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Da: lunedì 26 aprile 2004A: lunedì 10 maggio 2004Durata: 15 giorni

BHUTAN 2004: Ura Yakchoe, nel Bumthang

Ura Yakchoe, nel Bumthang

 

Questo viaggio nasce dal desiderio di Amitaba di cercare di “essere in Bhutan”: non ci si limita alla visita dei luoghi più noti frequentati dai pochi turisti, che sono concentrati nelle valli di Paro e Thimpu a poca distanza dall’unico aeroporto, ma ci si reca anche nel Bumthang, la regione centrale dove ebbe origine la civiltà bhutanese, per partecipare alla festa di Ura, un bel villaggio isolato tra le montagne.

Lo Yakchoe di Ura si sviluppa in modo simile a un tradizionale Tsechu: il nome dell’evento può variare per alcune differenze apparenti solo all’occhio esperto, legate alle divinità evocate o a fatti di storia locale. Partecipare agli Tsechu (“festival” è un termine limitativo) trasporta nel cuore della realtà esistenziale del popolo Bhutanese, dove il confine percettivo imposto dalla mente razionale scompare e spirito, emozioni e pensiero si fondono in un immaginario dove si generano le dimensioni dei mondi sottili che animano la cultura di questo popolo straordinario. Si può così trovare un contatto con persone che vivono un contenuto esistenziale assolutamente diverso dal nostro.

I vecchi di Ura raccontano che l’origine dello Yakchoe risale all’incirca all’anno 750. In quel periodo ci fu una tremenda epidemia di lebbra, ma fortunatamente venne in aiuto della gente della valle Guru Padmasambhava che vinse un confronto con i demoni che avevano scatenato il disastro, riuscendo così a liberare tutti dalle afflizioni in cui erano caduti. Il grande Guru donò poi una sua statua al villaggio, un potente amuleto per i secoli a seguire. Per commemorare questi fatti ogni anno si celebra Yakchoe; non si tratta di un’opera di teatro, ma di una rievocazione e un rinnovo dell’esorcismo che il maestro fece per proteggere tutti dalle energie del male.

Andare in Bhutan, Druk Yul (paese del Drago Tonante) per i Bhutanesi, è il sogno di tutti gli appassionati delle culture himalaiane. E’ un paese che per ragioni storiche consente di avvicinare l'unica civiltà superstite fondata sui principi del Buddismo Vajrayana. Grande poco più della Svizzera, con due terzi del territorio coperti da foreste e la parte restante costituita da grandiosi massicci montani, è abitato da circa 600.000 persone, in maggioranza discendenti di stirpi di origine Tibetana o Birmana, amalgamate dalla fede nel Buddismo di scuola Kagyupa e Nyingmapa. Gli Dzong, i monasteri fortezza che dominano le valli himalaiane, sono rimasti tuttora i centri religiosi e amministrativi.

 

Nota tecnica

In Bhutan all’inizio di maggio la stagione è secca e si gode ancora della fioritura dei rododendri; può comunque sempre piovere, perché siamo vicini all’inizio del periodo monsonico. Si consiglia di portare felpe calde per la sera, giacca in goretex, scarpe da trekking, vestiti comodi. Le temperature medie previste in questo periodo sono min. 14,8 max. 27,2 a Punakha, il punto più caldo toccato dall’itinerario, e di min. 9,5 max 21,3 a Jakar e Ura, la zone più fredde.

Per gli spostamenti in Bhutan si utilizzano dei comodi pulmini. Gli alberghi sono puliti e dotati di lenzuola ed acqua calda; si pernotta in tenda per due notti a Ura, l’attrezzatura è tutta fornita da Amitaba, bisogna solo portare il proprio sacco a pelo.

 

 

Programma del viaggio

1° g.    Lunedì 26 aprile, partenza per Katmandu

2° g.    27/4 Arrivo a Katmandu
Arrivo e sistemazione in albergo.

3° g.    28/4 Katmandu  
Giornata libera

4° g.    29/4 Katmandu – Paro – Wangdue  
Partenza in volo per il Bhutan alle 10.45; dall’aereo si gode la vista della parte più spettacolare dell’arco himalaiano. Si ammirano l’Everest e il Makalu, e ormai a destinazione, il Kanchendzonga ed il Chomolhari. Si arriva a Paro alle 12.00 e si prosegue in pulmino oltre Thimpu, la capitale, valicando il passo di Dochu a 3116 metri, dove migliaia di bandiere di preghiera colorate circondano un Chorten su cui vengono adagiati dei piccoli Tsa Tsa che contengono le ceneri dei defunti. La discesa tra scenari grandiosi porta allo Dzong di Wangdue, dove si alloggia in un carinissimo hotel sul fiume in vista dello Dzong.

5° g.    30/4 Wangdue – Trongsa - Jakar 
Valicato il passo del Pele La (3390 mt) dove le foreste di rododendri in questo periodo dell’anno sono in fioritura si visita il candido Chendebji Chorten, che fu costruito in un luogo isolato per commemorare la sconfitta di un pericoloso demone che terrorizzava un tempo queste valli rigogliose. Si sosta per il pranzo a Trongsa, un paesino situato a 129 km da Wangdue, dominato da un imponente Dzong, che si potrà visitare. Da Trongsa a Jakar restano 68 km, attraverso le foreste di rododendri del passo dello Yotong (3425 mt), che porta nelle valli del Bhumtang. Giunti a Jakar, a circa 2600 metri di altitudine, ci si sistema in un Lodge.

6° g.    1/5 Jakar – Ura 
La valle di Choskor è il cuore della regione del Bumthang, dove ebbe origine la civiltà bhutanese. Vi si trovano moltissimi siti interessanti; visiteremo lo Dzong di Jakar, il Kurjey Lhakhang, il monastero principale della regione dove in una grotta su una roccia è impressa l’impronta del corpo di Guru Rimpoche e Jambey Lhakang, uno dei più antichi monasteri del Bhutan costruito nell’anno 659 da Songtsen Gampo, il re del Tibet. Nel pomeriggio con un trasferimento di circa 50 km ci si reca al villaggio di Ura, dove ci si sistema in tenda nei pressi del monastero – in questo remoto angolo del mondo non esistono gli alberghi! Dopo il calar del sole iniziano le prime cerimonie nel tempio.

7° g.    2/5 Ura Yakchoe 
Giornata dedicata allo Yakchoe; le cerimonie vengono eseguite nel tempio e le danze nel cortile antistante. Durante lo Yakchoe vengono rappresentati molti personaggi che attraverso un crescendo di scene e movimenti sviluppati attraverso molti episodi generano una cerimonia di esorcizzazione per estirpare i mali del villaggio. Le danze sono ben eseguite, i costumi e le maschere colorati e pittoreschi, le musiche semplici ma efficaci. Partecipa l’intero paese, dai bimbi ai vecchi, tutti si stringono nel tempio la notte in cui vengono iniziati i riti propiziatori, ma non con un ruolo di “pubblico”: alcuni dei danzatori sono monaci, ma molte parti sono eseguite da persone del villaggio, nelle pause le donne eseguono danze cantando brani popolari e le cerimonie coinvolgono ognuno dei presenti. La figura rappresentata più riverita è sempre Mahakala, la potentissima entità tutelare del Bhutan, considerata un Dharmapala (“difensore della dottrina”), interpretato con una maschera scura dall’aspetto spaventoso – deve infatti riuscire a terrorizzare i demoni! Vengono utilizzate molte figure di animali, di guerrieri e anche di giullari dall’aspetto vagamente demoniaco, ma volutamente grossolane e simpaticamente provocatorie, che spesso inseguono i bimbi o le fanciulle del villaggio tra le risate generali. Conduce le varie fasi dell’esorcismo l’Abate di Ura, che assiste ieratico alle danze e osserva l’evolversi della cerimonia con grande concentrazione, officiando all’interno del tempio, di notte o al mattino e al pomeriggio prima delle danze, i complessi riti necessari ad evocare le forze sottili che animano l’evento. Il finale della seconda giornata è molto dinamico, i guerrieri si lanciano dalle finestre del piano superiore del tempio (… trattenuti fortunatamente per i piedi!) e vengono messi in fuga tutti i demoni tra il ritmo dei tamburi e una generale euforia.
A Ura oltre al piacere di seguire lo Yakchoe si avrà anche il tempo di esplorare con calma il bel villaggio.

8° g.    3/5 Ura Yakchoe – Jakar 
Le rappresentazioni dello Yakchoe si concludono nel primo pomeriggio; si ha così modo di rientrare a Jakar sistemandosi nel Lodge.

9° g.    4/5 Jakar - Gangte 
Si segue il percorso dell’andata fino al passo del Pele, da dove una strada attraverso immense foreste di rododendri porta alla valle di Phobjikha. Nella natura bellissima qui trovano rifugio le rarissime gru dal collo nero. Su di un colle poggia il monastero Nyingmapa di Gangte, retto da Kunzang, un abate riconosciuto come la nona reincarnazione del maestro Pema Lingpa che visse nel XVI secolo. Ci si sistema in un caratteristico alberghetto bhutanese.

10° g.    5/5 Gangte - Punakha 
Tornati sulla strada principale si discende la valle fino a Wangdue. Dopo la visita del grandioso Dzong ci si reca a Chimi Lhakhang, tempio della fertilità fondato dall’”illuminato pazzo”, il grande Lama Kunley, il cui emblema fallico adorna l’ingresso di molte case rurali. Le coppie che non riescono ad avere figli e chiedono qui con fiducia questa grazia vengono quasi sempre esaudite… anche gli stranieri! Si alloggia in un hotel nei pressi dello Dzong di Punakha.

11° g.    6/5 Punakha - Thimpu 
Si inizia la giornata con la visita di Punakha Dzong, il più bello del paese, meravigliosa sede invernale del Je Khempo, l’Abate del Bhutan. Si parte poi verso Thimpu, dove si arriva nel pomeriggio dopo aver scavalcato il passo del Dochu e visitato Semtokha Dzong, che fu il primo Dzong costruito dallo Shabdrung, l’abate di Ralung che nel 1600 pose le basi dell’attuale struttura religiosa e politica del Bhutan.

12° g.    7/5 Thimphu - Paro 
Con un salita a piedi di un’oretta nelle montagne a nord di Thimphu ci si reca al monastero di Tango, retto da un giovane abate considerato la reincarnazione del fondatore di Taktshang, dove vengono formati i monaci più capaci della scuola Kagyupa del Bhutan; chi di loro supera con successo un durissimo corso di studi e il successivo ritiro in isolamento di tre anni e tre mesi ottiene il titolo di Kempho e sarà autorizzato ad insegnare la parola del Buddha. Tornati a Thimphu si visita il Trashichhoe Dzong, dove sono situate la sede del governo, la sala del trono del re e la sede estiva del Je Khempo, l’Abate del Bhutan; poi il tempio di Changangkha Lhakhang, sopra Thimphu, dove spesso è possibile assistere alle cerimonie dei monaci. In serata si raggiunge Paro.

13° g.    8/5 Paro 
Salita al monastero di Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo più celebre del Bhutan, sospeso alle rocce sopra la valle. Per facilitare la salita, chi vuole può noleggiare un cavallo. Ridiscesi si visita il Kichu Lhakhang, uno dei più antichi monasteri del Paese. Conclude la giornata la visita degli Dzong di Paro.

14° g.    9/5 Paro – Katmandu 
Partenza in volo di prima mattina; all’arrivo sistemazione in albergo e giornata a disposizione.

15° g.    Lunedì 10 maggio, volo di rientro

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