Informazioni utili

Da: sabato 11 settembre 2010A: domenica 26 settembre 2010Durata:

MONGOLIA 2010: Altai, ai confini della Mongolia

Altai

Il viaggio porta nelle regioni nord occidentali degli Altai, il territorio spettacolare dove si erge questa grandiosa, imponente catena montuosa, una regione selvaggia che è stata lo storico confine naturale tra due mondi culturali, quello nomadico mongolo e quello stanziale di influenza musulmana centroasiatica. Il programma prevede un trekking, praticabile anche a cavallo, sicuramente il modo più bello per gustare le bellezze naturali, fuori dalla civiltà e indietro nel tempo, alla scoperta di valli, foreste e laghi dall’aspetto alpino, incontrando molte famiglie di nomadi.

In queste remote valli vivono i kazaki, la principale minoranza etnica che con i mongoli condivide le abitudini nomadiche e abitative. Si partecipa all’evento più importante dell’anno, il grande raduno per la caccia con le aquile, dove i più esperti in quest’arte venatoria si sfidano in prove di destrezza con i loro stupendi rapaci.

 

Modalità del viaggio

 

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. La maggior parte delle tappe previste prevedono spostamenti compresi tra i 100 e i 150 chilometri.

 

Fuori da Ulaanbaatar, dove si alloggia per tre notti in hotel a tre stelle, si utilizzano per 5 notti le Gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, sono fornite di letti con lenzuola e asciugamani e si hanno a disposizione anche i servizi e docce con acqua calda; la cucina proposta è semplice ma sostanziosa, anche vegetariana. Si utilizza la tenda per 4 notti (per tre notti consecutive durante il trekking); i campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati dal nostro personale. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo.

 

Un’esperienza davvero speciale sarà quella di essere ospitati da famiglie locali per due notti, avendo a disposizione delle stanze comuni nelle loro abitazioni di legno.

 

Il viaggio richiede un certo spirito d’avventura, poiché, lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

 

Partecipare al trekking

 

Per partecipare bisogna essere preparati fisicamente, ma non serve avere precedenti esperienze di trekking difficili o di preparazione alle condizioni di vita in alta montagna; è indispensabile riuscire a sentirsi a proprio agio in situazioni di fatica prolungata ed eventualmente in condizioni climatiche avverse, senza possibilità di supporto esterno. Si percorrono tappe giornaliere di 4/5 ore con il supporto di cavalli che trasportano il bagaglio e tutta l’attrezzatura.

 

Per chi volesse, c’è la possibilità di effettuare questa parte del viaggio a cavallo (pagando un piccolo extra di circa € 15 al giorno). Si usano animali docili facilmente cavalcabili anche dai meno esperti. Si consiglia, nel caso di questa opzione, l’acquisto in Italia di ghette o stivali.


Clima e attrezzatura

 

Il clima a settembre è mediamente piuttosto secco e le temperature previste sono tra i 5 e i 20 gradi, con possibili punte minime notturne al di sotto dello zero. E’ necessario portare un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di almeno -8C°. Prevedere un abbigliamento resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

 

Si ricorda che il clima in questa terra è sempre imprevedibile e incline a repentini cambiamenti, da giorni caldi di sole si può passare a nevicate improvvise anche in estate.

         

Il Festival dei cacciatori con le aquile

 

La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da millenni dai nomadi kazaki alla fine dell’estate. I cacciatori, provenienti da tutti gli angoli della regione del Bayan Ulgii, si ritrovano una volta all'anno per partecipare ad un’emozionante gara di caccia a cavallo utilizzando solo maestose aquile reali tenute su di un braccio protetto da un enorme guanto e sostenuto da un bastone che poggia sulla sella del cavallo.

 

L'aquila reale (Aquila Chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 mt, mentre il suo peso arriva fino a 6,7 kg. Le dimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine, che dai cacciatori kazaki sono preferite agli esemplari maschi. Cacciano in prevalenza volpi, ma anche marmotte e a volte lupi. Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono forti e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi ed affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un'unghia più lunga che trafigge le prede. L’aquila è dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell'uomo con un campo visivo di 300 gradi. Il piumaggio è di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di "reale". L'addestramento di questi uccelli, che vengono catturati da piccoli, è lungo e impegnativo e il cacciatore lo inizia utilizzando come prede delle pelli di animali. Il rapace viene legato ad una corda e quando afferra la pelle gettata nelle sue vicinanze viene premiato con un pezzo di carne, che sarà sempre più consistente man mano che l’uccello perfeziona la propria abilità nell’artigliare la preda. Il rapporto che si viene a creare tra l’uomo e l’animale è molto stretto e dura fino a quando il rapace non viene liberato al compimento del decimo anno di vita.

 

Poiché le aquile cacciano in prevalenza volpi, la caccia si svolge quando la Mongolia si ammanta di bianco, e le pellicce sono migliori. Gli uccelli vengono tenuti bendati con un cappuccio, fino a quando il cacciatore avvista una preda, l’aquila viene lanciata in aria e s’innalza in cielo per poi fiondarsi in picchiata. Questa gara è una vera e propria sfida di abilità e velocità dove alla fine viene eletto il cacciatore con l'aquila più precisa. Oggi nel Bayan Ulgii sono rimasti circa 450 cacciatori tradizionali e questo evento è importante anche perché e l’ultima occasione d’incontro collettivo prima della calata del freddo inverno. A contorno del contesto venatorio vengono celebrate feste con danze e canti tradizionali

 

La regione del  Bayan Ulgii

 

I monti Altai distano circa 2000 km da Ulaan Baatar e formano il confine naturale con la Russia e il Kazakistan a dominio cinese. La cima più alta in Mongolia è l’Huiten Uul (4373m), che fa parte delle cinque cime del Tavan Bogd (letteralmente, "i cinque illuminati"), dove i tre paesi si uniscono, ma il monte più alto degli Altai è il Belukha in territorio russo. Vi si trovano circa 20 ghiacciai, tra cui il Potanina è quello più esteso. E’ una regione che offre una grande varietà ambientale anche per dei percorsi a piedi di una sola settimana, con anche molte possibilità di escursioni più brevi. Il parco nazionale di Altai Tavan Bogd si estende tra la Mongolia e il confine cinese, e vanta numerosi laghi come l’Hoton e il Dayan Nuur. Gli abitanti degli Altai mongoli sono in maggioranza kazaka poiché hanno iniziato a trasferirsi in queste aree verso il 1840 pascolando le pecore e le capre nel periodo estivo e all’inizio del secolo hanno cominciato a stabilirsi permanentemente nella regione. Sono di religione musulmana e lingua turca. La moschea di Ölgii dopo la caduta del socialismo è stata riaperta e il pellegrinaggio alla Mecca è stato ripreso, ma la religione viene vissuta in modo aperto e tollerante; le donne non devono coprirsi e gli uomini amano consumare alcolici. La lingua utilizzata nella provincia del Bayan Ulgii è il kazako, anche se la maggior parte delle persone sono bilingue e parlano anche il mongolo. I kazaki della Mongolia sono rimasti isolati dalle loro terre d’origine e conservano tradizioni millenarie andate ormai perdute nel Kazakistan. Dopo il 1990 a molti mongoli kazaki è stato permesso di migrare verso il Kazakistan e la Turchia, con un considerevole flusso migratorio durato alcuni anni e molti kazaki mongoli hanno ora la doppia cittadinanza. Questa parte della Mongolia che dista quattro giorni di viaggio da Ulaan Baatar è più in contatto con le regioni confinanti della Russia e della Cina. La popolazione si dedica soprattutto alla pastorizia transumante abitando in inverno in villaggi di case di legno riparati all’interno di valli profonde per migrare verso i pascoli di montagna in estate utilizzando delle tende molto simili alle grandi gher dei Mongoli, con alcune differenze che le rendono tipiche.

 

Programma del viaggio

Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici.

 

1°g.  Sabato 11 settembre, partenza per la Mongolia  

 

2°g.  12/9 Arrivo a Ulaanbaatar  

Arrivo, trasferimento e sistemazione in albergo. Visita della città, del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa; ascesa alla collina Zaisan da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha. Pernottamento in un hotel nel centro cittadino.

 

3°g.  13/9 Ulaanbaatar - Ulgii   

Dopo colazione trasferimento in aeroporto per prendere il volo (ore 11.30) che in circa tre ore porta al capoluogo del Bayan Ulgii, distante dalla capitale quasi 2000 km. All’arrivo si incontra la guida locale kazaka e ci si sistema in un campo Gher. Dopo il pranzo si visita questa “atipica” città mongola, con il bazar e la moschea dove si respira un’aria quasi medio orientale. In serata concerto  di musica tradizionale Kazaka.

 

4°g. – 5°g. (14/9 e 15/9) Parco del Tsamba Garav Uul  

L’esplorazione di questa remota regione inizia dirigendosi verso est, raggiungendo le pendici settentrionali del monte Tsamba-Garav (4208 mt), ubicato al confine di tre aimag (regioni mongole): Bayan Ulgii, Uvs e Hovd. E’ una delle più belle cime sempre innevate della Mongolia. Si visitano diverse valli scoprendo sorgenti d’acqua cristallina. Il giorno seguente si effettua un’escursione per avvicinarci ai ghiacciai del Tsamba-Garav. Pernottamenti in tenda.

 

6°g.  16/9 Stele turca e famiglia kazaka.

Proseguendo verso est si incontra la più grande stele turca scolpita della Mongolia occidentale, testimonianza dell’impero fondato da queste popolazioni che tra il 4° e l’8° secolo d.C. si stabilirono nell’attuale Turchia. Quindi, verso nord, si attraversa uno stretto e profondo canyon arrivando in un luogo abitato da una famiglia kazaka, dove potremo scoprire gli usi e costumi di questa popolazione. Pernottamento presso la famiglia.

 

7°g.  17/9 Ritorno a Ulgii  

Tappa di ritorno alla città di Ulgii per assistere il giorno seguente al festival delle aquile. Pernottamento in campo Gher, che verrà utilizzato per tre notti consecutive, fino alla sera del 20/9.

 

8°g. – 9°g. (18/9 e 19/9) Festival delle aquile  

Giornate dedicate ad ammirare le gare di abilità e velocità di questi animali. Dalle alture circostanti i cacciatori tolgono i cappucci ai loro maestosi animali e li lanciano verso il cielo. Nel frattempo vengono rilasciate le prede, le aquile perdono lentamente quota, poi, con uno scarto improvviso e fulmineo, piombano sulla preda immobilizzandola. Qui interviene il cacciatore che deve essere celere a raggiungere i contendenti, prima che la preda possa ferire l’aquila. Questo torneo è circondato da molti eventi paralleli come concerti, sfilate con abiti tradizionali e dal Kokbar, che ricorda molto il Buskashì, il gioco nazionale afgano: due squadre di cavalieri si contendono la carcassa di una capra decapitata. E’ un gioco privo di regole: basta impossessarsi della carcassa.

 

10°g.  20/9 Ad ovest di Ulgii: Parco naturale di Tavan Bogd 

Trasferimento verso la zona più occidentale del paese, una regione ricca di resti archeologici che partono dall’età del Bronzo arrivando all’epoca Unna e dell’invasione turca. Si posiziona il campo mobile nel parco nazionale di Altai Tavan Bogd nei pressi del monte Shiveet Hairhan, che è considerato sacro dalle popolazioni della repubblica russa di Tuva e dai nomadi di etnia tuvaina che popolano la zona. Qui vedremo il più grande petroglifo di epoca unna.  

         

11°g. –12°g. (21/9 e 22/9) Ghiacciaio Potanina e picchi dell’Altai Tavan Bogd  

Si effettuano escursioni a piedi esplorando questo stupendo territorio; tra questi monti si trovano una ventina di ghiacciai,  tutt’ora attraversati da carovane di cammelli da soma.  Il monte che dà il nome al parco nazionale è il Tavan Bogd, il cui nome significa ‘I cinque santi’ perché  si riferisce alle cinque vette più alte della catena, tra le quali si trova il Huiten Uul di 4374 mt, la più alta della Mongolia. Pernottamento in tenda.

 

12°g.  23/9 ritorno ad Ulgii  

Con i veicoli si torna verso la “civiltà” ad Ulgii, dove si alloggia in un campo Gher e nel pomeriggio si ha del tempo libero. In serata si assiste ad un concerto di musica tradizionale kazaka.

 

13°g.  24/9 Ulgii - Ulaanbaatar  

Mattina a disposizione; il volo per Ulaanbaatar parte alle 15.00 con arrivo alle 18.00. Trasferimento in Hotel e serata libera.

 

14°g.  25/9 Ulaanbaatar  

Si completano le viste ad Ulaanbaatar, visitando in particolare il Museo di Storia Naturale. Si avrà del tempo libero a disposizione per fare acquisti e girare in città.

 

15°g.  Domenica 26 settembre, volo di rientro

Chiudi ×