Informazioni utili

Da: sabato 13 agosto 2016A: domenica 28 agosto 2016Durata: 16 giorni

INDIA HIMALAIA 2016: Ladakh, Rupshu, Spiti e Kinnaur

Dankar, Spiti

Tso Kar, Rusphu

Lachlung La

Keylong, Lahauli

Lhalung, Lhakang

 

Il viaggio offre l’opportunità di compiere una delle traversate più belle ed interessanti dell’arco himalaiano. Giunti a Leh, capitale del Ladakh, si effettua un’escursione nella valle dell'Indo a Bazgo, Alchi e Lamayuru, incontrando alcuni dei migliori esempi d’arte e di bellezza ambientale della regione. Si parte quindi con un grande tour che porta fino alle pianure dell’India, attraverso le regioni del Rupshu, del Lahaul, dello Spiti e del Kinnaur. Un percorso avvincente attraverso le diverse aree naturali, climatiche ed etniche di una delle regioni più belle in assoluto al mondo.

 

Tashigang, Spiti Kunzum La Bhimakali, Kinnaur
Tashigang, Spiti
Kunzum La
Bhimakali, Kinnaur

 

Per informazioni generali: India himalaiana occidentale.

 

 

Tappe

INDIA HIMALAIA: Ladakh, Rupshu, Spiti e Kinnaur - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

E’ un itinerario ricchissimo di contenuti, perfetto per ogni viaggiatore che sia interessato a conoscere un’area del mondo non ancora “turistica” dove è possibile un forte incontro con culture diverse, ma molto ospitali, che sorprendono per la serenità che si riscontra in persone che pur possiedono ben poco da un punto di vista materiale. Dopo lo stupendo inizio tra le oasi del deserto himalaiano del Ladakh si segue la strada militare che collega la valle dell’Indo con le regioni meridionali dell’India e porta inizialmente tra le pasture nomadiche del Rupshu, dove si sosta al  lago turchese di Tso Kar, e attraverso le aride regioni di Karnak e Sanku e valicati due spettacolari passi si fa tappa a Keylong, “capitale” del  Lahaul, dove vi sono alcuni Gompa da visitare; questa  zona giova di maggiore umidità e si osserva un po' di verde sui pendii. Si risale quindi la valle del fiume Chandra, che incanta per le fantastiche guglie, monti turriti di granito e ghiacciai che ne ornano il lato meridionale, giungendo al passo del Kun Zum che si apre sullo Spiti, un magnifico territorio a sud-est del Ladakh, anch’esso di cultura buddista, quasi altrettanto arido e forse ancora più selvaggio. Qui si visitano tutti i villaggi e i monasteri più interessanti avendo modo di ammirare, oltre alla meraviglia naturale di valli profondissime pressoché desertiche dai colori contrastati, alcuni dei reperti artistici più preziosi della cultura buddista tibetana. Emergono le radici di una storia millenaria legata alle vicende dell’antico regno tibetano di Gughe: dall’incomparabile tempio di Tabo, che gli amanti dell’arte chiamano l’ “Ajanta dell’Himalaia”, a luoghi meno conosciuti ma altrettanto preziosi, da Tashigang e Lhalung a Nako. Oltre, si segue il corso del fiume Spiti arrivando alla confluenza col possente Sutlej, con i ripidi monti che cominciano ora gradatamente ad avere una copertura arborea, e si entra nella regione del Kinnaur. Questo antico regno segna il punto di transizione tra la cultura induista e buddista; l'architettura è caratteristica, con un uso misto di pietra e legno, anche finemente intagliato. Da Kalpa, la vecchia capitale, gli indù scrutano le cime glaciali del Kinnaur Kailash, una montagna sacra che supera i 6000 metri: secondo alcuni questa è la dimora invernale di Shiva, da cui il nome ‘Kailash’. Si esplora la remota valle di Sangla, con Kamru e Chitkul, arrivando poi a Sarahan e Bhimakali, un importante tempio induista che presenta l’apice del peculiare stile architettonico del Kinnaur. Si giunge così a Shimla da dove si prosegue per Delhi, completando una tra le più belle traversate della catena himalaiana.

 

Tashigang, Spiti Spiti Tabo, Spiti
Tashigang, Spiti
Spiti
Tabo, Spiti

 

Modalità del viaggio

Gli spostamenti vengono effettuati in auto e non sono richiesti campi mobili. Ove possibile si alloggia in hotel, si alloggia una notte in un ben attrezzato campo fisso nel Rupshu e lungo il percorso si utilizza quanto di meglio vi è di disponibile. In alcune località le sistemazioni sono piuttosto spartane e può succedere di non avere i servizi in stanza e alcune locande possono non essere provviste di lenzuola belle. E’ quindi una buona soluzione aver con se un sacco a pelo, o almeno un sacco lenzuolo. Il cibo è solitamente semplice ma gustoso, molto buono per chi ama la cucina indiana, ma a volte poco vario. E’ quindi un viaggio entusiasmante che richiede senso di adattamento e capacità di vivere le situazioni locali.

A Delhi non è previsto l’utilizzo di hotel per via delle connessioni volo che non lo rendono necessario; se si preferisse Amitaba potrà predisporre questo servizio e soddisfare ogni altra richiesta dei viaggiatori, con costi molto contenuti

 

 

Morag, Kinnaur Chitkul, Bushahr Sutlej
Morag, Kinnaur
Chitkul, Bushahr
Sutlej

 

 

Programma del viaggio

1°g.  Sabato 13 agosto, partenza in volo per Delhi  
Per raggiungere Delhi Amitaba utilizza voli Etihad, Lufthansa, Swiss, KLM o di altre compagnie scelte dai viaggiatori; la maggior parte dei voli giunge a Delhi nelle prime ore del mattino successivo. All’arrivo ci si trasferisce alle partenze nazionali nello stesso aeroporto.

2°g.  14/8 Delhi – Leh  
Il volo per Leh parte alle 5.30 circa; dall’aereo di godono panorami stupendi sull’Himalaia dell’India. A Leh si viene ricevuti dal corrispondente di Amitaba in Ladakh; sistemazione in uno dei migliori hotel della città (il Lasermo o lo Snowland) e riposo per favorire l’adattamento alla quota; Leh è posta a 3500 mt di altezza. Nel pomeriggio tranquilla passeggiata a Sankar Gompa, un piccolo monastero situato tra i campi e le tipiche case dei contadini ladakhi

3°g.  15/8 Leh – Lamayuru  
Si lascia Leh in direzione ovest seguendo il deflusso del grandioso fiume Indo; oltre la spettacolare confluenza con lo Zanskar si visita Bazgo, un paesino molto pittoresco e storicamente importante, dove si ergono le rovine di un antico forte e templi con decorazioni stupende che contengono due impressionanti statue di Maitreya. Fu da Bazgo che il re Bhagan riuscì a riunificare il Ladakh nel XVI secolo. Prossima tappa, il vicino monastero di Alchi, fondato nell'XI secolo da Kaldan Sherab, discepolo di Rinchen Zangpo, che contiene dei magnifici dipinti di scuola Ghandara, il reperto artistico più importante del Ladakh. Si prosegue lungo l’Indo verso ovest e quindi la strada risale una spettacolare gola verso sud inerpicandosi tra le incredibili erosioni terrose della “valle della luna”; secondo la tradizione queste peculiari forme indicano la presenza di un antico lago che si dice sia stato fatto defluire dal santo Naropa, che passò qui un lungo periodo di meditazione: ragion per cui questa zona è considerata dai ladakhi una ‘terra pura’. Qui si trova Lamayuru, uno dei monasteri più pittoreschi dell’himalaia, posto arditamente tra pinnacoli di roccia come un castello delle fiabe, sospeso su formazioni erose che sovrastano un villaggio circondato da policrome montagne desertiche. Si alloggia in una locanda dell’oasi, la Lamayuru Moonland.

4°g. 16/8 Lamayuru – Leh  
Si visitano il monastero e l’oasi e quindi si rientra a Leh, dove si alloggia nel medesimo hotel.

5°g.  17/8 Leh – Tso Kar  
Si lascia Leh in direzione est risalendo il corso dell’Indo e si lascia la grande vallata in direzione sud seguendo la strada porta al passo del Taglang, alto ben 5328 mt, che si apre sull’altopiano del Rupshu. Sulla salita, oltre le prime gole policrome che impressionano per le peculiari stratificazioni verticali, si incontra il villaggio di Gya, posto a circa 4200 mt; un luogo particolare, tranquillo e rurale, dove si trovano molti interessanti chorten e un tempio posto sulla rupe che chiude il versante opposto della vallata, situato tra le rovine del grande forte che cingeva le creste ardite della montagna. Oltre il passo si entra nel territorio dei nomadi, gente che sopravvive a condizioni climatiche impensabili; in diversi punti si potranno incontrare i loro campi e le greggi di yak, e anche animali selvaggi come il kyang, miriadi di marmotte, raramente i lupi e spesso le aquile. Con una breve deviazione si raggiunge Tso Kar, uno dei grandi laghi che si incontrano in questa regione, il cui sale è stato estratto e usato per secoli come merce di scambio in Ladakh. Si sosta qui in un campo fisso, lo Tsokar Resort; la quota è di circa 4500 mt.

6°g.  18/8 Tso Kar – Keylong  
Si torna sulla strada principale che collega il Ladakh con l’Himachal Pradesh, e si continua a seguirla verso sud arrivando in breve tempo al campo tendato di Pang e quindi si valica il Lachlung La (5060 mt) accedendo alla zona meridionale del Karnak, uno dei regni del trekking di queste remote regioni. Si prosegue lungo l’altopiano fino al passo del Baralacha (4883 mt) che si apre sulla regione del Lahaul, un territorio ancora piuttosto desertico ma più arboreo del Ladakh. Oltre Darcha, punto di accesso per un trekking che porta in Zanskar, seguendo il fiume si arriva a Keylong, “capitale” del Lahaul. Sistemazione in un albergo modesto ma con piacevole ristorante, il Tashi Delek.

7°g.  19/8 Keylong – Kaza  
Dopo la visita di Shashur Gompa, posto proprio sopra al paese, si parte; si lascia la strada principale, che conduce a Manali attraverso il passo del Rothang, continuando lungo la valle del Chandra, in un ambiente molto selvaggio dove i ghiacciai giungono fino al fondovalle e le montagne turrite sembrano delle magiche cittadelle sospese nel cielo. Superato il passo del Kunzum (4551 mt) si entra in Spiti, incontrando i primi insediamenti a Losar. A Kaza (3600 mt), centro principale della regione, ci si sistema presso l’hotel Snowlion.

8°g. 20/8 Kaza  
Escursione al monastero di Ki, il principale dello Spiti, dove nel 2000 S.S. il XIV Dalai Lama ha conferito una grande iniziazione di Kalachakra. Consultando il sito di Amitaba nella sezione “Cultura ed Esperienze” si trova la storia di questo evento. Da Ki si prosegue per Kibber (4205 mt) e Tashigang (4400 mt), dove nel tempietto si trovano affreschi antichi e molto belli, un primo assaggio dell’arte antica di questa remota regione. Questi interessanti villaggi, sui bordi dell'altopiano, sono tra i più alti luoghi permanentemente abitati dell'Himalaia.

9°g.  21/8 Kaza - Tabo  
Prima di lasciare il paese si devono ritirare i permessi di transito; quindi si parte seguendo la valle dello Spiti. Oltre la confluenza col fiume Pin si lascia la strada principale per inerpicarsi lungo una stradina sul versante settentrionale della valle raggiungendo lo sperone dove, tra monti ornati dai ghiacciai, è appollaiato il panoramicissimo monastero di Dankar, che origina dall’XI secolo e contiene diversi oggetti di pregio. Edificato in una posizione decisamente spettacolare, si erge sopra l’oasi e domina la confluenza dei fiumi Pin e Spiti; sulla sommità del monte si trovano i resti del vecchio palazzo nobiliare utilizzato in passato dal Gyalpo di Dankar. Si lascia questa magica oasi incastonata tra i selvaggi monti himalaiani seguendo una strada sterrata di recente costruzione che passa a mezza costa sopra l'ampia valle dello Spiti e si addentra verso nord nella valle laterale che porta a Lhalung. Questo bel villaggio perfettamente preservato custodisce un  Gompa fondato anch’esso nel periodo del celeberrimo Tabo, intorno all’anno 1000, quando la regione era parte dell’antico regno di Gughe. Gli interni di questo pressoché ignorato tempio sono un esempio rarissimo della metamorfosi che l’arte giunta da Ghandara e Nalanda ha avuto nell’incontro col mondo dell’Himalaia. Tornati al fiume Spiti si prosegue seguendo il deflusso delle acque seguendo la spettacolare valle fino a Tabo, dove si alloggia presso il Tiger Den, un semplice alberghetto.

10°g.  22/8 Tabo - Nako  
L'antico Gompa di Tabo è rimasto intatto dai tempi del grande santo tibetano Rinchen Zangpo, che ne curò l'attuale disposizione (XI secolo). Tabo è considerato l' "Ajanta dell'Himalaia" per l'ineguagliabile bellezza di statue e affreschi, ed è una perla anche per la potente energia spirituale che lo permea. Dopo un’approfondita visita si prosegue il viaggio lungo lo Sutlej; si transita da Chango, dove su uno sperone sopra il villaggio vi è un vecchio tempio, mentre il monastero Kagyu, di recente costruzione, è situato all’interno dell’ampia vallata ricca oggi di alberi di mele, l’importante fonte di reddito del villaggio. Arrivando a Nako (3600 mt) si incontra uno dei punti più spettacolari del percorso, con la strada che serpeggia sempre più alta sopra la valle con panorami eccezionali; si alloggia in un semplice alberghetto. Passeggiare tra le strette viuzze del paese porta indietro nel tempo; vi è un laghetto, considerato sacro, con diversi piccoli templi e un monastero storicamente importante di scuola Drukpa, che risale all'XI secolo, dove si assapora un ultimo interessante esempio dell’antica arte pittorica di Gughe. Si alloggia presso l’Hotel Rio Purguil o simile.

11°g.  23/8 Nako – Kalpa  
Si scende fino al fiume e oltre una stretta gola si arriva alla confluenza con il Sutlej, a pochi chilometri dal confine col Tibet. Si segue il possente fiume transitando da Morag, che segna il punto più settentrionale della regione storica del Kinnaur, dove si ammira una torre fortificata costruita stratificando pietre e legno, il tipico stile di questa nuova regione. Le valli rimangono ripidissime e il territorio diventa progressivamente meno arido, con le foreste che gradatamente iniziano ad ammantare i monti, dove fanno capolino diverse vette turrite ed innevate. Arrivati a Rekong Peo (2290 mt), l’attuale capitale del Kinnaur, si sale al panoramico villaggio di Kalpa (2960 mt), posto sul versante occidentale della valle. Questo grazioso villaggio conserva il tipico carattere del Kinnaur, con le costruzioni miste di legno e pietra, e vi si trova un interessante complesso templare; fu prescelto come località di soggiorno dai coloni inglesi per il clima e la spettacolarità della visuale che offre: se è limpido si ammira sul versante opposto della vallata il Kinnaur Kailash, mitico monte di oltre 6000 metri, che prende questo nobile nome dal fatto che da molti è considerato la dimora invernale di Shiva, più che per una effettiva somiglianza col monte Kailash. Si alloggia in un semplice hotel, il Kinner Villa o simile.

12°g.  24/8 Kalpa – Sangla  
Si torna a valle e si prosegue per un tratto lungo il Sutlej; quindi si imbocca una valle scoscesa che si affaccia sul lato orografico destro, dove tuona un impetuoso torrente himalaiano. Si arriva a Sangla, un villaggio con molte case tradizionali e alcuni templi, tipiche costruzioni del Kinnaur, che fu una capitale del regno di Bushahr; nei pressi del paese si trova il forte di Kamru, che si può raggiunge con una breve passeggiata. Si prosegue lungo la valle arrivando fino a Chitkul, un tipico villaggio himalaiano molto ben conservato, l’insediamento situato nel punto più alto. Si rientra quindi a Sangla, dove si alloggia presso l’hotel Prakash Regency o simile.

13°g. 25/8 Sangla – Sarahan  
Si torna al vorticoso fiume Sutlej e si prosegue verso sud superando le profonde gole intagliate dalle possenti acque, ai piedi di montagne ripidissime e spettacolari. Arrivati nella zona di Rampur (924 mt), si sale a Sarahan (2290 mt). Questo villaggetto fu una capitale del regno di Bushahr; vi si trova il palazzo dell’ultimo Maharaja, ma il sito che attrae fin qui è il tempio induista di Bhimakali il cui edificio ligneo più antico risale a circa 800 anni fa. E’ uno degli esempi più belli di architettura tradizionale di queste regioni himalaiane. Si alloggia in un semplice albergo di stato, il HPTDC.

14°g.  26/8 Sarahan – Shimla  
Tornati al fiume lo si segue per un tratto e quindi la strada raggiunge e segue le creste dei monti, arrivando a Shimla (2130 mt). Questa cittadina appollaiata sulle cresta dei monti, vecchia capitale del Raj britannico, conserva ancora molti edifici in stile coloniale. Sistemazione presso l’hotel East Bourne.

15°g.  27/8 Shimla – Delhi e volo di rientro  
Si parte alla volta di Delhi transitando dalla città di Chandigart; si arriva nel pomeriggio e ci si reca all’aeroporto internazionale dove la gran parte dei voli di rientro parte in tarda serata o nelle primissime ore del mattino. Se fosse utile, in funzione degli orari di volo o altro, Amitaba può prenotare un hotel e predisporre ogni altro servizio richiesto.

16°g.  Domenica 28 agosto, arrivo a destinazione

 

 

L'alta quota dell'Himalaia indiano

Andare nell’Himalaia indiano significa sperimentare la vita ad altitudini che non ci sono abituali: Leh stessa si trova a 3500 metri. La buona riuscita di un viaggio quindi deve sempre tenere in considerazione questo fattore. Per l'adattamento è necessario prevedere una gradualità di salita e non esagerare con gli sforzi fisici nei primi giorni; l’itinerario previsto tiene conto di queste esigenze. La parte che può generare più apprensione è l’attraversamento del Rupshu con la sosta al lago di Tso Kar a circa 4500 mt, ma vi si arriva al quarto giorno di permanenza in quota. Il transito dai passi (il più alto è il Taglang, con 5328 mt) è attenuato avendo l’accortezza di non sostarvi troppo a lungo ma procedendo per la discesa; non si ha così il tempo di subire gli effetti dell’esposizione all’aria rarefatta del passo.

Molti hanno avuto un riscontro positivo utilizzando il diuretico Diamox, somministrato in dosi minime ma preventive (1/2 pastiglia mattino e sera da 36 ore prima della salita in quota e per le prime 36 ore in quota, totale: 3 pastiglie) accompagnato dall’ingerimento di almeno 2 o 3 litri di liquidi al giorno. Il farmaco si è inoltre rivelato utile anche per un uso solo successivo al manifestarsi dei sintomi del mal di montagna. Per l’utilizzo di Diamox è necessario però rivolgersi al proprio medico.

Si consideri comunque che centinaia di persone affrontano queste difficoltà senza particolari disturbi.

 

Clima e attrezzatura

A Delhi in estate ci possono essere anche 35/40 gradi e piogge. In Ladakh e in Spiti invece il clima è secco e le temperature più miti, ma le escursioni termiche possono essere notevoli, con il sole caldo che brucia nonostante l’aria fresca e temperature minime che possono arrivare di notte a 10 gradi e anche più basse in Rupshu, solitamente il punto più freddo di questo percorso, dove anche in estate in rare occasioni ci si può avvicinare allo zero. Arrivando poi verso la parte meridionale del Kinnaur ed a Shimla è più facile incontrare delle piogge. E' opportuno attrezzarsi con indumenti caldi e si consiglia di portare con se un sacco a pelo perché le locande e i campi fissi possono non disporre di lenzuola pulite; per chi segue l’estensione in Rupshu è necessario un buon sacco a pelo omologato per l’utilizzo a zero gradi (in quanto i dati di termicità dei sacchi indicati dai produttori sono sempre sopravvalutati). Si suggerisce di portare indumenti in pile e una giacca di piumino o meglio ancora una giacca da montagna in goretex piuttosto larga sotto cui indossare degli strati termici. Scarpe comode e un paio di scarponcini comodi e caldi per camminare. Portare uno zaino. E’ importante un buon paio di occhiali perché la luce solare può essere particolarmente intensa; anche guanti, cappello, creme da sole efficaci, protettivo per le labbra, quanto serve per lavarsi e una pila, possibilmente frontale. Per chi ama la fotografia, si consiglia di portare il filtro polarizzatore.

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