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Da: sabato 7 agosto 2010A: sabato 28 agosto 2010Durata: 22 giorni

NEPAL 2010: Trekking nell'antico Regno del Mustang

Mustang

La remotezza del Mustang è tutt’ora una sua caratteristica: l’unico modo per arrivarci è camminando, con un percorso a tratti abbastanza impegnativo che può però essere facilitato, per chi ne faccia richiesta, dall’uso di montature. Per accedervi sono necessari un permesso d’ingresso ed il rispetto di alcune formalità, motivo per cui il grande transito di camminatori dei sentieri nepalesi della zona dell’Annapurna non ha mai invaso le valli a nord di Kagbeni.

Ma l’enorme interesse culturale di questo viaggio non deve farne sottovalutare l’impegno fisico: il programma prevede di camminare in tutto per 14 giorni, passando quasi tutte le notti in tenda. I campi vengono montati dagli assistenti nepalesi utilizzando tende biposto, la cucina è curata in modo adeguato da un cuoco professionista ed il bagaglio e le provviste sono trasportati da cavalli o portatori. Si dorme nella propria tenda ma i pasti preparati dal nostro cuoco si consumano spesso nelle case dei villaggi, avendo così un’occasione in più per vivere a contatto con la gente del Mustang; quando si è in cammino solitamente il pranzo è al sacco. Ci si muove in un ambiente naturale stupendo dove il terreno arido viene irrigato dallo scioglimento delle nevi, a nord di una cintura di monti glaciali che formano un’imponente barriera al flusso monsonico. Si tenga però presente che a volte anche qui in estate può piovere.

 

Il programma prevede di raggiunge in volo Pokhara da Katmandu e quindi da qui la valle di Jomoson, da dove si inizia il trekking percorrendo inizialmente il versante occidentale della valle del fiume Kaligandaki. Si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, e si giunge con alcuni giorni di cammino nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsetang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re e alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte. Da Lho Manthang ci si spinge con un’escursione a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui. Tornando verso sud si utilizza una giornata per raggiungere Luri Gompa, uno dei monasteri più antichi di Lho, che è appeso alle rocce in modo spettacolare e nasconde uno Stupa finemente affrescato. Il sentiero del ritorno, raramente percorso, porta sui versanti orientali del grande bacino del fiume Kali Gandaki consentendo di visitare alcuni isolatissimi villaggi e di percorrere alcuni dei tratti più spettacolari dell’Himalaia tra Yara e Tange e lungo l’incredibile cresta di Siyarko, dove le profondissime erosioni colorate non trovano un confronto al mondo. Ridiscesi al fiume si giunge infine con un giorno di facile cammino all’aeroporto di Jomoson, iniziando il rientro.

 

Questo percorso offre così un’esperienza completa del territorio, della gente e della cultura del Mustang.

 

Un breve cenno sul Regno del Mustang

 

Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata a tra i giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna e l’altopiano del Ciangtang che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himaliana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, e dimostrano la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione

Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori transhimalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Guge. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, intrecciando il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi, ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti.

 

Programma del viaggio

 (I tempi delle tappe sono indicativi, valutati per una persona mediamente allenata)

 

1°g.  Sabato 7 agosto 2010, partenza per il Nepal    

 

2°g.  8/8 Arrivo a Katmandu  

Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Resto della giornata a disposizione.

 

3°g.  9/8 Katmandu – Pokhara  

Nel corso della mattina si prende il volo per Pokhara dove ci si sistema in hotel. Giornata libera.

 

4°g.  10/8 Pokhara – Jomoson (2713 mt) – Kagbeni (2810 mt)   

Si parte con un piccolo aereo da Pokhara per Jomoson con un volo spettacolare alle pendici dell’Annapurna. Inizia il trekking con una breve tappa di circa tre ore di cammino fino al bel villaggio di Kagbeni, dove si respira già la cultura del Mustang e si trova un piccolo monastero di scuola Sakya. Già nel breve percorso fino a Kagbeni si completa la transizione climatica dalle regioni arboree meridionali alla zona arida transhimalaiana; da ora si vivrà nel tipico ambiente del deserto d’alta quota. Sistemazione in tenda o in una semplice guest house.

 

5°g.  11/8 Kagbeni - Tangbe (3060 mt) – Chhusang (2980 mt)  

Si prosegue verso nord seguendo il corso del fiume, godendo verso sud della visuale sui ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange a circa due ore da Kagbeni, dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si consuma qui il pranzo al sacco portato dalla guida nepalese, avendo così la possibilità di visitare il villaggio. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang, dove si montano le tende. Sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio.

 

6°g.  12/8 Chhusang - Chele (3050 mt) – Samar (3660 mt)  

Per chi è interessato, al mattino una breve passeggiata porta al villaggio di Tetang, tra campi terrazzati incastonati in una spettacolare valle. Da Chhusang al villaggio di Chele, dove si sosta per il pranzo, si impiega circa un’ora; ai piedi di Chele il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. La salita per Samar (almeno 2 ore) si inerpica lungo una profonda gola dove sopravvive il villaggio di Gyakar, emergendo tra le alte pasture del villaggio di Samar, dove si pone il campo.

 

7°g.  13/8 Samar - Rechung Gompa – Shyammochen La (3850 mt) – Geling (3570 mt)   

Superata una piccola gola si raggiunge un panoramico colle da cui si vede la catena dell’Annapurna; ci si immerge in un profondo intaglio che conduce all’eremo di Rechung, che rivela nella grotta la presenza di alcuni Stupa. Dopo la visita si pranza e si sale quindi alle case di Shyammochen e all’omonimo passo, che segna l’ingresso nella regione di Lho, da cui si vede il villaggio di Geling, dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang. La tappa fino a Geling, dove si monta il campo, è di circa 5 ore.

 

8°g.  14/8 Geling – Nya La (4010 mt) – Ghami (3520 mt) – Tramar (3820 mt)  

Una graduale salita porta in meno di  due ore al passo di Nya, da cui si accede alla valle di Ghami, dove si sosta per il pranzo; nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal, visibile anche dal sentiero. Nel pomeriggio si risale il costone sul versante opposto della vallata di Ghami arrivando in breve all’area di Tramar (Dhakmar), dove si trovano stupende formazioni di roccia rossa. Una tappa di circa 5 ore; si pone il campo a Tramar.

 

9°g.  15/8 Tramar – Mui La (4170 mt) - Lo Gekar – Tsarang (3560 mt)  

Il sentiero lascia ripido le guglie rosse di Tramar emergendo da una stretta gola sulle alte pasture che portano al passo di Mui, da cui lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali! La discesa porta all'antico monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce. All’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita; si sosta qui per il pranzo. La discesa transita dal villaggio di Gekar arrivando al massimo in due ore al campo nel bel villaggio di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si trovano un monastero e un vecchio palazzo reale.

 

10°g.  16/8 Tsarang - Lho Manthang (3809 mt)  

Si scende al fiume che fluisce dalla valle di Lo Gekar; dal versante a nord si godono ottimi panorami di Tsarang e del vasto arco himalaiano che circonda il villaggio. Si sale gradualmente ad un passo (3950 mt) che si apre sulla valle di Lho Manthang, che si erge come una cittadella di fiaba su di un plateau contornato da rocce erosive; la tappa richiede circa 4 ore e mezza. Dopo pranzo si dedica il pomeriggio all’esplorazione di questo splendido luogo.

 

11°g.  17/8 Lho Manthang, escursione a Garphu, Chhoser e Jhong   

Per questa escursione a nord di Lho si possono noleggiare dei cavalli; il percorso richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore. Si lascia Lho lungo una mulattiera sterrata che congiunge il Mustang al Tibet, su cui presumibilmente un giorno potrebbero arrivare i veicoli motorizzati. Si vedono alcuni bei villaggi; a Garphu c’è anche un piccolo monastero e nei pressi, a Chhoser, dove si transita per andare a Jhong, se ne trova un secondo, abbarbicato su una piccola rupe. Le grotte di Jhong, ben incastonate su di una parete di roccia colorata, sono accessibili; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti.

 

12°g.  18/8 Lho Manthang - Dhi (3300 mt c.a.) – Yara (3500 mt c.a.)  

Si ripercorre il sentiero utilizzato arrivando fin poco oltre il passo, dove se ne imbocca uno poco battuto che segue la cresta dei monti spostandosi pian piano verso est. I panorami dalla cresta, che a tratti supera i 4000 mt di quota, sono inimmaginabili, con una visuale che spazia dall’Annapurna al Daulagiri verso sud e a tutte le montagne del Mustang attorno. Si scende lungo un ripido canyon con formazioni colorate di rocce erose che porta al fiume presso il villaggio di Dhi, dove si sosta per il pranzo; fin qui si impiegano circa 4 ore. Il sentiero per il piccolo villaggio di Yara, dove si pone il campo, risale un canyon formato da caratteristiche erosioni a canna d’organo, tipiche della regione che si attraversa, e impegna per circa un’ora e mezza.

 

13°g.  19/8 Yara, escursione a Luri Gompa 

Il sentiero prosegue lungo la valle, si può seguire il letto del fiume oppure salire ad un villaggio sul versante nord. In meno di due ore si arriva all’eremo di Luri, abbarbicato su di una rupe. La squisitezza degli interni sembra quasi incongrua con un luogo così selvaggio! Ai piedi della rupe sorge anche un tempio più recente e nelle pareti dei dintorni vi sono molti rifugi rupestri – se si esplorano, bisogna farlo con molta attenzione, perché sono molto friabili.

 

14°g.  20/8 Yara – Tangge (3240 mt)  

Si sale ad un plateau procedendo verso sud fino ad un profondo intaglio che porta con una discesa di 260 mt al guado sul fiume Dhechyang; se la corrente è forte si può attraversarlo montando un cavallo. Si sale quindi ad un passo che riporta a circa 3900 mt per poi raggiungere l’intaglio del fiume Tangge, dove si scende all’omonimo isolatissimo villaggio, un luogo molto bello con chorten e muri Mani ad est dell’abitato. Si pone il campo; la tappa è di circa 6 ore.

 

15°g.  21/8 Tangge – Pa (4050 mt c.a.)  

Il sentiero risale per un breve tratto la valle ad est e porta ad un guado; superato il fiume si sale ad un passo di circa 4150 mt che offre avvincenti panorami verso nord, impiegando in tutto circa 3 ore e mezza. Oltre, si prosegue mantenendo la quota raggiunta fino al campo che dista circa mezz’ora, il luogo di sosta più alto del viaggio.

 

16°g.  22/8 Pa – Chhusang (2980 mt)  

Si raggiunge camminando senza molti saliscendi la cresta di Siyarko Tangk Danda, la cui spettacolarità non è descrivibile, dire “gran canyon” non basta! La si segue per un lungo tratto e si inizia poi la discesa seguendone il bordo, passando alti sopra al villaggio di Tetang. Si scende quindi fino a Chhusang, con una vasta panoramica verso sud e una visuale ad ovest sul sentiero di Chele percorso all’andata. La tappa fino al campo di Chhusang è di circa 5 ore.

 

17°g.  23/8 Chhusang – Jomoson (2713 mt)  

Si completa questo grandioso trekking scendendo lungo il corso del fiume Kali Gandaki che si era seguito all’inizio, transitando da Kagbeni e giungendo a Jomoson, dove si alloggia in una guest house, impiegando in tutto meno di 6 ore.

 

18°g.  24/8 Jomoson – Pokhara – Katmandu    

Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu. Sistemazione in hotel e pomeriggio libero.

 

NB: i giorni dal 25 al 27 agosto possono essere utilizzati come giorni di recupero in caso di ritardi nell’esecuzione del programma di viaggio dovuti ai voli interni nepalesi.

 

19°g.  25/8 Katmandu  

Si iniziano le visite recandosi a Bodnath, l’antichissimo Stupa divenuto punto di riferimento per la comunità tibetana; nei pressi si scoprono importanti monasteri che appartengono a tutti i lignaggi principali del Tibet. Si prosegue quindi lungo la valle raggiungendo una zona di villaggi, dove un sentiero porta allo stupendo tempio di Vajrayogini. Rientrando a Katmandu ci si reca a Pashupatinath, luogo sacro agli Shivaiti utilizzato per le cerimonie funerarie con le cremazioni, dove anche tutta la collina alle spalle del piccolo fiume è molto interessante da esplorare.

 

20°g.  26/8 Katmandu  

Visita di Baktapur, la meglio preservata delle tre antiche capitali della valle di Katmandu, dove si respira in modo più forte l’antica atmosfera del Nepal. Ci si reca poi a Changu Narayan, uno splendido villaggio che poggia su di un colle proteso panoramicamente sulla valle di Katmandu, impreziosito da un tempio induista che risale all’anno 325 d.C., incluso tra i monumenti protetti dall’Unesco. Tornati a Katmandu si visita il centro storico: la piazza di Durbar con i bellissimi monumenti e mercati.

 

21°g.  27/8 Katmandu  

Si completano le visite dedicando la mattina alla più antica delle capitali, Patan, con la piazza di Durbar, ricca di magnifici edifici, il Tempio d’Oro, che è il più importante tempio buddhista newari della valle, e il Kumbheshwor, un antichissimo tempio dedicato a Shiva. Pomeriggio libero.

 

22°g.  Sabato 28 agosto, volo di rientro

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