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Da: sabato 7 novembre 2015A: domenica 22 novembre 2015Durata: 16 giorni

MYANMAR 2015: Il mondo meraviglioso della Birmania

Bagan

U Bein

Monachelli

Tessitura

Birmania

 

Il viaggio realizza una visita completa di Myanmar, la Birmania, avvicinando natura, storia e cultura di questo straordinario Paese abitato da un popolo sorridente, che trasmette un grande senso di cordialità e infonde al visitatore un sereno senso di pace. L’itinerario spazia dai luoghi giustamente famosi per qualità artistica e importanza storica ai siti più cari alla cultura della popolazione.

 

Kyaiktiyo Preghiere Birmania, per strada
Kyaiktiyo
Preghiere
Birmania, per strada

 

L’itinerario inizia con la visita di Yangon, con i tipici palazzi in stile coloniale e la grandiosa pagoda di Shwedagon, centro spirituale del Paese, e un’escursione di due giorni all’antica città di Bago e Kyaiktiyo, una delle mete di pellegrinaggio più care ai birmani dove un gigantesco masso ricoperto di foglie d’oro e circondato dai templi è inspiegabilmente posto in bilico sulla cima di un monte da dove la visuale spazia su di un vasto orizzonte di natura incontaminata. Si procede in volo per Mandalay per immergersi nelle visite dei siti di questa antica capitale e di Ava, Amarapura e Mingun, ricchissimi di storia; in queste regioni vivono la maggior parte dei monaci birmani e si trovano templi costruiti in legno di tek. Da Mandalay ci si sposta a Monywa sul fiume Chinwin, nei cui pressi si trovano le  grotte di Powintaung dove tra gli innumerevoli templi rupestri sono custodite 400.000 statue e preziosi affreschi. Si prosegue sempre con un mezzo privato per Bagan, dove sorgono centinaia di pagode immerse nella bella natura di una grande ansa del fiume Irrawaddy; un luogo ritenuto tra i siti archeologici più affascinanti al mondo. Da qui ci si sposta in volo a Heho, raggiungendo prima Pindaya e quindi il lago di Inle, un luogo che da molti viaggiatori è considerato il vero gioiello di Myanmar, uno spazio fuori dal tempo con villaggi su palafitte, orti galleggianti, pagode e mercati dove si vedono anche molte lavorazioni di artigianato tradizionale. Lo si esplora a fondo, con un percorso molto ricco che porta anche a Indein e al remoto villaggio di Sanghar. Si torna quindi in volo a Yangon dove si completano le visite della città prima del rientro.

 

La stagione è ottima, si prevede clima secco con temperature gradevoli; le sistemazioni comode e pulite, i trasporti effettuano con mezzi privati, tranne nei pochi tratti dove è obbligatorio l’utilizzo di mezzi locali. Il cibo – incluso nel prezzo del viaggio – è molto vario; solitamente si consumano i pranzi nei pittoreschi ristorantini locali e la sera si cena o in hotel o in ristoranti tipici. In sintesi, è un viaggio che non richiede particolare spirito di adattamento.

 

Monachello Monchelli per la questua Birmania, un volto
Monachello
Monchelli per la questua
Birmania, un volto

 

 

Programma del viaggio

1°g.  Sabato 7 novembre, partenza per Myanmar

2°g.  8/11 Arrivo a Yangon
Arrivo a Yangon, dove è in attesa dei partecipanti la guida birmana. Si inizia con un giro della città di Yangon con i tanti edifici in stile coloniale e si visitano l’antica pagoda di Sule, il Monument Park, la chiesa di Emanuele e ci si reca al piccolo mercato locale della verdura completando con il classico Strand Hotel. Completa questa ricca giornata la visita della pagoda di Shwedagon, immortale centro spirituale della Birmania dove numerosi devoti eseguono le proprie preghiere, con la grande costruzione centrale alta98 metri circondata da una profusione di templi minori che, anche se realizzati in diversi stili, creano un insieme sorprendentemente armonico. Si alloggia presso l’hotel Central o Wardan o simile.

3°g.  9/11 Yangon– Kyaiktiyo (Golden Rock)  
Si parte per il villaggio di Kyaiktiyo, che dista circa190 km, un bel viaggio attraverso campagne e piantagioni di gomma, verso zone sempre più selvagge. Giunti nei pressi di Kyaiktiyo si entra in un territorio dove non transitano i veicoli privati e, lasciato il proprio mezzo, si percorre con un trasporto locale una stradina che porta tra i monti in uno dei luoghi più sacri della Birmania: un grande masso sovrastato da uno Stupa in bilico sulla cima di un monte, entrambi ricoperti di foglie d’oro. E’ un luogo di grande bellezza anche naturale, dove i pellegrini birmani salgono il sentiero che conduce allo Stupa con circa un’ora di cammino, alcuni seduti su comode portantine (il monte ha un’altezza di 1100 mt). Lungo il percorso e sulla cima del monte si trovano negozietti che propongono erbe medicinali, artigianato e una miriade di banchetti dove è possibile sostare per mangiare e ristorarsi. Si alloggia presso l’hotel Yoe Yoe Lay.

4°g.  10/11 Kyaiktiyo – Bago – Yangon  
Rientrando a Yangon ci si reca a visitare l’antica città di Bago, dove si trovano la pagoda di Shwemawdaw, che è la più alta della Birmania (114 metri) e che contiene delle reliquie del Buddha, la statua del Buddha reclinato di Shwethalyaung e il palazzo di Kanbawzathadi. Tempo permettendo, si sosterà poi al cimitero di guerra di Htauk Kyant, dove giacciono i resti di 27.000 soldati delle truppe alleate caduti durante il secondo conflitto mondiale. A Yangon si alloggia presso il medesimo hotel.

5°g.  11/11 Yangon – Mandalay  
Volo per Mandalay (orario da confermare), dove si alloggia presso l’hotel Ayarwaddy River View o il Yadanar Bon o simile. Questa città, il centro più importante dopo Yangon, è considerata la capitale culturale e religiosa dello stato: vi risiede oltre la metà dei monaci birmani. Già capitale del regno birmano settentrionale, il re Mingon vi eresse nel 1856 una suntuosa fortezza di cui resta l’imponente cinta muraria, lunga8 km e alta8 metri, circondata da un fossato di70 metri di ampiezza. Dall’aeroporto ci si reca direttamente ad Ava (o Inwa), che fu la capitale delle Birmania per circa 400 anni e di cui restano alcuni siti interessanti immersi in un bell’ambiente rurale; la si percorre piacevolmente utilizzando dei calessi trainati dai cavalli. Si vedono tre monasteri, tra cui il più celebre è il Bagayar Kyaung, interamente costruito con il legno di tek con 267 pilastri di legno, e molto belli anche lo Yadanar Simi Temple e il Mae Nu Brick. Dopo pranzo si visita il tempio di Mahamuni, il principale luogo di culto di Mandalay che contiene una veneratissima statua del Buddha ricoperta di foglie d’oro. Ci si reca quindi nei pressi della città ad Amarapura, con una sosta per visitare l'industria della tessitura della seta. Qui si trova il ponte di U Bein che attraversa un tranquillo specchio d’acqua, interamente costruito in legno di tek e lungo circa1.200 metri; nei pressi vi è il grande monastero di Mahagandayon.

6°g.  12/11 Mandalay  
Con una piacevolissima gita in barca sul fiume si raggiunge in circa un’ora l’antico sito di Mingun, dominato dalla mastodontica massa della pagoda incompiuta di Pahtodawgyi, dove è anche custodita un’enorme campana (90 tonnellate!) che si dice essere la più grande al mondo. Rientrati a Mandalay nel pomeriggio si fa tappa al monastero di Shwe Kyaung, adornato di sculture lignee di raffinata esecuzione, ed alla pagoda di Kuthodaw, recentemente assurta a patrimonio dell'umanità, celebre perché vi sono incise su 729 lastre di marmo diverse scritture buddiste e motivo per cui è stata anche nominata il ‘Libro più grande del mondo’. Si procede quindi in automobile per guadagnare la sommità di Mandalay Hill, dai cui200 metri di altitudine la vista spazia su tutta la città ed i dintorni, un punto stupendo per godersi il tramonto.

7°g.  13/11 Mandalay – Monywa  
La cittadina di Monywa dista112 km, un viaggio che richiede quasi 4 ore; nei pressi di Mandalay è prevista una sosta per visitare un interessante laboratorio orafo nel villaggio Ywa Htaung, vicino a Sagaing. A Monywa si trovano diverse pagode e templi, tra cuila Thanboddhay Paya è il sito più interessante da visitare; si alloggia presso l’Hotel Chindwin o simile. Dopo pranzo ci si reca alle grotte di Powintaung, utilizzando per un tratto un mezzo locale: qui nelle falesie si contano 947 grotte scavate nell’arenaria che preservano circa 400.000 statue e innumerevoli affreschi, un’incredibile collezione che gli archeologi considerano la più vasta e ricca esistente al mondo. Dopo la visita si rientra a Monywa seguendo lo stesso percorso.

8°g.  14/11 Monywa – Bagan  
Si percorrono con circa 4 ore di automobile i120 chilometri che separano Monywa e Pakokku, dove si può visitare la produzione di bastoncini d'incenso e di giocattoli di carta; si effettua un giro della cittadina utlizzando i tuk tuk. Con circa un’altra ora di guida si giunge quindi a Bagan, dove si alloggia presso l’hotel Kaday Aung o simile. Bagan è uno dei siti archeologici più incredibili al mondo, con migliaia di costruzioni di circa 800 anni. L’area è molto estesa, circa10 chilometri quadrati, ma i templi e pagode principali sono nei pressi della grande ansa del fiume Irrawaddy.

9°g. – 10°g. (15/11 – 16/11) Bagan  
Nel corso di queste due giornate si effettua una visita completa di Bagan. Citando i siti principali, si vedono la pagoda di Shwezikone, particolarmente sacra; risalente all'undicesimo secolo, presenta un antico stile architettonico in pietre e sabbia. Quindi i templi di  Kyansitthar famoso per le pitture murali, e di Wetkyiinn Gupyaukgyi con le pareti affrescate nel XIII secolo, Htilo Minlo, egregio esempio di architettura, il celebre tempio di Ananda dai battenti mirabilmente cesellati in legno teak. Poi anche i templi e le pagode di Munuhar, Nan Pha Yar, Mya Zay Di, Myin Ka Bar Gu Pyauk Gyi, ecc. Si avrà anche tempo per una digressione profana quanto interessante presso l’industria locale di lacche, ci si reca al mercato locale di Myinkabar a Bagan e chi vorrà potrà percorre col calesse le stradine tra le centinaia di pagode di questo sito immortale. Si godono i tramonti da diversi punti particolari e una sera non si potrà mancare la pagoda di Buu, posta sulle rive del fiume, frequentata dai pellegrini birmani.

11°g.  17/11 Bagan - Heho – Pindaya  
Si parte in volo per Heho (orario da confermare), nella regione centrale del Paese. Dall’aeroporto ci si reca a Pindaya (circa un’ora e mezza di guida), una graziosa cittadina dello stato di Shan un laghetto su cui si affacciano le falesie dove si nascondono le “grotte dei mille Buddha”. Nella grotta principale sono state poste nel corso dei secoli oltre 8000 immagini del Buddha. In un vicino villaggio si potrà visitare una fabbrica di ombrelli di carta. Si pernotta all’hotel Conqueror o simile.

12°g.  18/11 Pindaya - Lago di Inle, Indein  
Si torna verso Heho, proseguendo poi per circa 30 km fino al villaggio di Nyaung Shwe, sulle rive del lago Inle; da qui si raggiunge con una barca privata l’hotel Golden Island Cottages o simile. Si esplora con la barca il lago, lungo 22 chilometri e largo 11 adagiato a 800 mt di altitudine, una perla di bellezza naturale e animato dai pescatori che, abilmente, utilizzano le caratteristiche reti coniche di bambù in equilibrio su una sola gamba: una pesca unica che per il visitatore è un intrattenimento sorprendente. Sul lago si trovano 17 villaggi e molti templi costruiti su palafitte. L’industriosa gente che vi abita ha creato dei giardini galleggianti per poter coltivare e ha sviluppato molte particolari forme di artigianato, compresa una filatura eseguita con i gambi dei fiori di loto; la visita delle botteghe di produzione è molto interessante e spesso si incontrano le “donne giraffa”, giunte fin qui di fatto per farsi fotografare in cambio di piccole mance, un effetto questo dell’arrivo del turismo ma che a loro sembra gradito. Si vedono anche interessanti pagode; tra queste, Phaungdaw Oo è il tempio più importante; molto conosciuto è anche il monastero di Nga Phe Kyaung costruito in tek con molti pilastri decorati, dove si trovano statue di ottima fattura e i monaci fanno esibire dei gatti che saltano. Navigando lungo i canali che si diramano dal bordo del lago ci si reca al villaggio di Indein per raggiungere uno dei siti più interessanti, una miriade di pagode che sorge dalla giungla in cima ad un colle. Si accede risalendo un sentiero interamente coperto da una tettoia di legno sotto cui sostano e vendono prodotti locali molto particolari, genti appartenenti a diverse etnie.

13°g.  19/11 Lago di Inle, Sanghar  
Si parte in barca dall’hotel per il villaggio di Sanghar che nel XVIII secolo era una delle città principali della regione di Shan; dista circa 40 km, un viaggio stupendo che dura circa 3 ore attraverso il magnifico ambiente naturale della regione, impreziosito dalle case dei pescatori e dai monasteri costruiti su palafitte. Si attraversa il lago di Inle fino alla sponda meridionale da dove si seguono corsi d’acqua che attraversano diversi villaggi etnici arrivando al lago di Moe Byae, creato con la costruzione di un’antica diga, sulla cui sponda orientale si trova Sangha; qui, ed anche in altri punti, si vedono diversi gruppi di stupa in stile shan. Si pranza nel villaggio di Thar Khaung, si sosta a Naung Bo, dove viene prodotto un particolare tipo di vasellame realizzato con più strati, e si vedrà una distilleria locale di liquore di riso. Si rientra quindi in hotel, sempre in barca.

14°g.  20/11 Lago di Inle – Heho – Yangon  
Si torna con la barca al villaggio di Nyaung Shwe per riprendere il pulmino per l’aeroporto di Heho per imbarcarsi sul volo per Yangon (orari da confermare). Sul percorso si sosta per una visita del monastero di Shwe Yan Pyae realizzato in tipico stile Shan con il legno di tek, dove studiano dei piccoli monaci. Giunti a Yangon ci si reca al monastero di Kalaywatawya, dove migliaia di monaci novizi apprendono i precetti buddisti, e si arriva in hotel, il medesimo utilizzato all’arrivo. Nel pomeriggio si utilizza il treno locale per fare un circuito della città fino alla stazione di Danyin Gone.

15°g.  21/11 Yangon e volo di rientro  
Chi lo desidera potrà andare col capogruppo al mercato del pesce rientrando in hotel per la colazione. Prima di recarsi all’aeroporto per l’imbarco sul volo di rientro si utilizza la mattina per una visita del parco di Kyauktawgyi dove su uno specchio d’acqua galleggia la Karaweik Hall, una grande chiatta dorata la cui prua rappresenta due creature mitiche dalla testa di uccello; ci si reca quindi a vedere una colossale statua di Buddha reclinato lunga ben 70 metri e la pagoda di Chauk Htut Gyi, compresa in un esteso complesso monastico. Il volo di rientro parte nel pomeriggio.

16°g.  Domenica 22 novembre, arrivo a destinazione  

 

Alcune note generali sulla Birmania, “Unione di Myanmar”

L’Unione di Myanmar (nome ufficiale della Birmania dal 1988) si estende per oltre 2.000 km dall’istmo di Kra nella penisola di Malacca sino alla regione himalaiana, dove si trova la montagna più alta del Paese, il Hkakabo Razi di c.a. 5900 mt. Il clima è principalmente monsonico con precipitazioni consistenti soprattutto nelle parti vicine alla costa; le piogge iniziano in maggio e durano fino a settembre. Il periodo premonsonico è particolarmente caldo; i mesi più indicati per una visita vanno quindi da ottobre a febbraio.

I birmani sono circa 46 milioni. La gran parte della popolazione (70%) vive nelle pianure centrali, dal golfo di Martaban sino a Mandalay; il resto del Paese è generalmente poco popolato, con densità tra i 5 e 25 abitanti per chilometro quadrato. Tre quarti della popolazione vive in aree rurali; la città principale è Yangon (il cui precedente nome era Rangoon) dove vivono circa 4 milioni di abitanti; altre città importanti sono Mandalay (circa 800.000 ab.), Pathein, Mawlamyine, Taunggyi e Sittwe, ciascuna con 2-300.000 abitanti. Nel mosaico delle oltre 40 etnie che formano la popolazione del Paese il gruppo principale è il Birmano, originario del Tibet, stabilitosi nella regione tra l’VIII e il X secolo della nostra era. Al medesimo gruppo etnico appartengono anche le popolazioni Rakhine, Chin, Kachin, Lisu, Lahu, Akha ed altre minori. Le principali popolazioni di origine non tibetana sono i Mon-Khmer (nel golfo di Martaban), i Cino-Siamesi (Shan, nel nord e nord est del Paese) e i Karenni (Karen e Khaya, di origine cinese, che abitano lungo il confine orientale tra Birmania e Thailandia).

La lingua ufficiale è il birmano, parlato dal 75% della popolazione, a cui si accompagnano una quarantina di differenti lingue e dialetti; è una lingua di origine indo-ariana che presenta forti analogie con il sanscrito. La scrittura deriva direttamente dal pali, l’antica scrittura indiana, tuttora considerata la lingua letteraria della Birmania.

Il buddismo approdò in questa regione in epoca precristiana tramite i missionari inviati dall’imperatore indiano Ashoka, e si radicò in seguito all’influsso cingalese a partire dal VI secolo. La fede buddista ha costituito il profondo elemento di coesione delle tradizioni e della cultura della gente attraverso tutti gli stravolgimenti subiti da queste terre: la storia della Birmania è costellata di intricate vicissitudini che hanno visto invasioni, insurrezioni, guerre, lotte fratricide e regicidi, sino alla dominazione inglese durata quasi un secolo e terminata con l’indipendenza ottenuta nel 1948. Il buddismo Theravada praticato in Birmania, dove si contano circa 600.000 monaci, ha accolto elementi del buddismo Mahayana, dell’induismo e dell’animismo / spiritismo autoctono, dove i nat, spiriti dei defunti e della natura, svolgono un ruolo basilare. Un famoso proverbio birmano dice: ”Adora Buddha, ma temi i nat”. L’influsso induista è forte soprattutto nell’astrologia birmana, che è fondamentale per decidere le date e l’ora di tutti gli avvenimenti importanti della vita.

La Birmania è costellata da un’infinità di pagode erette nel corso dei secoli da generazioni di fedeli, ma quel che resta maggiormente impresso a chi visita questo meraviglioso Paese è il sorriso e la cordialità della gente, che dimostra una sconcertante serenità pur conducendo una vita irta di difficoltà materiali.

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