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Da: sabato 21 giugno 2014A: sabato 5 luglio 2014

Estensione finale a: mercoledì 16 luglio 2014

INDIA HIMALAIA 2014: Ladakh, Rupshu e il grande Cham di Lamayuru

Il viaggio porta in Ladakh durante la ricorrenza del “Cham” di Lamayuru, la grande festa che vi si svolge all’apertura dell’estate. L’itinerario prevede la visita dei principali luoghi d’interesse della valle dell’Indo e raggiunge anche alcuni siti meno conosciuti di elevato interesse storico e artistico. Nella seconda parte si  visitano le aree nomadiche del Rupshu, toccando i laghi più belli che le ornano.

Al termine del programma è prevista la possibilità di fermarsi a Leh per seguire gli insegnamenti e la trasmissione del Kalachakra conferiti da S.S. il XIV Dalai Lama.

Il programma prevede di raggiungere e di rientrare da Leh, la capitale del Ladakh, in volo da Delhi. Da Leh si parte con le jeep seguendo la valle dell’Indo verso ovest arrivando a Lamayuru per partecipare al Cham, visitando sul percorso i siti di Bazgo, Saspol e recandosi all’oasi di Wanla. Si prosegue quindi verso ovest per Atise, Gyal e Mulbeck, con anche il sito di Shergol e un’escursione nell’esoterica valle di Urgyen Dzong. Rientrando a Leh si sosta ad Alchi per ammirare i famosi affreschi di scuola Ghandara e si visita Likir.

 

Nella seconda parte del viaggio lasciata Leh si inizia con i monasteri di Tak Tok e Chemrey e si prosegue verso sud est arrivando nel Rupshu, il lembo occidentale del vastissimo altopiano tibetano, ai laghi turchesi di Tso Kar, Tso Kyagar e Tso Moriri; è una zona incontaminata abitata da popolazioni nomadi che vivono seguendo tradizioni archetipe, dove i colori vividi della natura esaltati dall’aria rarefatta sembrano dipingere, come in una tavolozza, le praterie, i laghi e le montagne circostanti.

 

Rientrati dal Rupshu si alloggia a Shey, nei pressi di Leh, a distanza di cammino dal luogo dove S. S. il XIV Dalai Lama tiene un importante ciclo di insegnamenti che culmina con la trasmissione del Kalachakra, un evento a cui parteciperanno moltissime persone. Si utilizzerà l’ultima giornata per le visite della cittadina di Leh; i partecipanti che fanno l’estensione si fermeranno qui seguendo il programma Kalachakra a Leh.

 

Rupshu, Tso Kar Urgyen Dzong
Rupshu, Tso Kar
Urgyen Dzong

Lamayuru e il suo Cham

 

L’oasi di Lamayuru è il gioiello prezioso della vasta regione desertica dell’Himalaia dell’India. Incastonata tra ripidi monti dalle intense tinte cromatiche sorge ai bordi di un grande bacino erosivo che la leggenda dice essere stato il fondo di un lago, defluito grazie alla fenditura aperta tra le montagne dalle arti magiche del grande santo che soggiornò qui, il Maestro Naropa. Il monastero sorse attorno alla grotta di meditazione che questo importante mistico dell’XI secolo scelse come sua dimora, e fin da quei tempi il luogo venne venerato da tutta la gente del Ladakh, tanto che il Re decretò che l’oasi era una terra pura. Questo significava ad esempio che se qualcuno fosse stato ricercato per un’azione delittuosa, fintanto che vi rimaneva non poteva essere arrestato, perché questa terra era considerata fuori dal tempo e dalla dimensione ordinaria.

 

Recarsi a Lamayuru in occasione del festival è un ottimo modo per avvicinare la cultura e lo spirito di queste regioni. Le spettacolari danze rituali (Cham) sono eseguite da monaci agghindati con sgargianti costumi tradizionali e maschere che creano una riproduzione simbolica dello Tse Chu, ovvero l'evocazione di Guru Rimpoce (Padmasambhava) e dei principali insegnamenti del buddismo tibetano. Molto è stato scritto sul significato trascendente dei movimenti, delle figure, delle musiche e dei testi che sono rappresentati; ogni monastero poi aggiunge parti inerenti la propria storia e origine, facendo del proprio Cham un capolavoro. In queste occasioni ci si immerge in uno dei rari momenti in cui la gente si stacca dalle fatiche della dura vita dell’ambiente himalaiano; tutti accorrono indossando bellissimi costumi tradizionali e per il visitatore ma anche per i ladakhi è forse più interessante l'aspetto umano, folcloristico e di scambio che anima i cham, piuttosto che il forte contenuto esoterico.

 

 

 

Modalità del viaggio

 

Gli spostamenti in Ladakh vengono effettuati in jeep. A Leh e a Shey si utilizzano comodi alberghi – si ricorda che il massimo standard disponibile in Ladakh è equivalente a quello di un nostro semplice hotel di montagna, ma la pulizia è sufficiente, si dispone di stanze con bagno e acqua calda. Nella parte iniziale del viaggio a ovest di Leh si alloggia in albergo a Lamayuru e in un campo fisso nei presi di Mulbeck. In Rupshu si utilizzano i campi fissi, che sono attrezzati con letti e dotati di servizi.

 

Lamayuru Lamayuru, Cham
Lamayuru
Lamayuru, Cham

Programma del viaggio

 

 

1°g.  Sabato 21 giugno, partenza per Delhi  

 

2°g.  22/6 Delhi - Leh  

Il volo per Leh parte alle primissime ore del mattino, solitamente verso le 5.30 (orario da confermare); dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. All’arrivo si viene ricevuti dal rappresentante di Amitaba del Ladakh e dalla guida. Sistemazione in uno dei migliori hotel della città e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi.

 

3°g.  23/6 Leh – Lamayuru  

Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Ci si reca poi alle grotte di Saspol, che si raggiungono con una bella passeggiata tra alberi di albicocco: custodiscono meravigliosi affreschi in un luogo che fu casa di santi eremiti. Si prosegue lungo l’Indo e lo si lascia con una deviazione verso nord incontrando un interessante convento femminile e poco oltre il monastero di Rizong, ritenuto tra i più ascetici del Ladakh, che sembra quasi sospeso alla chiusura di una stretta valle; l’abate, Rizong Rimpoce, è l’attuale “Ganden Tripa”, ovvero il capo della scuola Ghelupa. Dopo la visita si continua a seguire la valle dell’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud che porta fino alle incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’Himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia presso l’hotel Moonlight, il migliore disponibile nell’oasi.

 

4°g.  24/6 Cham di Lamayuru  

Inizia oggi il Cham di Lamayuru, di cui si seguiranno le varie fasi. Nel corso della giornata si avrà anche il tempo di visitare bene il monastero, il villaggio e i dintorni dell’oasi.

 

5°g.  25/6 Cham di Lamayuru e visita di Wanla  

Proseguono le rappresentazioni del Cham. Al termine si ridiscende la gola che chiude la valle e con una deviazione si raggiunge l’oasi di Wanla, che custodisce un antico monastero (XI secolo) la cui fondazione viene attribuita a Rinchen Zangpo, recentemente restaurato da un gruppo di svizzeri; come Lamayuru appartiene all’esoterica scuola dei Drigung, Si rientra quindi all’oasi di Lamayuru.

 

6°g.  26/6 Lamayuru – Mulbeck  

Si continua il viaggio lungo la strada che serpeggia verso ovest; prima del passo si segue una stradina sterrata che porta all’eremo di Atise, un luogo di ritiro del monastero di Lamayuru. Superato il Fatu La (4147 mt) e oltre il valico del Namika (3760 mt) si raggiunge Gyal, un caratteristico villaggio con un tempio ricavato traforando la roccia, ripreso nel film “Samsara”. Poco oltre si arriva a Mulbekh; qui, oltre alla famosa statua rupestre di Buddha Maitreia (VII secolo), si trovano due monasteri posti su di un ripido colle. Si alloggia in un comodo e ben allestito campo fisso.

 

7°g.  27/6 Mulbeck  

Si raggiunge il vicino villaggio di Shergol, impreziosito da un piccolo monastero abbarbicato a uno sperone roccioso (anche questo si vede in “Samsara”). Si prosegue un poco lungo la valle e si lasciano le jeep all’imbocco del sentiero che porta con circa due ore e mezza di cammino nella magica valle di Urgyen Dzong. Dopo un tratto si entra in uno strettissimo e ripido canyon dove scorre un ruscello che si apre in una valle contornata da spettacolari monti dolomitici; su una falesia al’uscita dalla gola uno sguardo pio può individuare la sagoma autogenerata di Buddha Maitreia. In questo anfiteatro naturale scorre l’acqua e crescono alcuni alberi secolari, vi sono alcuni eremi e una grotta che forma il tempio naturale di una potente entità di protezione; è un luogo di ritiro dove viene spesso a meditare Drupchen Rimpoce, il grande Lama della scuola Drukpa Kagyu.

 

8°g.  28/6 Mulbeck – Leh  

Si rientra a Leh ripercorrendo la panoramicissima strada seguita fin qui; oltre l’oasi di Lamayuru si lascia con una breve deviazione il corso dell’Indo arrivando al monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante e celebre del Ladakh. Proseguendo verso Leh  oltrepassata la confluenza tra Indo e fiume Zanskar ci si reca al monastero di Likir, di tradizione Ghelupa, il cui abate è un fratello di S.S. il XIV Dalai Lama, con un’imponente statua di Maitreia che sovrasta il bel complesso; vi risiedono circa 150 monaci. A Leh si alloggia presso il medesimo hotel.

 

9°g.  29/6 Leh – Tso Kar  

Si lascia Leh in direzione est; oltre Tikse una valle laterale porta a nord a Chemrey, un Gompa dalla struttura molto vicina all’archetipo di come ci si possa immaginare un luogo di ritiro himalaiano, con le casette dei monaci incastonate nei versanti di un ripido colle sulla cui cima sorgono i templi, tanto che fu scelto per girarvi il film ‘Samsara’. Oltre Chemrey si arriva al monastero di Tak Tok, l’unico di scuola Nyingmapa del Ladakh, che contiene interessanti affreschi ed è costruito di fronte a una grotta dove secondo la tradizione meditò Guru Padmasambhava. Tornati nella valle dell’Indo si prosegue lungo la strada che porta al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Tso Kar è il primo dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si sosta qui in un campo fisso; la quota è di circa 4500 mt.

 

10°g.  30/6 Tso Kar - Korzok (Lago di Tso Moriri)  

Il percorso continua a essere meraviglioso, attraverso due passi e il bellissimo laghetto di Tso Kyagar, capolavoro di questa natura incontaminata, il tipico ambiente dove vive il Kyang, il cavallo selvaggio dell'altopiano che condivide le pasture con gli yak dei nomadi. Si raggiungere poi Korzok, un villaggio con un interessante monastero sulle sponde del lago Tso Moriri, il gioiello turchese del Rupshu; si alloggia in un campo fisso. Al tramonto le cime innevate che si affacciano a sud del lago e sfiorano i 7000 mt appaiono colorate di rosa.

 

11°g.  1/7 Tso Moriri  

Si dedica la giornata all’esplorazione della zona, con una magnifica passeggiata lungo le rive del lago, e si visitano il monastero e il piccolo villaggio; nella valle alle spalle del villaggio spesso si accampano i nomadi con i loro grandi greggi di yak. Sono molto speciali i tramonti dal colle che sovrasta monastero e villaggio.

 

12°g.  2/7 Korzok – Shey  

Il percorso di ritorno riporta al laghetto di Tso Kyagar e, oltre il passo, si scende dall'altopiano raggiungendo l'Indo nei pressi del villaggio di Mahe; si seguono le spettacolari gole del fiume che dopo un lungo tratto si aprono sulla valle che porta a Leh. Ci si ferma a Shey, nei pressi di Leh, dove si alloggia presso l’hotel Wispering Willows e si incontrano i partecipanti al viaggio “Kalachakra a Leh”.

 

Per chi rientra:

 

13°g.  3/7 Visite a Leh  

Visita di Leh: il Palazzo Reale con i templi adiacenti, la Pagoda della Pace, il panoramico Tsemo Gompa, dove sorgono anche i resti di quello che fu il primo castello della dinastia reale Namgyal, la parte vecchia e il mercato.

 

14°g.  4/7 Shey – Delhi e volo di rientro 

Verso le 7.30 del mattino (orario da confermare) volo per Delhi, dove è in attesa dei partecipanti il corrispondente di Amitaba. La gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Si avrà a disposizione autista e veicolo fino al momento della partenza.

 

15°g.  Sabato 5 luglio, arrivo a destinazione

 

 

Per chi segue l’estensione:

 

13°g.  3/7 e a seguire: vedi programma Kalachakra a Leh

 

 

 

Clima e attrezzatura

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh invece il clima è secco e le temperature più miti. Alle alte quote del Rupshu le escursioni termiche sono notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca, e temperature minime che arrivano anche d’estate a 5/10 gradi; si consiglia di per i campi fissi di dotarsi di un sacco a pelo omologato per utilizzo a zero gradi, in quanto i dati di termicità dei sacchi indicate dai produttori sono sempre sopravvalutate. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi per passare con tranquillità le serate più fredde; le temperature estive comunque non scendono mai sotto lo zero. Si consiglia di portare degli indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode, e un paio di scarponcini caldi adatti ai percorsi a piedi. Portare anche un piccolo zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.

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