Informazioni utili

Da: lunedì 8 agosto 2016A: martedì 30 agosto 2016Durata: 23 giorni

MONGOLIA 2016: Piste sconosciute dell'ovest

Otgontenger, Cima del Dayan Uul

Deserto del Gobi

Nomade

Gazzella

Altai nel Gobi

 

Piste sconosciute è l’itinerario più avvincente e completo che Amitaba propone in Mongolia; nel 2016 è alla quinta edizione ed è stato, se possibile, ulteriormente affinato. Il percorso nasce dalle approfondite ricerche di Alfredo Savino, che lo guida. I punti di estremo interesse sono moltissimi, come si legge nel programma dettagliato, tra cui l’esplorazione di una delle aree più remote e inabitate della Mongolia, l’area protetta di “Gobi A” nella parte più meridionale della regione del Gobi Altai, al confine con la Cina, dove si possono vedere anche molti animali rari.

 

Per un percorso fotografico della Mongolia, vedi Immagini. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia.

 

Vasche naturali nella montagna madre Otgonteger, montagna sacra Kherman Tsav
Vasche naturali
Otgonteger, montagna sacra
Kherman Tsav

 

L’itinerario segue un grande anello che da Ulaanbataar inizia portando a sud ovest nella parte più profonda del vasto Gobi. In queste remote regioni, dove è raro incontrare altri visitatori, si trovano due delle perle più preziose della Mongolia: il canyon di Khermen Tsav, una vera miniera di fossili di dinosauro, dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, un luogo poco visitato, tra i più remoti e belli di questo Paese; e, proseguendo oltre, il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto non viene neppure pronunciato dai mongoli. Il percorso tocca così un ampio insieme di aree di eccezionale bellezza naturale; si vedono l’oasi di Zulganai e si arriva al parco nazionale di Otgontenger, un monte ornato di nevi perenni e considerato di estrema sacralità, paragonato da alcuni per via della forma al monte Kailash. Proseguendo, si raggiunge il lago di Tsagaan con il vulcano Khorgo. Il viaggio porta poi in molti dei principali siti di importanza storica, tra cui Kharkorin, l’antica capitale di Gengis Khan, oltre ad Erdene Zuu e la stessa Ulaanbaatar. Si vivrà anche un’esperienza unica in Mongolia soggiornando in uno dei più antichi monasteri buddisti, dove la nostra presenza porterà alla comunità monastica un piccolo aiuto finanziario.

 

 

Tappe

MONGOLIA: Piste sconosciute dell'ovest - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

E’ un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per circa 3800 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata.

 

I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

 

Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito.

 

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 3800 chilometri.

Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 8 notti in tenda (prima 1 e poi 7 consecutive), una al monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali, come erano nelle vecchie campagne italiane), 4 in alberghetti locali, puliti ma che ricordano a volte i tempi dell’occupazione sovietica e dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 5 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina e allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, dall’organizzazione, ad eccezione del sacco a pelo.

Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

 

Clima e attrezzatura

Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

 

Alcuni cenni generali e storici

(Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione Mongolia)

La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.

Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.

L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.

Oggi la Mongolia è indipendente ed è  ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 

Khermen Tsav Lago Terkhiin Tsagaan Nuur Monastero di Shank
Khermen Tsav
Lago Terkhiin Tsagaan Nuur
Monastero di Shank

 

 

Programma del viaggio

Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

 

1°g.  Lunedì 8 agosto, partenza per la Mongolia
Il volo della Turkish Airlines parte da Milano Malpensa alle 11.20 con arrivo a Istanbul alle 15.05; è possibile anche un collegamento da Roma, per gli orari contattare Amitaba. Si riparte da Istanbul alle 19.05.

2°g.  9 /8 Arrivo a Ulaanbaatar  
Arrivo alle ore 11.05, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, dove si trova una enorme statua di Buddha con un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.

3°g.  10 /8 Ulaanbaatar – Arvaikher   
Al mattino si parte presto in direzione sud ovest su una buona strada asfaltata fino al capoluogo della regione dell’Ovorkhagai, Arvakhaier. Lungo il percorso si sosta alle pendici del monte Khogno Khaan (1967 mt) dove si trova il monastero Erdene Khamba, che ha trovato nuova vita dal 1992 dopo secoli di abbandono seguiti alla distruzione avvenuta nel XVII secolo. Sistemazione presso il semplice hotel Time o simile. La tappa è di circa 420 km.

4°g.  11/8 Arvaikher – Lago Orog Nuur  
Si prosegue il viaggio verso l’Orog Nuur, un lago della Mongolia centro-meridionale che si trova a un'altitudine di 1216 mt; ha una superficie di 130 kmq con una profondità massima di 4,5 mt ed è situato in una valle a nord del massiccio dell’Ikh Bogd Uul, che fa parte degli Altai; alimentato dall'abbondante acqua dolce del fiume Tujn sta perdendo l’originaria salinità. Si posiziona il campo nelle vicinanze; la tappa è di circa 250 km.

5°g.  12/8  Lago Orog Nuur – Ikh Bogd uul­ – Bayangovi
Oggi si percorre uno degli attraversamenti montuosi più spettacolari della Mongolia effettuabile coi veicoli. Si passa dalle pendici orientali del monte Ikh Bogd Uul (il “Grande Santo”, alto 4020 mt), dove si trova il lago Orog, a quelle occidentali dove si incontra la cittadina di Bayangovi. Si arriva fino all’altopiano che si trova sul massiccio a 2900 metri, dove i nomadi posizionano i campi estivi, un’area paesaggisticamente eccezionale, intensamente verde con spettacolari agglomerati rocciosi, dove oltre le bellezze naturali si nascondono incredibili sorprese… tra cui una tomba unna sulla sommità di un vulcano spento. Ci si accomoda nel campo Gher Goviin Temee o simile; la tappa è di circa 150 km.

6°g.  13/8 Bayangovi: graffiti rupestri di Bichigt Khad
Si visita Bichigt Khad, un canyon ricco di particolari petroglifi risalenti a tremila anni fa. I graffiti sono posizionati sui versanti rocciosi e offrono un’incredibile testimonianza della fauna e della vita dell’uomo nell’età del ferro. Ritorno al campo gher; il percorso è di circa 140 km.

7°g. 14/8 Bayangovi – Oasi di Zulganai   
Da Bayangovi si raggiunge l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi, dove vive una comunità di bovini “fantasma”: si vedono le loro tracce ovunque ma non si incontrano mai! Si posiziona il campo nelle vicinanze dell’oasi; la tappa è di circa 220 km.

8°g.  15/8 Oasi di Zulganai – Khermen Tsav
In un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, Questo è uno dei punti più belli e inaccessibili della Mongolia, e anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 60 km.

9°g.  16/8 Khermen Tsav – Oasi di Ekhiin Gol   
In mattinata si parte in direzione ovest verso l’oasi di Ekhiin gol; questo luogo isolato è un peculiare risultato della caparbietà umana, una piccola comunità di contadini produce una incredibile varietà di ortaggi. Ma questo luogo nacque nel XIX secolo come terra di produzione dell’oppio ad opera di cinesi del Gansù, che furono poi sterminati per mano di un monaco guerriero. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 120 km.

10°g.  17/8 Oasi di Ekhiin gol ­– Area strettamente protetta “Gobi A”
Quest’area, che si estende per 5.311.730 ettari lungo il confine sud occidentale della Mongolia a ridosso della Cina, nel 1975 è stata dichiarata protetta e accessibile solo con speciali permessi. E’ un territorio tra i più remoti ed inaccessibili della Mongolia che offre l’ultimo rifugio ad un’incredibile avifauna asiatica e un ampio insieme di animali, permettendo di osservare specie animali a rischio di estinzione che qui hanno trovato un luogo sicuro. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 170 km.

11°g.  18/8 Area strettamente protetta “Gobi A"
Si esplora per due giorni quest’area non antropizzata, caratterizzata da un territorio desertico montuoso punteggiato da oasi, in completa autonomia alla ricerca degli animali. Vivono qui molte specie quali l’ermione, l’asino selvatico, l’originale cammello bactriano, le gazzelle dalla coda nera, l’antilope Saiga ed altre ancora Si prevede un circuito complessivo di circa 200 km.

12°g.  19/8 Area strettamente protetta “Gobi A” – Montagna sacra Eej Khairkhan Uul   
Si prosegue verso nord ovest fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 150 km.

13°g.  20/8 Eej Khairkhan – Tainngin Nuruu  
La meta di oggi è la zona dei Tainngin Nuruu, una propaggine dei monti Altai che attraverseremo. Qui i paesaggi e i colori cambiano costantemente e il deserto si trasforma in steppa. Pernottamento in tenda; la tappa è di circa 70 km.

14°g.  21/8  Tainngin Nuruu – Altai  
Oggi si arriva al capoluogo della regione del Gov Altai, dove il tratto finale della catena montuosa degli Altai incontra il deserto, creando uno spettacolo insolito; pernottamento presso il Tulga Altai hotel o simile. La tappa è di circa 180 km.

15°g.  22/8 Altai – Uliastai   
Si raggiunge Uliastai, uno dei capoluoghi di Aimag (regione) più isolati del paese, completamente circondato dalle montagne, che fu la sede di una guarnigione militare mancese nel XVIII secolo. Pernottamento presso l’hotel Uliastai o simile per due notti; la tappa è di circa 200 km.

16°g.  23/8 Uliastai: escursione al Parco di Otgontenger  
Escursione al parco nazionale del sacro monte Otgontenger, dove questo troneggia con i suoi 3900 metri e sulla cui vetta regna la neve perenne. Arrivati al lago di Khukh si salgono con circa un’ora di passeggiata non impegnativa le due cime del Dayan Uul, sovrastate da stupende formazioni di roccia che sono considerate sacre e venerate dai mongoli; da qui si può ammirare il sacro monte Otgontenger nel suo pieno splendore. Ritorno in hotel; il circuito prevede uno spostamento di circa 120 km.

17°g.  24/8 Uliastai - Regione di Zavkhain – Lago Tsagaan Nuur   
L’itinerario prosegue verso nord est con una lunga tappa di spostamento per il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. Il percorso si snoda tra monti e vallate, e dai punti più alti si godono panorami d'inimmaginabile bellezza. Pernottamento nel campo gher Ikh-Khorgo o simile; la tappa è di circa 380 km.

18°g.  25/8 Lago Tsagaan Nuur   
Visita al vulcano Khorgo, dove in pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (trad.: cane giallo) e di ghiaccio. Si prosegue l’esplorazione con una passeggiata attorno al lago, rientrando quindi al campo gher; oggi si percorrono circa 50 km.

19°g.  26/8 Lago Tsagaan Nuur – Terme di Tsenkher   
Si prosegue  per la zona termale di Tsenkher, dove le acque raggiungono temperature tra i 60 e gli 80 gradi, ottime per rilassarsi: si può fare il bagno nelle terme e si possono provare il massaggio e le cure tradizionali mongole. Pernottamento nel campo gher Shiveet Mankhan o simile; la tappa è di circa 220 km.

20°g.  27/8 Terme di Tsenkher – Kharkhorin – Monastero di Shank   
Al mattino si parte presto proseguendo in direzione est per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 190 km.

21°g.  28/8 Monastero di Shank – Ulaanbataar  
Ritorno ad Ulaanbaatar, che dista circa 360 km, arrivo e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo.

22°g.  29/8 Ulaanbaatar  
Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul. Pernottamento in hotel.

23°g.  Martedì 30 agosto, volo di rientro
Il volo della Turkish Airlines parte alle 12.05 con arrivo a Istanbul alle 17.20; si riparte per Milano Malpensa alle 20.45 con arrivo alle 22.45. Per gli orari delle connessioni su Roma contattare Amitaba.

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