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Da: venerdì 8 febbraio 2008A: lunedì 18 febbraio 2008Durata: 11 giorni

BHUTAN 2008: Punakha Dromche

Punakha Dromche

 

Il viaggio si svolge durante la ricorrenza del Punakha Dromche, lo stupendo Cham bhutanese che evoca le origini storiche di Druk Yuk, il “Paese del Drago Tonante”. L’itinerario tocca tutti i siti principali delle regioni del Bhutan occidentale: da Taktshang e Paro fino al parco naturale della valle di Gangte, agli Dzong di Trashichhoe e Wangdue, incontriamo scorci ed immagini che sono tra le più apprezzate di chi ama il vero viaggiare. Il percorso è arricchito dalla visita di luoghi significativi del mondo culturale bhutanese, come Chimi Lhakhang, e di siti non indicati nelle guide turistiche, tra cui lo Dzong di Tseluna.

 

 

Nota tecnica

In Bhutan a febbraio la stagione è secca, con cieli solitamente tersi. Le temperature sono un po’ fredde ma l’aria è salubre e secca e ci si sistema in hotel riscaldati; le temperature medie previste in questo periodo sono: Paro min. 1,5 max. 13,4, Thimpu min. 0,6 max. 14,4; Wangdi Phodrang e Punakha min. 5,3 max. 19,6. Si consiglia quindi di portare felpe calde per la sera, giacca in goretex, scarpe da trekking leggere e vestiti comodi. Per gli spostamenti in Bhutan si utilizzano dei comodi pulmini. Gli alberghi sono puliti, le stanze sono dotate di bagno, lenzuola ed acqua calda.

 

 

Programma di viaggio

Il programma prevede di raggiungere Katmandu e di procedere da lì per il Bhutan con il volo della Druk Air per Paro. E’ anche possibile, se si preferisce, prendere il volo Druk Air che parte e torna da Delhi nella stesse date, incontrando il capogruppo all’arrivo a Paro; anche in questo caso Amitaba può fornire tutti i servizi richiesti (volo intercontinentale e servizi in India).

 

1°g.  Venerdì 8 febbraio,partenza per Katmandu

 

2°g.  9/2 Arrivo a Katmandu  

Trasferimento in albergo; si alloggia all’Hotel Vajra, dove si incontra l’accompagnatore italiano, che è già a Katmandu per il Losar.

 

3°g.  10/2 Katmandu  

Giornata a disposizione.

 

4°g.  11/2 Katmandu – Paro – Thimpu  

Il volo Druk Air parte alle 11.45 con arrivo alle 13.05; dall’aereo si gode la vista della parte più spettacolare dell’arco himalaiano: si ammirano l’Everest e il Makalu, e, ormai a destinazione, il Kanchendzonga ed il Chomolhari. Giunti in Bhutan ci si trasferisce a Thimpu, la capitale. E’ un percorso di 65 chilometri che richiede circa 2 ore: la velocità qui è sempre moderata per via delle curve ed il limite ufficiale è comunque di 40 km/h; si ha così modo di gustare gli stupendi panorami. Per gli spostamenti si utilizzano pulmini giapponesi. Sul percorso una deviazione nella valle di Tseluna porta all’antico Dzong che fu fondato dal fratello di Drupa Kunley. A Thimpu, capitale del Bhutan, si alloggia in un buon hotel nel centro della cittadina.

 

5°g.  12/2 Thimpu – Wangdue  

Da Thimpu si parte presto, per godere della vista dell’arco Himalaiano dal passo di Dochu, a 3166 metri, dove in una foresta lussureggiante migliaia di bandiere di preghiera colorate circondano 108 Chorten [reliquiari]; qui si trovano anche tanti piccoli tsa tsa che contengono le ceneri dei defunti, posti in gran numero attorno al Chorten più antico. La discesa tra scenari grandiosi porta alla valle di Punakha e di Wangdue, dove ci si reca con una passeggiata che transita per un bel villaggio al tempio della fertilità di Chimi Lhakhang, posto in cima ad una panoramica collina, a metà strada tra Punakha e Wangdue. Questo tempio fu fondato dal grande Lama Kunley, “l’illuminato pazzo” il cui emblema fallico adorna l’ingresso di molte case rurali. Le coppie che non riescono ad avere figli e chiedono qui con fiducia questa grazia vengono quasi sempre esaudite ...anche gli stranieri! Si prosegue quindi per un breve tratto verso sud per visitare lo Dzong di Wangdue Phodrang, che si erge imponente su di un monte che domina il fiume. L’hotel è nelle vicinanze dello Dzong. E’ possibile, per le persone più sportive, recarsi nel tardo pomeriggio con una passeggiata di circa mezz’ora al tempio di Nezergang, appollaiato sui monti ad est di Wangdue.

 

6°g.  13/2 Wangdue – Gangte – Punakha  

Escursione alla valle di Phobjikha, attraverso immense foreste di rododendri; nella bellissima natura di questa regione al confine con il Bhutan centrale trovano rifugio le rarissime gru dal collo nero. Su di un colle, attorniato dalle belle case del villaggio, poggia il monastero Nyingmapa di Gangte che è retto da Kunzang, l’abate riconosciuto come la nona reincarnazione Pema Lingpa, il più famoso dei Santi bhutanese, che visse nel XV secolo. Si torna quindi a Wangdue e si prosegue per Punakha, dove si alloggia in hotel.

 

7°g.  14/2 Punakha  

Giornata dedicata alla vista dello Dzong ed a seguire lo svolgimento del grande Cham di Punakha Dromche. Lo Dzong di Punakha da molti è ritenuto il più bello del Bhutan e sicuramente, dal punto di vista storico, è il più importante del paese.

 

8°g. 15/2 Punakha – Paro  

Da Punakha si attraversa il passo del Dochu arrivando a Thimpu; si visita il grandioso Trashichhoe Dzong, dove sono situate la sede del governo, la sala del trono del re e la sede estiva dell’Abate del Bhutan. Ci si reca quindi a Dechen Podrang, un magnifico palazzo che fu la sede del governo prima della costruzione di Trashichhoe ed è ora una scuola monastica che presenta un tempio molto interessante; si completano le visite recandosi al tempio di Changangkha Lhakhang, sopra Thimpu, vero gioiello dove a volte è possibile assistere alle cerimonie dei monaci. Per i più sportivi, in alternativa è possibile recarsi a piedi all’eremo di Dorje Drak. Al termine delle visite ci si trasferisce a Paro.

 

9°g.  16/2 Paro  

Escursione al monastero di Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo più celebre del Bhutan, sospeso tra le rocce sopra la valle. Per facilitare la salita (c.a. 2 ore in tutto), con una modica spesa chi vuole può noleggiare un cavallo. Tornati a valle ci si reca a Kyuchu Lhakhang, uno dei monasteri più antichi del Bhutan considerato uno dei 108 templi geomantici del Tibet, la cui fondazione è attribuita al re del Tibet Songtsen Gampo (VIII sec.). Si conclude la giornata con la visita dello Dzong di Paro.

 

10°g. 17/2 Paro – Katmandu  

Il volo per Katmandu parte alle 11.10 con arrivo alle 12.05; a Katmandu si viene ricevuti dal corrispondente nepalese di Amitaba; trasferimento in hotel e pomeriggio a disposizione.

 

11°g. Lunedì 18 febbraio, Katmandu e volo di rientro  

Macchina a disposizioni fino al momento della partenza.

 

I grandi cham del Bhutan: Punakha Dromche

In Bhutan i Cham sono il veicolo principale per le espressioni artistiche di musica, canto e danza, con un utilizzo di costumi e maschere molto elaborati. Questa forma era presente già all’inizio dei tempi storici del Paese: il primo Cham è attribuito a Guru Rimpoce (Padmasambhava), che prima di recarsi in Tibet nell’VIII secolo eseguì una danza dove oggi sorge il monastero di Kurjey in Bumthang per domare lo spirito di una divinità locale. La diffusione del Cham in Bhutan è parallela all’ingresso della cultura buddista in un mondo sciamanico ed esprime molto concretamente la sintesi delle due anime himalaiane: l’unione del misticismo adottato dai saggi buddisti dell’India con le potenti capacità di divinazione e di rapporto con l’occulto, che furono sviluppate in un contesto naturale animato da forze soverchianti, dei devoti del Bon.

Il Cham esprime il contenuto della religione in modo teatrale e simbolico ed è utilizzato soprattutto come un potente mezzo per esorcizzare le negatività. Molti dei personaggi rappresentano delle entità convertite al bene e le trame nel loro insieme ottengono la sconfitta dei demoni che infliggono sfortune e calamità. La dinamica con cui viene svolto questo dramma varia e ciascuna rappresentazione si è arricchita e resa unica grazie all’inserimento nelle trame di diversi eventi storici e di personaggi non solo religiosi che hanno lasciato delle impronte nella località dove viene svolta; il contenuto è quindi anche un metro che può aiutare ad individuarne origine ed evoluzione.

 

Lo Dzong di Punakha

Lo Dzong di Punakha riveste un ruolo centrale nella storia del Bhutan e a detta di molti è anche il più bello del paese. Fu uno dei primi Dzong ad essere costruito dallo Shabdrung nel 1637 ed è il luogo dove egli morì mentre si trovava immerso in uno stato di meditazione; i suoi resti sono conservati qui in un preziosissimo Stupa posto in uno dei templi interni. Punakha ha visto l’incoronazione dei re del Bhutan, fu la sede invernale del governo bhutanese fino agli anni 50 (quando fu deciso di mantenere la capitale fissa a Thimpu) ed è la sede amministrativa della regione. Ancora oggi l’Abate del Bhutan, il Je Khempo, e i circa 1600 monaci che costituiscono il suo seguito utilizzano Punakha nei sei mesi più freddi dell’anno, per il clima meno rigido di questa valle: lo Dzong è situato a 1350 metri di quota, mentre Thimpu, dove è situata la loro sede estiva, è a 2300 mt.

Lo Dzong è curato con amore e senza badare a spese, come si riscontra dalla qualità dei lavori che sono stati fatti per restaurare il tempio principale, che era stato danneggiato da un’inondazione. Tra gli affreschi si ammirano anche rarissimi mandala che non si trovano facilmente rappresentati altrove, neppure nei testi specifici. L’antica arte iconografica qui è … nel presente!

 

Punakha Dromche

Il Punakha Dromche raccoglie in un unico grande momento le profonde tematiche religiose del Bardo, lo stadio intermedio tra rinascite, e i fatti storici legati alla fondazione dello stato del Bhutan. Per coglierne il significato bisogna ripercorrere i racconti intrisi di leggenda dei primi giorni della storia di Druk Yul, il paese del Drago Tonante.

Lo Dzong di Punakha venne costruito dallo Shabdrung in seguito alla visione che egli ebbe di Guru Rimpoce mentre campeggiava sul greto della confluenza dei fiumi Pho e Mo, dove il grande Guru gli rivelò la propria profezia in cui un santo avrebbe un giorno costruito una grandiosa fortezza proprio in quel punto. All’epoca li si trovava solo un tempio costruito nel XIV secolo, tutt’oggi esistente, lo Dzongchung. La profezia fece intuire allo Shabdrung che quello era il luogo dove sarebbe riuscito a custodire una preziosissima reliquia che aveva portato con se dal monastero di Ralung in Tibet, una statuetta di Avalokiteshvara che era stata rinvenuta tra le ceneri della cremazione di Tsangpa Gyare, il fondatore della scuola buddista tibetana Drukpa, che si dice essersi autogenerata da una sua vertebra.

Questo oggetto è così prezioso che i tibetani inviarono diverse spedizioni militari per recuperarlo; ma i bhutanesi ebbero la meglio e l’episodio conclusivo del confronto ha dato corpo al Punakha Dromche. Lo Shabdrung agì d’astuzia: con una grande processione si recò sul bordo del fiume di fronte allo Dzong e fece un cerimoniale di auspicio per la pace gettando infine la … copia della statuetta della discordia in acqua. I tibetani a questo punto rinunciarono all’assedio e tornarono a mani vuote.

Per celebrare la fine di queste tensioni con il Tibet, che per i bhutanesi era di fatto una vittoria, nella giornata culminante del Dromche 136 Pazaps (guerrieri) vestiti con l'uniforme rossa e nera dei tempi dello Shabdrung, guidati da quattro generali che indossano elmi di metallo esplodono dei petardi nei cortili interni, simulando con questo i suoni della guerra, e lasciano lo Dzong correndo e lanciando le grida di battaglia. Al cancello i generali montano i propri cavalli, e partono nelle quattro direzioni cardinali per lanciarsi nel confronto.

La qualità del Cham di Punakha è molto elevata perché le rappresentazioni sono eseguite dai monaci del Je Khempo: essere parte di questo selezionato gruppo è un grande onore: vengono scelti coloro che hanno le più elevate qualità di apprendimento spirituale. L’atmosfera è quindi molto forte, tutti gli atti rituali vengono svolti con precisa disciplina e attenzione ad ogni dettaglio anche formale e le cerimonie sono solitamente condotte dall’abate personalmente, a volte anche alla presenza del re.

 

Svolgimento del Dromche

Il Cham di Punakha ha una durata indicata nel calendario ufficiale di 5 giorni. Le prime giornate sono dedicate ai riti e alle pratiche meditative necessarie per generare la presenza delle forze sottili che animano l’evento. Il programma solitamente prevede che nel terzo e quarto giorno il Je Khempo si rechi con una piccola processione al tempio interno posto tra Utse (la torre centrale) e tempio principale per officiare dei riti ricchi di canti e musica in cui vengono anche eseguite delle danze in costume e maschere. Questa parte può essere vista abbastanza bene dalla balconata sovrastante o dalle finestre del tempio che danno sul cortile, gomito a gomito con una folla di bhutanesi. In entrambe le giornate, tra le varie danze spicca Sha-na Cham, la danza dei cappelli neri, eseguita normalmente da 5 monaci anziché dai canonici 21 per via dello spazio ristretto disponibile. La cerimonia di distruzione del demone viene ripetuta in ciascuna delle sezioni di Sha-na Cham che vengono eseguite.

La giornata più interessante per il pubblico è quando avvengono la grande danza rituale nel primo grande cortile interno e l’evocazione dell’azione militare dei Pazaps. La rappresentazione principale si svolge al mattino e racchiude in un unico grande atto i temi dell’apparizione delle divinità del Bardo, lo stadio intermedio tra le rinascite, e la purificazione del sito; forse per la solennità dell’insieme, sono assenti figure di giullari o pagliacci. L’esorcismo del male e la purificazione del luogo vengono eseguite in forma molto elaborata con la partecipazione di decine di divinità agghindate con costumi stupendi e maschere di squisita fattura. I personaggi più venerati rappresentano le due potentissime entità tutelari principali del Bhutan: il Dharmapala (“difensore della dottrina”) Mahakala e Palden Lhamo, entità protettrice anche del Tibet. L’atto si conclude con delle processioni eseguite da tutte le divinità presenti che raggiungono il centro del cerchio di danza con delle spirali, eseguite in uscita anche in senso antiorario. Sulla balconata di destra del grande cortile si accomodano il Je Khempo con i monaci di alto rango, sulla balconata del lato sinistro i monaci musicisti e ai piedi di questa si sistemano i Pazaps (guerrieri) con indosso il costume da battaglia. La gente siede tutt’attorno, all’esterno di uno spazio delimitato con delle righe bianche disegnate sulle pietre del cortile.

Al termine della danza sacra, dopo un cerimoniale eseguito all’interno di un tempio, tocca ai Pazaps, che si lanciano in battaglia tra scoppi di petardi e grida di guerra. La giornata di solito si chiude con un rito officiato dal Je Khempo all’interno del medesimo tempio utilizzato nelle due giornate precedenti, con un’ulteriore Sha-na Cham e un cerimoniale di circumambulazione dell’altare del tempio.

A queste parti, che vengono sempre eseguite, si aggiungono a volte delle importanti varianti che possono essere o meno viste di anno in anno, senza che di fatto nessuno al di fuori del Je Khempo e di pochi altri possa scrutarne le ragioni. Di queste, la più significativa è l’esposizione del Thongdrol, una tanka gigantesca che viene stesa dalla cima dell’Utse, la torre centrale dello Dzong, coprendone completamente la parete che è alta quasi 30 metri! Raffigura lo Shabdrung circondato da una ventina dei maestri del suo lignaggio (incluso l’attuale Je Khempo); fu completata nel 1993 - quella precedente era stata distrutta da un incendio. Tra gli altri atti interessanti che a volte sono eseguiti ed altre no, citiamo anche la processione al fiume condotta dal Je Khempo, il quale getta delle arance in acqua a ricordo dello Shabdrung che lanciò la finta statuetta di Avalokiteshvara; e il trionfo dei generali che tornano vittoriosi dalle quattro direzioni e vengono portati in trionfo nello Dzong.

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