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Da: domenica 7 agosto 2005A: sabato 26 agosto 2006Durata:

INDIA HIMALAIA 2005: Zanskar con Naro Nasial, il festival di Sani

Zanskar, Zangla

Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. Da Leh ci si reca in Zanskar utilizzando delle jeep; il viaggio è entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare alcuni dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, come viene indicato nella descrizione del programma. Raggiunta la valle di Padum, un villaggio considerato la nuova “capitale” dello Zanskar, si passano alcuni giorni esplorandone tutti i luoghi più belli e partecipando al Naro Nasial, il festival che si tiene al monastero di Sani, il più antico della regione, un’ottima occasione per incontrare la gente del luogo.

 

Il Naro Nasial è una grande celebrazione in cui viene evocata la presenza di Naropa [vedi note sotto], un momento molto bello per cogliere la freschezza delle persone di Sani, che hanno un trasporto forte e naturale verso i saggi della loro tradizione religiosa. Per Naro Nasial, ovvero per l’incontro con il grande maestro Naropa, si aggregano provenendo anche da molti remoti villaggi dello Zanskar, sfoggiando i propri costumi tradizionali e creando una piccola folla immersa in un momento di devozione comune ma anche in commerci e in un’allegra convivialità.

Il luogo, Sani, è costituito da un bel villaggio e dall’antico monastero, costruito su di un tratto pianeggiante della valle, secondo la consuetudine dei luoghi di culto più antichi di queste regioni (vedi ad es. Alchi in Ladakh o Tabo in Spiti). Nella penombra mistica del tempio si trovano bellissime statue ed alcuni affreschi attribuiti a Zadpa Dorje.

 

E’ un viaggio eccezionale per persone dotate di un certo spirito d’avventura, che vogliono entrare nel cuore della cultura e della vita di uno dei popoli più isolati e interessanti della regione himalaiana. Si pongono in tutto 13 campi, ma non sono necessari tragitti a piedi. I campi sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti.

 

La regione himalaiana dello Zanskar

Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano, raramente raggiunta dai visitatori per via della distanza e della logistica un po’ complessa. Per arrivare in Zanskar si percorrono inizialmente 230 km da Leh, la capitale del Ladakh, verso ovest, lungo una strada interessantissima che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata, bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo, oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio, la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon e si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar.

 

In questo remoto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere della terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti la breve estate non riesce neppure a far maturare questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profondissima fede religiosa.

 

Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia di fatto regalatagli dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.

 

Cenni sul Naro Nasial, il festival di Sani

La regione dello Zanskar ha una tradizione buddista sorprendentemente antica. Secondo la trasmissione orale il grande Guru Padmasambhava meditò a lungo qui nell’VIII secolo e sui monti che sovrastano il monastero di Sani vi è un suo veneratissimo eremo. Chi ha dimestichezza con il mondo himalaiano prende sempre queste indicazioni con un po’ di scetticismo; stanti le tradizioni locali, sembrerebbe  che ogni grotta sia stata visitata da questo amatissimo essere, considerato un secondo Buddha, che fu fonte di ispirazione per tutte le scuole tibetane: spesso è infatti la devozione delle persone che, in perfetta buona fede, le porta a riconoscerne il passaggio – si dice infatti che Egli si sia manifestato ai devoti con innumerevoli corpi di luce. E’ però indubbio che il buddismo giunse in questa regione himalaiana prima che nel Tibet centrale, e prova di questo ad esempio è la statua rupestre di Mulbeck che rappresenta il Buddha del prossimo ciclo, Maitreya, che molti archeologi considerano essere non più tarda del V°secolo. In effetti queste remote regioni offrivano luoghi di ritiro ideali per i mistici provenienti dalla valle del Kashmir e in generale dall’India.

 

Una delle figure storiche che soggiornò a lungo in Zanskar fu Naropa, che nell’XI secolo, dopo essere stato Abate di Nalanda, l’università monastica indiana più importante di quei tempi, per realizzare pienamente gli insegnamenti mistici ricevuti dal suo Guru Tilopa dimorò in ritiro all’eremo di Dzongkul, vicino a Samye. Naropa è importantissimo nella tradizione tibetana, essendo anche l’autore del testo esoterico sui sei yoga, che funge tutt’ora da riferimento per gli yogi tibetani ed i praticanti tantrici ed è uno dei testi principali della tradizione Kagyupa. Quando Naropa concluse il suo lungo ritiro a Dzongkhul e si apprestava ad andarsene, la popolazione di Sani e i monaci di questo antico monastero lo implorarono di restare; egli non poté accontentarli, ma lasciò una minuscola immagine di sé, grande come un chicco di grano, all’abate di Sani, dicendo che questo oggetto avrebbe sostituito la sua presenza fisica. La minuscola statuetta crebbe da sola di dimensioni, diventando grande più di una spanna, fatta di oro e abbellita di pietre preziose, e venne custodita e venerata a Sani per i secoli seguenti. Quando giunsero i musulmani nella valle uno di questi la trafugò, ma ebbe paura del suo atto perché la gente della valle insorse furibonda, e quindi per liberarsene la gettò nelle acque del fiume Doda, dove venne poi miracolosamente ritrovata sulla riva da un monaco. Da allora la statua viene tenuta chiusa in un tempietto all’interno delle mura che delimitano il recinto sacro di Sani, adiacente allo stupa che contiene i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e viene esposta una sola volta all’anno, durante il Naro Nasial.

 

Il Naro Nasial richiede una lunga preparazione da parte dei monaci di Sani, che sono discepoli in linea di trasmissione orale dal maestro Naropa, i quali eseguono nei giorni precedenti cerimonie religiose, rese accattivanti dall’uso di strumenti tradizionali e canti dai toni bassi. Il giorno antecedente l’apertura del tempio di Naropa vengono eseguite diverse danze in costume, tra cui la danza dei cappelli neri (Sha-Na Cham) e dei tamburi (Sha-Na Nga Cham), per purificare in modo adeguato il luogo. Nel secondo giorno al mattino alcuni monaci siedono di fronte al tempietto di Naropa recitando preghiere in onore del maestro e nel cortile antistante il tempio (sul lato opposto) continuano con le danze. Tradizionalmente il Naro Nasial non prevedeva la parte del Cham (danze rituali), queste furono introdotte verso la metà del secolo scorso su richiesta della gente del villaggio; la danza delle otto manifestazioni di Guru Rimpoce (Guru Tshen Gye) che si svolge nel secondo giorno è stata l’ultima ad essere introdotta e infatti queste maschere sono particolarmente naive e di evidente recente fabbricazione.

 

 

Programma del viaggio

 

1°g.  Domenica 7 agosto, partenza per Delhi 

 

2°g.  8/8 Delhi – Leh 

All’arrivo a Delhi si viene accolti dal corrispondente di Amitaba e ci si trasferisce in auto privata all’aeroporto per le partenze nazionali; prosecuzione in volo per Leh alle 5.30 circa. Sistemazione in hotel e riposo. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le case tipiche dei contadini ladakhi.

 

3°g.  9/8 Leh 

Giornata dedicata alla visita di Leh: il palazzo reale, i templi adiacenti, Tsemo Gompa, la parte vecchia e il mercato.

 

4°g.  10/8 Leh – Uley Topko 

Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi; fino al rientro a Leh si dormirà in tenda. Sul percorso si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende, in particolare una gigantesca statua di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che custodiscono meravigliosi affreschi, e si visita il monastero di Alchi, fondato nell'XI° secolo da Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si pone il primo campo poco oltre Alchi, nella valle dell’Indo.

 

5°g.  11/8 Uley Topko – Lamayuru 

Lasciata la valle dell’Indo la strada risale una pittoresca gola; una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI° secolo) che appartenente all’esoterica scuola dei Drigung la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. A Lamayuru, dove si pone il campo, si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh.

 

6°g.  12/8 Lamayuru - Shergol 

Superato il passo del Fatu La (4147 mt) sopra Lamayuru ed oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge il minuscolo monastero di Gyal, e poi Mulbekh, dove, oltre alla statua rupestre del VII° secolo che rappresenta il Buddha Maitreya, si trovano due monasteri che si visiteranno al ritorno. Si pone il campo nei pressi di Shergol, un monastero incastonato in una rupe. Gyal e Shergol sono stati anche ripresi nel film “Samsara”.

 

7°g.  13/8 Shergol – Rangdum 

Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza musulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, gli uomini hanno spesso lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui fluiscono poderosi ghiacciai porta al plateau dove tra le pasture degli yak regna solitario il monastero di Rangdum.

 

8°g.  14/8 Rangdum – Karcha 

Valicato il Pensi La (4400 mt) si entra nella valle dello Zanskar. Al ponte di Ating una mulattiera jeeppabile porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa, autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, che forma la vasta piana dove è situata la nuova “capitale” dello Zanskar,  Padum, e si trovano i principali villaggi e monasteri. Si pone il campo nel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar, di scuola Ghelupa.

 

9°g.  15/8 Karcha – Zangla 

Visita del monastero di Karcha e del convento femminile, dove alcuni affreschi risalgono all’XI° secolo. Si parte poi per Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe a nord di Padum, da cui si gode di un’indimenticabile visuale. Si prosegue in jeep per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove si potrà porre il campo tra gli alberi del giardino della regina.

 

10°g.  16/8 Zangla 

Visita dell’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, che è posto in una bellissima posizione su di una rupe rocciosa. Si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile. Se la regina e il principe sono presenti si potrà anche visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo molto umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia.

 

11°g.  17/8 Zangla – Sani 

Tornando alla confluenza dei fiumi Tsarap e Doda ci si reca a Pipiting, un piccolo villaggio nei pressi di Padum con un grande stupa e un monastero, e quindi si visita Padum, l’unico luogo della regione con alcuni negozietti e un posto telefonico dove occasionalmente si riesce ad avere un collegamento. Sulla panoramica collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi – che qui sono molto rari – da cui si gode un bel panorama. Arrivati a Sani si pone il campo nei pressi del villaggio. Il monastero è antico, all’interno della cinta di mura si trova lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille e alcuni affreschi sono attribuiti a Zadpa Dorje.

 

12°g.  18/8 Sani: Naro Nasial 

Le rappresentazioni sacre del festival di Sani assomigliano ad un classico Cham, con danze che svolgono diversi temi eseguiti da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano divinità, animali e piccoli demoni, svolte nel corso di due giorni dopo una lunga preparazione eseguita dai monaci con pratiche meditative, consacrazioni di oggetti e cerimonie impreziosite da salmodie recitate con tonalità profonde accompagnate dal suono di cimbali, tamburi e corni. Durante la permanenza a Sani si avrà la possibilità di recarsi a visitare il convento femminile, con una passeggiata tra i campi dell’oasi. Per chi è più energetico un’escursione a piedi porta all’eremo di Sani, dove si dice che abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava.

 

13°g.  19/8 Sani: Naro Nasial 

Nella giornata di oggi viene esposta la veneratissima statua di Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa, a cui appartiene Sani, motivo principe del festival. Proseguono le danze rituali, che si concludono nel pomeriggio.

 

14°g.  20/8 Sani 

Escursione a Bardan e Mune, che completa l’esplorazione dello Zanskar. Superata Padum si entra nella valle del fiume Tsarap; la strada sterrata raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune.

 

15°g.  21/8 Sani - Suru 

Inizia il percorso di rientro che segue la medesima strada utilizzata per giungere fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Oggi si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi La e al bel monastero di Rangdum. Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e si pone il campo nella zona di Sanku, un villaggio abitato da popolazioni di sembianza afgana.

 

16°g.  22/8 Suru – Lamayuru 

Dopo Kargil si raggiunge la bella valle di Mulbeck, dove si sosta per visitare i monasteri posti in una posizione panoramica e oltre i passi di Namika e Fatu si arriva all’oasi di Lamayuru.

 

17°g.  23/8 Lamayuru – Leh 

Lungo la strada verso Leh una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Ci si reca poi al monastero di Phyang. Raggiunta Leh, sistemazione in hotel.

 

18°g.  24/8 Leh 

Giornata a disposizione.

 

19°g.  25/8 Leh – Delhi 

Verso le 8 volo per Delhi e sistemazione in hotel. Giornata libera.

 

20°g.  Venerdì 26 agosto, volo di rientro

 

 

L'alta quota del Ladakh e dello Zanskar

 Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare nello sforzo fisco i primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. Il passo più alto fatto in jeep è il Pensi La (4400 mt), dove si arriva dopo sette giorni dall’arrivo.

Molte persone hanno avuto un riscontro positivo con l’utilizzo del diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso non preventivo, successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nell’agopuntura e nella medicina tibetana; anche in questo caso è comunque sempre necessario un parere del proprio medico.

Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

Clima e attrezzatura

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Zanskar invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime a fine giugno e luglio di 10 gradi. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi ed un buon sacco a pelo per passare con tranquillità le serate più fredde; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicati dai produttori sono sempre sopravvalutati. Si suggerisce di portare degli indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini comodi e caldi per i percorsi a piedi. Portare uno zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.

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