Informazioni utili

Da: domenica 6 agosto 2017A: lunedì 28 agosto 2017Durata: 23 giorni

 

"Mongolia, senza confini" è un viaggio frutto di anni di ricerca ed esperienza, con un’infinità di punti di estremo interesse, come si evince leggendo il programma dettagliato. Rispetto alle cinque edizioni precedenti è stata ulteriormente ampliata l’esplorazione dei territori più occidentali degli Altai ed arricchito il percorso tra i laghi delle regioni centrali, senza togliere nulla alla parte che si svolge nel profondo deserto del Gobi; il risultato è l’itinerario più avvincente e completo fino ad oggi proposto in Mongolia.

 

Per un percorso fotografico della Mongolia, vedi Immagini. Per maggiori dettagli sul Paese: Mongolia.

 

 

Tappe

Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

Si lascia Ulaanbaatar arrivando subito nel cuore storico della Mongolia con Shank, l’antica capitale di Gengis Khan, Kharkhorin, ed Erdene Zuu; da qui si procede gradatamente verso nord ovest tra pasture di yak, foreste, monti e laghi, un territorio che è il regno dei pastori nomadi mongoli, tra luoghi ricchi di magia e bellezza naturale con le terme di Tsenkher ed i laghi di Terkhin Tsagaan, Telmen, Khyargas ed arrivando al lago di Achit, che segna l’ingresso nel Bayan Ulgii, dove si trovano gli Altai. In queste remote regioni dell’ovest si entra in contatto con i nomadi kazaki, che qui è l’etnia principale, ed altri gruppi minori tra cui i tuvini; li si incontra condividendo con loro l’ambiente dove vivono, esplorando per qualche giorno le falde della catena dei monti Altai nel parco del Tavan Bogd fino a ridosso del confine cinese, godendo anche qui di diversi laghi stupendi contornati da un ambiente meno arboreo, tra cui il Khoton, il Khurgan ed il Tolbo. Sorprenderà trovare in questi luoghi anche antichi resti e testimonianze di presenza umana che arrivano fino al paleolitico, con pitture rupestri e graffiti. Si rientra verso est entrando nel deserto del Gobi in aree particolarmente remote, dove è raro incontrare altri visitatori, incontrando due delle perle più preziose della Mongolia: il mitico monte Eej Khairkhan, il cui sacro nome per rispetto dai mongoli non viene neppure pronunciato, ed il canyon di Khermen Tsav, pochissimo visitato per la sua remotezza, una vera miniera di fossili di dinosauro, luogo dalla bellezza primordiale con un’incredibile cromaticità delle rocce, uno dei siti più affascinanti. Si vede l’oasi di Zulganai e giunti alle grandi dune di Khongoryn Els ed alle ultimi propaggini degli Altai a Yoliin Am si inizia il rientro verso nord godendo delle falesie di Tsagaan Suvraga, lasciando il deserto ed arrivando ad Ulaanbaatar.

È un percorso che attraversa i molteplici ambienti naturali della Mongolia per più di 5000 chilometri. Sono previste delle escursioni a piedi che seguono sentieri non impegnativi della durata massima di una giornata.

 

alt=

Tugrug, donna anziana

alt=

Tugrug

alt=

Nomade

 

 

Organizzazione di Amitaba in Mongolia

I viaggi di Amitaba in Mongolia dal 2010 vengono organizzati con la cooperativa Sain Sanaa (il cui nome in mongolo significa "buona idea") che è stata fondata con il nostro supporto aggregando un gruppo di persone mongole guidate da Alfredo Savino, con l’obbiettivo di curare attentamente la qualità dei servizi offerti. Ogni socio mette a disposizione le proprie conoscenze ed abilità iniziando dal tracciare itinerari che consentano ai viaggiatori di entrare in contatto con la Mongolia più vera, e, ovunque opportuno, si estendono al di fuori dai circuiti turistici. Le finalità della cooperativa sono in sintesi le seguenti: ridistribuire gli utili ricavati dai viaggi ugualmente fra i soci (siano essi guide, autisti o cuochi, stranieri o mongoli); non portare fuori dal Paese i ricavati del turismo; pagare i non soci locali che collaborano alla realizzazione dei viaggi in modo equo; favorire le piccole realtà imprenditoriali locali; cogliere l’opportunità del soggiorno di ospiti stranieri in Mongolia per generare un mezzo concreto d’aiuto; favorire progetti d’aiuto, destinando alle iniziative di sostegno una parte dei ricavi della cooperativa; aiutare gli studenti mongoli meritevoli che studiano l’italiano ad avere delle esperienze formative; soggiornare nei monasteri di campagna con lo scopo di fornire un aiuto a queste piccole realtà locali dando nel contempo ai viaggiatori la possibilità di conoscere più approfonditamente un aspetto fondamentale della cultura mongola.

Amitaba in Mongolia è attiva in diverse attività di sostegno, come indicato nel nostro sito.

 

alt=

Khongoryn Els

alt=

Famiglia mongola

alt=

Khyargas Nuur

 

Modalità del viaggio

Per l’intero viaggio vengono utilizzati veicoli a quattro ruote motrici, solitamente Uaz, seguendo sia strade che piste tracciate dal passaggio di altri veicoli; i tratti asfaltati sono nei pressi della capitale e lungo alcune arterie stradali principali. Le Uaz russe sono i mezzi più idonei per la Mongolia: sono il tipo di veicolo più diffuso e ogni eventuale problema tecnico può essere facilmente risolto pressocchè ovunque, sono molto solide e comunque comode. La velocità sugli sterrati è abbastanza buona, si tengono medie di circa 50 km/h con alcuni tratti anche più veloci o più lenti in relazione all’irregolarità del terreno. Il percorso complessivo previsto è di circa 5100 chilometri.
Fuori da Ulaanbaatar si alloggia per 12 notti in tenda (7 consecutive, quindi 4 consecutive, più una), una al monastero di Shank (si segnala che qui servizi igienici sono rudimentali, come lo erano nelle vecchie campagne italiane), 1 in un alberghetto locale, dove una pecca può essere a volte la poca funzionalità degli impianti idrici, e per 4 notti nelle gher: le tipiche tende mongole che si trovano predisposte in campi fissi, forniti di letti con lenzuola e asciugamani. In questi campi si trovano anche servizi e docce con acqua calda, la cucina proposta è semplice ma sostanziosa e anche vegetariana. I campi mobili vengono allestiti con tende di tipo europeo a due posti e si dispone di una tenda comune dove mangiare; cucina ed allestimento sono curati da nostro personale mentre le tende individuali vengono montate dai partecipanti, se necessario con l’aiuto degli assistenti. Viene fornita dall’organizzazione tutta l’attrezzatura necessaria, fra cui il materassino, ad eccezione del sacco a pelo.

Il viaggio richiede quindi un certo spirito d’avventura: lasciata la capitale si diventa di fatto dei nomadi, percorrendo con i veicoli a quattro ruote motrici vaste aree e pernottando la maggior parte delle notti in tenda; i campi fissi sono comodamente attrezzati, ma non sono degli hotel,e gli hotel locali non sono cerrto lussuosi. Per chi ama viaggiare ed è disposto ad affrontare qualche disagio, attraversare la Mongolia è una grandiosa esperienza d’incontro con una popolazione cordiale e ospitale e di totale immersione in un ambiente naturale stupendo.

 

Clima e attrezzatura

Il clima in agosto è mediamente piuttosto secco, le temperature previste sono tra i 15 e i 30 gradi, con possibili punte minime notturne di 5 gradi. E’ necessario disporre di un sacco a pelo che abbia un gradiente di minimo termico di zero gradi; Alfredo Savino può procurarlo sia a noleggio (€ 25), fornendo anche un sacco lenzuolo da utilizzare all’interno dello stesso, che acquistandolo a € 50. Prevedere un abbigliamento che possa essere resistente ad acqua e vento, scarponcini tipo trekking leggeri possibilmente con l’interno in goretex, portare creme protettive per il sole e occhiali. Per le escursioni a piedi è utile avere un proprio zaino con cui portare l’occorrente per la giornata. Si tenga presente che lungo il percorso non ci sono lavanderie.

 

Alcuni cenni generali e storici

La Mongolia è vasta quasi cinque volte l’Italia e la maggior parte del territorio è situata a quote piuttosto elevate, con un’altezza media di circa 1600 metri e poche aree coltivabili. La popolazione di circa 2,4 milioni si disperde con una densità di solo 1,3 abitanti per chilometro quadrato; la matrice culturale dei mongoli è tipicamente nomadica e nei contenuti abbina tratti di sciamanesimo alla sofisticazione del buddismo tibetano. L’ambiente naturale presenta quattro aree principali: a nord il territorio della taiga, dei grandi laghi e delle foreste di conifere, a ovest i monti dell'Altai, dal centro ad est le steppe e la regione degli altopiani, mentre il sud è il regno del deserto del Gobi.
Le origini della Mongolia secondo le fonti storiche si individuano nella presenza di tribù di stirpe unna a partire dal V secolo e di stirpe turca dal VII secolo. Nel XII secolo la figura mitica di Gengis Khan porta all’unificazione territoriale e sono di questo periodo le più antiche testimonianze documentate. La massima espansione dell’impero mongolo giunse al Mar Giallo ad est ed alla piana del Danubio ad ovest, grazie alla capacità combattiva degli indomabili guerrieri nomadi mongoli, abilissimi cavalieri che seppero adottare strategie razionali ed equipaggiamenti efficienti.
L’occupazione sovietica nel secolo scorso è stata devastante, sia per il tentativo di rendere sedentaria una popolazione storicamente nomadica, sia per la furibonda repressione culturale: al tempo dell’instaurazione del regime sovietico nel 1921 circa 100.000 monaci vivevano in 700 monasteri, ma nei decenni successivi le cerimonie furono dichiarate fuorilegge ed i luoghi di culto furono inizialmente chiusi e poi quasi tutti distrutti. Furono risparmiati solo alcuni dei monasteri principali ed oggi in tutta la Mongolia se ne contano solo una ventina. La libertà di culto è stata reintrodotta solo dal 1990 e da allora l’antico legame con il buddismo tibetano si va rinsaldando; sono attivi anche missionari cristiani appartenenti in maggioranza a chiese minori nordamericane a caccia di conversioni.
Oggi la Mongolia è indipendente ma drammaticamente priva di risorse; si trovano alcuni insediamenti urbani industrializzati fondati durante l’impero sovietico del dopoguerra dove si trovano strutture educative e sanitarie. Il sostentamento della popolazione nomadica è costituito dall’allevamento di animali quali cammelli, yak, cavalli, pecore e capre; la maggioranza dei nomadi vive nelle gher, le tipiche tende mongole.

 

alt=

Tsagaan Suvraga

alt=

Achit Nuur

alt=

Tavan Bogd, Altai

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

Si ricorda che l’itinerario previsto può subire modifiche dovute a fattori naturali e climatici

1°g.    Domenica 6 agosto, partenza per la Mongolia  
Per raggiungere Ulaanbaatar un volo comodo è della Aeroflot, ma vi sono anche opzioni diverse; nel programma si considera l’utilizzo di questo collegamento che fa da riferimento per i servizi del viaggio, ma Amitaba può verificare anche le possibilità offerte dalle altre compagnie (si segnala solo che se per via di un orario d’arrivo diverso fossero necessari servizi d’accoglienza e trasferimento aggiuntivi per questi verrà richiesto un piccolo extra). Con Aeroflot la partenza da Milano Malpensa per Mosca alle 12.15 con arrivo alle 16.40; da Roma Fiumicino alle 12.40 con arrivo alle 17.25; il volo transcontinentale da Mosca per Ulaanbaatar parte alle 19.00 (orari da confermare).

2°g.    7/8 Arrivo a Ulaanbaatar  
Arrivo alle ore 7.00, trasferimento e sistemazione in centro città presso l’hotel Sant Asar (3*) o simile. Incontro con la guida e presentazione del programma di viaggio. Visita del monastero di Gandan, il principale monastero della Mongolia costruito circa 300 anni fa, ascesa alla collina Zaisan alla cui base si trova una enorme statua di Buddha, da dove si gode un bellissimo panorama sulla città e delle colline circostanti, e visita del Museo di Bogd Khan, il palazzo invernale dell’ultimo imperatore-lama.

3°g.    8/8 Ulaanbaatar – Monastero di Shank  
Al mattino si parte presto in direzione ovest per il monastero di Shank, dove saremo graditi ospiti della comunità monastica. Shank è un piccolo e antico monastero situato in un piccolo villaggio tra le vaste praterie che un tempo custodiva la bandiera di Gengis Khan, dove si ammirano alcune importanti tanke del tantra di Kalachakra; si trascorre con i monaci parte della giornata e si pernotta nella semplice casa per gli ospiti all’interno del monastero. La sistemazione sarà un po' spartana, ma pulita, ed è anche l’occasione per dare un contributo concreto a questa piccola comunità monastica. La tappa è di circa 360 km, su strada asfaltata.

4°g.    9/8 Shank – Kharkhorin – Terme di Tsenkher  
Dopo aver assistito alla cerimonia mattutina si parte per Kharkhorin (circa 30 km), l’antica capitale dell’Impero Mongolo di Gengis Khan. Oggi è solo un villaggio dove sono rimaste 2 delle 4 tartarughe di pietra che originariamente segnavano i confini della città; su di un panoramico colle alle spalle delle casette è stato eretto un moderno monumento che esalta le antiche glorie dell’Impero, quando questo luogo era il centro del mondo. Si visita il monastero-museo di Erdene Zuu, il primo complesso di templi buddisti edificato in Mongolia nel 1584, meta di pellegrinaggio, che colpisce anche per le lunghe mura sormontate da piccoli stupa che ne delimitano lo spazio sacro dalle vaste praterie e dai colli verdi; contiene diversi templi molto interessanti da visitare ed un piccolo museo. Dopo la visita si prosegue in direzione ovest per le terme di Tsenkher, posizionate in un’incantevole valle verde ricca di alberi e fiori. Le acque delle sorgenti vengono riscaldate a circa 80 gradi dai plutoni magmatici; il carbonato di sodio, l’idrocarbonato, il solfato, la fluorite, e l’idrogeno solforato le rendono ottime per la cura delle articolazioni. Pernottamento presso il campo gher Sivet Maihan o simile; la tappa è di 150 km, per buona parte asfaltati.

5°g.    10/8  Terme di Tsenkher – Area protetta del Lago Terkhin Tsagaan  
L’itinerario prosegue verso nord ovest per il lago di Terkhiin Tsagaan, circondato da crateri di vulcani spenti, il più "giovane" dei quali è il Khorgo. In pochi minuti di cammino si raggiunge la sommità del cratere e scendendo all’interno si arriva alle grotte di Shar Nokhoi (traduzione “cane giallo”). Pernottamento nel campo gher Ikh Khorgo o simile; la tappa è di circa 200 km quasi tutti asfaltati.

6°g.    11/8 Terkhin Tsagaan – Lago Telmen  
Oggi si esce dai i circuiti più battuti e ci dirige verso la regione di Zavkhan, la prima delle regioni occidentali, ricca di acque, tra cui il lago salato di origine tettonica di Telmen, sulle cui rive posizioneremo il primo campo tendato. La tappa è di circa 320 km, di cui 250 asfaltati, in direzione nord ovest.

7°g.    12/8 Lago Telmen – Khyargas Nuur  
Si lascia la regione di Zavkhan per entrare in quella di Uvs, dove avviene il cambio dell’ora; il percorso si snoda attraverso una natura di verdeggianti montagne dove pascolano gli yak. Si raggiunge il lago Khyargas, famoso per le rocce calcaree e la presenza nelle vicinanze di antiche stele cervo collegate alla presenza di popolazioni turche. Si pernotta in campo tendato; la tappa è di circa 260 km in direzione ovest.

8°g.    13/8 Khyargas Nuur – Lago Achit  
Oggi si entra nella regione del Bayan Ulgii abitata dalla popolazione kazaka, che ha lingua e tradizioni differenti dai mongoli, che impareremo a conoscere e distinguere. Si posiziona il campo vicino allo splendido lago Achit, circondato da catene montuose, che funge da porta alla regione kazaka. La tappa è di 320 km in direzione ovest.

9°g.    14/8 Achit Nuur – Ulgii  
Oggi si raggiunge la cittadina di Ulgii, capoluogo del Bayan Ulgii, percorrendo una bellissima strada che costeggia il fiume Khovd, dove la presenza di moschee e di case di mattoni di fango fanno percepire di essere giunti nella profonda Asia centrale. Sistemazione in hotel locale; per la cena si viene accolti da un’ospitale famiglia locale. La tappa di oggi è di 100 km in direzione sud ovest.

10°g.    15/8 Ulgii – Parco Nazionale del Tavan Bogd; lago Khoton Nuur  
In questo bellissimo Parco Nazionale si trova la parte più bella degli Altai mongoli, incluso il monte Tavan Bogd, ed i 3 laghi di Khoton, Khurgan e Dayan, con la splendida catena montuosa innevata che segna a sud il confine con la Cina. Vi si trovano inoltre numerosi siti archeologici. Tra oggi e il 17/8 scopriremo diverse zone remote abitate dai pastori kazaki, da famiglie tuvaine e di altre minoranze etniche. Pernottamento in tenda, la tappa di oggi è di 200 km in direzione sud ovest, con cui si raggiunge il punto più lontano da Ulaanbaatar.

11°g.    16/8 Lago Khoton – Lago Khurgan  
Si dedica la giornata all’esplorazione di questa remota area ricca di vestigia contornate dai possenti Altai. Pernottamento in tenda; la tappa di oggi è di pochi  kilometri.

12°g.    17/8 Lago Khurgan – Graffiti di Tsagaan Salaa –  Lago Tolbo  
Si lascia il Parco per visitare un’area ricca di graffiti rupestri del periodo neolitico e della prima età del bronzo. Si posiziona il campo tendato sulle rive del lago Tolbo, situato ad est del Tavan Bogd, ricchissimo di pesci ed avifauna, il cui nome significa macchia. La tappa di oggi è di 280 km.

13°g.    18/8 Lago Tolbo – Grotta di Gurvan Tsenkriin Agui  
Ci si reca all’unica grotta con pitture rupestri della Mongolia. Entrando a Gurvan Tsenheriin Agui si sbuca direttamente nell'Età della Pietra: alta circa venti metri, custodisce alcune pitture di valore inestimabile che risalgono al Paleolitico (dai 12.000 ai 40.000 anni fa). Si tratta di raffigurazioni di animali, nomadi e altre immagini misteriose. Si prosegue in direzione sud est transitando da Khovd, capoluogo dell’omonima regione, che fu un avamposto militare mancese e una delle ultime città ad essere stata liberata dai cinesi nel 1912. Pernottamento presso il camp gher Gurvan Tsenkriin Agui o simile; il percorso è di circa 250 km.

14°g.    19/8  Grotta di Gurvan Tsenkriin Agui – Sum di Tugrug  
Oggi entra nel deserto di Gobi, l’ambiente naturale cambia pur essendo sempre in transito sugli Altai; si posiziona il campo nelle vicinanze del paese di Tugrug. La tappa è di circa 380 km verso sud est, in parte asfaltati.

15°g.    20/8 Tugrug - Montagna sacra di Eej Khairkhan Uul  
Si prosegue ancora verso sud est fino ad arrivare al mitico monte di Eej Khairkhan, uno dei luoghi più sacri ai mongoli che per sommo rispetto evitano addirittura di pronunciarne il nome: è un equivalente di Uluru (Ayers Rock) in Australia. Venerata già prima dell’arrivo del buddismo, di forma tondeggiante, questa grande montagna di granito che sorge improvvisamente da un mare di sabbia è stata dichiarata monumento nazionale nel 1992. Ai sui piedi si trovano vasche naturali e rocce dalle particolari figure create dal vento. Pernottamento in tenda, la tappa è di circa 200 km.

16°g.    21/8 Montagna sacra di Eej Khairkhan uul – Zona di Shinjilst  
Oggi inizia l’avvicinamento al deserto  profondo; si posiziona il campo nelle vicinanze del Sum (paese) di Shinjilst.  La tappa è di circa 250 km verso sud est.

17°g.    22/8 Zona di Shinjilst – Oasi di Zulganai – Canyon di Khermen Tsav  
Oggi è fra le giornate più belle di questo viaggio, si entra nel vero Gobi non antropizzato e si raggiunge l’oasi di Zulganai, attraversata dal piccolo omonimo fiume che nasce negli Altai e si estingue nel deserto. Qui la natura è incontaminata; il tappeto verde di erba e arbusti che la compone si pone in netto contrasto con le sterili colline sullo sfondo di questa tipica oasi del Gobi. A seguire, in un paio di ore si raggiunge Khermen Tsav, un luogo che da solo vale un viaggio in Mongolia. Si trascorre la giornata esplorando quest’area incredibile, un labirinto primordiale dove affiora una profusione di ossa dei giganti del passato, immersi in una natura che evoca il senso della creazione e dove la mente si perde nella spettacolare cromaticità delle falesie. Il punto focale è un canyon lungo all’incirca 15 km, uno dei punti più belli ed inaccessibili della Mongolia, ma anche tra i più remoti. Pernottamento in tenda; il percorso è di circa 260 km.

18°g.    23/8 Canyon di Khermen Tsav – Gurvantes  
Si lascia questo luogo incontaminato per raggiungere dopo 180 km a sud est la cittadina di frontiera di Gurvantes, situata ad una trentina di chilometri dal confine con la Cina; un tempo, durante il socialismo, era un luogo di confino per i personaggi scomodi. Si alloggia in un piccolo hotel locale. La tappa è di 180 km.

19°g.    24/8 Gurvantes – Dune di Khongoryn Els – Valle di Yollin Am  
Si parte per il Parco Nazionale di Khongoryn Els, dove si vedono le dune di sabbia più grandi e spettacolari della Mongolia. Salire sulle dune più alte è molto impegnativo, ma si è ripagati da un panorama incredibile; è sorprende vedere ai bordi delle dune zone d’acqua che rendono fertile la zona formando un ottimo pascolo per i cammelli. Si prosegue seguendo i bellissimi cordoni dunari verso est arrivando al Parco Nazionale di Gurvan Saikhan dove si visita Yoliin Am, chiamata a volte nelle guide “Valle delle aquile” (… anche se qui le aquile non si sono mai viste…), sempre fresca, con lingue di ghiaccio al suo interno anche durante la prima parte dell’estate, in contrasto con l’arido deserto, dove con un po’ di fortuna sarà possibile vedere gli stambecchi ed i gipeti. Questi monti sono le ultime propaggini orientali della catena degli Altai; si posiziona qui l’ultimo campo tendato del viaggio. La tappa è di 380 km in direzione est.

20°g.    25/8 Yollin am – Tsagaan Suvraga  
Raggiunta la piccola cittadina di Dalanzadgad si inizia il percorso di rientro verso nord, attraverso l’ambiente semiarido del Gobi. Giunti sul bordo delle falesie di Tsagaan Suvraga si resta colpiti dai colori intensi delle erosioni; ai propri piedi si apre una distesa di collinette policrome, una incredibile tavolozza naturale con la visuale della steppa all’orizzonte. Questa profonda fenditura che taglia il terreno da est ad ovest un tempo era sommersa, probabilmente non dall’antico mare che occupava l’attuale area del Gobi, ma da acque fluviali. Da lontano le formazioni calcaree di Tsagaan Suvraga, alte fino a 30 metri, evocano le rovine di un’antica città; è molto bello percorrere il sentiero che le contorna alla base. Pernottamento al campo gher Tsagaan Suvraga o simile, la tappa è di circa 340 km verso nord.

21°g.    26/8 Tsagaan Suvraga – Ulaanbataar  
Ritorno ad Ulaanbaatar, che dista circa 480 km verso nord; la strada è quasi tutta strada asfaltata.Arrivo e sistemazione presso l’hotel Sant Asar o simile. Si assiste ad uno spettacolo folcloristico di musica, danza e canto tradizionali, ascoltando le dolci melodie del morin khuur, il leggendario strumento mongolo.

22°g.    27/8 Ulaanbaatar  
Visita al Museo di Storia, dove sono illustrati lo sviluppo della storia dell’uomo nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie, del Museo-Monastero di Choijin Lama, uno dei pochi rimasti intatti che conserva le maschere originali utilizzate nelle danze rituali e splendide sculture di Zanabazar. Si avrà del tempo a disposizione per gli acquisti; chi è interessato potrà recarsi al mercato locale di Naraan Tuul.

23°g.    Lunedì 28 agosto, volo di rientro   
Per chi è giunto con Aeroflot, la partenza da Ulaanbaatar è alle 8.10 con arrivo a Mosca alle 8.50; partenza per Milano Malpensa alle 11.10 con arrivo alle 13.45 e per Roma Fiumicino alle 11.35 con arrivo alle 14.20 (orari da confermare).

Chiudi ×