Informazioni utili

Da: sabato 10 agosto 2013A: domenica 25 agosto 2013

Estensioni finali a: mercoledì 28 agosto 2013 O: domenica 1 settembre 2013

INDIA HIMALAIA 2013: Ladakh e Zanskar, gemme dell’Himalaia indiano

Il viaggio inizia in Ladakh da Leh con i famosi monasteri che la contornano e segue quindi la valle dell’Indo verso ovest esplorandone i siti più belli da Bazgo e Alchi fino a Lamayuru; superati gli alti passi che portano oltre Mulbeck al fiume Suru se ne risalgono le acque fino ai piedi del Nun Kun (7135 mt) accedendo al remoto regno dello Zanskar, dove si segue un circuito completo che porta a conoscerne tutti i luoghi interessanti.

 

Rientrati a Leh, è prevista un’estensione che porta alla valle di Nubra e poi sull’altopiano del Rupshu, per una visita veramente completa di questa meravigliosa parte dell’Himalaia indiano. (Per informazioni generali nel sito si possono consultare le pagine sul Ladakh, sullo Zanskar, cenni storici e varie altre).

 

Il viaggio prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la piccola capitale del Ladakh, in volo da Delhi. A Leh si sosta per due notti, utili anche per l’acclimatazione, e si esplorano la città e i monasteri dell’ampia valle dell’Indo. Si parte quindi con delle jeep seguendo un itinerario entusiasmante sia per l’incomparabile bellezza della natura che per l’opportunità che offre di visitare molti dei monasteri e villaggi più belli del Ladakh e dello Zanskar, dove il tour prevede la visita di tutti i siti significativi della regione. Lasciata Leh si alloggia in semplici locande per l’intero percorso. Questi alberghetti  richiedono un minimo di spirito di adattamento, si immagini una condizione simile a quella che da noi può offrire un rifugio alpino. Alcuni sono decisamente carini, arredati in tipico stile ladakho, e donano la piacevole sensazione di alloggiare con le famiglie locali. A Leh si utilizza un comodo albergo – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, le stanze hanno bagno e acqua calda e l’hotel dispone di un generatore di corrente nel caso (…spesso) “salti” la luce.

 

Amitaba a Rangdum collabora al mantenimento del dispensario medico, al villaggio di Aksho alla sistemazione della scuola del villaggio, a Sani ha completato un progetto di restauro e a Zangla ha collaborato con il Gyalpo (Re) dello Zanskar e la “Stupa Onlus” a un progetto di restauro degli stupa e di aiuto al villaggio ed è in corso il progetto di restauro del chorten di Malakhartse; i partecipanti beneficeranno così dei nostri contatti nella regione, potendo avere un incontro più approfondito con la gente del luogo.

 

A completamento del viaggio, per una visione d’insieme di questa meravigliosa regione del mondo, è prevista un’estensione in due fasi: alla valle di Nubra a nord di Leh e, a seguire, ai grandi laghi dell’altopiano del Rupshu, nel grandioso territorio dei nomadi.

 

Oasi di Wanla Wanla Gompa
Wanla
Wanla Gompa

La regione Himalaiana dello Zanskar

Lo Zanskar è la regione più remota dell’Himalaia indiano, raramente raggiunta dai visitatori. Per arrivarci si percorrono 230 km da Leh, la capitale del Ladakh, verso ovest fino a Kargil, lungo una strada spettacolare e molto varia che segue inizialmente il fiume Indo e transita dal monastero di Lamayuru, e, valicando due panoramici passi, porta a Mulbeck. Si passa quindi dalla zona a maggioranza islamica di Kargil imboccando l’unica via di accesso allo Zanskar agibile ai veicoli motorizzati, una spettacolare strada sterrata bloccata dalla neve anche per 9 mesi all’anno, che risale le acque del fiume Suru, un affluente dell’Indo. Dopo aver sfiorato maestosi ghiacciai che scendono da vette altissime dominate dal Nun (7135 mt) si raggiunge l’isolato monastero di Rangdum, posto su un colle morenico al centro di una valle di inimmaginabile bellezza, dove le vaste pasture degli yak sono coperte da milioni di stelle alpine. Rangdum segna la transizione dal mondo dell’Islam che popola le valli sottostanti alla cultura del buddismo tibetano. Proseguendo oltre il passo del Pensi La, abitato da miriadi di marmotte e alto circa 4400 mt, il punto più alto del viaggio dove la vista spazia sulle distese glaciali del misterioso massiccio del Sickle Moon, si giunge alla valle del fiume Dado, nello Zanskar.

 

In questo sperduto territorio la vita è durissima, per riuscire a coltivare un po’ di tsampa e piselli con il primo caldo di primavera i contadini devono spargere della terra sulla neve per velocizzarne lo scioglimento, altrimenti con la breve estate questo resistentissimo cereale che abbonda in tutto il Tibet non fa a tempo a crescere! La durezza delle condizioni non sembra però togliere la serenità e il sorriso aperto alla gente che si incontra, forse perché ispirata da una profonda fede religiosa.

 

Lo Zanskar nella storia ha avuto dei momenti d’indipendenza, ma generalmente è stato un territorio legato alle sorti del regno del Ladakh, con un’autonomia regalatagli di fatto dall’isolamento. Nel villaggio di Zangla risiede ancora il Gyalpo, ovvero il re di questo feudo himalaiano, un personaggio rispettato e autorevole grazie al carisma personale, ma senza poteri oggettivi.

 

Bardan Gompa Bardan Gompa
Bardan Gompa
Bardan Gompa

 

Programma del viaggio

 

1°g.  Sabato 10 agosto, partenza per Delhi  

Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può predisporre un servizio di accoglienza all’aeroporto e prenotare un hotel e ogni altro servizio richiesto; solitamente per i trasferimenti viene utilizzato l’Ashok Country Resort che è vicino all’aeroporto.

 

2°g.  11/8 Delhi – Leh  

Il volo per Leh parte nelle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba per il Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota: Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.

 

3°g.  12/8 Leh: escursione a Shey, Tikse, Hemis e Matho  

Escursione ai monasteri della valle. Si lascia Leh verso est transitando da Shey, che fu anche la sede del palazzo reale. Poco oltre ci si ferma al monastero Ghelupa di Tikse, tra i più celebri e attivi, una delle perle del Ladakh: ricco di templi, contiene molte importanti opere d’arte e un’impressionante statua di Yamantaka che regna nel Gonkhang. La grande statua di Maitreya posizionata nel tempio a destra dell’ingresso, se pur di recente fattura, è ora diventata uno degli oggetti simbolo più famosi del Ladakh. Si prosegue per Hemis, il monastero più grande del Ladakh, di scuola Drukpakagyu; questo sito è un’importante meta di pellegrinaggi con molte sale affrescate che ospitano una ricca collezione di tanka, statue d’oro e stupa (reliquiari) incastonati con pietre preziose. Rientrando a Leh si completano le visite a Matho, l’esoterico monastero di scuola Sakya reso celebre dal peculiare festival invernale che è presenziato da… degli oracoli; in effetti è un luogo che dà a molti la sensazione di essere intriso di forze magiche, in special modo nello scuro Gonkhang degli oracoli, col pavimento coperto di tsampa e pervaso dall’odore di chang.

 

4°g.  13/8 Leh – Alchi  

Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue per il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si alloggia in una locanda dell’oasi.

 

5°g.  14/8 Alchi – Lamayuru  

Si prosegue per un tratto lungo la sponda meridionale dell’Indo per poi risalire una pittoresca valle a sud del fiume che porta allo stupendo villaggio di Mangyu, di bellezza archetipa, dove nei piccoli Gompa e in alcuni Stupa si trovano reperti artistici di finezza insospettabile, che originano dall’XI secolo: ci si chiede come mani così raffinate abbiano potuto giungere in una delle valli più remote al mondo! Tornati al fiume si può provare l’ebbrezza di attraversarlo su un (sicurissimo) ponte sospeso mentre le jeep fanno il giro della vallata percorrendo qualche chilometro di strada e arrivando allo stesso punto. Si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud; la si lascia con una deviazione che porta all’oasi di Wanla, che preserva un antichissimo monastero (XI secolo) appartenente all’esoterica scuola dei Drigung, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri, la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo. Tornati sulla strada principale ci si inerpica tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi.

 

6°g.  15/8 Lamayuru – Mulbeck  

Si prosegue lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru.  Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh, il paesello dove si trascorre la notte in una locanda. Qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreya (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un vicino, ripido colle.

 

7°g.  16/8 Mulbeck – Rangdum  

Si transita per Kargil, da dove si imbocca la strada che porta verso lo Zanskar. La zona è un po’ più arborea rispetto al Ladakh e a maggioranza mussulmana; ogni villaggio ha una piccola moschea con il minareto, molti uomini hanno lunghe barbe ma le donne non sono velate. Il Nun e il Kun, le più alte vette di quest’area himalaiana, dominano un’ampia ansa del fiume Suru in cui si tuffano le possenti seraccate di ghiaccio. Superate le gole ai loro piedi una valle spettacolare ornata da ardite vette di granito da cui si protendono poderosi ghiacciai porta al plateau dove, tra le pasture degli yak ricche di stelle alpine, regna solitario il monastero di Rangdum. Si alloggia in un campo fisso.

 

8°g.  17/8 Rangdum – Padum  

Valicato il Pensi La (4400 mt), che offre visuali spettacolari sui ghiacciai, si entra nella valle dello Zanskar; si segue il fiume Doda per un tratto e lo si attraversa a piedi su di un ponte sospeso per visitare il villaggio di Aksho, dove Amitaba sta collaborando per far funzionare e sistemare la scuola locale. Proseguendo, si sosta per una visita al piccolo Gompa del villaggio di Phe e, al ponte di Ating, si segue la mulattiera jeeppabile che porta nella valle dell’Umasi La, dove sospeso ad una rupe si trova l’eremo di Dzongkul, che fu il principale luogo di ritiro del grande maestro Naropa autore del testo sui sei yoga, tutt’ora una delle guide esoteriche principali utilizzate dagli yogi tibetani. Dopo la visita si raggiunge la vasta piana formata dalla confluenza dei fiumi Doda e Tsarap, il cuore dello Zanskar, dove si trovano i principali villaggi e monasteri; a Sani, protetto da un muro di cinta e ombreggiato da alberi, che qui sono rari, vi è l’antico monastero che custodisce la statua di Naropa, lo stupa con i resti di Kanishka, un maestro che visse intorno all’anno mille, e affreschi attribuiti a Zadpa Dorje. Sui monti a nord del Gompa vi è l’eremo di Guru Nima Oser Chaphuk, che la tradizione locale dice essere stato utilizzato anche da Guru Rimpoce; per raggiungerlo si impiegherebbe circa un’ora e mezza di cammino. Giunti alla vicina Padum si alloggia in un semplice alberghetto.

 

Nun Kun Donne a Rangdum
Nun Kun
Rangdum

9°g.  18/8 Padum, escursione a Bardan e Muni  

Padum, la nuova “capitale” dello Zanskar, è l’unico luogo della regione con alcuni negozietti e un punto telefonico. Sulla collina sovrastante è situato un interessante monastero immerso tra preziosi alberi da cui si gode un bel panorama. Da Padum si imbocca la strada sterrata che risale il vorticoso fiume Tsarap: la meta sono Bardan e Mune. Si raggiunge prima Bardan, un monastero di circa 400 anni costruito su una rupe a picco sul fiume, e quindi con le jeep ci si inerpica fino all’oasi e al monastero di Mune, dove il villaggio sopravvive in un ambiente decisamente molto selvaggio. Rientrati a Padum si visita Pipiting, un vicino villaggio con un grande stupa e un monastero.

 

10°g. 19/8 Padum, escursione a Thongde e Zangla  

Si segue il versante orientale del fiume Zanskar arrivando a Thonde, un interessante monastero posto su di una rupe da cui si gode un’indimenticabile visuale. Si prosegue per Zangla, la vecchia capitale dello Zanskar, dove se sono presenti si potranno incontrare il Gyalpo dello Zanskar e la sua famiglia e visitare la loro attuale residenza, che noi considereremmo umile visto il loro stato nobiliare, ma che in questa regione è una vera reggia. Si visitano l’antico castello di Zangla, sede storica del Gyalpo, posto in una bellissima posizione che domina la valle dove si trovano anche molti chorten, di cui il più recente è quello di Bakula Rimpoce, l’Abate del Ladakh recentemente scomparso; nell’oasi è situato anche un interessante convento femminile. Per i più sportivi una passeggiata di circa un’ora lungo la valle alle spalle del castello porta al sito di Malakhartse, dove si trova un antichissimo Chorten. Si rientra in serata a Padum.

 

11°g. 20/8 Padum – Karcha - Rangdum  

Si attraversa il fiume arrivando al bel villaggio di Karcha, dominato dal grande monastero di scuola Ghelupa costruito sulle rupi rocciose, il principale dello Zanskar. La visita rivela diverse sale e alcuni affreschi dell’XI secolo; sul monte antistante è situato l’antico convento femminile, ricco di sorprendenti reperti artistici. Da Karcha si risale il corso del fiume ricongiungendosi alla strada utilizzata fin qui – la bellezza inimmaginabile del contesto naturale merita almeno questo secondo passaggio! Si risale la valle del fiume Doda che porta al passo del Pensi e al bel monastero di Rangdum, dove si sosta al campo fisso già utilizzato all’andata, su questa piana incastonata tra i monti, luogo superbo per un ultimo saluto al mondo dello Zanskar.

 

12°g. 21/8 Rangdum - Mulbeck  

Si prosegue oltre le gole del Nun, dove i ghiacci lambiscono le acque potenti del fiume Suru, e dopo Kargil si raggiunge la valle di Mulbeck; prima di arrivare al paesello con una breve deviazione si raggiunge il villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso, anche questo ripreso nel film “Samsara”. A Mulbeck si alloggia nella medesima locanda utilizzata all’andata.

 

13°g. 22/8 Mulbeck – Leh  

Si parte verso est seguendo la panoramicissima strada che, valicati i passi Namika e Fatu, transita da Lamayuru e si tuffa nella valle dell’Indo. Oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar una breve deviazione porta al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreya che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. Si raggiunge poi il monastero di Phyang, situato a circa mezz’ora di guida da Leh, un sito molto interessante con sale finemente affrescate e molte statue tipiche dell’esoterica scuola dei Drigung Kagyu, alla cui scuola appartiene il Gompa. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel.

 

14°g. 23/8 Leh  

Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato.

 

Per chi rientra:

 

15°g. 24/8 Leh – Delhi e volo di rientro

Verso le 7.30 del mattino volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza.

 

16°g. Domenica 25 agosto, arrivo a destinazione  

 

Tso Kyagar, Rupshu Dune a Nubra
Tso Kyagar, Rupshu
Nubra

Estensione per Nubra:

 

15°g. 24/8 Leh – Kardung La – Nubra  

L’escursione alla valle di Nubra inizia con la salita al passo del Kardung (5602 mt) posto a nord della città, che offre una visuale vastissima sulle infinite catene di monti che si stendono lungo il fiume Indo. La discesa si apre sulla valle del fiume Shyok (dove si scende fino a circa 3300 mt) e conduce ad una vasta piana formata dalla confluenza tra lo fiume Shyok e il Nubra, che scorre da nord alimentato dagli enormi ghiacciai del Karakorum. A Diskit si visita il villaggio e il monastero abbarbicato sulle rocce, che offre una splendida panoramica sulla valle. Si alloggia presso un comodo campo fisso.

 

16°g. 25/8 Nubra  

Si dedica la giornata all’esplorazione di Nubra, giungendo fino alle fonti di acqua calda di Panamik. Una breve passeggiata porta ad un magico laghetto dove è anche possibile fare un bagno, in un luogo cinto da colline moreniche dalla cui sommità si gode una magnifica vista. Dopo la visita al monastero di Sumur una bella passeggiata alle vicine dune bianche che sorgono nei pressi della confluenza dei fiumi Nubra e Shyok completa la giornata.

 

17°g. 26/8 Nubra – Kardong La – Leh  

Prima di lasciare Nubra si visita il piccolo monastero di Hunder, situato ai piedi di una stretta gola, un luogo di ritiro dove vivono pochi ospitali monaci; nell’oasi rigogliosa si trovano anche dei bellissimi chorten. Da Hunder inizia il tragitto di ritorno – la vista incredibile merita almeno un secondo passaggio. A Leh sistemazione nel medesimo albergo.

 

Per chi rientra:

 

18°g. 27/8 Leh – Delhi e volo di rientro

Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza.

 

19°g. Mercoledì 28 agosto, arrivo a destinazione

 

Estensione per il Rupshu:

 

18°g. 27/8 Leh – Tso Kar  

Si lascia Leh verso est risalendo il corso dell’Indo fino ad una valle un poco oltre il punto d’uscita del trekking di Markha, seguendo la strada che conduce verso sud sull’altopiano e procede fino alle lontanissime pianure dell’India. Si passa dal villaggio di Gya, un luogo particolare, tranquillo e rurale dove si trovano molti interessanti chorten, con un tempio sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata posto tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il valico del Taglang (5328 mt) si accede all’altopiano del Rupshu. E’ il territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si incontrano i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Lasciata la strada principale, Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, uno specchio turchese da cui il sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si alloggia in un campo fisso.

 

19°g. 28/8 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)  

Il percorso continua ad essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu. Al tramonto le cime innevate che si affacciano sul lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa. A Korzok, dove si trova anche un bel monastero, si alloggia in un  campo fisoo.

 

20°g. 29/8 Tso Moriri  

Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visita il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio.

 

21°g. 30/8 Korzok – Leh  

Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume fino alla valle di Leh, dove si alloggia nel medesimo albergo.

 

22°g. 31/8 Leh – Delhi e volo di rientro

Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza.

 

23°g. Domenica 1 settembre, arrivo a destinazione  

 

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