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Da: sabato 16 luglio 2011A: martedì 2 agosto 2011Durata:

MONGOLIA 2011: Profondo Gobi, al confine col nulla

La Mongolia più conosciuta è quella degli immensi spazi e vaste zone di deserto; il percorso che proponiamo è difficilmente compreso negli itinerari turistici e porta nel cuore del vasto patrimonio storico e umano di questa straordinaria terra, esplorando a fondo le regioni centro meridionali. E’ stato attentamente studiato per accedere alle aree più segrete e belle dell’infinito Gobi, un mondo di cui si conosce ancora poco, dove si individuano i resti preistorici dell’origine dell’uomo.

Partendo da Ulaan Baatar con non meno di due veicoli fuoristrada ci si spinge verso sud ovest fino alle remote regioni dei monti dell’Ikh Bogd, nel cuore del deserto, fino al monastero di Amarbuyantin, luogo misterioso ed intriso di magia, il punto più lontano della nostra avventura. Si incontrano un ampio insieme di siti di eccezionale bellezza paesaggistica, da Tsagaan Suvraga e dalle dune di Khongotyn Els ai siti paleontologici di Kermen Tsav, dove l’eccezionale bellezza dell’ambiente impressiona forse ancor più che la profusione di fossili di dinosauro. Si toccheranno anche siti di grande importanza storica, tra cui primeggia Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, oltre ad Erdene Zuu, la stessa Ulaan Baatar e tanti altri. Per apprezzare da vicino la vera vita della Mongolia saremo anche ospiti di una famiglia di allevatori nomadi, per avvicinare la bellezza ma anche la durezza di una vita così lontana dai nostri schemi e dalle nostre sicurezze; sosteremo presso degli allevatori di cammelli e vivremo infine un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in un monastero buddista, dove la nostra presenza darà alla comunità monastica anche un piccolo aiuto finanziario.

 

In sintesi, è un viaggio adatto a coloro che vogliano provare un’esperienza profonda e vera della Mongolia.

 

 

Il Deserto del Gobi

Il Gobi è una vasta area desertica dell'Asia centrale, situata in gran parte in Mongolia, di cui occupa un terzo del territorio, misura circa 1610 km da est a ovest e circa 970 km da nord a sud. L'altitudine dell'altopiano varia dai 914 m della zona orientale ai 1514 m della parte occidentale ed è caratterizzato da piane ondulate e ghiaiose, inframmezzate da bassi rilievi e da colli isolati. Se si esclude la parte sud-orientale, completamente arida, la regione presenta una stentata vegetazione erbacea e arbustiva, sufficiente a nutrire le greggi dei pastori nomadi che vivono nella zona; pozzi occasionali e laghi poco profondi rappresentano le sole riserve idriche. Le zone marginali a nord e a nord-ovest sono fertili, mentre all'estremità sudorientale dell'area desertica prevalgono steppe o praterie. I primi europei che attraversarono il deserto di Gobi furono i membri di una spedizione guidata da Marco Polo nel 1275. In epoca moderna numerose spedizioni si avventurarono nel Gobi, l'American Museum of Natural History di New York promosse negli anni 1921-1930 una serie di spedizioni guidate dal naturalista americano Roy Chapman Andrews che portarono alla scoperta di un bacino incredibilmente ricco di uova fossili di dinosauro. Ma Gobi, oltre a paesaggi mozzafiato, rivela antichi monasteri nascosti tra le lunghe catene di rocce granitiche ed è popolato da antiche leggende di fonti miracolose e di alberi duri come la roccia il cui legno non galleggia.

 

 

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. La velocità sugli sterrati è comunque abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci e parti dove l’irregolarità del terreno rende la marcia lenta. Il percorso complessivo previsto è di circa 3000 chilometri e la maggior parte delle tappe previste prevedono spostamenti compresi tra i 150 e i 250 chilometri.

Fuori da Ulaan Baatar si alloggia per 7 notti in tenda (di cui quattro consecutive), una al monastero di Shank, una in un semplice hotel locale e 4 nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo. Per la notte a Bayanzag abbiamo invece scelto un campo fisso allestito dagli allevatori di cammelli, che forniscono delle gher un po’ spartane per gli ospiti (le condizioni saranno simili a quelle del campo tendato, ma con la facilitazione di un letto), tuttavia riteniamo importante contribuire alle loro magre entrate con la nostra presenza.

 

Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

 

 

Programma del viaggio

Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici.

 

1°g.  Sabato 16 luglio, partenza per la Mongolia

 

2°g.  17/7 Arrivo a Ulaan Baatar   

Arrivo alle ore 6.15, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Sant Asar (3*). Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha, visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.

 

3°g.  18/7 Ulaan Baatar – Zona nomadica a sud ovest, famiglia nomade  

Dopo la visita al Museo di Storia della Mongolia si lascia la capitale per immergersi subito nella realtà nomade più vera e autentica: saremo ospiti di una famiglia di pastori che in estate pongono il loro campo a circa 180 km a sud-ovest di Ulaanbataar. Si avrà la possibilità di partecipare alla vita quotidiana di questa famiglia, non è un incontro “programmato” e le persone non sono solite ospitare degli stranieri. Pernottamento in tenda.

 

4°g.  19/7 Famiglia Nomade – Bagh Gazryn Chuluu – Ikh Gazryn Chuluu   

In mattinata si lascia la famiglia per dirigersi verso Bagh Gazrin Chuluu, un complesso di rocce che nasconde al suo interno le rovine di un monastero, dove si sosta per il pranzo. Dopo la visita si prosegue verso Ikh Gazryn Chuluu, dove i monti rocciosi alti fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte, che si potranno visitare. Nei pressi vi è un monumento dedicato alla più grande cantante di canto lungo della Mongolia, una tecnica che consiste nell’estensione massima delle note. Pernottamento in campo gher.

 

5°g.  20/7 Ikh Gazryn Chuluu – Tsagaan Suvraga   

Si proseguono le visite di Ikh Gazryn Chuluu pranzando al sacco lungo il percorso. Lungo il tragitto si incontra un paesaggio caratterizzato da una profonda fenditura del terreno da est verso ovest, con la steppa sul fondo della vallata. Qui si ritrovano molti fossili di origine fluviale, poiché questa zona era un tempo ricoperta dalla acque. Arrivando verso Tsagaan Suvraga le formazioni calcaree, alte anche 30 m, con le striature multicolore tendenti al rosso assomigliano ad antiche rovine di una città. Nella zona si trovano anche numerosi dipinti rupestri, petroglifi e antiche iscrizioni. Pernottamento in tenda.

 

6°g.  21/7 Tsagaan Suvraga – Yoliin Am – Bayanzag   

Si prosegue verso il Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, dove si visita Yoliin Am, posizionata ad un’altezza di 200 mt sul livello del mare e chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto. Qui con un pò di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Proseguendo verso est si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate” – dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche, trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie fino ad allora sconosciute. Pernottamento in campo gher.

 

7°g.  22/7 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els  

Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, con le dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia. Si farà un’escursione sulle dune, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento in campo gher.

 

8°g.  23/7 Khongoryn Els – Nemegt  

Iniziamo ad inoltrarci nel profondo deserto, dove la presenza umana è sporadica o pressoché assente. Il Nemegt Uul è un complesso montuoso la cui roccia rossa ricorda quella di Bayanzag, un’area famosa per essere un bacino ricchissimo di fossili di dinosauri. Pernottamento in tenda.

 

9°g.  24/7 Nemegt – Kherman Tsav  

Si prosegue per il canyon di Khermen Tsav (lungo 54 km), un altro sito in cui sono state ritrovate numerose testimonianze fossili di uova e scheletri di dinosauro. Pernottamento in tenda.

 

10°g.  25/7 Khermen Tsav   

Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, sicuramente uno dei luoghi più belli ed inaccessibili della Mongolia. Pernottamento in tenda.

 

11°g.  26/7 Khermen Tsav – Oasi di Zulganai - Monastero di Amarbuyantin  

Si transita dall’oasi di Zulganai a circa 40 km da Khermen Tsav sui confini meridionali della Mongolia, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è ancora incontaminata; il tappeto verde di erba ed arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. Seguendo le orme del grande viaggiatore Roberto Ive (Gobi, Bonanno Editore, Acireale 2005) ci recheremo quindi al misterioso monastero di Amarbuyantin, che fu visitato negli anni venti da Nikolaj Roerich, grande pittore, antropologo, diplomatico, archeologo e poeta russo. Il complesso sorge nascosto da una anfiteatro di rocce; dopo la distruzione negli anni ‘30 è stato ricostruito ed i monaci hanno ricominciato ad abitarlo. Il sito è d’interesse anche per la particolare organizzazione della comunità dei i monaci: ognuno risiede nella propria gher, a volte con la famiglia, ed i templi in muratura vengono utilizzati per le parti cerimoniali. Amarbuyantin è il punto dell’itinerario più lontano da Ulaanbaatar, da dove inizia il percorso di rientro in direzione nord. Pernottamento in tenda.

 

12°g.  27/7 Monastero di Amarbuyantin – Bayangovi  

Si raggiunge il piccolo centro urbano di Bayangovi, posizionato in un punto strategico per raggiungere alcune località di estremo interesse. Questa zona è dominata dalla catena montuosa dell’Ikh Bogd. Pernottamento in campo gher.

 

13°g.  28/7 Bayangovi - Tsagaan Bulag – Bichigt Khad - Grotta di Tsagaan Agui   

Giornata dedicata all’esplorazione della regione. Si inizia con la visita di Tsagaan Bulag, una formazione rocciosa che per i mongoli ha origini magiche e alle cui sorgenti si abbeverano molti animali domestici e selvatici. Proseguendo verso meridione per altri 70 km si arriva a Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. Ci si reca quindi alla grotta di Tsagaan Agui, tempestata di cristalli, dove sono state ritrovate tracce di presenza umana che risalgono a 700.000 anni fa. Si pone il campo nelle vicinanze.

 

14°g.  29/7 Grotta di Tsagaan – Arvakheer  

Riprendendo il percorso verso nord est inizia la transizione ambientale dal deserto alla steppa; ci si ferma presso il capoluogo di regione di Arvakheer per la notte, alloggiando in un hotel locale.

 

15°g.  30/7 Arvakheer – Monastero di Shank  

Al mattino si parte sempre in direzione nord est per raggiungere il monastero di Shank, situato a 30 km da Kharkhorin, dove saremo graditi ospiti; visiteremo questo piccolo e antico monastero, che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan. Si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella nuova foresteria adiacente. La sistemazione sarà un po' spartana, in camerate, ma è anche l’occasione per dare un contributo a questa piccola comunità monastica.

 

16°g.  31/7 Monastero di Shank – Kharkhorin – Ulaan Bataar  

Al mattino si parte presto arrivando a Kharkhorin, l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Dopo la visita dell’antica capitale si prosegue per Ulaanbaatar, dove si alloggia presso l’hotel Sant Asar.

 

17°g.  1/8 Ulaan Baatar  

Alla mattina visita al Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi monasteri rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Nel tardo pomeriggio si assisterà ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo. Pernottamento in hotel.

 

Martedi 2 agosto, volo di rientro

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