Informazioni utili

Da: mercoledì 24 ottobre 2018A: domenica 4 novembre 2018Durata: da 12 a 18 giorni

Estensione finale a: sabato 10 novembre 2018

 

Le vaste regioni dell’altopiano etiope preservano una tradizione culturale e storica unica, che rivela un percorso umano di millenni giunto intatto fino ai nostri giorni. Il viaggio è stato studiato per averne un incontro completo. Si inizia da Gondar e, seguendo un ampio semicerchio che passa dal lago Tana e dal Nilo Azzurro, si giunge a Lalibela, Gheralta ed Axum, visitando tutti i siti importanti e scoprendo preziose chiese scolpite nelle falesie del Tigray. Rientrati ad Addis Abeba vi è la possibilità di proseguire con un’estensione che porta nelle aree meridionali, spaziando dai laghi formatisi dalla frattura del continente africano fino al fiume Omo, incontrando diversi gruppi tribali e due mercati tradizionali, avendo così una magnifica visione d’insieme dell’Etiopia.

 

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Maryam Korkor

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Abraha Atsbeha

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Salita a Maryam Korkor

 

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

Dopo una visita di Addis Abeba si raggiunge in volo la città di Gondar, nel cuore dell’altopiano etiope, dove si ammirano le importanti vestigia che risalgono al suo passato di capitale imperiale e si ha una prima visione dell’antica arte iconografica nella stupenda chiesa della Trinità. Da qui inizia un circuito che include tutti i siti storici più importanti del Paese, seguendo un ampio semicerchio che porta fino ad Axum, a ridosso del confine settentrionale con l’Eritrea, percorrendo territori dove la natura è particolarmente bella. La prima tappa, verso sud, porta a Bahir Dar per ammirare le cascate del Nilo Azzurro ed il lago Tana, dove si raggiunge in barca un antico monastero con affreschi eccezionali; in questa regione è molto interessante anche il villaggio di Awra Ambra, dove si è resi partecipi dell’interessante esperimento comunitario e multi religioso creato dal carismatico fondatore. Si prosegue quindi attraverso monti e villaggi in direzione nord est arrivando a Lalibela, il luogo forse più celebre dell’Etiopia, dove si resta estasiati nello scoprire le grandiose chiese scavate nella roccia, tutte ancora attive. Da qui si continua verso nord seguendo una strada che valica le spettacolari, impervie catene dei monti dell’altopiano arrivando a Makalle e nel Tigray, dove da Atsbi a Gheralta si esplorano i siti rupestri più significativi, con alcune escursioni a piedi che si svolgono in un ambiente naturale stupefacente. Si transita a ridosso dell’Eritrea da Yahe, dove si trovano le importanti rovine di una città che risale all’VIII secolo a.C., e da qui si arriva verso ovest ad Axum, molto interessante da visitare, in particolare per i famosi obelischi e la cattedrale, che è il sito più sacro del Paese poiché secondo la tradizione preserva l’Arca dell’Alleanza portata qui dal Tempio di Gerusalemme. Da qui si rientra in volo ad Addis Abeba, da dove è prevista un’estensione che porta nelle regioni meridionali.

L’estensione inizia recandosi ai laghi che si sono formati con la frattura del continente africano (il Rift) e prosegue fino alla valle dell’Omo, nell’estremo sud dell’Etiopia. Si tratta di un percorso molto interessante perché, oltre a visitare il sito delle steli di Tiya, Patrimonio dell’Unesco, ad esplorare in barca il lago Ziway fino all’isola di Ghelila ed a vedere i laghi Shala e Abiyata, si ha modo di entrare in contatto con diverse etnie etiopi, quali i Dorze, i Banna gli Hamar ed i Karo. Non mancherà la visita al mercato tribale di Alduba e, raggiunta Jinka, ai villaggi dei Mursi, etnia divenuta famosa per l’utilizzo del piattello labiale da parte delle donne. Si prosegue l’esplorazione andando verso sud a Turmi e da qui, attraversando la savana, s’incontra un caratteristico villaggio dei Karo, situato su una bella ansa del fiume Omo. Navigando poi un tratto di questo fiume si raggiungono i Dassanech al confine col Kenya. Tornati a Turmi, ci si immerge nel mercato settimanale locale e quindi si prosegue per Konso, centro principale di questa etnia di esperti agricoltori, dove si visitano la reggia del re dell’etnia ed un loro splendido villaggio, che è anche Patrimonio dell’Unesco. Giunti infine ad Arba Minch si rientra in volo ad Addis Abeba.

 

Nota tecnica

Fuori da Addis Abeba si utilizzano veicoli 4x4, tipo Toyota Landcruiser, Mitsubishi o simili. Per le visite alle chiese rupestri sono necessarie delle passeggiate, tra queste la più impegnativa è a Gheralta quando si sale lo spettacolare sentiero che porta a Maryam Korkor, circa un’ora e mezza di salita. È pertanto necessario avere con sé degli scarponcini adatti. Sull’altopiano etiope il clima è piacevolmente primaverile e si utilizzano i migliori alberghi disponibili. Nelle regioni meridionali si prevede un clima mite, secco e piacevole; si utilizzano sempre i migliori alberghetti disponibili e non sono previste notti in campo.

 

Akra Amba

Akra Amba

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Iconografia etiope

Lalibela, pellegrino

Lalibela, pellegrino

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g.    Mercoledì 24 ottobre, partenza per Addis Abeba  
Per raggiungere Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, si possono scegliere diverse compagnie aeree; se si utilizza la Ethiopian Airlines si ha il vantaggio di avere prezzi più bassi per i voli interni. Con Ethiopian la partenza da Milano Malpensa è alle 20.20, con scalo a Roma Fiumicino, da dove riparte alle 23.00. Per gli orari dei collegamenti da altre città o di altre compagnie contattare Amitaba.

2°g.    25/10 Addis Abeba – Gondar  
L’arrivo ad Addis Abeba è alle 6.40, dove è in attesa dei partecipanti la guida locale; la quota qui è di 2300 mt. Si utilizza la mattina per visitare la città, il cui nome significa “Nuovo fiore”. Ci si reca al Museo Nazionale che conserva importanti reperti e resti fossili di Australopithecus Afarensis fra cui la celebre Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa. Si visita il Museo Etnografico, che ospita una splendida collezione di strumenti musicali, di croci copte e le stanze con gli arredi dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Ci si imbarca sul volo per Gondar alle 14.25 con arrivo alle 15.35 (orari da confermare). Gondar, fondata  nel 1635 dall’imperatore Fasilidas, è situata a circa 2100 mt, gode di un clima mite tutto l’anno e riserva al visitatore la peculiarità di una cittadella imperiale murata, edificata in uno stile che ricorda le costruzioni medioevali portoghesi pur trovandosi nel cuore dell’altopiano etiope. Si iniziano le visite recandosi ai bagni di Fasilidas, sul cui perimetro si innalzano alberi plurisecolari con il palazzetto, una seconda dimora dell’imperatore costruita al centro di una grande vasca (oggi viene riempita d’acqua solo nella ricorrenza del battesimo di Gesù che in Etiopia è celebrato il 18 gennaio). Si completa la giornata con la visita del complesso di Kusquam, con i resti del palazzo dell’imperatrice Menteweb, un piccolo museo e la chiesa (rifatta ma comunque non visitabile all’interno) circondata da mura circolari che creano uno spazio di grande tranquillità e pace. Si alloggia presso l’hotel Goha o simile; la cena è in un ristorante tipico.

3°g.    26/10 Gondar – Awra Ambra - Bahir Dar  
S’iniziano le visite recandosi alla chiesa della Trinità (Debre Berhan Selassie), posta al centro di una cinta di mura ornate da torri e mirabilmente affrescata con decorazioni che ornano anche l’intero soffitto a cassettoni che rappresentano i visi di cherubini, un mirabile, splendido esempio dell’arte figurativa etiope del Seicento. Ci si reca quindi nella Cittadella Imperiale dove sorgono diversi palazzi di cui il più antico, restaurato dall’Unesco e visitabile all’interno, fu costruito dall’imperatore Fasiladas. Si parte quindi per Bahir Dar, la cittadina situata a meridione del grande lago Tana; si percorrono circa 180 km verso sud in approssimativamente 3 ore di strada  asfaltata. Una trentina di chilometri prima dell’arrivo una breve deviazione porta al villaggio di Awra Ambra, dove si viene accolti da una guida del villaggio che conduce una visita con cui si scoprono alcuni aspetti dell’interessante esperimento comunitario in corso qui da parecchi anni, con i ruoli di uomini e donne paritetici ed una cura amorevole dei bisognosi; tra le attività del villaggio vi è anche la tessitura e si possono acquistare i loro prodotti a prezzi molto convenienti. Giunti a Bahir Dar (1830 mt di quota), ossia “la porta del mare”, una piacevole cittadina sulle sponde del lago Tana, ci si accomoda presso l’hotel Jarcanda o simile.

4°g.    27/10 Bahir Dar: cascate del Nilo e lago Tana  
Con un’escursione si raggiungono le cascate del Nilo Azzurro, circa 30 km a sud ovest della cittadina; qui si segue un sentiero che supera un vecchio ponte e risalendo il piccolo colle sul lato opposto arriva di rimpetto alle cascate, una visuale molto bella in un ambiente bucolico. Superato il ponte sospeso si può arrivare fin sotto alla caduta d’acqua; per tornare si continua lungo i campi prendendo poi una barchetta con cui si attraversa il fiume. Tornati a Bahir Dar ci si reca in barca sul lago Tana, storicamente molto importante: nel 1500 infatti, incalzati dalle incursioni musulmane, i religiosi cristiani etiopi sentirono la necessità di trovare luoghi nascosti e sicuri per proteggere testi sacri e tradizioni religiose che avrebbero rischiato di essere cancellate. Le isole del vastissimo (ma poco profondo) lago divennero così rifugio di eremiti e sacerdoti che vi fondarono una serie di monasteri, di cui alcuni sono autentici scrigni d’arte. Con una tranquilla navigazione si approda alla penisola di Zeghie, dove con una passeggiata di circa 15 min tra la vegetazione tropicale, lungo un comodo sentiero che negli anni si è trasformato in un piccolo mercatino d’artigianato locale, si arriva a Ura Kidane Meheret, uno dei più antichi monasteri del lago. Le mura circolari della chiesa sono finite in modo tradizionale con un impasto ben levigato di fango e tef, il principale cereale della regione;  l’interno stupisce per gli affreschi, che rappresentano l’iconografia classica del cristianesimo etiope. Nei pressi vi è un piccolo museo e … anche una casa tradizionale dove si produce, e beve, la birra locale. Si rientra quindi a Bahir Dar.

5°g.    28/10 Bahir Dar – Lalibela  
La nuova strada che arriva verso nord est nel cuore dell’altopiano a Lalibela è ora quasi finita ed asfaltata, tranne per un tratto di sterrato dì soli 20 km; il percorso di circa 300 km così oggi richiede solo approssimativamente 6 ore, attraverso un territorio molto bello di monti e villaggi tradizionali. A Lalibela, situata a circa 2400 mt, ci si accomoda presso il Tukul Lodge o simile e si completa la giornata con una breve gita nei dintorni. Si sale in auto sul monte dietro al villaggio e con una passeggiata di circa 30 min si arriva al monastero di Ashetan Maryan, arroccato sul monte Abuna Yosef a 3150 mt, da dove si gode di uno stupendo panorama.

6°g.    29/10 Lalibela  
Si dedica la giornata alla scoperta di Roha, che prese il nome di Lalibela in onore del più famoso dei suoi sovrani. Nel XII secolo era la capitale della dinastia Zagwe, mentre oggi è un piccolo borgo reso celebre dalle dodici chiese rupestri ancora funzionanti. Sono scavate nella roccia tufacea di colore rosso mattone con straordinaria perfezione architettonica, frutto di raffinate tecniche costruttive i cui segreti sono ormai perduti, e che hanno valso a Lalibela il nome di “Petra africana”. Il complesso è suddiviso in due gruppi distinti, conosciuti dai locali come la “Gerusalemme terrena” e la “Gerusalemme celeste”: quello nord-occidentale, con la bellissima chiesa di Bet Mariam adornata di delicati affreschi, e quello sud-orientale, con l’imponente Bet Amanuel, che con i suoi fregi e architravi sporgenti esemplifica nel modo più evidente questo stile architettonico. Il complesso è coronato dalla celebre chiesa di San Giorgio, che sorge isolata con tutte le pareti laterali scavate nella roccia, sicuramente l’edificio più fotografato d’Etiopia.

7°g.    30/10 Lalibela – Makalle  
Partenza per Makalle, situata a nord est di Lalibela. Vi sono due possibili strade, una più impervia ma che offre panorami molto belli valicando diversi passi e transitando da Sekota e Samre, che però a volte ha dei problemi di percorribilità; un percorso di circa 290 km che richiede fino a 10 ore di viaggio. Se non fosse ben agibile si segue la strada sterrata che porta ad est fino a raggiungere l’arteria principale della regione che collega Addis Ababa con Makalle, attraverso la catena degli Amabaunghi e passando ai piedi del monte Ambaradam. A Makalle si alloggia presso l’hotel Desta o simile.

8°g.    31/10 Makalle – Atsbi - Gheralta  
Si lascia Makalle proseguendo verso nord; con una deviazione ad est si raggiunge la località di Atsbi per visitare due interessanti chiese: Micael Imba, che si raggiunge con 20 minuti di cammino, dotata di una struttura interna con 25 colonne, e Micael Debre, che presenta una bella facciata in stile axumita, e richiede una salita più faticosa, di circa 45 minuti. Tornati sulla strada principale si pranza nella località di Wakro e si prosegue il viaggio; con una breve deviazione si sosta alla chiesa di Abraha Atsbeha. Fondata nel X secolo è semi monolitica con pianta a croce e magnifici dipinti che risalgono al XVII secolo. Giunti a Gheralta, situata a circa 2200 mt, si alloggia presso il Gheralta Lodge o il Gheralta Wukro Lodge; la tappa è in tutto di circa 200 km.

9°g.    1/11 Gheralta  
La giornata è dedicata alla scoperta delle chiese del Tigray, significative e interessanti quanto quelle di Lalibela, solo meno famose e meno visitate. Sono spesso aggrappate a montagne a volte inaccessibili ed in maggioranza intagliate nella roccia, un’eredità preziosa, quasi segreta, conservata dal cristianesimo etiope; sono state censite oltre 150 chiese rupestri, di cui tre quarti ancora in uso, ed alcune decisamente spettacolari. Si inizia salendo sull’amba di Gheralta (le amba sono particolari formazioni rocciose con la cima quasi piatta e le pareti verticali), un percorso che offre alcuni dei panorami più spettacolari del Tigray: il sentiero sale in una stretta gola ed arriva alla base della parte alta dove, camminando sulle rocce, facilitati anche da gradini intagliati e, se necessario, aiutati da persone locali sempre molto gentili con i turisti nella speranza di ricevere una piccola mancia, si arriva sulla cima. Qui si visitano la chiesa di Maryam Korkor e, sul lato esterno delle falesie, affacciata sul precipizio, la cappella di San Daniele. Nel pomeriggio, con una gradevole passeggiata di un’oretta lungo un sentiero pianeggiante tra bellissimi alberi di sicomoro e casette del Tigray, ci si reca alla chiesa di Mariam Papaseity, edificata in una bella valletta tra grandi alberi di ficus, dal momento che tagliare la vegetazione intorno alle chiese qui è da sempre vietato. La struttura, costruita all’ombra di un monte, è composta da tre stanze; quella centrale ha i muri coperti da dipinti, molti dei quali ancora originali, di epoca gondariana.

10°g.    2/11 Gheralta – Yeha – Axum  
Si completa l’esplorazione di questa incantevole area del Tigray vistando due interessanti chiese situate ad est della strada principale che porta verso nord; si inizia con Petros e Paulos e da qui con altri 15 min di cammino si arriva a Medhane Alem Kesho, tra le più antiche e belle del Tigray. Dopo le visite si procede per un tratto in direzione settentrionale arrivando ad Adigrat, a breve distanza dal confine eritreo, dove si pranza. Da qui ci si sposta ora verso ovest, e, prima di giungere ad Axum, si visitano le rovine e il piccolo museo di Yeha, una città le cui origini risalgono all’VIII secolo a.C., tra cui sono particolari i resti di un sito monumentale chiamato spesso “Tempio della Luna” per la sua somiglianza con tempio yemenita, costruito in epoca pre-cristiana e successivamente utilizzato come basilica. Si raggiunge quindi la città di Axum (sono circa 120 km da Gheralta), situata a circa 2100 mt,che fu la capitale di un potente regno dei primi secoli dell'era cristiana ed oggi è il centro spirituale della chiesa cristiano-copta d'Etiopia. Si alloggia presso l’hotel Sabean o simile.

 

Per chi rientra:

11°g.    3/11 Axum – Addis Abeba e volo di rientro  
Visita dei luoghi e monumenti della città: il Parco delle Stele, con i monoliti grezzi o scolpiti, eretti o crollati, ancora circondati da molti interrogativi; il complesso della Chiesa di Emda Mariam Sion, posta di fronte al Parco delle Stele, che secondo la credenza dei fedeli custodisce in un’apposita cappella l’Arca dell’Alleanza trafugata a Gerusalemme da Menelik I al tempo del Re Salomone; il piccolo museo, che ospita reperti legati alla tradizione storica e religiosa; la tomba di Kaleb, su un promontorio che domina da lontano la piana della battaglia di Adua e gli avvallamenti verso l’Eritrea, con il  sottostante ‘bagno della regina di Saba’; le rovine del Palazzo della Regina di Saba, ai margini della cittadina. Il volo per Addis Abeba parte alle 16.30 con arrivo alle 17.50 (orari da confermare); giunti nella capitale si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e, dopo aver salutato gli amici viaggiatori che proseguono con l’estensione,  ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba.

12°g.    Domenica 4 novembre, arrivo a destinazione  
Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30.

 

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Ragazza Hamar

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Arba Minch, tessuti Dorze

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Etnia Mursi

 

Estensione: Regioni tribali del sud

11°g.    3/11 Axum – Addis  Abeba
Si segue il medesimo programma di visite e ci si imbarca per Addis Abeba alle 16.30 con arrivo alle 17.50 (orari da confermare). Nella capitale si alloggia presso l’hotel Jupiter (4*); si cena in un ristorante tipico che offre uno spettacolo folcloristico e si salutano qui i compagni di viaggio che rientrano in Italia.

12°g.    4/11 Addis Abeba – Lago di Ziway (Isola di Ghelila)  
Si lascia verso sud la capitale seguendo un percorso che si snoda lungo la grande frattura del continente africano, la cosiddetta “Rift Valley”, un fenomeno geologico unico al mondo: un insieme attivo di fosse tettoniche che si estende per oltre 3500 km partendo dalla valle del Giordano in Siria per finire in Mozambico, un processo che sta progressivamente tagliando in due il continente africano. Si sosta a Tiya per la visita al sito delle 36 stele (XII - XV secolo), dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La strada prosegue verso sud con lievi saliscendi e costeggia le capanne rotonde degli Oromo e dei Guraghe, spesso dipinte e ricoperte con tetti di paglia. Arrivati al lago di Ziway, uno dei laghi di origine vulcanica che si trovano nella “Rift Valley” etiope, si alloggia e si cena presso il Hailè Resort situato sulle sue rive; la tappa è di circa 170 km, approssimativamente 3 ore di guida. Nel pomeriggio ci si reca in barca all’isola di Ghelila, dove abitano poche persone e si trova una piccola chiesa che è meta di pellegrinaggi; si passa da un’isoletta dove nidificano gli uccelli e dove spesso si vede l’aula pescatrice; nelle acque del lago spesso si individuano gli ippopotami.

13°g.    5/11 Lago di Ziway – Parco di Abiyata e Shala - Chencha - Arba Minch  
A sud del lago di Ziway s’incontrano i verdi paesaggi rurali abitati dalle popolazioni Wolayta e Gamo, con le caratteristiche capanne. Si arriva in breve nell’area del Parco Nazionale di Abiyata e Shala che ospita una fauna interessante, dove con una breve deviazione si raggiunge un bellissimo punto panoramico per ammirare entrambi questi laghi. Si pranza lungo la strada e, prima di arrivare ad Arba Mich, con una deviazione si sale al villaggio di Chencha, situato a 2700 metri di altitudine ed abitato dell’etnia Dorze, un popolo di agricoltori ed abili tessitori; gli uomini lavorano su stretti telai e fabbricano tessuti di cotone grezzo, molto semplici ma originali; la salita offre anche una bella visuale sul vasto territorio, ed all’orizzonte si vedono i laghi Chamo e Abaya. Le case tradizionali dei Dorze hanno uno stile non riscontrabile altrove: per edificarle viene utilizzato un intreccio di fibra ricavata dall’albero del ‘falso banano’ (l’enset), e sono alte sino a dodici metri, circondate da orticelli e da verdi macchie di enset. Si potrà osservare la particolare lavorazione che viene effettuata della pianta di enset, che qui sembra un vero toccasana alimentare, ed anche assaggiare pietanze preparate con questo particolare ingrediente. Si scende quindi a valle arrivando ad Arba Minch, dove si alloggia e si cena presso il Paradise o lo Swaynes  Lodge, la tappa oggi è di circa 340 km, approssimativamente 5 ore di guida.

14°g.    6/11 Arba Minch – Alduba – Jinka  
Si lascia Arba Minch verso sud arrivando a Konso, dove si tornerà rientrando, il centro principale di questo popolo di grandi coltivatori insediato in un ambiente di colline che sono state interamente modellate da terrazzamenti e solcate da canalizzazioni di una perfezione tecnica ammirabile. Qui i villaggi sono protetti da muri di pietra a secco, gli stessi che delimitano e sostengono i complicati terrazzamenti agricoli. Si procede ora verso la valle dell’Omo in  direzione ovest, lasciando i paesaggi creati dal lavoro agricolo dei Konso per entrare nei territori delle tribù pastorali Tsamaico, Banna, Hamar, Karo, Mursi, Dassanech... e cioè di quel grande mosaico di popoli che abita il sud etiopico. Si inizia questa interessante ricognizione recandosi al pittoresco mercato settimanale di Alduba, nell’area di Demeka, frequentato in gran parte da gente dell’etnia Banna e da alcuni Hamar ed anche Karo. La visita ad un mercato locale è interessante poiché consente di scoprire i prodotti di questa terra, i manufatti di diverse etnie e, attraverso la merce esposta, si intuisce il modo di nutrirsi, di vestirsi, le credenze, le attività ed il lavoro. Si prosegue arrivando in un villaggio dei Banna, pastori–agricoltori di lingua omotica, considerati da diversi studiosi un clan del più numeroso popolo degli Hamar, con i quali, oltre alla similitudine linguistica, hanno tradizioni molto vicine, ma da cui si distinguono anche per i diversi motivi decorativi. Proseguendo verso ovest s arriva a Jinka, dove si alloggia presso l’Eco Omo Lodge.

15°g.    7/11 Jinka – Turmi  
Da Jinka ci si reca nella regione popolata dall’etnia dei Mursi, un popolo dalla costituzione alta e snella, con i caratteri tipici dei popoli nilotici. Fanno parte di quell’ormai sparuto gruppo di etnie le cui donne portano ancora il piattello labiale, che presso i Mursi è tondo. L’arte corporale riveste molta importanza: la decorazione è ottenuta spalmando sul viso e sul corpo un impasto di acqua e caolino sul quale vengono tracciati con le dita segni seguendo moduli decorativi che cambiano di volta in volta. Entrare in un loro villaggio è un’esperienza piuttosto intensa, perché possono essere abbastanza aggressivi con i visitatori: si accede accompagnati da una persona locale che porta con sé anche un’arma e se si desidera fotografare qualcuno è sempre necessario dare dei denari – una consuetudine questa che oggi è estesa alla maggior parte dei gruppi etnici. Rientrati a Jinka si prosegue verso sud per Turmi, e da qui si continua verso ovest percorrendo un bel tratto di savana sabbiosa costellata di acacie e giganteschi termitai arrivando nel territorio dei Karo. Si visita un loro villaggio affacciato su di una spettacolare ansa del fiume Omo, dove gli abitanti ne coltivano le sponde con l’abbassarsi del livello delle acque. Questa interessante etnia fa parte del ceppo a cui appartengono anche gli Hamar ed i Banna; tra i Konso l’ornamento più vistoso delle donne è rappresentato dall’intreccio di numerose collane costruite con i materiali più disparati e sia uomini che donne si dipingono il corpo con linee bianche di cenere. Rientrati a Turmi si alloggia presso il Buska o il Turmi Lodge.

16°g.    8/11 Turmi – Omorate - Konso  
Da Turmi si parte in direzione sud per il villaggio di Omorate, sulle rive del fiume Omo nei pressi del confine keniota. Utilizzando un’imbarcazione si naviga lungo l’Omo giungendo ad un villaggio dei Dassanech, una popolazione di origine nilo-sahariana in prevalenza allevatrice che sopravvive a stento in un territorio avaro di risorse. Le semplicissime capanne sono spesso coperte di lamiere e su tutto impera un’implacabile polvere; ma nonostante le difficoltà in cui versano sono ammirevoli per l’indole pacifica, una qualità che nasce forse anche dalla struttura egalitaria del loro sistema sociale. Completata la visita si torna con la barca ai fuoristrada e si parte per rientrare a Turmi, dove oggi è la giornata del mercato settimanale, atteso da persone che appartengono per la maggior parte all’etnia degli Hamar. Si procede quindi per Konso, dove si alloggia presso il Kanta Lodge.

17°g.    9/11 Konso – Arba Minch – Addis Abeba e volo di rientro  
Si visita la “reggia” del capo dei nove clan dei Konso, costituita da un denso complesso di capanne tradizionali che includono quella della mummificazione, una procedura che era riservata solo ai re; nei pressi vi sono le stele di legno che segnano i punti dove vennero deposti i resti mummificati dei vecchi re. Quindi ci si reca al vicino villaggio di Gamole, che è ora diventato un sito del Patrimonio Mondiale Unesco: cinto da mura e densamente abitato, offre un bello specchio della realtà tradizionale di questo popolo. Completate le visite si prosegue verso nord per Arba Minch, dove ci si imbarca sul volo per Addis Abeba alle 13.45 con arrivo alle 14.50 (orari da confermare). Arrivati, si avranno a disposizione alcune stanze presso l’hotel Jupiter (4*) per rinfrescarsi prima della partenza. Si cena in un ristorante tipico e ci si reca quindi in aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro; Ethiopian parte per Milano Malpensa alle 23.15 o per Roma Fiumicino alle 0.10. Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba Per gli orari di altri collegamenti contattare Amitaba.

18°g.    Sabato 10 novembre, arrivo a destinazione  
Arrivo a Milano Malpensa alle 4.25 o a Roma Fiumicino alle 4.30.

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