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Da: mercoledì 3 agosto 2016A: giovedì 18 agosto 2016Durata: 16 giorni

MONGOLIA 2016: Scoprire il paese di Gengis Khan

Strada nella Mongolia centrale

Ikh Grasriin Chuluu

Nomade

Palazzo d'inverno

Albero madre

 

Da Ulaanbaatar si segue un ampio anello che porta ai principali siti storici della Mongolia e in alcuni dei Parchi Nazionali più belli, arrivando fino al cuore del deserto del Gobi: si avrà così una bella visione d’insieme di questo vasto Paese. Fuori dalla capitale di alloggia nei campi fissi gher, che sono confortevoli e dotati di servizi; per gli spostamenti vengono usati veicoli a quattro ruote motrici: qui le strade asfaltate sono rare e in molte zone si seguono delle piste.

 

Per un percorso fotografico della Mongolia, vedi la Galleria. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia.

 

Baga Graziin Chuluu Cacciatori nomadi Cavalli selvatici di Przewalski
Baga Graziin Chuluu
Cacciatori nomadi
Cavalli selvatici di Przewalski

 

Lasciata la capitale si esplora il Parco Nazionale di Khustai, si tocca il glorioso passato della Mongolia a Kharkhorin e si visitano i monasteri di Erdenee Zuu e di Tuvkhun, una perla incastonata tra le montagne; in questa regione si avrà anche l’opportunità di venire ospitati presso l’antico sito monastico di Shank. Si prosegue poi verso le rovine del monastero di Oghii, adagiate sulle rive dell’omonimo fiume, passando dalle cascate di Khujirt e giungendo a Bayanzag, il sito delle “vette infuocate”, molto importante per i resti paleontologici. Sempre più a sud, nel deserto del Gobi si sosta alle sterminate “dune che suonano”, le Khongoryn Els, e si gode a fondo delle bellezze di questo vasto deserto con il parco di Gurvan Saikhan, con Yoliin Am e Tsagaan Suvraga. Si rientra poi verso nord seguendo un percorso più orientale, che consente di visitare il parco di Ikh Gazryn Chuluu e il lago di Sangiin Dalai, arrivando ad Ulaanbaatar.

 

 

Tappe

MONGOLIA: Scoprire il paese di Gengis Khan - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

Una nota sulla nostra organizzazione in Mongolia

I nostri viaggi in Mongolia dall’inizio del 2010 vengono organizzati tramite la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa ‘buona idea’), che è stata appositamente fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, che cura attentamente la qualità dei servizi offerti. In questa cooperativa ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità per tracciare itinerari poco battuti, che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, fuori dai circuiti turistici classici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

 

Amitaba in Mongolia sostiene anche le attività di Asral ONG, come indicato nel nostro sito.

 

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici Uaz seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; gli unici tratti asfaltati sono nei pressi della capitale. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il circuito complessivo è di circa 2300 km; le distanze approssimative coperte nelle singole tappe sono indicate nel programma.

Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per una notte presso il monastero di Shank (si segnala che qui i servizi igienici sono rudimentali) e le altre notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, fornite di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana.

Un viaggio in Mongolia richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale non si trovano più hotel e si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando sempre in tenda; molti dei campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

 

Clima e attrezzatura

Il clima in Agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. Per la notte al monastero di Shank è meglio avere a disposizione un sacco a pelo il cui gradiente termico minimo consigliato è di zero gradi; se richiesto potremo procurarlo localmente sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Nelle gher vengono comunque fornite lenzuola pulite e coperte. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

 

Alcuni cenni generali e storici

(Per maggiori dettagli, si veda anche la sezione Mongolia)

La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.

Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.

L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.

Oggi la Mongolia è indipendente ed è  ricca di risorse naturali, il cui sfruttamento rischia ora di stravolgere l’ambiente naturale e il tessuto sociale. Al di fuori della capitale si trovano pochi insediamenti urbani, fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra per motivi industriali e produttivi, dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 

Poiana Tsagaan Suvraga Valle di Kharkhorin
Poiana
Tsagaan Suvraga
Valle di Kharkhorin

 

 

Programma del viaggio

Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

 

1°g. 3 agosto, partenza per la Mongolia 
Il volo della Turkish Airlines parte da Milano Malpensa alle 11.20 con arrivo a Istanbul alle 15.05; è possibile anche un collegamento da Roma, per gli orari contattare Amitaba. Si riparte da Istanbul alle 19.05.

2°g.  4/8 Arrivo a Ulaanbaatar
Arrivo alle ore 11.05, trasferimento e sistemazione presso l’hotel Office o simile. Presentazione del programma di viaggio; visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan, da dove si gode un bellissimo panorama della città e delle colline circostanti e si trova una enorme statua di Buddha.

3°g.  5/8 Ulaanbaatar - Parco Nazionale di Khustai
Dopo la visita dell’ultima residenza del Bogdo Khan, il signore teocratico della Mongolia, partenza per il Parco Nazionale di Khustai Nuruu, ad ovest della capitale, dove si ha la possibilità di vedere i cavalli selvatici di Przewalski, noti anche come Takhi o Pony della Mongolia. Questo animale è il parente più prossimo del cavallo domestico; negli anni ‘60 erano scomparsi ma grazie ad un programma di reinserimento ora è possibile ammirarli. E’ prevista un’escursione nel parco dove, oltre ai cavalli selvatici, sono presenti diverse specie animali come il cervo rosso asiatico, le gazzelle della steppa, i gatti selvatici manul ed altri. Pernottamento nel campo gher Khustai o simile; la tappa è di circa 100 km.

4°g.  6/8 Parco Nazionale di Khustai - Kharkhorin - Shank
Al mattino si parte presto proseguendo in direzione ovest per Kharkhorin, antica capitale dell’impero mongolo di Gengis Khan, dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città. Visita al monastero-museo di Erdene Zuu, costruito sui ruderi di Kharkhorin. Si prosegue quindi per il monastero di Shank dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan; trascorreremo con i monaci parte della giornata e si pernotta nelle gher che ci mettono a disposizione all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 320 km.

5°g.  7/8 Shank – ­Monastero di Tuvkhun – Khujirt
Si parte per Khujirt, dove si effettua un’escursione al monastero di Tuvkhun e alle cascate di Khujirt, situate in una zona di grande rilevanza storica; sono state create dalla combinazione di terremoti ed eruzioni vulcaniche e si trovano in un territorio incantevole e disabitato. Segue la visita al monastero di Tuvkhun, recentemente ristrutturato: si trova incastonato sulle montagne che chiudono a settentrione la valle dell’Orkhon. Questo monastero era molto amato dal Bogdo Khan Zanabazar, che qui visse e studiò per quasi trent’anni. La visita richiede una salita a piedi di circa un’ora in mezzo alla foresta. Sistemazione nel campo gher Bayasgalan o simile; la tappa è di circa 120 km.

6°g.  8/8 Khujirt – Monastero di Onghiin
Inizia il percorso verso sud che porta al deserto del Gobi, il più grande deserto asiatico. La tappa di oggi, circa 240 km, porta fino al monastero di Onghiin, recentemente restaurato. L’ambiente naturale è di particolare interesse per il contrasto tra le montagne nere, che circondano le vestigia del monastero, e il fiume che rende verdi le sue coste. Sistemazione al campo gher Ongi Energy o simile.

7°g.  9/8 Monastero di Onghiin – Bayanzag
Proseguendo per il deserto di Gobi si arriva a Bayanzag – che tradotto significa “Vette infuocate”, dove la spedizione americana di Chapman nel 1924 ha fatto le più grandi scoperte paleontologiche trovando un’impressionante quantità di reperti tra cui uova e scheletri interi di dinosauri appartenenti a molte specie sconosciute fino ad allora. In quest’area ci si reca a visitare anche i graffiti  rupestri di Khavtsgait. Pernottamento al campo gher Bayanzag o simile; la tappa è di circa 160 km.

8°g.  10/8 Bayanzag – Parco Nazionale di Khongoryn Els
Oggi si giunge al Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si fa un’escursione alle dune di sabbia più alte e spettacolari della Mongolia, alcune delle quali arrivano fino a 800 metri di altezza. Pernottamento al campo gher Gobi Erdene o simile; la tappa è di circa 160 km.

9°g.  11/8 Khongoryn Els - Dalanzadgad
Proseguimento del viaggio ed ingresso nel Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata erroneamente dalle guide “Valle delle aquile” (…qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, e dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Si arriva poi a Dalanzadgad, capoluogo della regione di Omnogov, dove si visita il mercato locale prima di andare al campo gher Saijrakh Gobi o simile; la tappa è di circa 200 km.

10°g.  12/8 Dalanzadgad - Tsagaan Suvraga
Il percorso attraversa un’area molto bella per i panorami, caratterizzata da una profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest con la visuale della steppa sul fondo della vallata. Questa zona un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano, le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, assomigliano alle antiche rovine di una città bianca. Pernottamento nel campo gher Tsagaan Suvraga o simile; la tappa è di circa 200 km.

11°g.  13/8 Tsagaan Suvraga - Parco Nazionale di Ikh Gazryn Chuluu
Partenza verso nord in direzione della capitale; la meta di oggi è Ikh Gazryn Chuluu, uno dei parchi naturali più belli della Mongolia, dove le rocce alte fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte che si potranno visitare. Pernottamento nel campo gher Tuw Bojigon o simile; la tappa è di circa 220 km.

12°g. 14/8 Ikh Gazryn Chuluu
Si dedica la giornata a godersi con calma l’ambiente naturale. Si visita il grande complesso granitico di Ikh Gazryn Chuluu, dove i monti rocciosi alti fino a circa 1700 metri formano una catena lunga una trentina di chilometri e nascondono interessanti grotte, che si potranno visitare. Nei pressi vi è un monumento dedicato alla più grande cantante di canto lungo della Mongolia, una tecnica che consiste nell’estensione massima delle note.

13°g.  15/8 Ikh Gazryn Chuluu - Parco Nazionale di Baga Gazryn Chuluu
Partenza per Baga Gazryn Chuluu, una formazione di roccia granitica nel centro delle pianure; arrivo ed escursione nei dintorni. Si prosegue per il lago di Sangiin Dalai, ricco di molte specie di uccelli tra cui aquile, oche, cigni, ecc.; al centro del lago ci sono le rovine di un tempio costruito nel X secolo. Si alloggia nel campo gher Erdene Ukhaa o simile; la tappa è di circa 150 km.

14°g.  16/8 Baga Gazryn Chuluu – Monastero di Manzushir
Proseguendo verso nord si raggiunge Zuunmod, centro principale della regione centrale della Mongolia, a circa 80 km ad est di Ulaanbaatar. Qui si trova un parco naturale dove sorge  il monastero di Manzushir, fondato nel 1773 e recentemente restaurato, che, prima della sua distruzione nel 1937, ospitava trecento monaci. Dell'arredo originale resta una grande stufa di bronzo di due tonnellate in cui si potevano cucinare dieci pecore e due mucche contemporaneamente; il museo del monastero ospita fotografie, maschere religiose e sculture sacre realizzate con tibie umane. Splendido il contesto ambientale, immerso nell'area protetta del monte Bogdkhan Uul: qui si possono avvistare cervi e altri animali e, dal crinale dove si trovano i resti del monastero originale, si gode di un panorama stupendo. Pernottamento nel campo gher Ovoon Enger o simile; la tappa è di circa 310 km.

15°g.  17/8 Monastero di Manzushir – Tsetsguun – Ulaanbaatar
Giornata dedicata a una bella passeggiata  di circa due ore lungo un facile sentiero che attraversa boschi di larici e pini per giungere alla cima sacra di Tsetsguun, segnata dai cumuli di pietra. Sovrasta il massiccio montuoso del Bogdkhan Uul, che è la prima area naturale protetta della storia; da cui si gode di una bellissima vista verso la capitale. Proseguimento del viaggio per Ulaanbaatar, che dista circa 50 km; arrivo e sistemazione presso l’hotel Office o simile.

16°g.  Giovedì 18 agosto, volo di rientro
Il volo della Turkish Airlines parte alle 12.05 con arrivo a Istanbul alle 17.20; si riparte per Milano Malpensa alle 20.45 con arrivo alle 22.45. Per gli orari delle connessioni su Roma contattare Amitaba.

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