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Da: sabato 17 luglio 2010A: domenica 1 agosto 2010Durata:

INDIA HIMALAIA 2010: Zanskar, Naro Nasial a Sani

Naro Nasial

Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi e di recarsi in Zanskar utilizzando delle jeep. Il viaggio è entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, come viene indicato nella descrizione del programma. Raggiunta la valle di Padum, un villaggio considerato la nuova “capitale” dello Zanskar, si passano alcuni giorni esplorandone i luoghi più belli e partecipando al Naro Nasial, il festival che si tiene al monastero di Sani, il più antico della regione, un’ottima occasione per incontrare la gente del luogo.

Si pongono in tutto 10 campi, ma non sono necessari tragitti a piedi. I campi sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Seguono il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi ed un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. E’ un itinerario eccezionale per persone dotate di un certo spirito d’avventura, che vogliono entrare nel cuore della cultura e della vita di uno dei popoli più isolati e interessanti della regione himalaiana.

 

In questo viaggio i partecipanti gioveranno dei contatti che Amitaba ha coltivato nel corso di molti anni di viaggi e attività di sostegno nella regione, dove abbiamo anche restaurato l’eremo del monastero di Sani, una magica grotta di meditazione denominata Guru Nima Oser Chaphuk in onore del Maestro Padmasambhava nella sua manifestazione di Siddha, e collaborato all’allestimento e manutenzione del dispensario medico al monastero di Rangdum.

 

Cenni sul Naro Nasial, il festival di Sani

 

La regione dello Zanskar ha una tradizione buddista sorprendentemente antica. Secondo la tradizione orale il grande Guru Padmasambhava meditò a lungo qui nell’VIII secolo e sui monti che sovrastano il monastero di Sani vi è un suo veneratissimo eremo di Guru Nima Oser Chaphuk. Chi ha dimestichezza con il mondo himalaiano prende sempre queste indicazioni con un po’ di scetticismo; stanti le tradizioni locali, sembrerebbe che ogni grotta sia stata visitata da questo amatissimo essere, considerato un secondo Buddha, che fu fonte di ispirazione per tutte le scuole tibetane: spesso è infatti la devozione delle persone che, in perfetta buona fede, le porta a riconoscerne il passaggio – si dice infatti che Egli si sia manifestato ai devoti con innumerevoli corpi di luce. E’ però indubbio che il buddismo giunse in questa regione himalaiana prima che nel Tibet centrale, e prova di questo ad esempio è la statua rupestre di Mulbeck che rappresenta il Buddha del prossimo ciclo, Maitreya, che molti archeologi considerano essere non più tarda del V secolo. In effetti queste remote regioni offrivano luoghi di ritiro ideali per i mistici provenienti dalla valle del Kashmir e in generale dall’India.

 

Una delle figure storiche che soggiornò a lungo in Zanskar fu Naropa, che nell’XI secolo, dopo essere stato Abate di Nalanda, l’università monastica indiana più importante di quei tempi, per realizzare pienamente gli insegnamenti mistici ricevuti dal suo Guru Tilopa dimorò in ritiro all’eremo di Dzongkul, vicino a Sani. Naropa è importantissimo nella tradizione tibetana, essendo anche l’autore del testo esoterico sui sei yoga, che funge tutt’ora da riferimento per gli yogi tibetani ed i praticanti tantrici ed è uno dei testi principali della tradizione Kagyupa. Quando Naropa concluse il suo lungo ritiro a Dzongkhul e si apprestava ad andarsene, la popolazione di Sani e i monaci di questo antico monastero lo implorarono di restare; egli non poté accontentarli, ma lasciò una minuscola immagine di sé, grande come un chicco di grano, all’abate di Sani, dicendo che questo oggetto avrebbe sostituito la sua presenza fisica. La minuscola statuetta crebbe da sola di dimensioni, diventando grande più di una spanna, fatta di oro e abbellita con pietre preziose, e venne custodita e venerata a Sani per i secoli seguenti. Quando giunsero i musulmani nella valle uno di questi la trafugò, ma ebbe paura del suo atto perché la gente della valle insorse furibonda, e quindi per liberarsene la gettò nelle acque del fiume Doda, dove venne poi miracolosamente ritrovata sulla riva da un monaco. Da allora la statua viene tenuta chiusa in un tempietto all’interno delle mura che delimitano il recinto sacro di Sani, adiacente allo stupa che contiene i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e viene esposta una sola volta all’anno, durante il Naro Nasial.

 

Il Naro Nasial richiede una lunga preparazione da parte dei monaci di Sani, che sono discepoli in linea di trasmissione orale del maestro Naropa, i quali eseguono nei giorni precedenti cerimonie religiose, rese accattivanti dall’uso di strumenti tradizionali e canti dai toni bassi. Il giorno antecedente l’apertura del tempio di Naropa vengono eseguite diverse danze in costume, tra cui la danza dei cappelli neri (Sha-Na Cham) e dei tamburi (Sha-Na Nga Cham), per purificare in modo adeguato il luogo. Nel secondo giorno al mattino alcuni monaci siedono di fronte al tempietto di Naropa recitando preghiere in onore del maestro e nel cortile antistante il tempio (sul lato opposto) continuano con le danze. Tradizionalmente il Naro Nasial non prevedeva la parte del Cham (danze rituali), queste furono introdotte verso la metà del secolo scorso su richiesta della gente del villaggio; la danza delle otto manifestazioni di Guru Rimpoce (Guru Tshen Gye) che si svolge nel secondo giorno è stata l’ultima ad essere introdotta ed infatti le maschere utilizzate sono particolarmente naif e di evidente recente fabbricazione.

 

Il Naro Nasial, la grande celebrazione in cui viene evocata la presenza di Naropa, arricchita dal Cham, è un momento molto bello per cogliere la freschezza della gente di Sani, che ha un trasporto forte e naturale verso i saggi della tradizione religiosa. Per Naro Nasial, ovvero per l’incontro con il grande maestro Naropa, si aggregano provenendo anche da molti remoti villaggi dello Zanskar sfoggiando i propri costumi tradizionali e creando una piccola folla immersa in un momento di devozione comune, ma anche in commerci e in un’allegra convivialità.

 

Il luogo, Sani, è costituito da un bel villaggio e dall’antico monastero, costruito su di un tratto pianeggiante della valle secondo la consuetudine dei luoghi di culto più antichi di queste regioni (vedi ad es. Alchi o Tabo in Spiti). Nella penombra mistica all’interno del tempio si trovano bellissime statue ed alcuni affreschi attribuiti a Zadpa Dorje.

 

Programma del viaggio

 

1°g.  Sabato 17 luglio, partenza per Delhi    

 

2°g.  18/7 Delhi – Leh  

Arrivo a Delhi, accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente di Amitaba e trasferimento alle partenze nazionali per l’imbarco sul volo per Leh (che solitamente parte verso le 5.30 circa) dove è in attesa dei partecipanti il responsabile di Amitaba per il Ladakh. Si alloggia in uno degli hotel migliori della città; riposo per favorire l’adattamento alla quota: siamo a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra case coloniche, orti e campi.

 

3°g.  19/7 Leh  

Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato.

 

4°g.  20/7 Leh – Wanla 

Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per il campo. Oltre la spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar si arriva a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte ed un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da qui che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa dei santi eremiti. Si coronano le visite di questa giornata con i templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue quindi seguendo il flusso del grandioso fiume Indo, che qui scorre impetuoso tra profonde valli desertiche e lo si lascia per risale una pittoresca gola a sud, dove una deviazione porta all’oasi di Wanla, che nasconde un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente come Lamayuru all’esoterica scuola dei Drigung, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Si pone qui il campo.

 

5°g.  21/7 Wanla - Mulbeck  

Dopo la visita dell’oasi e del monastero, dove un gruppo di devoti svizzeri si occupa della manutenzione dei preziosi, antichissimi dipinti e delle statue, si prosegue per Lamayuru entrando nella “valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata una terra pura. Si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Oltre Lamayuru si superano i passi del Fatu La (4147 mt) e del Namika (3760 mt), e attraversando una regine nota per gli spettacolari panorami si raggiunge il bucolico villaggio di Gyal dove si trova un minuscolo ed interessante monastero ripreso anche nel film “Samsara”. Si prosegue per la vicina Mulbekh, dove, oltre all’antichissima statua rupestre che rappresenta il Buddha Maitreya, si trovano due monasteri, e si pone il secondo campo.

 

6°g.  22/7 Mulbeck – Rangdum  

Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, gli uomini hanno spesso lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru. Superate le gole ai loro piedi dove i seracchi del grandioso ghiacciaio arrivano fino al fiume si percorre una valle spettacolare, ornata da ardite vette di granito da cui fluiscono poderosi fiumi di ghiaccio, che porta al plateau dove tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine regna solitario il monastero di Rangdum.

 

7°g.  23/8 Rangdum – Sani  

Valicato il Pensi La (4400 mt) si entra nella valle dello Zanskar. Al ponte di Ating una mulattiera jeeppabile porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa, autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri. Si pone il campo nei pressi del villaggio di Sani, dove, protetto da un muro di cinta ed ombreggiato da rari alberi, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa e lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille; alcuni degli affreschi che emergono dalla penombra degli interni di questo squisito luogo sono attribuiti a Zadpa Dorje.

 

8°g.  24/7 Sani: Naro Nasial  

Le rappresentazioni sacre del festival di Sani assomigliano ad un classico Cham, con danze che interessano diversi temi eseguiti da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che raffigurano divinità, animali e piccoli demoni. Si svolgono nel corso di due giorni dopo una lunga preparazione eseguita dai monaci con pratiche meditative, consacrazioni di oggetti e cerimonie impreziosite da salmodie recitate con tonalità profonde accompagnate dal suono di cimbali, tamburi e corni. Durante la permanenza a Sani si avrà la possibilità di recarsi a visitare il convento femminile con una passeggiata tra i campi dell’oasi. Per chi è più energetico un’escursione a piedi porta all’eremo di Sani, dove si dice che abbia svolto un ritiro Guru Padmasambhava. Tra la giornata di oggi e domani si sceglierà il momento più opportuno per recarsi anche alla vicina Padum, l’unico luogo della regione con alcuni negozietti e un punto telefonico dove occasionalmente si riesce ad avere un collegamento. Sulla panoramica collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra gli alberi – che qui sono molto rari – da cui si gode un bel panorama.

 

9°g.  25/7 Sani: Naro Nasial  

Nella giornata di oggi viene esposta la veneratissima statua di Naropa, uno dei maestri principali della tradizione Kagyupa, a cui appartiene Sani, motivo principe del festival. Proseguono le danze rituali che si concludono nel pomeriggio.

 

10°g.  26/7 Sani –Bardan – Mune – Thonde - Zangla   

Superata Padum si risale la valle dello Tsarap arrivando a Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e si prosegue inerpicandosi con le jeep fino all’oasi e al monastero di Mune. Rientrati alla piana di Padum si prosegue verso nord seguendo il fiume Zanskar sostando  per una visita a Thonde, un interessante monastero posto anch’esso su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove si potrà porre il campo nei pressi del palazzo della regina.

 

11°g.  27/7 Zangla  

Visita dell’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, il Re dello Zanskar, che è posto in una bellissima posizione su di una rupe rocciosa. Si trovano anche molti chorten tra cui uno dei più antichi ed importanti è stato restaurato nel 2009 da Stupa Onlus, oltre a quello costruito recentemente per Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso. Nei pressi dell’oasi di Zangla è situato anche un interessante convento femminile; anche qui sono stati fatti alcuni interventi si sostegno. Se la regina ed il principe sono presenti si potrà anche visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo molto umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Per gli interessati un’escursione di un’ora e mezza porta all’antichissimo Chorten di Malakhartse, dove Stupa Onlus ed Amitaba stanno mettendo a punto un nuovo progetto di restauro.

 

12°g.  28/7 Zangla – Karcha - Rangdum  

Inizia il percorso di rientro che segue la medesima strada utilizzata per giungere fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Arrivati a Padum si devia verso il vicinissimo villaggio di Pipiting dove si trovano un grande stupa ed un monastero e si attraversa il ponte sullo Zanskar che porta all’oasi di Karcha, con l’omonimo  grande monastero costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar, di scuola Ghelupa. Una visita rivela diverse sale e si trovano alcuni affreschi dell’XI secolo; merita una visita anche l’antico convento femminile posto sul monte antistante, anche questo ricco di sorprendenti reperti artistici. Si procede quindi risalendo la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi La ed al bel monastero di Rangdum, dove si pone il campo su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar.

 

13°g.  29/7 Rangdum - Mulbeck  

Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la bella valle di Mulbeck, tornando al campo utilizzato all’andata.

 

14°g.  30/7 Mulbeck - Leh  

Si parte verso est, seguendo la panoramicissima strada che valicati i passi Namika e Fatu transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo, e se ne risale il corso fino a Leh, dove ci si sistema in albergo.

 

15°g.  31/7 Leh – Delhi e volo di rientro 

Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi; all’arrivo accoglienza da parte del corrispondente indiano di Amitaba. Si ha a disposizione un pulmino e una guida indiana che parla l’italiano per visitare la città. In serata ci si reca all’aeroporto internazionale per l’imbarco sul volo di rientro.

 

16°g.  Domenica 1 agosto, arrivo a destinazione

 

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