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Da: sabato 13 agosto 2016A: sabato 3 settembre 2016Durata: 22 giorni

TIBET 2016: Kailash, regno di Gughe e festival di Shoton

Kailash, sud ovest

Kailash, nord ovest

Kailash, nord

Raksal Tal

Gurla Mandata

 

Il Kailash per molti rappresenta una delle mete più ambite; chi vi è stato non fa che confermare quanto sia ben riposto questo forte desiderio, ed ha quasi sempre trovato una risposta all’ispirazione che spinge ad andare in un luogo così remoto e traboccante di energia spirituale. La montagna sacra si erge al centro del punto geomantico indicato dalle tradizioni d’oriente come l’asse d’unione tra i piani del cosmo; di certo è una zona dell’altopiano del Tibet tra i più bei luoghi in assoluto al mondo, ricca di testimonianze storiche affascinanti. Il viaggio, frutto di anni di esperienze, è molto completo; include i territori del Regno di Gughe e prevede la visita di molti siti storici del Tibet Classico. Al rientro si avrà in più la fortuna di essere a Lhasa per le celebrazioni del festival dello Shoton.

 

Dargyeling Gompa Paryang, dune Manosarovar, Trugo Gompa
Dargyeling Gompa
Paryang, dune
Manosarovar, Trugo Gompa

 

(Informazioni sul Tibet:; immagini del Tibet)

 

 

Tappe

Tibet Kailash - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

Il programma prevede di raggiungere Lhasa in volo da Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan e, dopo una visita di Lhasa, molto utile anche per l’acclimatazione (si sosta qui 2 notti), si risale il corso dello Tsangpo fino a Shigatse. Proseguendo verso ovest, oltre Lhartse si segue la strada che porta al lago di Ngaring accedendo all’altopiano del Ciangtang, dove si valicano alcuni passi e si transita dalle vallate di Zangzang, toccando ancora lo Tsangpo nei pressi di Saga. Si segue quindi il bordo settentrionale dell’arco himalaiano, le cui vette glaciali spesso occhieggiano a sud, toccando luoghi molto belli, tra cui le dune di sabbia oltre Paryang ed il lago di Te Tso che sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori, oltre ai monasteri di Dargyeling e Trongsa. Giunti nel Tibet Occidentale si percorrono le rive del lago Manosarowar, l’immenso specchio turchese impreziosito da piccoli monasteri benedetti dalla visione della cuspide del sacro Kailash a nord ovest, un luogo di bellezza impareggiabile che si estende ai piedi del grandioso Gurla Mandata, un monte glaciale che sfiora gli 8000 metri. Per completare la visita dei laghi sacri oltre al Manosarowar, che trasmette la purezza dell’energia femminile, ci si reca al maestoso Raksal Tal, che secondo la tradizione ne nasconde invece l’aspetto iniziatico.

Si prosegue quindi per il regno di Gughe, ad ovest del Kailash, una regione di vastità e bellezza inimmaginabili che stupisce per la cromaticità delle erosioni, contornata a sud dalle grandiose vette glaciali del Garwal indiano, tra cui svettano il Kamet e il Nanda Devi, templi della sacralità induista. A Gughe si esplorano i siti più importanti: Toling, che fu il monastero principale di questa vasta regione del Tibet, dove sono sopravvissuti stupendi affreschi; quindi Tsaparang, la grandiosa città rupestre che fu capitale del regno, dall’aspetto misterioso che trasporta in un mondo fuori dal tempo, dove si respira ancora la presenza di Yeshe O, Atisha e Rinchen Zangpo. Ci si sposta poi nella valle di Dunkhar e Piyang per esplorare queste antiche cittadine che sembrano fondersi con le falesie rocciose, ai cui piedi vivono piccole comunità rurali, scoprendo affreschi di impareggiabile bellezza nascosti tra le grotte.

 

Passo per Toling Bacino del Sutlej Regione di Dunkar
Passo per Toling
Bacino del Sutlej
Regione di Dunkar

 

Da Gughe si torna al Kailash per iniziare la circumambulazione (il kora), avendo ormai acquisito un’ottima acclimatazione, molto utile per percorrere con minor fatica i 54 km del sentiero sacro; il percorso a piedi può essere facilitato dall’utilizzo di docili cavalli da monta, un’opzione che può essere presa in seria considerazione dai meno allenati che desiderano assaporare il piacere di valicare il leggendario passo di Dolma. Nell’ultima giornata del kora, completato il cammino, si pone un campo sul lago Manosarowar e da qui si ripercorre la strada fino a Saga, godendo ancora una volta degli splendidi panorami sulla catena himalaiana. Attraversato lo Tsangpo sul nuovo ponte di Saga ci si avvia alla parte finale dell’itinerario che si svolge nella stupenda regione nomadica di Pelkho Tso, un lago turchese di bellezza tale da rivaleggiare con il Manosarowar, nei cui pressi si erge grandioso lo Shisha Pangma. Oltre Shegar, dove si trova uno stupendo dzong conosciuto come la “Montagna di cristallo”, si valica un passo per Lhartse e si torna a Shigaste e da qui a Lhasa.

Si arriva a Lhasa nella ricorrenza del grande festival dello Shoton, il momento più atteso dell’anno nella vita culturale e nel folclore tibetano, quando nel giardino del palazzo estivo del Dali Lama, il Norbulingka, si tengono le rappresentazioni del teatro classico tibetano in concomitanza con le celebrazioni delle grandi università monastiche di Drepung e Sera, dove vengono esposti giganteschi dipinti del Buddha tra una folla di fedeli.

 

Zangzang Zangzang, tempio del Bardo Mayum La
Zangzang
Zangzang, tempio del Bardo
Mayum La

 

Nota tecnica

Un viaggio al Kailash richiede spirito d’avventura e una discreta condizione fisica, ma è affrontabile da chiunque sia animato da una sufficiente motivazione; i partecipanti devono avere un buon spirito di adattamento e disponibilità, anche perché le quote elevate possono rendere il carattere più spigoloso. Amitaba conduce spedizioni al Kailash fin dall’inizio della propria attività, e fa ovviamente tutto il possibile perché ogni cosa funzioni al meglio. Fino ad oggi, tutti i partecipanti hanno avuto la soddisfazione di valicare il mitico “Dolma La”, il temuto passo a nord del monte; per facilitare la salita, se richiesto con buon anticipo, è possibile noleggiare un cavallo tibetano.

Si passano 9 notti (per 4 notti consecutive al massimo) in campi ben allestiti con tende per dormire da due o una persona, tenda comune per mangiare e tende per i servizi; accompagnano il gruppo un cuoco e assistenti per il montaggio. Solo durante il kora del Kailash non vengono utilizzati il tavolo e le sedie. Le sistemazioni in alloggio a Toling e Darchen non sono il massimo…, ma devono essere utilizzate obbligatoriamente. Si viaggia con al seguito il supporto logistico, che trasporta scorte di viveri, combustibile, attrezzature da campo e bagagli. Il clima previsto in questa stagione è solitamente bello, ma bisogna essere comunque sempre attrezzati per possibili piogge e nevicate. Le temperature minime previste si incontrano a Dirapuk a nord del Kailash, dove di notte si può scendere anche oltre i –5°c. Oltre all’usuale attrezzatura da montagna serve quindi un sacco a pelo caldo, omologato per essere comodi a –10°c.

 

L'alta quota del Tibet

Andare in Tibet significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Lhasa stessa si trova a 3600 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni. L’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze; si inizia pernottando a Lhasa due notti con un aumento della quota a seguire graduale (3600 / 4200 / 4500). Si resta poi intorno a questa quota, scendendo un poco quando ci si reca a Gughe, e si effettua il kora del Kailash come ultima fase.

Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.

Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

Dungkar, cittadella Dungkar, cittadella Dungkar, Mandala
Dungkar, cittadella
Dungkar, cittadella
Dungkar, Mandala

 

 

Programma del viaggio

1°g.  Sabato 13 agosto, partenza in volo per Chengdu  
Per andare a Chengdu, capitale dello stato cinese del Sichuan, vi sono diverse possibilità di volo offerte da British Airways, Etihad, Lufthansa, KLM e altre compagnie. Il volo suggerito, che fa da riferimento per i servizi del viaggio, è quello della Etihad con partenza da Milano Malpensa per Abu Dhabi alle 22.10; sono possibili partenze anche da altri aeroporti - per gli orari di questi altri collegamenti contattare Amitaba.

2°g.  14/8 Arrivo a Chengdu
Si atterra ad Abu Dhabi alle 6.15; si prosegue per Chengdu alle 8.20 con arrivo alle 20.00. All’arrivo è in attesa dei partecipanti il corrispondente locale di Amitaba; trasferimento presso l’hotel Chengdu Airport Express nei pressi dell’aeroporto.

3°g.  15/8 Chengdu – Lhasa  
Il volo della Air China parte alle 8.35 con arrivo alle 10.55 (orari da confermare). A Gonsar, l’aeroporto posto sulle rive dello Tsangpo, sono in attesa dei partecipanti la guida italiana e l’assistente tibetano. Trasferimento in pulmino privato a Lhasa, sistemazione presso l’hotel Gang Gyen o simile nella città vecchia e riposo. Nel pomeriggio per favorire l’acclimatazione e iniziare ad assaporare la parte vecchia della città ci si reca con una tranquilla passeggiata al Barkor, la strada che pullula di pellegrini e circumambula la cattedrale di Lhasa, punto focale della vita tibetana e vivacissimo mercatino. Ci si muove con calma, piano, per iniziare ad acclimatarsi; la quota è di circa 3600 mt.

4°g.  16/8 Lhasa  
Si iniziano le visite dalla magnifica cattedrale del Jokhang che custodisce la statua di Jowo Sakyamuni, una reliquia circondata di mito e leggende, sicuramente l’oggetto più prezioso del Tibet. Ci reca quindi al Potala – dove per molti di noi la lunga scalinata per entrare è il test più duro dell’intero viaggio! Nel pomeriggio si esplora la città vecchia che fortunatamente è ancora abitata in prevalenza da tibetani; passeggiando dal Barkor si vedono il convento di Ani Tshamkhung, il tempio di Ramoce, che fu fondato nel medesimo periodo del Jokhang ed ospitò la sede del collegio tantrico del Gyuto, il Gyume e diversi altri siti minori, cari al cuore dei tibetani.

5°g.  17/8 Lhasa – Shigatse  
Si lascia la valle di Lhasa iniziando il viaggio verso ovest, si segue il deflusso del fiume Kyuchu incontrando in breve lo Tsangpo, di cui si seguono le rive fino a Shigatse, dove si alloggia presso l’hotel Manosarovar o simile. Ci si reca a visitare il grandioso monastero di Tashilhumpo, che fu fondato dal primo Dalai Lama nel 1447; è uno dei più grandi del Tibet, ricco di inestimabili tesori con molti templi e sale. La quota qui è di circa 4200 mt.

6°g.  18/8 Shigatse – Zangzang  
Si lascia Shigatse seguendo la strada che porta verso il Nepal; a Lhartse la si lascia per seguire un percorso più settentrionale che supera un passo e transita da un primo lago e quindi arriva al lago di Ngaring, e attraverso un ambiente di praterie d’alta quota si arriva fino a Zangzang, un villaggio dove si trova un interessante convento femminile di scuola Nyingmapa. Si pone il primo campo di questo bellissimo viaggio nelle vicinanze; la quota è di circa 4500 mt.

7°g.  19/8 Zangzang – Saga – Dargyeling Gompa (Jongba)  
Si prosegue sempre verso ovest attraverso valli e passi erbosi in un bell’ambiente naturale fino a Saga, sul fiume Tsang Po. Si prosegue oltre un altro passo fino a Jongba, dove si pone il campo nei pressi di un bel monastero posto panoramicamente sopra le vaste valli erbose; la quota è di circa 4600 mt.

8°g.  20/8 Jongba – Manosarowar Est
Il bellissimo percorso di questa lunga tappa, che impegna per circa 8 ore di guida ed è resa possibile grazie a dei lavori di miglioramento che sono stati recentemente eseguiti sulla strada, attraversa una regione dove spesso si incontrano le tende dei nomadi. A Trongsa si trova un interessante monastero e, prima di Paryang, una zona di dune di sabbia sullo sfondo dell’alto Himalaia. Oltre il passo del Mayum ed il lago di Te Tso si raggiungono le acque turchesi del “lago della madre”, il sacro Manosarowar, che viene circumambulato a piedi da molti pellegrini tibetani; da qui si vede per la prima volta il Kailash, oltre le vaste acque del lago. Si pone il campo nei pressi della riva; la quota è di circa 4600 mt. Dal 2013 qui è stato istituito un ‘Parco Nazionale’; quindi ci si deve adeguare alle nuove regole che non consentono di utilizzare i propri veicoli lungo il perimetro del lago e si dovrà necessariamente usufruire degli autobus forniti dalle autorità.

9°g.  21/8 Manosarowar: Seralung, Trugo, Raksal Tal, Chiu  
Si seguono le rive del lago sacro in senso orario; i panorami sono fantastici, con i colori dell’acqua che continuano a variare nell’arco della giornata, si ha la mole del Gurla Mandata (7800 mt) a sud est e, se è limpido, la visuale del Kailash a nord ovest oltre le acque del lago. Si sosta per una visita al monastero di Seralung, che come tutti i siti della regione è piuttosto piccolo: furono infatti sempre molto poche le persone che risiedevano in queste remote regioni. Si prosegue per Trugo, un Gompa posto alle pendici del Gurla Mandata sul lato meridionale del lago, che dista circa 23 km; si contorna la sponda meridionale e, se si avrà l’autorizzazione dalle autorità del Parco, si viene raggiunti dai propri mezzi per recarsi al lago Raksal Tal, un bacino d’acqua altrettanto vasto, temutissimo dai pellegrini perché secondo la tradizione esoterica cela l’energia magica del principio femminile: sulle sue sponde non si trovano segni di devozione (bandiere, muri mani, né monasteri); la vista del Gurla Mandata che si specchia nelle acque riesce però a mitigare almeno per un po’ ogni timore! Si raggiunge quindi il monastero di Chiu, vera perla del Manosarowar, posto su di colle che domina una spiaggia della costa nord ovest, dove si pone il campo.

10°g.  22/8 Chiu – Toling  
Si procede verso ovest per la regione di Gughe, transitando di fronte al monte Kailash e, oltre una regione di praterie si scavalcano verso sud alcuni passi che si aprono sul vasto bacino erosivo del fiume Sutlej, con panoramiche uniche al mondo. Ci si immerge nei meravigliosi canyon colorati arrivando a Toling, dove ci si accomoda in un semplice hotel. Si visita l’enclave monastica: il Tempio Rosso e il Tempio Bianco sono stati costruiti sotto la guida del Grande Traduttore, Rinchen Zangpo; questi templi secondo il Prof. Tucci costituiscono l’esempio più elevato dello stile artistico del Tibet Occidentale.

11°g.  23/8 Toling - Dunkhar  
Ci si reca alla vicina Tsaparang, il sito forse più affascinante di tutta Gughe: un sentiero si inerpica tra alcuni templi e miriadi di abitazioni rupestri (alcune sono affrescate) immergendosi in un tunnel scavato nella roccia che emerge nella cittadella che corona l’inaccessibile monte, dove l’imperatore aveva il semplice palazzo ed i suoi templi. Al fascino del luogo si unisce il senso della presenza dei grandi santi che vi hanno abitato. Da Tsaparang si prosegue per circa due ore attraverso stupendi canyon erosivi con punti panoramici verso i monti glaciali dell’India arrivando nella valle di Dungkhar, dove si pone il campo. Si visita il sito di Piyang, uno dei feudi dell’antica Gughe, con resti estremamente interessanti e, nascosti in alcune grotte dell’antica cittadella, antichissimi affreschi.

12°g.  24/8 Dunkhar - Darchen  
Si visitano i templi rupestri di Dunkhar; i capolavori d’arte preservati in questa falesia furono riscoperti nel 1992 e presentano alcuni degli affreschi più raffinati dell’antica arte tibetana; lo sfondo azzurro dei dipinti rende le figure ancora più eteree, incredibilmente sospese fuori dal tempo. Si potrà anche visitare la cittadella, individuando il sentiero che, alle spalle delle poche case del minuscolo paese di Dunkar, si inerpica sul monte e, attraverso una stretta apertura, conduce sulla sommità: i resti sono molto interessanti, e i panorami incredibili. Dopo queste indimenticabili esplorazioni si parte per tornare ad est verso il Kailash. Si riemerge dalle valli erosive di Gughe attraverso i grandiosi passi utilizzati per giungere fin qui godendo di panorami impossibili da immaginare, e proseguendo verso est si arriva ai piedi del monte Kailash a Darchen, punto di partenza del pellegrinaggio attorno alla  montagna sacra. E’ un percorso di 54 chilometri; lungo il sentiero sacro si incontrano una miriade di luoghi legati a storia, mito e leggenda, ed anche alcuni piccoli monasteri: l’insieme lo rende decisamente unico al mondo. Darchen è un villaggio pieno di sporcizia che ad alcuni toglie la poesia del luogo; purtroppo la sosta qui è obbligatoria e si riposa per necessità in una locanda.

13°g.  25/8 Kora del Kailash: Darchen – Dirapuk  
Il percorso a piedi porta dopo le prime due ore circa sulla piana di Tarboche, all’ingresso della valle occidentale del Kailash, il luogo dove si svolge Saga Dawa. Si transita ai piedi del monastero di Choku che si erge sul versante occidentale, e viene visitato solo dai più tenaci, e si sale gradualmente al cospetto dei colossali muraglioni occidentali del Kailash; a tratti dal sentiero appare altissima la cuspide sommitale. Si aggira il monte finché appare l’immortale parete nord, ai cui piedi si trova l’eremo di Dirapuk, dove si pone il primo campo del kora (5000 mt circa) in vista della maestosa parete.

14°g.  26/8 Kora del Kailash: Dirapuk – Dolma La – valle di Zutrulpuk  
Salendo verso il passo di Dolma si transita da alcuni laghetti e da un punto dove i pellegrini usano lasciare qualcosa di personale: solitamente dei vestiti, e a volte anche delle … dentiere, per significare l’abbandono del peso del proprio karma e delle negatività del passato. Il mitico passo è alto circa 5600 metri; quindi la salita viene sempre svolta procedendo con grande tranquillità, senza fretta: sarà faticoso, ma fino ad oggi tutti coloro che sono giunti qui con Amitaba ce l’hanno fatta!! Dal Dolma, dove un’infinità di bandiere di preghiera sventolano al vento e non si vede più la vetta del Kailash, un luogo che commuove molti pellegrini, si scende ripidi passando subito dal laghetto di Tara, dove può capitare di vedere pellegrini induisti che eseguono un’abluzione nell’acqua gelida, a circa 5500 metri di altezza. Arrivati alle pasture della valle sottostante, dove si trovano usualmente degli yak al pascolo, si continua con un lungo tratto di cammino pianeggiante allietato da una visuale dello spigolo nord est del Kailash e finalmente si giunge al campo.

15°g.  27/8 Kora del Kailash: Zutrulpuk – Darchen; Manosarowar est  
Nell’ultima giornata, ormai  in vista dei laghi sacri di Manosarowar e Raksal Tal, si passa dal monastero di Zutrulpuk, costruito sul luogo dove il santo Milarepa meditava in una grotta, e si esce dalla valle di Akshobya raggiungendo Darchen, completando il cammino. Si ‘fugge’ subito da questo posto mal gestito per porre il campo sulle rive del grande lago turchese Manosarovar, per un ultimo saluto al “Lago della Madre”.

16°g.  28/8 Manosarowar Est – Dargyeling Gompa (Jongba)  
Oggi si ripercorre la tappa più lunga del viaggio, i cui meravigliosi panorami compensano egregiamente i tempi di guida: si rivedono il lago di Te Tso, il Mayun La, il versante settentrionale dell’arco Himalaiano, le dune di Paryang, Trongsa Gompa, ecc. Si pone il campo presso il monastero di Dargyeling, come all’andata.

17°g.  29/8 Dargyeling – Pelkho Tso - Shegar  
Superata Saga si attraversa lo Tsangpo con il nuovo ponte, si costeggiano laghi minori e si valicano alcuni passi raggiungendo la stupenda area nomadica del lago di Pelko, una zona di bellezza incomparabile: su questo grande lago blu turchese, in un ambiente abitato solo dai nomadi, si affacciano maestose vette himalaiane tra cui lo Shisha Pangma, che supera gli 8000 metri di quota. Oltre Pelkho ci si congiunge con la strada che giunge dal Nepal, e si continua a seguire l’arco himalaiano; nei giorni limpidi si possono vedere il Cho Oyu e l’Everest. Superata Tingri si arriva a Shegar, dove si alloggia presso l’Everest Hotel.

18°g.  30/8 Shegar – Shigatse  
Si visita la ‘Montagna di cristallo’: le ardite mura del castello di Shegar giungono altissime fino in vetta alla montagna che sovrasta il bel villaggio, che conserva lo stile tradizionale. Se si sale sul punto più alto si vede la vetta dell’Everest; ma già sotto, dove si trova l’interessante Gompa, si effettua una visita di prim’ordine! Si lascia Shegar valicando il Gyatso La che porta a Lhartse, e si prosegue verso est attraverso un altro valico fino a Shigatse, dove ci si sistema presso il medesimo hotel, il Manosarovar o simile.

19°g.  31/8 Shigatse – Lhasa  
Da Shigatse si ripercorre la strada con cui si è giunti da Lhasa, dove si alloggia nel medesimo hotel, il Gang Gyen o simile. Pomeriggio libero.

20°g.  1/9 Lhasa, festival di Shoton  
Oggi è il giorno di Shoton, conosciuto anche come il “Festival dello yogurt”. Nelle grandi università monastiche di Drepung e Sera vengono esposti sulla montagna  giganteschi dipinti del Buddha; si opta per seguire gli eventi presso la prima perché è l’evento più grande e gli spazi sono più ampi ed è quindi più facile seguirli. In questo giorno di buon auspicio una grande folla di tibetani si reca già dalle prime luci del giorno a Drepung, che prima dell’invasione era l’università più grande del Tibet. Qui prima del sorgere del sole la grande tanka di Buddha Sakyamuni viene portata a spalle con una coloratissima processione che parte dal tempio principale tra suoni di corni e fumo di erbe aromatiche, per essere issata sul bordo della montagna. Per arrivare sarà necessario camminare un poco, perché i mezzi nella ricorrenza di oggi si devono lasciare all’inizio della strada che sale al monastero. Il festival è anche un ottimo momento per visitare i molti templi di questo storico sito, che per un periodo fu anche sede del Dalai Lama, perché in questa occasione pullulano di pellegrini. Nei pressi, ci si reca al tempio di Nechung, una volta sede dell’Oracolo di Stato tibetano, che conserva dipinti difficilmente visibili altrove. Ovunque nei pressi di Drepung migliaia di famiglie tibetane festeggiano con gioiosi picnic, ed è frequente essere invitati a bere un tè in compagnia. Rientrati in città ci si reca al giardino del Norbulinka,il Palazzo estivo del Dalai Lama, dove sono in corso le rappresentazioni di teatro tradizionale, anche qui ci si mescola con miriadi di tibetani che fanno festa.

21°g.  2/9 Lhasa e volo di rientro  
Il volo della Air China parte alle 12.55 con arrivo a Chengdu alle 15.05 (orari da confermare – vi sono anche dei voli più tardi ma non è prudente prenderli per non avvicinarsi troppo all’ora dell’imbarco del transcontinentale). Ci si trasferisce al terminal internazionale per l’imbarco sul volo di rientro; il volo della Etihad parte per Abu Dhabi alle 21.15.

22°g.  Sabato 3 settembre, arrivo a destinazione  
Arrivo ad Abu Dhabi all’1.00; si riparte per Milano Malpensa alle 2.25 con arrivo alle 7.15. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.

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