Informazioni utili

Da: sabato 14 luglio 2012A: sabato 28 luglio 2012Durata:

Guida: Tashi NorbuPartecipanti: Massimo 12 partecipanti

INDIA HIMALAIA 2012: Cham di Phyang e Korzok, al lago di Tso Moriri

Il viaggio avvicina in modo accurato e completo la cultura e il vasto ambiente naturale del Ladakh: si spazia dalla valle del’Indo all’altopiano del Rupshu, incontrando le due anime della cultura tibetana, quella rurale e quella nomadica. Ci si muove in una regione tra più belle al mondo, un territorio solcato da gole, profonde valli ornate da oasi incastonate tra giganteschi monti desertici e contornato da altopiani sconfinati impreziositi da laghi turchesi, dove risiedono i nomadi; lo popolano persone animate da un profondo sorriso che sorge da uno spirito sereno. Il viaggio offre l’opportunità di essere presenti per le spettacolari danze rituali (Cham) dei monasteri di Phyang e di Korzok, l’isolatissimo monastero del lago di Tso Moriri, un vasto specchio di acque turchesi nel cuore della regione del Rupshu, il lembo orientale del Ciangtang tibetano dove vivono le popolazioni nomadiche.

Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. Si inizia esplorando la cittadina con alcuni siti limitrofi e partecipando al Cham del vicino monastero di Phyang. Tenendola come base si prevedono poi due escursioni che richiedono campi tendati (i luoghi più belli in Himalaia fortunatamente non dispongono ancora di hotel!). La prima di queste prevede due campi e porta ad ovest lungo l'Indo fino alla celeberrima oasi di Lamayuru. Si inizia dalla storica oasi di Bazgo e dai resti artistici più interessanti del Ladakh: i famosi affreschi di scuola Ghandara di Alchi e gli sconosciuti dipinti di Saspol. Si visitano Mangyu, una perla di bellezza nell’Himalaia, Wanla, dove un tempio dell’XI secolo attribuito a Rinchen Zangpo sovrasta le belle case rurali, giungendo a Lamayuru, l’oasi più celebre di questa vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India: incastonata tra ripidi monti dalle intense tinte cromatiche sorge ai bordi di un grande bacino erosivo che la leggenda racconta essere stato il fondo di un lago, defluito grazie alla fenditura aperta tra le montagne dalle arti magiche del grande santo che soggiornò qui, il Maestro Naropa. Il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione che questo importante mistico dell’XI secolo scelse come sua dimora.

 

Rientrati a Leh si parte per la seconda escursione che richiede quattro campi e porta nella regione del Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, una zona incontaminata fatta di immensi spazi e abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti. Sulle sponde del grandioso lago turchese di Tso Moriri, il più vasto della regione, si trova il monastero di Korzok dove si giunge in occasione dell’annuale Cham a cui confluisce la popolazione nomade di questa parte dell’altopiano, un’occasione eccellente per incontrare questa gente che normalmente vive dispersa nei vasti spazi delle praterie d’alta quota. Sul percorso si visiteranno anche due dei più importanti monasteri della valle di Leh: Tikse e Hemis.

I Cham del Ladakh

I Cham del Ladakh offrono un ottimo modo per avvicinarne la cultura e lo spirito, ammirando i monaci agghindati con maschere e sgargianti costumi tradizionali che al suono di musiche rituali creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Ogni monastero aggiunge anche parti inerenti la propria storia e origine, facendo del proprio Cham un capolavoro a sé. Al di là dei sofisticati contenuti delle rappresentazioni, su cui molto è stato scritto per aiutarci a decifrare il significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi, in queste occasioni si partecipa a uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano. Tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore, ma anche per i ladakhi stessi, l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che anima ogni evento ha un interesse forte almeno quanto il suo contenuto esoterico.

L’alta quota del Ladakh

Andare in Ladakh significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri di altitudine. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e bisogna non esagerare negli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze e le quote più elevate si hanno nella seconda parte del viaggio, quando si è già acclimatati. Nel Rupshu la quota dei laghi dove si pongono i campi è di circa 4500 mt, ma ci si arriva dopo una adeguata permanenza ad altitudini sopra i 3000 metri e quindi quasi nessuno ne soffre o si avvertono sintomi leggeri come un po’ di mal di testa.
Molte persone hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2/3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico. Per l’ipertensione invece alcuni hanno trovato un buon ausilio nell’agopuntura e nella medicina tibetana; anche in questo caso è comunque sempre necessario un parere del proprio medico. Si consideri comunque che migliaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

Modalita' del viaggio

Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. Si fanno in tutto 6 campi, con due notti consecutive nella prima escursione a ovest di Leh, quattro consecutive quando si va in Rupshu. I campi sono ben organizzati con comode tende europee per dormire, tenda comune con tavolo e sedie, tenda cucina e tende per i servizi. Oltre alla guida, accompagnano il gruppo assistenti che lavorano con Amitaba da parecchi anni che si occupano degli allestimenti e dei servizi e un cuoco abituato a soddisfare gli ospiti italiani. A Leh si alloggia in un comodo hotel – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro alberghetto di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda e l’hotel ha un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce.

Clima e attrezzatura

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che arrivano anche d’estate a 5/10 gradi; si consiglia di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; le temperature estive comunque non scendono mai sotto lo zero. Si consiglia di portare degli indumenti in pile ed una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, ed un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.

 

 

 

Programma del viaggio

1°g. Sabato 14 luglio, partenza in volo per Delhi
Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Lufthansa, Swiss, Jet, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; all’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto.

2°g. 15/7 Delhi - Leh
Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.

3°g. 16/7 Leh
Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato.

4°g. 17/7 Leh: festival di Phyang
Il monastero di Phyang è situato a circa mezz’ora di guida da Leh. E’ un sito molto interessante di per se, con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. Durante il Cham tutti i templi sono aperti e pullulano di devoti ladakhi che fanno offerte, accendono lampade al burro e fanno le prostrazioni, un momento molto intenso per godere del sito nella sua più piena vitalità. Le danze rituali che si svolgono nel cortile sottostante si protraggono per tutta la giornata, e la collina dove sorge Phyang è contornata anche da un allegro mercato ricco di ogni tipo di artigianato ladakho e tibetano. Nel pomeriggio ci si reca al vicino Guru Lhakhang, un antichissimo tempio che sorge su di un colle, dove si ammirano dei preziosi affreschi che furono attentamente studiati anche dal Professor D. Snellgrove; rientrando a Leh si sosta al monastero di Spituk per una visita.

5°g. 18/7 Leh – Alchi
Si lascia Leh con le jeep trasportando tutto l’occorrente per i campi; si transita da Phyang per dare un’ultima occhiata agli eventi del festival che si conclude oggi. Si prosegue quindi verso ovest e oltre la spettacolare confluenza dei fiumi Indo e Zanskar si arriva a Bazgo, un paesino pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e un monastero con statue e decorazioni stupende. Fu da qui che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Dopo Bazgo ci si reca alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra gli alberi di albicocco e rivelano affreschi stupendi, in un luogo che fu casa dei santi eremiti. Ci attraversa quindi il fiume Indo e si pone il campo presso il villaggio di Gera, nei pressi di Alchi.

6°g. 19/7 Alchi - Wanla

La giornata inizia con la visita dei templi di Alchi, fondati nell'XI secolo da Kaldan Shesrab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contengono dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Lasciata Alchi si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire con le jeep una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano dei reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate potettero giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua seguendo il flusso del grandioso fiume Indo, che qui scorre impetuoso tra profonde valli desertiche, e lo si lascia per risale una pittoresca gola a sud, dove una deviazione porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Il Gompa appartiene come Lamayuru e Phyang all’esoterica scuola dei Drigung; un gruppo di svizzeri ha restaurando i preziosi, antichissimi dipinti e le statue. Si pone qui il campo.

7°g. 20/7 Wanla – Leh
Tornati sulla strada principale si prosegue per Lamayuru entrando nella “valle della luna”, dove le bizzarre erosioni secondo la tradizione indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Si visitano l’oasi e il monastero, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano il villaggio circondato da montagne completamente desertiche; è uno dei contesti naturali più pittoreschi del Ladakh. Rientrando a Leh una breve deviazione porta al monastero di Likir di tradizione Ghelupa, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, dominato da un’imponente statua di Maitreya; vi risiedono circa 150 monaci. Sistemazione nel medesimo hotel.

8°g. 21/7 Leh – Korzok (Lago di Tso Moriri)
Lasciata Leh si sosta per una visita del monastero di Tikse, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. Si prosegue con un bellissimo percorso risalendo l’Indo e lasciando il fiume nei pressi di Mahe per arrampicarsi sull’altopiano, dove laghi turchesi posti a circa 4500 metri sembrano dipinti dal cielo! Il lago di Tso Kyagar, neppur degnato di segnalazione sulle carte, è il primo capolavoro di questa natura incontaminata. Siamo nel regno dei nomadi tibetani, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili. In diversi punti potremo incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche molti animali selvaggi come il kyang (il cavallo tibetano), miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Si raggiunge Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu che si estende per 30 chilometri. Al tramonto le cime innevate che circondano il lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si pone il campo.

9°g. – 10°g. (22 – 23/7) Cham di Korzok
Le rappresentazioni durano due giorni; il Cham è molto interessante anche perché attrae la partecipazione di un gran numero di nomadi dell’altopiano. Quando non si seguono gli eventi del festival si effettuano alcune stupende passeggiate lungo la sponda occidentale del lago e nella valle alle spalle del villaggio, dove spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio.


11°g. 24/7 Korzok – Lago di Tso Kar
Anche il percorso di oggi è meraviglioso, si ritransita dal laghetto di Tso Kyagar (ci sorprenderà la diversità dei suoi colori) e superando due passi si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi di questa regione da cui per secoli è stato ricavato il sale, utilizzato come merce di scambio in Ladakh. Si pone il campo tra le pasture di Nuruchen (4700 mt): il campo più alto del viaggio

12°g. 25/7 Tso Kar - Leh
Dopo aver superato in jeep il passo del Taklang (5328 mt) si transita dal villaggio di Gya, con un monastero su una rupe tra le rovine di un grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Raggiunto l’Indo ci si reca a Hemis, il principale monastero di scuola Kagyupa del Ladakh, importante meta di pellegrinaggi che ospita una ricca collezione di tanka di scuola Drukpa, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Terminata la visita in breve tempo si arriva a Leh.

13°g. 26/7 Leh
Giornata libera, per godere di questa speciale cittadina e curiosare nei negozietti e mercatini.

14°g. 27/7 Leh – Delhi
Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza.

15°g. Sabato 28 luglio, volo di rientro

Nota: chi ne ha la possibilità, può portare indumenti caldi e invernali o cancelleria per la scuola da regalare. Questi materiali verranno raccolti dai nostri collaboratori per essere distribuiti a chi ne ha più bisogno, solitamente alla fine del viaggio: così si possono lasciare anche cose usate che non si desidera riportare a casa.

 

 

 

Chiudi ×