Informazioni utili

Da: sabato 8 ottobre 2016A: giovedì 20 ottobre 2016Durata: 13 giorni + estensioni

 

Il viaggio consente un autentico contatto con la cultura del Myanmar e porta nei luoghi storici e siti artistici principali a Bagan, nella regione di Mandalay, a Monte Popa, Pindaya, Inle, Yangon includendo anche interessanti siti poco conosciuti dal turismo. Si esplora a fondo la regione del lago di Inle, dove si raggiungono aree tribali particolarmente affascinanti e si partecipa al festival della pagoda di Phaungdaw Oo con la grandiosa processione rituale delle barche, uno dei momenti più belli del folclore birmano.
È un percorso che avvicina un popolo splendidamente sorridente, che trasmette un grande senso di cordialità, infondendo al visitatore un sereno senso di pace.

 

MYANMAR: Il festival di Inle, nel paese del sorriso - Amitaba MYANMAR: Il festival di Inle, nel paese del sorriso - Amitaba MYANMAR: Il festival di Inle, nel paese del sorriso - Amitaba
Inle
Inle
Inle, Phaungdaw Oo

 

Al termine del programma sono previste due possibili estensioni:

  • un soggiorno di relax sulla mitica spiaggia di Ngapali, ritenuta la più bella del Paese, che si raggiunge in volo da Yangon; si utilizza l’hotel Pleasant View;
  • un'esperienza di pratica meditativa condotta da monaci birmani nel centro Chanmyay Yeiktha a Hmawbi, situato a circa 45 km da Yangon, accogliente e immerso in un ampio spazio naturale in una tranquilla zona rurale.

È anche possibile seguire entrambi i programmi, e la durata dell’estensione può essere decisa a discrezione dei partecipanti; nel programma che segue viene suggerita una durata minima.

 

 

Tappe

MYANMAR: Il festival di Inle, nel paese del sorriso - Amitaba
Mappa del percorso - per l'itinerario interattivo cliccare sopra

 

L’itinerario inizia con la visita di Yangon, con i tipici palazzi in stile coloniale. Si parte quindi in volo per Mandalay dove ci si immerge nelle visite dei siti di questa antica capitale e di Ava, Amarapura e Mingun, ricchissimi di storia; in queste regioni risiede la maggior parte dei monaci birmani e si trovano stupendi templi costruiti in legno di tek. Da Mandalay si raggiunge il monte Popa, centro animista principale della Birmania e simbolo delle più autentiche radici culturali del Paese: secondo la tradizione su questo quiescente vulcano risiedono le entità maggiormente venerate dei potenti spiriti Nat, accudite da sacerdoti maestri di questo antichissimo culto. Nei pressi si visita anche un interessante villaggio birmano, Set Set Yo, e si prosegue per la vicina Bagan. Qui sorgono centinaia di pagode immerse nella bella natura di una grande ansa del fiume Irrawaddy, un luogo ritenuto tra i siti archeologici più affascinanti al mondo. Dopo un’approfondita visita, estesa anche al villaggio di Phwarsaw, si parte in volo per Heho raggiungendo le “grotte dei mille Buddha” a Pindaya. Da qui si prosegue per il lago di Inle, considerato da molti viaggiatori il gioiello di Myanmar, uno spazio fuori dal tempo con villaggi su palafitte, orti galleggianti, pagode e mercati dove si vedono anche molte lavorazioni di artigianato tradizionale e dove è anche prevista una breve introduzione ‘pratica’ alla cucina birmana. Si giunge qui durante lo svolgimento del festival annuale di Phaungdaw Oo, potendo ammirare le colorate processioni con le barche che portano in modo trionfale le reliquie sacre lungo le acque del lago. Si segue il festival e si esplora a fondo questo splendido specchio d’acqua con un percorso molto ricco che include siti di raro fascino: Taung To, Indein e il remoto villaggio di Sanghar, che si raggiunge con una incredibile navigazione con le piroghe lungo un fiume. Si torna quindi in volo a Yangon dove si completano le visite della città e ci si reca alla grandiosa pagoda di Shwedagon, centro spirituale del Paese. Quindi, chi non segue le estensioni, si imbarca sul volo di rientro.

 

Nota tecnica

Il viaggio si svolge all’inizio della stagione secca con valori stagionali che indicano temperature tra i 24 e i 32°C; le sistemazioni comode e pulite, i trasporti si effettuano con mezzi privati, tranne nei pochi tratti dove è obbligatorio l’utilizzo di mezzi locali. Il cibo – incluso nel prezzo del viaggio – è molto vario; solitamente si consumano i pranzi nei pittoreschi ristorantini locali e la sera si cena o in hotel o in ristoranti tipici. In sintesi, è un viaggio molto ricco di contenuto ma che non richiede particolare spirito di adattamento.

 

Il festival del lago di Inle

Il viaggio si svolge in occasione del festival del lago di Inle, o più precisamente il festival della pagoda di Phaungdaw Oo. E’ una ricorrenza eccezionale per chi è interessato a incontrare il folclore birmano in una delle sue manifestazioni più belle, nel contesto particolarmente accattivante del lago di Inle dove si trovano villaggi e templi in legno di tek su palafitte e la vita si svolge in simbiosi con l’acqua, con i mercati che si tengono sulle barche e le coltivazioni sviluppate con gli orti galleggianti. Durante il festival le immagini sacre della pagoda di Phaungdaw Oo, le più venerate della regione dello Shan di cui il lago è parte, vengono trasportate con tutti gli onori con una barca speciale (il Karaweick) in processione da villaggio a villaggio. L’evento più atteso è la processione principale, quando tutto attorno si crea una situazione gioiosa e di festa e anche un ampio mercatino con miriadi di banchetti che propongono cibi e mercanzie, dove si vedono anche spettacolini di pupazzi e teatrali. Passeggiando si incontra un gran numero delle diverse etnie che sfoggiano i propri costumi migliori, in particolare gruppi di Danu, Inntha, Pa-O, Palaung, Kachin e Taung Yoe, oltre ovviamente agli Shan.

 

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Mandalay
Monachelli birmani
Ngapali

 

Meditazione in Birmania

Meditazione in Birmania - La pratica meditativa è parte integrante della cultura birmana e per molti qui è normale fare ritiri di meditazione in diversi momenti della vita; a volte nel corso di questi i partecipanti prendono anche i voti monastici, limitatamente alla durata dell’esperienza, per poi tornare alla normale vita quotidiana e di famiglia. Vi sono diversi centri dove i laici sono ammessi e le tecniche insegnate sono rigorose, sperimentate ormai da secoli. Si usufruisce di istruttori che sono monaci esperti, persone che dedicano la vita a queste pratiche, ma i contenuti non richiedono l’adesione al contesto religioso buddista e sono focalizzati sull’acquisizione di metodi che consentano la consapevolezza e il controllo dei flussi di pensiero, con lo scopo di portare le persone a familiarizzarsi con metodi che possono poi essere di aiuto nella vita.
Dove - Alcuni centri sono aperti agli stranieri; tra questi uno dei migliori, che abbiamo scelto per chi è interessato a questa esperienza, è il Chanmyay Yeiktha, che ha recentemente aperto una nuova sede a Hmawbi, a circa 45 km da Yangon. Questa nuova sede è particolarmente adatta in quanto ubicata in una zona rurale tranquilla e dispone di ampi spazi e giardini che si estendono su 10 ettari e dove vi sono alberi di alto fusto, con anche delle piattaforme coperte ubicate tra gli alberi per la pratica solitaria, immerse nella natura in un contesto molto gradevole. Può essere accolto un numero massimo di pochi stranieri, che vengono seguiti da monaci o monache che parlano la lingua inglese. Vi sono alloggi separati per uomini e donne.
La pratica - Per i principianti l’attività si basa sull’Anapanna, ovvero un approccio che porta a rafforzare la capacità concentrativa e di consapevolezza che pone grande enfasi all’attenzione sul respiro, in modo simile al Vipassana, ma senza estendersi eccessivamente agli aspetti contemplativi tipici di quest’ultimo. Non vi è una scaletta di orari prefissata perché gli insegnanti determinano cosa fare in funzione dell’esperienza della persona; ma è un impegno molto serio: viene sempre utilizzata l’intera giornata fin dalle prime ore del mattino, si parla pochissimo, ogni attività è svolta con calma e presenza mentale, si consumano solo due pasti e la sera si beve solo un succo. In sintesi, è un’esperienza molto bella, ma intensa e forte, che necessita di una corrispondente motivazione. La serietà dell’organizzazione si misura anche dal … costo: si esegue il tutto a fronte di un’offerta libera, non vi è un ‘costo’ fissato perché nella tradizione l’insegnamento della meditazione non ha prezzo, in quanto ha un valore che trascende la sfera materiale e non può, ne deve, essere venduto.

 

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Set Set Yo
Madre birmana
Indein

 

 

PROGRAMMA DEL VIAGGIO

1°g. Sabato 8 ottobre, partenza per Yangon in Myanmar
Per raggiungere Yangon vi sono molte possibilità di scelta e Amitaba può prenotare il volo preferito dai viaggiatori; una compagnia molto utilizzata è la Ethiad che offre collegamenti in connessione da molte città d’Italia. Con Etihad la partenza da Milano Malpensa è alle 10.55 per Abu Dhabi, dove si arriva alle 19.20; si riparte da Abu Dhabi per Bangkok alle 21.30. Per gli orari degli latri collegamenti contattare Amitaba.

2°g. 9/10 Arrivo a Yangon
Arrivo a Bangkok alle 7.10; si riparte alle 8.50 con il volo in connessione (si fa un unico check in del bagaglio nell’aeroporto di origine) della Bangkok Airways con arrivo a Yangon alle 9.40, dove è in attesa dei partecipanti la guida birmana che parla la lingua italiana e che seguirà l’intero viaggio. Si alloggia presso l’hotel Central o simile. Nel pomeriggio si inizia con un giro della città di Yangon con i tanti edifici in stile coloniale della zona centrale, il tempio di Chauk Htut Gyi con la grande statua del Buddha reclinato, la zona cinese e in serata la pagoda di Botataung.

3°g. 10/10 Yangon – Mandalay
Al mattino si parte in volo per Mandalay (partenza 8.15, arrivo 9.40), situata circa 600 km più a nord. Questa città, il centro più importante dopo Yangon, è considerata la capitale culturale e religiosa dello stato: vi risiede oltre la metà dei monaci birmani. Già capitale del regno birmano settentrionale, il re Mingon vi eresse nel 1856 una suntuosa fortezza di cui resta l’imponente cinta muraria, lunga 8 km e alta 8 metri, circondata da un fossato di 70 metri di ampiezza. Dall’aeroporto ci si reca direttamente ad Ava (o Inwa), che fu la capitale delle Birmania per circa 400 anni e di cui restano alcuni siti interessanti immersi in un bell’ambiente rurale; la si percorre piacevolmente utilizzando dei calessi trainati dai cavalli. Si vedono tre monasteri, tra cui il più celebre è il Bagayar Kyaung, interamente costruito con il legno di tek con 267 pilastri di legno, e sono molto belli anche lo Yadanar Simi Temple e il Mae Nu Brick. Dopo pranzo si visita il tempio di Mahamuni, il principale luogo di culto di Mandalay che contiene una veneratissima statua del Buddha ricoperta di foglie d’oro. Ci si reca quindi nei pressi della città ad Amarapura, con una sosta per visitare l'industria della tessitura della seta. Qui si trova il ponte di U Bein che attraversa un tranquillo specchio d’acqua, interamente costruito in legno di tek e lungo circa 1.200 metri; nei pressi vi è il grande monastero di Mahagandayon. Si alloggia presso l’hotel Ayarwaddy River View o simile.

4°g. 11/10 Mandalay
Con una piacevolissima gita in barca sul fiume si raggiunge in circa un’ora l’antico sito di Mingun, dominato dalla mastodontica massa della pagoda incompiuta di Pahtodawgyi, dove è anche custodita un’enorme campana (90 tonnellate!) che si dice essere la più grande al mondo. Rientrati a Mandalay nel pomeriggio si fa tappa al monastero di Shwe Kyaung, adornato di sculture lignee di raffinata esecuzione, ed alla pagoda di Kuthodaw, recentemente assurta a patrimonio dell'umanità, celebre perché vi sono incise su 729 lastre di marmo diverse scritture buddiste e motivo per cui è stata anche nominata il ‘Libro più grande del mondo’. Si procede quindi in automobile per guadagnare la sommità di Mandalay Hill, dai cui 200 metri di altitudine la vista spazia su tutta la città ed i dintorni, un punto stupendo per godersi il tramonto.

5°g. 12/10 Madalay – Monte Popa – Set Set Yo - Bagan
Si lascia Mandalay con un pulmino privato per Monte Popa, che dista 190 km (circa 3 ore e mezzo di guida). Questo monte di origine vulcanica che domina le pianure non lontano da Bagan è considerato l’Olimpo birmano: si pensa che molti Nat, ovvero gli spiriti dei defunti ed entità, abitino qui. Dalla cima del monte, che si raggiunge con una lunga scalinata che attraversa molti punti di interesse, si gode di una vista magnifica affacciandosi tra i molti templi bizzarramente decorati. Alla base del monte in un tempio che raccoglie le statue dei 37 principali Nat birmani spesso si svolgono dei pittoreschi rituali condotti dai truccatissimi sacerdoti con cui si evocano ed onorano questi spiriti. Dopo la visita si prosegue il viaggio per Bagan; sul percorso con una deviazione su strada sterrata di circa 40 min., che si percorre utilizzando dei mezzi locali, si raggiunge Set Set Yo, un villaggio dove anche i giovani sono ancora agghindati con le acconciature tradizionali. Si rientra quindi sulla strada principale e si continua per Bagan, dove si alloggia presso l’hotel Kaday Aung (www.hotelkadayaung.com) o simile. Bagan è uno dei siti archeologici più incredibili al mondo, con migliaia di costruzioni di circa 800 anni. L’area è molto estesa, circa 10 chilometri quadrati, ma i templi e pagode principali sono nei pressi della grande ansa del fiume Irrawaddy.

6°g. 13/10 Bagan
Si visitano i siti più interessanti, tra cui la pagoda di Shwezikone, particolarmente sacra; risalente all'undicesimo secolo, presenta un antico stile architettonico in pietre e sabbia. Quindi i templi di Kyansitthar, famoso per le pitture murali, e di Wetkyiinn Gupyaukgyi con le pareti affrescate nel XIII secolo, Htilo Minlo, egregio esempio di architettura, il celebre tempio di Ananda dai battenti mirabilmente cesellati in legno teak, ed altri. Si visita il villaggio di Phwarsaw e per il tramonto ci si reca ad una panoramica pagoda utilizzando i calessi trainati da cavalli

7°g. 14/10 Bagan – Heho - Pindaya – Lago di Inle
Si parte in volo per Heho alle 8.35 con arrivo alle 9.15 (orario da confermare), una località situata più ad est nella regione centrale del Paese. Dall’aeroporto ci si reca a Pindaya (60 km, circa un’ora e mezza di guida), una graziosa cittadina dello stato di Shan con un laghetto su cui si affacciano le falesie dove si nascondono le “grotte dei mille Buddha”. Nella grotta principale nel corso dei secoli sono state poste oltre 8000 statue del Buddha. Dopo la visita si torna verso Heho e si prosegue per altri 30 km circa fino al villaggio di Nyaung Shwe, sulle rive del lago Inle; arrivando, si sosta per una visita del monastero di Shwe Yan Pyae, realizzato in tipico stile Shan con il legno di tek, dove studiano dei piccoli monaci. Si lascia il paese in barca navigando lungo il canale che immette sul lago di Inle, iniziando l’esplorazione di questo luogo incantato: lungo 22 chilometri e largo 11, adagiato a 800 mt di altitudine, è una perla di bellezza naturale dove i pescatori utilizzano con grande maestria le caratteristiche reti coniche di bambù in equilibrio su una sola gamba, una pesca unica che per il visitatore è un intrattenimento sorprendente. Si approda all’hotel Golden Cottage o simile.

8°g. 15/10 Lago di Inle, festival di Phaungdaw Oo e Taung To
Inle è interessantissimo da esplorare con la barca: sul lago si trovano 17 villaggi con molti templi costruiti su palafitte. Tra i diversi siti meritevoli di particolare nota Phaungdaw Oo è il tempio più importante; molto conosciuto è anche il monastero di Nga Phe Kyaung costruito in tek con molti pilastri decorati, dove si trovano statue di ottima fattura e i monaci fanno esibire dei gatti che saltano. L’industriosa gente che popola Inle ha creato dei giardini galleggianti per poter coltivare, oltre ad aver sviluppato molte particolari forme di artigianato, compresa una filatura eseguita con i gambi dei fiori di loto; la visita delle botteghe di produzione è molto interessante e spesso si incontrano le “donne giraffa”, giunte fin qui di fatto per farsi fotografare in cambio di piccole mance, un effetto questo dell’arrivo del turismo ma che a loro sembra gradito. Nella giornata di oggi l’attività principale sarà seguire la grande processione sul lago, con la barca sacra (il Karaweick) che trasporta le preziose statue del Buddha seguita da uno stuolo di barche adornate e decorate, con tutti che indossano costumi tipici. Nella mattina il corteo di barche percorre il tratto tra i villaggi di Nampan a Magyiseik; nel pomeriggio un tratto più lungo, da Magyiseik fino a Kyine Kham, dove le statue del Bhudda sostano per la notte. Al termine delle attività del festival ci si reca a Taung To, un interessantissimo sito ubicato nella parte meridionale del lago dove su di un colle si trovano centinaia di stupa costruiti nel XVII secolo, di cui solo alcuni restaurati; per arrivare qui è molto bello anche il percorso in barca attraverso diversi villaggi e nei dintorni delle pagode si trova un villaggio dell’etnia Pa O, molto interessante da esplorare.

9°g. 16/10 Lago di Inle, festival e Indein
La processione del lago continua, oggi le barche vanno da Kyine Khan a Mine Pyoe; si segue l’evento che oggi termina piuttosto presto (circa 9.30), molto interessante perché la barca sacra viene trascinata controcorrente, un’operazione di traino che per avere successo richiede l’intervento di un gran numero di ‘longboats’. Dopo questo avvincente spettacolo ci si reca presso una casa locale dove è prevista una classe di cucina condotta da uno chef birmano (circa 2 ore), e si pranzerà qui assaporando le delizie preparate tutti assieme (… sperando che lo siano … ma con l’aiuto dello chef ce la si dovrebbe fare!). Nel pomeriggio navigando lungo i canali che si dipartono dal bordo del lago ci si reca al villaggio di Indein per raggiungere uno dei siti più interessanti, una miriade di pagode che sorge dalla giungla in cima ad un colle. Si accede risalendo una stradina gradinata, interamente coperta da una tettoia sotto cui sostano e vendono prodotti locali d’artigianato genti appartenenti a diverse etnie.

10°g. 17/10 Lago di Inle, Sanghar
Si parte in barca dall’hotel per il villaggio di Sanghar, un luogo che nel XVIII secolo era una delle città principali della regione di Shan; dista circa 40 km, una navigazione interessantissima di circa 3 ore attraverso il magnifico ambiente naturale della regione, impreziosito dalle case dei pescatori e dai monasteri costruiti su palafitte. Si attraversa il lago di Inle fino alla sponda meridionale da dove si seguono corsi d’acqua che attraversano diversi villaggi etnici arrivando al lago di Moe Byae, che fu formato in antichità con la costruzione di una diga, sulla cui sponda orientale si trova Sanghar; qui, ed anche in altri punti, si vedono diversi gruppi di stupa in stile shan. Si pranza nel villaggio di Thar Khaung, si sosta a Naung Bo, dove viene prodotto un particolare tipo di vasellame realizzato con più strati, e si vedrà anche una distilleria locale di liquore di riso. Si rientra quindi in hotel, sempre in barca.

11°g. 18/10 Lago di Inle – Heho – Yangon
Si parte con la barca arrivando sulla sponda settentrionale del lago a Nyaung Shwe e con un pulmino privato si prosegue per l’aeroporto di Heho dove ci si imbarca alle 11.05 sul volo per Yangon, dove si arriva alle 12.15. Nel pomeriggio si visitano il monastero di Kalaywa Tawya e il parco dove vi è il venerato elefante bianco. Completa la giornata la visita della pagoda di Shwedagon, immortale centro spirituale della Birmania dove numerosi devoti eseguono le proprie preghiere, con la grande costruzione centrale alta 98 metri circondata da una profusione di templi minori che, anche se realizzati in diversi stili, creano un insieme sorprendentemente armonico. Si alloggia nel medesimo hotel utilizzato all’arrivo.

 

Per chi rientra:

12°g. 19/10 Yangon e volo di rientro
Ci si reca a fare acquisti ed a visitare un mercato. Per chi è giunto con Etihad il volo per Bangkok parte alle 15.20 con arrivo alle 17.15; si parte da qui per Abu Dhabi alle 20.35 con arrivo alle 0.10.

13°g. Giovedì 20 ottobre, arrivo a destinazione
Si parte da Abu Dhabi per Milano Malpensa alle 2.45 con arrivo alle 7.40. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.

 

Per chi prosegue, opzione relax al mare tropicale:

(NB: la durata del soggiorno può essere estesa a piacere; e si possono seguire entrambe le opzioni)

12°g. 19/10 Yangon – Ngapali
Si parte in volo per Ngapali; all’arrivo si viene accolti all’aeroporto dal corrispondente locale per il trasferimento presso l’hotel Pleasant View.

13°g. – 15°g. (20 – 22/10) Ngapali
Soggiorno di relax.

16°g. 23/10 Ngapali – Yangon e volo di rientro
Si parte in volo per Yangon in mattinata (orari da confermare). All’arrivo è in attesa il corrispondente di Amitaba per l’assistenza con il trasferimento; per chi è giunto con Etihad il volo per Bangkok parte alle 15.20 con arrivo alle 17.15; si parte da qui per Abu Dhabi alle 20.35 con arrivo alle 0.10.

17°g. Lunedì 24 ottobre, arrivo a destinazione
Si parte da Abu Dhabi per Milano Malpensa alle 2.45 con arrivo alle 7.40. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.

 

Per chi prosegue, esperienza di meditazione birmana

12°g. 19/10 Yangon – Hmawbi (Centro Chanmyay Yeiktha)
Ci si reca al centro Chanmyay Yeiktha di Yangon per effettuare la registrazione, quindi ci si trasferisce presso il centro di meditazione, a circa 45 km dalla città.

13°g. – 15°g. (20 – 22/10) Chanmyay Yeiktha
Pratiche di meditazione.

16°g. Hmawbi - Yangon e volo di rientro
Si rientra a Yangon in mattinata; si avrà del tempo per fare acquisti. Per chi è giunto con Etihad il volo per Bangkok parte alle 15.20 con arrivo alle 17.15; si parte da qui per Abu Dhabi alle 20.35 con arrivo alle 0.10.

17°g. Lunedì 24 ottobre, arrivo a destinazione
Si parte da Abu Dhabi per Milano Malpensa alle 2.45 con arrivo alle 7.40. Per gli orari di altre destinazioni contattare Amitaba.

 

Alcune note generali sulla Birmania, “Unione di Myanmar”

L’Unione di Myanmar (nome ufficiale della Birmania dal 1988) si estende per oltre 2.000 km dall’istmo di Kra nella penisola di Malacca sino alla regione himalaiana, dove si trova la montagna più alta del Paese, il Hkakabo Razi di c.a. 5900 mt. Il clima è principalmente monsonico con precipitazioni consistenti soprattutto nelle parti vicine alla costa; le piogge iniziano in maggio e durano fino a settembre. Il periodo premonsonico è particolarmente caldo; i mesi più indicati per una visita vanno quindi da ottobre a febbraio.
I birmani sono circa 46 milioni. La gran parte della popolazione (70%) vive nelle pianure centrali, dal golfo di Martaban sino a Mandalay; il resto del Paese è generalmente poco popolato, con densità tra i 5 e 25 abitanti per chilometro quadrato. Tre quarti della popolazione vive in aree rurali; la città principale è Yangon (il cui precedente nome era Rangoon) dove vivono circa 4 milioni di abitanti; altre città importanti sono Mandalay (circa 800.000 ab.), Pathein, Mawlamyine, Taunggyi e Sittwe, ciascuna con 2-300.000 abitanti. Nel mosaico delle oltre 40 etnie che formano la popolazione del Paese il gruppo principale è il Birmano, originario del Tibet, stabilitosi nella regione tra l’VIII e il X secolo. Al medesimo gruppo etnico appartengono anche le popolazioni Rakhine, Chin, Kachin, Lisu, Lahu, Akha ed altre minori. Le principali popolazioni di origine non tibetana sono i Mon-Khmer (nel golfo di Martaban), i Cino-Siamesi (Shan, nel nord e nord est del Paese) e i Karenni (Karen e Khaya, di origine cinese, che abitano lungo il confine orientale tra Birmania e Thailandia).
La lingua ufficiale è il birmano, parlato dal 75% della popolazione, a cui si accompagnano una quarantina di differenti lingue e dialetti; è una lingua di origine indo-ariana che presenta forti analogie con il sanscrito. La scrittura deriva direttamente dal pali, l’antica scrittura indiana, tuttora considerata la lingua letteraria della Birmania.
Il buddismo approdò in questa regione in epoca precristiana tramite i missionari inviati dall’imperatore indiano Ashoka, e si radicò in seguito all’influsso cingalese a partire dal VI secolo. La fede buddista ha costituito il profondo elemento di coesione delle tradizioni e della cultura della gente attraverso tutti gli stravolgimenti subiti da queste terre: la storia della Birmania è costellata di intricate vicissitudini che hanno visto invasioni, insurrezioni, guerre, lotte fratricide e regicidi, sino alla dominazione inglese durata quasi un secolo e terminata con l’indipendenza ottenuta nel 1948. Il buddismo Theravada praticato in Birmania, dove si contano circa 600.000 monaci, ha accolto elementi del buddismo Mahayana, dell’induismo e dell’animismo / spiritismo autoctono, dove i nat, spiriti dei defunti e della natura, svolgono un ruolo basilare. Un famoso proverbio birmano dice: ”Adora Buddha, ma temi i nat”. L’influsso induista è forte soprattutto nell’astrologia birmana, che è fondamentale per decidere le date e l’ora di tutti gli avvenimenti importanti della vita.
La Birmania è costellata da un’infinità di pagode erette nel corso dei secoli da generazioni di fedeli, ma quel che resta maggiormente impresso a chi visita questo meraviglioso Paese è il sorriso e la cordialità della gente, che dimostra una sconcertante serenità pur conducendo una vita irta di difficoltà materiali.

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