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Da: venerdì 30 maggio 2008A: venerdì 27 giugno 2008Durata:

NEPAL 2008: Alto Dolpo - Dho Tarap, Saldang, Yangsher e lago di Phoksumdo

Phoksumdo, Ringmo G.

Le regioni del Dolpo sono tra i territori più remoti dell’Himalaia che per il quasi completo isolamento conservano un microcosmo culturale dove permangono le più pure tradizioni. In particolare nell’Alto Dolpo, oltre i remoti passi di Num e Langmosi che da Dho Tarap accedono alle regioni di Saldang e Yangsher, e oltre gli altissimi valichi di Yang e Kang che conducono nelle valli di Phyger dove sorge Shey Gompa, è raro incontrare dei visitatori. Il film “Himalaya”, girato in alcuni di questi luoghi, ha stimolato per un breve periodo un certo interesse per l’Alto Dolpo; ma questa notorietà non ha prodotto un incremento delle visite esterne semplicemente per le difficoltà che si devono affrontare per giungervi. Infatti dall’autunno alla primavera i passi sono chiusi per la neve mentre in estate a causa dei monsoni può essere problematico riuscire ad arrivare a Juphal, un villaggio perso nei monti del Nepal occidentale che si raggiunge con un volo “a vista”, da dove inizia il percorso a piedi. Oltre a questi limiti oggettivi, la regione è un’area protetta che richiede un costoso permesso di accesso rilasciato dalle autorità a Katmandu.

Il periodo migliore per andare nell’Alto Dolpo è sicuramente il mese di giugno, ovvero alle soglie del monsone ma dopo che il grosso delle nevi si è sciolto sui passaggi alle quote più elevate. Nel 2008 si avrà in più la fortuna che Saga Dawa, in cui si celebrano nascita, morte ed illuminazione del Buddha, cade il 18 di giugno: questa ricorrenza è occasione di feste religiose e di folklore per tutte le popolazioni buddiste dell’Himalaia, tra cui i Dolpo-pa, che culminano con un crescendo nel giorno di Saga Dawa. Si avrà così la possibilità di visitare la regione nel momento più interessante dell’anno, incontrando nei monasteri anche alcune rappresentazioni con maschere e costumi dei colorati Cham. Questi eventi non hanno un “calendario” prefissato: si incontreranno lungo la via, e saranno momenti di grande arricchimento, dove si potrà condividere appieno cultura e costumi della gente.

Il percorso prevede di fermarsi due notti consecutive a Dho, Saldang e Shey Gompa, avendo così modo di esplorare villaggi e monasteri buddisti e bon di queste aree, che sono tra le più ricche di siti interessanti. Si prevede di giungere a Shey Gompa, un monastero considerato il più sacro dell’Alto Dolpo, nella ricorrenza di Saga Dawa. I sentieri che si seguiranno sono immersi in una natura selvaggia e toccano un’infinità di siti di eccezionale interesse, tra cui i Gompa della valle del Tarap, Yangsher, Karang, Phyger, l’ineguagliabile lago di Phoksumdo e il monastero bon di Ringmo, menzionando alcuni dei principali.

Brevi cenni sul Dolpo

Il Dolpo occupa una remota regione del Nepal occidentale dove non giungono strade;  confina a nord con il Tibet, ad est con il Mustang, e sud e ad ovest con i distretti di Jumla, Mugu, Myagdi, Rukum e Jajarkhot. E’ un territorio transhimalaiano, ovvero con un clima che assomiglia più all’arido Tibet che al monsonico Himalaia meridionale. La natura è spettacolare, particolarmente nell’Alto Dolpo, dove si susseguono ripide valli labirintiche sormontate da creste e vette ornate da ghiacciai che spesso superano i 6000 metri, con la cima più alta, il Churen Himal, di 7381 metri. Solo nelle valli più meridionali vi sono aree boschive e l’assenza di copertura arborea espone i colori della terra e delle rocce con cromie e stratificazioni geologiche particolarmente belle. 

La popolazione del Dolpo è di origine tibetana, proveniente dalla regione di Ngari del Tibet occidentale. La regione era originariamente amministrata dal feudatario di Ngari e in epoche più recenti dal re del Mustang. Vi fu anche un’importante dinastia reale locale, la stirpe dei Ranag, a cui faceva capo un regno corrispondente approssimativamente all’Alto Dolpo la cui “capitale” era nella valle di Panzang, dove si trovano ancora pochi resti di quello che fu il loro palazzo. I Ranag erano in buoni rapporti con la dinastia del Mustang, tanto da avere anche scambi matrimoniali tra le casate. La parte meridionale del Dolpo in quel periodo (XVII secolo) era parte del regno di Jumla, che, pur di religione induista, lasciò prosperare la religione tibetana e accettò con benevolenza la presenza di Lama tibetani che ebbero il merito di costruire molti dei templi e monasteri che sono giunti fino ai nostri giorni. In epoca più recente, quando il Dolpo divenne la provincia più grande ma meno popolata del moderno Nepal, era retta autonomamente dalle persone del luogo con una sorta di suddivisone locale in sette distretti, ciascuno dei quali con un capo di riferimento. 

Nel Dolpo si contano 45 villaggi, ma la maggior parte della popolazione vive disseminata sul territorio, fuori da questi piccoli centri. La densità della presenza umana è minima: una media dichiarata di 3,7 persone per chilometro quadrato; ma il valore “medio” non rende ancora il quadro, perché la concentrazione maggiore è nel Basso Dolpo e in alcune enclavi dell’Alto Dolpo. La vita non è facile: ci sono poche aree arabili, le valli sono poco arboree e in molti punti anche desertiche. Si riesce a far crescere un po’ di tsampa, patate e, nelle aree più basse, mais e poco altro; la pastorizia è fondamentale per la sopravvivenza e richiede spazi immensi per la scarsità di erba; lo Yak è l’animale che meglio si adatta ai territori settentrionali. Le valli sono molto alte, con villaggi spesso oltre i 4000 metri di quota, in inverno, che è freddissimo, molte zone restano completamente isolate per la neve che si accumula sui passi e c’è pochissima legna disponibile: spesso ci si scalda solo col fuoco ottenuto dallo sterco degli animali. Per sopravvivere i Dolpopa hanno spesso fatto commerci, come è ben testimoniato nel film di Eric Valli “Himalaya”, che venne ambientato qui. 

Le radici culturali sono marcatamente tibetane, con una forte presenza delle tradizioni buddiste Nyingmapa, la predominante, Sakya e Kagyu e della tradizione Bon. Vita e religione sono strettamente intrecciate ed anche l’aspetto sciamanico è molto forte: si fa costante uso di divinazioni e nei molti festival di villaggio e nei monasteri i riti hanno spesso un contenuto esorcistico. Disseminati nel territorio, in particolare nell’Alto Dolpo, vi sono una miriade di siti sacri legati ad eventi, leggende e saghe epiche della lotta dei maestri spirituali con le forze del male, oltre a luoghi santificati dalla presenza di importanti santi della storia mistica del Tibet. In molti di questi posti sono sorti piccoli templi e monasteri, i più antichi fondati all’inizio dell’XI secolo: in Dolpo si contano circa 130 siti sacri, con 24 che sono considerati i principali; di questi, 18 appartengono all’ordine Nyingmapa, 3 ai Kagyu e 3 alla tradizione Bon. Secondo la tradizione locale lo stesso Guru Rimpoce (Padmasambhava) visitò la regione, e il grande maestro e caposcuola Sherab Gyaltsen, conosciuto nella storia del misticismo tibetano come Dolpopa o Buddha del Dolpo, nacque qui nel XIII secolo. L’appartenenza ad una delle diverse scuole non comporta oggettive differenze per la gente, tanto che spesso anche i rituali vengono svolti congiuntamente da Lama appartenenti a lignaggi buddisti diversi e dai bon. L’appartenenza ad una scuola dipende usualmente dal legame tradizionale della famiglia con un lignaggio, ma il contenuto etico e filosofico è identico per tutti. Il padre spirituale riconosciuto da tutti è il XIV Dalai Lama, la cui immagine orna quasi ogni altare. 

La difficoltà di accesso ha protetto in passato queste valli dai peggiori traumi della storia ed oggi dai rischi delle invasioni del turismo consumista. Per il visitatore più attento vi sono così tantissime possibilità di incontrare luoghi e situazioni difficilmente riscontrabili altrove.

Nota tecnica

Il cammino dura 21 giorni, si dorme sempre in tenda e si superano quattro passi molto alti, di cui 3 oltre i 5000 metri: il Num, di 5200 mt, lo Yang, di 5400 mt, e il Kang, di 5500 mt. Alcune tappe sono lunghe, fino a 8 ore di cammino effettivo. E’ quindi un percorso adatto a persone in buona salute e forma fisica che abbiano già precedenti esperienze di viaggi esplorativi. Le tappe previste tengono conto del fattore di acclimatazione, misurato su una capacità di adattamento media. In molte aree all’occorrenza è possibile montare dei cavalli in caso di problemi sul percorso. 

Attrezzatura 

Per godere appieno di questa magnifica avventura è necessario attrezzarsi per sopportare anche le basse temperature e possibili piogge o nevicate. E’ fondamentale un sacco a pelo omologato a -10°C e vestiario e calzature che consentano il confort a queste temperature. E’ un fattore di prudenza, perché non è usuale avere –10! Ma a volte può succedere che le temperature scendano anche in giugno. Per chi non avesse il materiale adatto, a Katmandu è possibile noleggiare o acquistare a prezzi convenienti tutto. E’ invece necessario portare dall’Italia gli scarponi, perché non è sicuro che in Nepal se ne trovino di adatti.

 

Programma di viaggio

(I tempi indicati per le tappe sono riferiti a persone che procedono senza soste con un ritmo normale)

 

1°g. Venerdì 30 maggio partenza per il Nepal

 

2°g. 31/5 Arrivo a Katmandu   

Trasferimento in albergo; si alloggia all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora a piedi dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu.

 

3°g. 1/6 Katmandu  

Giornata a disposizione, utile per controllare l’attrezzatura e fare eventuali acquisti. Per chi lo desidera, si ha a disposizione un veicolo e una guida che parla l’inglese per delle visite (Durbar, Patan e Bodnath). Questa giornata serve anche per completare le necessarie pratiche per i permessi.

 

4°g. 2/6 Katmandu – Nepalganj  

Partenza in volo per Nepalganj, una cittadina situata ai margini meridionali dei monti del Nepal occidentale. Alloggio in un modesto hotel, il migliore disponibile.

 

5°g. 3/6 Nepalganj - Juphal (Dunai) - Singri  

Si parte in volo per Juphal, un villaggio posto a circa 2400 mt su di un poggio a sud del fiume Thuli Beri, che raccoglie le acque delle valli del Dolpo. Si inizia subito il percorso a piedi, con una tappa di 5 o 6 ore che raggiunge il fiume a circa 2100 mt e, superando il villaggio di Dunai, risale verso ovest le acque del fiume fino a Singri, a circa 2500 mt di quota.

 

6°g. 4/6 Singri - Lahini 2600  

Si procede lungo la valle coperta di foreste attraverso minuscoli villaggi seguendo le anse del fiume; si incontra il ramo del fiume Tarap che fluisce da nord e lo si segue fino a Lahini (circa 2600 mt), dove si pone il campo nei pressi del fiume. Tappa di circa 6 ore.

 

7°g. 5/6 Lahini - Pigu Phuk 3700    

La tappa risale le precipitose gole del Tarap fino alla grotta di Pigu Phuk (circa 3700 mt) con uno stretto sentiero che attraversa alcune volte il fiume, un percorso di circa 6 ore.

 

8°g. 6/6 Pigu Phuk - Dho (Tarap)  

Si emerge dalle gole del Tarap giungendo sul plateau tibetano nella valle di Dho, a circa 4000 metri di quota, con una tappa di circa 6 ore. Dho è l’insediamento principale di questa valle, dove si trovano molti altri villaggi, templi e monasteri.

 

9°g. 7/6 Dho (Tarap)  

Giornata dedicata all’esplorazione della valle. I siti più significativi sono i monasteri Nyingmapa di Ribo Bumpa, fondato nell’XI secolo, di Margom Yetsher, che è il più antico del Dolpo, di Jampa (XV secolo), di Dragmer Dewa (XII secolo), di Kakar Labrang e di Mekhyim. ) e il monastero bon di Sipchhog che risale al XVI secolo.

 

10°g. 8/6 Dho – base del Num La  

Si potrà utilizzare la mattina per completare le visite. Il campo alla base del passo del Num, posto a circa 4500 mt, dista da 3 a 4 ore di cammino.

 

11°g. 9/6 Num La – Chutang  

La salita al Num, un valico a 5200 metri di quota, richiede circa 3 ore, o al massimo 4. Dal passo si gode della vista verso l’altopiano del Tibet e dei monti himalaiani. Si scende verso l’altopiano erboso di Chutang, regno degli yak, dove si pone il campo vicino alla base del prossimo passo. Tappa di circa 6 ore.

 

12°g. 10/6 Langmosi La - Nyalde  

Si sale al passo di Langmosi, a circa 4900 metri, e si procede verso nord scendendo fino a Nyalde (circa 4000 mt), sulle rive del fiume Nagung che arriva a Saldang. Tappa di circa 6 ore.

 

13°g. 11/6 Nyalde - Sibu  

Si segue un tranquillo sentiero lungo il fiume fino al villaggio di Sibu, nel cuore dell’Alto Dolpo. Tappa di circa 5 ore.

 

14°g. 12/6 Sibu - Saldang  

In circa 5 ore di cammino si giunge a Saldang, il villaggio principale dell’Alto Dolpo, posto a circa 4000 metri di quota.

 

15°g. 13/6 Saldang  

Giornata a disposizione per riposo e per esplorare la zona. I siti più significativi sono i monasteri Nyingmapa di Samye Choeling (XVI secolo) e Jova (XIII secolo).

 

16°g. 14/6 Saldang – Yangsher  

Si segue la riva del fiume, un tranquillo sentiero che in circa 5 ore porta a Yangsher (circa 4300 mt), il punto più settentrionale toccato dal nostro itinerario, dove sorge il più grande monastero del Dolpo.

 

17°g. 15/6 Yangsher - Karang  

Dal Gompa di Yangsher ci si sposta per il prossimo campo al villaggio di Karang, posto a circa 4200 metri, che dista circa 3 ore di cammino verso sud. Nella zona si possono visitare anche altri siti, tra cui Tiling e Shungser.

 

18°g. 16/6 Karang - Yang La - Phyger  

Una lunga tappa di circa 8 ore conduce verso ovest da Karang oltre il valico del Yang, che con 5400 metri di quota è uno dei due punti più alti del nostro itinerario, fino al villaggio di Phyger, nella valle che conduce a Shey Gompa.

 

19°g. 17/6 Phyger - Tra  

Da Phyger si visita il monastero Bon di Samling che è circondato da 22 stupa, fondato da Gyaltsen Rinchen nel XII secolo, e si prosegue lungo la valle verso sud tra campi di nomadi fino al villaggio di Tra, un percorso di 5 o 6 ore.

 

20°g. 18/6 Tra – Shey Gompa  

Seguendo i saliscendi lungo il fiume si procede verso sud giungendo a Shey Gompa, posto a circa 4200 mt, in circa 6 ore. Oggi è il giorno di Saga Dawa.

 

21°g. 19/6 Shey Gompa  

Giornata a disposizione per visitare il sito e percorrere il kora della “Montagna di Cristallo”, la circumambulazione di un monte di fronte al Gompa. Shey Gompa e la Montagna di Cristallo sono il luogo di maggior sacralità della regione.

 

22°g. 20/6 Shey Gompa - Kang La - Phoksumdo Khola  

Si lascia la valle di Shey salendo al passo più alto, il Kang, di 5500 metri. La discesa su terreno piuttosto sconnesso porta verso il fiume Phoksumdo, dove si pone il campo a circa 3800 metri di quota; una tappa di circa 8 ore.

 

23°g. 21/6 Phoksumdo Khola - Ringmo  

Si giunge sulle rive del meraviglioso lago di Phoksumdo, una gemma turchese tra monti ora coperti di foreste, uno dei luoghi più pittoreschi dell’intero arco himalaiano. Si pone il campo a Ringmo, a sud del lago circa 3500 mt; tappa di circa 6 ore.

 

24°g. 22/6 Ringmo - Sepka  

Dopo la visita del monastero Bon di Tshowa, fondato nel XIII secolo, si procede verso sud fino al villaggio di Sekpa, una tappa di circa 5 ore.

 

25°g. 23/6 Sepka - Juphal  

Ultimo giorno di trekking: una lunga tappa di circa 8 ore porta a sud e risale fino a Juphal.

 

26°g. 24/6 Juphal - Nepalganj – Katmandu   

Si prende un primo volo fino a Nepalganj, dove ci si imbarca sul volo per Katmandu. All’arrivo, sistemazione al Vajra Hotel.

 

27°g. 25/6 Katmandu  

Giornata a disposizione. Queste due giornate del 25 e 26 giugno sono tenute come giorni di riserva nell’eventualità di ritardi sul percorso o di recupero per la cancellazione dei voli interni.

 

28°g. 26/6 Katmandu  

Giornata a disposizione.

 

29°g. Venerdì 27 giugno, rientro

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