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Da: mercoledì 8 agosto 2012A: sabato 25 agosto 2012Durata:

TIBET 2012: Monte Kailash e Manosarowar

Il Kailash per molti rappresenta una delle mete più ambite della vita. Chi vi è stato non fa che confermare quanto sia ben riposto questo forte desiderio, e solitamente ognuno trova una risposta all’ispirazione che spinge ad andare in un luogo così remoto e traboccante di energia spirituale. La montagna sacra si erge al centro del punto geomantico più potente del nostro pianeta, una zona dell’altopiano del Tibet tra i più bei luoghi in assoluto al mondo, ricca di testimonianze storiche affascinanti.

L’itinerario è stato curato per poter offrire una visione d’insieme degli sconfinati territori del Tibet occidentale, cogliendone gli aspetti naturalistici e mistici, nel rispetto anche del percorso di pellegrinaggio tradizionale che prevede la visita completa del Manosarovar, il “Lago della Madre”, prima di recarsi al Kailash.


 

Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, e, dopo una pausa di acclimatazione che è un’ottima opportunità per una visita della città, si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngamring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nella regione del Kailash si segue il percorso tradizionale iniziando con la circumambulazione del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca per una breve visita anche al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico. Per i meno allenati è possibile seguire tutta questa parte utilizzando la jeep, senza camminare.


Dopo queste visite e tratti a piedi si arriva al Kailash dove si inizia la circumambulazione (il kora), avendo ormai ottenuto un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, utili per i meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul nuovo ponte di Saga la parte finale dell’itinerario si svolge nella regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Tingri ci si reca a Shegar e si valica un passo per Lhartse e da qui si ripercorre questo tratto di strada fino a Shigatse e si rientra a Lhasa.

 

     Dune di Paryang                      Valle di Amitabha

 

Prpgramma del viaggio


1°g. Mercoledì 8 agosto, partenza per Chengdu

Per raggiungere Chengdu, capitale dello stato del Sichuan in Cina, ci sono diverse possibilità di volo che possono essere scelte secondo le preferenze dei viaggiatori.

2°g. 9/8 Chengdu
Arrivo a Chengdu dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba. Si alloggia presso l’hotel Holyday Inn Express. Nel pomeriggio è prevista una visita della città: ci si reca al tempio taoista di Qing Yang, alla casa del poeta Du Fu e al tempio di Wu Hou, situato in uno splendido giardino cinese.

3°g. 10/8 Chengdu - Lhasa
Il volo per Gongsar parte alle 7.50 con arrivo alle 10.00 (orario da confermare). E’ in attesa dei partecipanti la guida tibetana; trasferimento in pulmino privato a Lhasa, l’automezzo che si utilizzerà anche nella giornata di domani. Ci si sistema presso l’hotel Gang Gyen o simile, situato nella città vecchia. Nel primo pomeriggio ci si reca al Jokhang, il tempio più importante del Tibet che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, e si passeggia per il circuito sacro del Barkor che lo circonda, animato da un vivace mercato e frequentato dai pellegrini, alcuni dei quali eseguono l’intera circumambulazione con le prostrazioni. Ci si muove a piedi, con calma, per favorire l’acclimatazione. La città vecchia è fortunatamente ancora abitata in prevalenza da tibetani, e passeggiando si raggiungono il convento di Ani Tshamkhung ed il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang e ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, toccando anche altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

4°g. 11/8 Lhasa
Visita dei siti classici di Lhasa, ci si reca al Potala e al palazzo estivo, il Norbulingka. Nel pomeriggio ci raggiunge la vicina università monastica di Drepung, che prima dell’invasione era la più grande del Tibet.

5°g. 12/8 Lhasa – Shigatse
Inizia il viaggio verso ovest utilizzando come mezzi le jeep tipo Toyota Landcruiser; raggiunta la confluenza con il fiume Tsangpo se ne risale il corso fino a Shigatse, dove ci alloggia presso l’hotel Manosarovar. Ci si reca al grandioso monastero di Tashilhumpo, ricco di inestimabili tesori, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447, uno dei più grandi del Tibet, con molti templi e sale.

6°g. 13/8 Shigatse – Ngamring - Zangzang
Da Shigatse si percorre la strada che porta verso il Nepal lasciandola dopo Lhartse, da dove si segue un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngamring, dove ci si reca a visitare il monastero di scuola Sakya. Si prosegue in un ambiente di praterie d’alta quota fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il primo campo nelle vicinanze.

7°g. 14/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)
Si prosegue attraverso valli e passi erbosi attraverso un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose.

8°g. 15/8 Jongba – Manosarowar (Seralung)
Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per almeno 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi del piccolo monastero di Seralung (circa 4600 mt).

9°g. 16/8 Manosarowar: da Seralung a Chiu

Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; da Seralung al monastero di Trugo sono circa 23 km di distanza e si consiglia di percorrerli a piedi: la quota è di 4600 metri ma il sentiero è in piano. Chi non se la sentisse può utilizzare le jeep almeno per una parte del tragitto. I panorami sono fantastici, i colori del lago continuano a variare, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) di fronte e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago! Giunti a Trugo si procede in jeep fino al monastero di Gossul, luogo di ritiro spirituale dove ci sono anche alcuni eremi, famoso per le sabbie che si trovano nei dintorni utilizzate per la preparazione dei mandala. Da Gossul ci si reca al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo.

10°g. 17/8 Manosarowar: da Chiu a Longpona; Darchen
Un sentiero che segue il bordo nord occidentale del lago lungo un tratto di costa dalle cui rupi si affacciano alcune grotte abitate da asceti e passa vicino ad alcuni chorten che segnano il punto in cui sorgeva l’eremo di Cherkip. Raggiunto il monastero di Longppona sulla costa nord si ritrovano le jeep (chi non volesse camminare può giungere fin qui con queste). Si prosegue quindi verso ovest arrivando a Darchen (circa 4600 mt) ai piedi del Kailash, che da qui però non si vede più, e si sosta per necessità in una squallida locanda, un posto di sosta obbligato per via dei permessi.

11°g. 18/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk
Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku, che si erge sul versante occidentale e offre un ottimo panorama sulla valle e sul Kailash, ma viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo del kora (5000 mt circa) in vista della maestosa parete.

12°g. 19/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk
Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi quasi tutti le persone giunte qui con Amitaba ce l’hanno fatta, alla peggio utilizzando delle montature per dei tratti (NB: attenzione, se si volessero vanno richieste per tempo). Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere i devoti induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si pone il campo.

13°g. 20/8 Kora del Kailash: valle di Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est
Nell’ultima giornata, ormai in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito dai cinesi per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”.

14°g. 21/8 Manosarowar est – Dargyeling Gompa (Jongba)
Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata.

15°g. 22/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Tingri

Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano dei bei laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: sul grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Proseguendo, la strada continua lungo l’arco himalaiano e nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Giunti a Tingri si alloggia presso lo Snow Leopard Hotel.

16°g. 23/8 Tingri – Shigatse
Lasciata Tingri, seguendo la strada che giunge dal Nepal, con una breve deviazione di raggiunge la località di Shegar dove di trovano le rovine di un affascinante Dzong che i tibetani chiamavano la “Montagna di Cristallo”; nella parte più bassa il tempio principale è stato ricostruito e vi vivono dei monaci; per chi ha voglia di cimentarsi, dalla sommità dell’affascinante colle fortificato nelle giornate limpide lo sguardo spazia fino all’Everest. Lasciata Shegar si valica un alto passo che porta a Lhartse e da qui si ripercorre il tratto di strada fatto all’inizio del viaggio arrivando a Shigatse, dove ci si sistema presso l’hotel Manosarovar.

17°g. 24/8 Shigatse – Lhasa
Si segue il corso dello Tsangpo fino alla confluenza col Kyuchu, e se ne risale il corso fino a Lhasa; si giunge in città nel primo pomeriggio e si alloggia presso l’hotel Gang Gyen o simile. Il resto della giornata è libero.

18°g. Sabato 25 agosto, Lhasa - Chengdu  e volo di rientro
Il volo per Chengdu parte alle 10.00 con arrivo alle 11.45 (orario da confermare). Da Chengdu ci si imbarca sul volo di rientro.

 

 

 

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