arrivo alle 00.05 (orari da confermare).

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