Informazioni utili

Da: sabato 22 settembre 2012A: giovedì 4 ottobre 2012Durata: 13 giorni

BHUTAN 2012: Cham di Thimpu Dromce, Wangdi Phodrang, Gasa e Tangbi

Questo percorso prevede la partecipazione a quattro stupendi eventi culturali con caratteristiche diverse, consentendo di avvicinare l’affascinante mondo di Druk Yul, il “Paese de Drago”, in modo avvincente, sperimentandone appieno la vivacità. In un tempo relativamente breve, ma senza fretta, si ha l’opportunità di visitare i siti principali delle regioni occidentale e centrale: i grandi Dzong di Paro, Trashichhoe, Wangdue, Punakha e Trongsa; alcuni dei templi più belli, di cui Taktshang, il “Nido della Tigre”, è divenuto il luogo simbolo di questo esoterico paese, e siti culturalmente importanti come il tempio della fertilità fondato da Drukpa Kunley. Ma avrà forse ancor maggior attrattiva la partecipazione ai Cham: a Thimpu, presso il grande Dzong che è la sede del trono reale, saranno in corso le danze del Dromche. A Wangdi Phodrang si assiste alla cerimonia dell’esposizione del Thongdrol, il grande dipinto su stoffa che viene issato sull’Utse, il torrione centrale, presenziando al momento più solenne e intenso delle celebrazioni di questo Tsechu. A Gasa, un remoto Dzong incastonato tra i monti a nord di Punakha dove da pochi mesi è giunta la strada, si vedono interessanti rappresentazioni tra cui una spettacolare processione; qui affluisce la gente dell’etnia Laya che vive isolata nelle valli himalaiane a ridosso del Tibet, con l’opportunità di ammirarne i tipici costumi nel contesto di questa bella ricorrenza che si svolge in un villaggio tradizionale. Nel Bumthang, la regione centrale cuore della civiltà bhutanese, si partecipa al Tangbi Mani, l’unico Cham bhutanese della scuola Karmakagyu, intriso di elementi antichissimi, tra cui primeggia per interesse la cerimonia del Mecham, o arco di fuoco. In questa regione si prevede anche un incontro con la famiglia dell’Abate di Ura, la cui casa contiene un tempio con oggetti d’arte di eccezionale valore.

 

Il viaggio consente così un contatto approfondito con il mondo e la cultura del Bhutan.

Si viaggia utilizzando un moderno pulmino, il cibo è valido, tra l’indiano e l’internazionale con anche qualche pietanza locale e cinese; tutti gli amici italiani che hanno viaggiato in Bhutan con noi non hanno perso un etto. Gli alberghi sono comodi e puliti in tutte le località con stanze dotate di bagno, lenzuola e acqua calda, tranne a Gasa, dove non esistono strutture ricettive e si trascorrono due notti in campo. Situazione questa da non temere, ma da attendere con gioia: si avranno comode tende da due posti o singole, materassini, assistenti al seguito che si occupano del montaggio e della cucina. I partecipanti devono avere il proprio sacco a pelo, che può eventualmente essere noleggiato in loco, avvisando però prima della partenza. Sono previste due escursioni a piedi, una a Chimi che richiede una breve passeggiata, e una più impegnativa: la salita a Taktshang, dove chi lo desidera con una modica spesa può però noleggiare un cavallo per arrivare su.

 

Nota tecnica

Il clima a fine settembre è usualmente secco e le temperature previste a Gasa, il punto più freddo, possono arrivare ad una minima di 10 gradi. Si tenga però presente che in Bhutan può sempre piovere. Si consiglia di portare felpe calde per la sera, giacca in goretex, scarpe da trekking leggere e vestiti comodi. Si ricorda che il viaggio prevede due notti di campo a Gasa, dove non esistono strutture ricettive. L’organizzazione dei campi prevede tende a due posti o singole per chi ha scelto questa opzione, tenda comune per i pasti e tende per i servizi; il campo viene allestito dai nostri assistenti e viene trovato già pronto all’arrivo a Gasa; i pasti vengono preparati da un cuoco professionista. Vengono forniti i materassini ma non il sacco a pelo; chi ne avesse necessità, avvisando per tempo, potrà noleggiarlo localmente.

 

 

Programma del viaggio


1°g. Sabato 22 settembre, partenza in volo per Delhi 
Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Jet Airways, Lufthansa, Swissair, KLM o di altre compagnie richieste dai viaggiatori. La maggior parte dei voli arriva a Delhi nelle prime ore del mattino successivo; normalmente si resta quindi nell’area transiti in attesa dell’imbarco per il Bhutan. Se fosse necessario o conveniente per via degli orari del volo prescelto pernottare una notte a Delhi, Amitaba fornisce tutti i servizi necessari.


2°g. 23/9 Delhi – Paro - Thimpu 
Il volo della Druk Air, linea di bandiera bhutanese, parte da Delhi alle 10.50 con arrivo a Paro alle 13.50 (orari da confermare). Arrivando in Bhutan dall’aereo si gode una stupenda vista dell’arco himalaiano, dal Kanchendzonga al Chomolhari; all’arrivo è in attesa dei partecipanti la guida bhutanese. Paro, l’unico punto d’ingresso aeroportuale del paese, è un bel villaggio che ha conservato le proprie caratteristiche tradizionali; si visitano lo Dzong, reso celebra anche dal film giratovi da Bertolucci, e si completa questo primo assaggio dei siti con Dungtse Chorten, costruito dal mitico Tamgtok Gyalpo, che all’interno rivela una potente atmosfera mistica e stupendi affreschi. Si parte quindi per Thimpu, capitale del Bhutan, un percorso di 65 chilometri che richiede quasi 2 ore: la velocità qui è sempre moderata per via delle curve ed il limite ufficiale è comunque di 40 km/h; si ha così modo di gustare gli stupendi panorami.


3°g. 24/9 Thimpu (Dromche) – Wangdi Phodrang 
A Thimpu presso il grandioso Trashichhoe Dzong, dove sono situate la sede del governo, la sala del trono del re e la sede estiva dell’Abate del Bhutan, oggi si svolgono le danze dell’ultima giornata del Thimpu Dromche, il momento più importante della fase preparatoria per lo Tsechu; tra i diversi festival che si incontreranno, questo è l’evento di natura più formale: dalla balconata dello Dzong assistono l’Abate del Bhutan e spesso dei membri della famiglia reale. Nell’arco della mattina ci si reca anche a visitare il vicino Dechen Phodrang, un magnifico palazzo che fu la sede del governo prima della costruzione di Trashichhoe ed è ora una scuola monastica. Nel pomeriggio si prosegue il viaggio attraversando verso est il passo di Dochu, di 3166 metri, dove in una foresta lussureggiante con una stupenda visuale dell’arco himalaiano si trovano migliaia di bandiere di preghiera colorate che circondano 108 Chorten (reliquiari). Qui si trovano anche tanti piccoli tsa tsa contenenti le ceneri dei defunti, posti in gran numero attorno al Chorten più antico. La discesa tra scenari grandiosi porta nella valle di Wangdi Phodrang, che dista in tutto circa 70 km, dove ci si sistema in hotel.

4°g. 25/9 Wangdi Phodrang – Gasa 
La giornata inizia prestissimo: l’esposizione del Thongdrol allo Dzong viene eseguita prima del sorgere del sole. Questa grande tanka è molto importante, il nome significa “liberazione con lo sguardo”, e i bhutanesi sentono che osservando questo grande dipinto con la corretta motivazione pongono nella mente i semi che li porteranno ad ottenere sicuramente la liberazione dal ciclo della rinascita condizionata. Dopo che il dipinto è stato issato viene eseguita una colorata cerimonia religiosa e le persone si accalcano per toccare il Thongdrol ricevendo con questo gesto la benedizione e la salvaguardia da parte dei grandi maestri spirituali. In mattinata si raggiunge poi il vicino villaggio dove su di una panoramica collina sorge il tempio della fertilità di Chimi Lhakhang. Fu fondato dal mitico Lama Kunley, “l’illuminato pazzo” il cui emblema fallico adorna l’ingresso di molte case rurali. Le coppie che non riescono ad avere figli e chiedono qui con fiducia questa grazia vengono quasi sempre esaudite ...anche gli stranieri! Si pranza e si prosegue verso nord oltrepassando il meraviglioso Dzong di Punakha, il più bello e storicamente importante del paese, meravigliosa sede invernale del Je Khempo, l’Abate del Bhutan, dove si entrerà per una visita tornando. Si seguono le acque cristalline del possente fiume, tra foreste rigogliose, fino al termine della strada, che per un lungo tratto è sterrata, giungendo allo Dzong di Gasa; si prevede di arrivare in serata e ci sistema in campo.


5°g. 26/9 Gasa 
Il villaggio di Gasa è sospeso tra i monti, con belle e solide case rurali, e pur piccolo ed isolato vi si trova anche una ben strutturata scuola perché è il centro amministrativo di queste remote regioni, che si stendono a nord fino al confine col Tibet, includendo il territorio di Laya. Per le festività scendono fin qui folti gruppi di questa popolazione, le cui donne si riconoscono subito dal peculiare piccolo copricapo appuntito fatto di bambù. Lo Dzong è interessante da visitare e nelle vicinanze c’è un laghetto che si dice avere virtù magiche; non lontano sul monte c’è il Lhakhang, dove si svolgono parte delle danze rituali e cerimonie. Il programma degli eventi non è “fisso”: chi stabilisce cosa fare è il Lam Nittam, un cordiale monaco che è l’autorità spirituale e alloggia presso lo Dzong. Quindi bisogna essere pronti a seguire gli eventi assieme alla gente, man mano che si svolgono; è probabile che la sera vengano svolte attività anche dagli studenti della scuola. Ma le parti più interessanti sono le cerimonie preliminari con le danza in costume che si tengono al Lhakhang, e in modo particolare la processione con cui viene trasporta la sacra statua di Buddha dal Lhakhang allo Dzong, con canti, balli e un seguito fatto dalle locali autorità e dalla gente.

6°g. 27/9 Gasa – Valle di Punakha 
Oggi, se il Lam Nittam da il suo placet come dovrebbe, si svolgono le celebrazioni dell’ultimo giorno dello Tsechu di Gasa, con i riti e le danze più coreografici e la processione. A contorno di questo evento la situazione è molto più ‘paesana’ che non a Thimpu e Wangdue, molte persone colgono l’occasione della festa per fare anche delle sane bevute e non di rado si vedono capannelli di uomini che masticano il betel e giocano a dadi, in un insieme rilassato e tranquillamente gioioso. Nel pomeriggio si parte, procedendo fino al fondovalle, dove si alloggia presso un campo fisso in riva al fiume, un luogo semplice ma secondo noi molto bello e pulito, che è il punto più vicino dove si può alloggiare.

7°g. 28/9 Punakha – Jakar 
Si continua lungo il fiume fino allo Dzong di Punakha, che all’andata con la sua bellezza avrà lasciato a tutti l’acquolina in bocca per una visita! Si continua poi fino a Wangdi Phodrang, da dove si prosegue verso est con questo lungo ma bel trasferimento fino al Bumthang, che da Wangdue dista circa 200 km. Risalendo dai 1200 mt del fondovalle si gode del graduale cambiamento della tipologia arborea delle foreste, formate nelle parti più elevate da gigantesche conifere a cui si aggrappano argentei licheni; superato il passo del Pele (3390 mt), che segna il punto d’ingresso nelle regioni centrali del Bhutan, si transita da Chendebji Chorten, una classica costruzione bianca tra muri mani e bandiere di preghiera: venne posta qui per tenere a bada i demoni che secondo la leggenda rendevano periglioso il transito in queste rigogliose foreste. Oltrepassata Trongsa si valica il passo dello Yotong (3425 mt), che si apre sulle valli del Bumthang, arrivando oltre la vallata di Chumey a Jakar (2580 mt), dove ci sistema in albergo.


8°g. 29/9 Jakar: Tangbi Mani
Oggi sono in corso le rappresentazioni del Tangbi Mani; l’aspetto più eclatante delle rappresentazioni per un visitatore è sicuramente costituito dalla cerimonia del Mecham che si svolge usualmente nella prima giornata (l’orario può variare e si saprà solo in loco, anche se ‘dovrebbe essere’ alle 11 del mattino, ma a volte avviene dopo il calar del sole): viene costruito un grande arco con il legno di pino a cui viene dato fuoco e le persone presenti ci passano sotto correndo, pensando di purificare in questo modo le negatività. Questa forma rituale è tipica della regione del Bumthang. Per via della pericolosità, da qualche tempo i bhutanesi stanno pensando di sostituire l’arco con un falò; per ora non è stato fatto, speriamo che rimandino anche per questa edizione…! Il Tangbi Mani è l'unico Cham del Bhutan a trarre le proprie nobili origini dalla scuola Karmakagyu; questa matrice, difficile da discernere per un osservatore poco preparato, traspare nella rappresentazione che onora ed evoca l’entità di protezione tipica del lignaggio dei Lama Shamar, Gom Bar Ngak. E’ interessante da osservare il rilassato mercatino che si tiene a contorno dell’evento rituale, con le persone che si cimentano anche in diversi giochi d’azzardo e in sane bevute di chang e birra: un ambiente rurale molto lontano dalla formalità degli Tsechu più grandi! La vallata di Jakar offre anche la possibilità di visitare un gran numero di siti importanti; oggi ci si recherà al complesso di Kurjey, considerato uno dei siti più sacri del Bhutan: fondato nel 1652 sul luogo intriso di leggende dove Guru Rimpoce aveva lasciato impressa su una roccia l’impronta del proprio corpo - ku significa roccia e jey corpo. Quindi la prossima meta è Jambay Lhakhang, la cui origine risale all'VIII secolo: il tempio infatti è uno dei 108 edificati dal re del Tibet Songtsen Gampo per domare l’orchessa del Tibet; questo sito si dice che sia posizionato sul ginocchio sinistro del demone ed è considerato il più antico del Bhutan in quanto pare sia stato edificato pochi anni prima di Kyuchu, che si visita il 4/10, che sarebbe invece posto sul piede sinistro dell’orchessa. Tempo permettendo, è interessante visitare anche Tamshing, un monastero fondato nel 1501 da Pema Lingpa e retto dalla sua attuale reincarnazione, che è il più importante centro Nyingmapa del paese, con alcuni affreschi storicamente importanti.


9°g. 30/9 Jakar: escursione a Ura 
Nella giornata di oggi la capogruppo valuterà quanto tempo dedicare al Cham di Tangbi Mani, in funzione delle attività che vi si svolgono. Si prevede un’escursione al villaggio di Ura, situato a circa 50 km da Jakar, nella valle più orientale Bumthang. E’ forse il più bello, con tradizionali case di pietra disposte in modo ordinato vicino al Lhakhang. Se saranno presenti in paese, si prevede l’incontro con la famiglia di lignaggio Nyingmapa del Lama di Ura, il cui figlio, sfortunatamente paralizzato, parla ottimo inglese: un’opportunità unica per un colloquio con un detentore di lignaggio spirituale bhutanese. (Nella Galleria Fotografica del Bhutan nella rappresentazione del Cham di Ura Yakchoe si trovano alcune immagini del Lama e del suo nipotino, anche lui ritenuto un piccolo tulku).


10°g. 1/10 Jakar – Paro 
Oggi è una lunga giornata di guida, perché si copre tutto il percorso di rientro; i magnifici panorami e la natura pristina faranno da sfondo. Si sosta a Trongsa per la visita dello Dzong, bello e storicamente importante perché è da qui che trae origine l’attuale dinastia reale del Bhutan. Poi da qui a Paro, dove si alloggia in hotel, la distanza è di circa 270 km.


11°g. 2/10 Paro, escursione a Taktshang 
A nord di Paro si trova il monastero di Taktshang, il “nido della tigre” di Guru Rimpoce, sicuramente il luogo più celebre del Bhutan, sospeso tra le rocce sopra la valle. Per facilitare la salita (c.a. 2 ore in tutto), con una modica spesa chi vuole può noleggiare un cavallo; sul percorso si giunge a un rifugetto da cui si gode una vista stupenda, il punto dove volendo si possono fermare i meno allenati e dove solitamente si consuma il pranzo. Tornati a valle ci si reca a Kyuchu Lhakhang, uno dei monasteri più antichi del Bhutan, la cui fondazione è attribuita al re del Tibet Songtsen Gampo (VIII sec.), che contiene alcune preziosissime statue di Cenresi ed è uno dei 108 templi geomantici del Tibet.


12°g. 3/10 Paro - Delhi e volo di rientro
Il volo per Delhi parte alle 8.00 con arrivo alle 9.50 (orari da confermare). A destinazione si avrà a disposizione un veicolo con autista per una visita della città. In serata ci si trasferisce all’aeroporto internazionale per il volo di rientro. Chi preferisce può fermarsi a Delhi più a lungo, e Amitaba può fornire tutti i servizi richiesti.

13°g. Giovedì 4 ottobre, arrivo a destinazione

 

amitaba

 Trongsa Dzong

 

 

Un cenno sui cham del Bhutan

(Per informazioni più dettagliate di consulti la sezione sui Cham)

 

I Cham sono uno straordinario insieme di musiche sacre, danze in costume con maschere rituali, riti religiosi ed esorcistici, eseguite da monaci ed anche da laici nei Cham minori, il tutto immerso in un attento ma allegro e rilassato assiepamento di persone che esibiscono i migliori abiti tradizionali e godono di un atteso momento di gioiosa convivialità. Parteciparvi offre al visitatore che desidera accedere al cuore della realtà bhutanese un modo intelligente per avvicinarne lo scenario intimo legato alla spiritualità, alle tradizioni e alla storia. Nel Cham il confine percettivo imposto dalla mente razionale scompare e il fondersi di spirito, emozioni e pensiero genera le dimensioni di mondi sottili che nella cultura europea verrebbero relegati in una definizione di immaginario, ma che in Bhutan sono il vero perno di una profonda realtà percettiva. Ogni Cham ha delle caratteristiche diverse sia per il contenuto religioso delle rappresentazioni che per l’intreccio delle trame, che hanno spesso un riferimento agli eventi storici specifici del luogo in cui si svolge e ai diversi personaggi e maestri spirituali a cui ci si riferisce. E’ improprio e limitativo chiamare questi eventi "festival", perché quello che avviene è un insieme di funzioni religiose, trame teatrali mitiche ed evocazioni vicine allo spiritismo immerse in un contorno di folclore intenso.

Chiudi ×