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Da: venerdì 8 maggio 2015A: sabato 23 maggio 2015Durata: 16 giorni

NEPAL 2015: Mustang, le celebrazioni del Tiji

Lho Manthang, Tiji

Chhusang

Chhoser

Tiji

Tiji

La remota regione del Mustang nepalese da pochissimo tempo è raggiungibile con la jeep; questa importante novità consente da ora di arrivare in modo più semplice in questo meraviglioso territorio, rendendolo accessibile alle persone che non avevano la possibilità o la voglia di effettuare il lungo percorso a piedi che era necessario per arrivarci. Il programma prevede di partire con le jeep da Pokhara con un itinerario che include tutti i villaggi più belli arrivando a Lho Mantang, la ‘capitale’ del Mustang, in quattro giorni; qui ci si ferma per godere del festival annuale del Tiji ed esplorare la valle. Sulla via del rientro si sale con le jeep fino a Muktinath per visitare questo importante santuario dell’Himalaia.

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Dopo una giornata a Katmandu, necessaria anche per il rilascio dei permessi, si raggiunge in volo Pokhara e si parte con le jeep; si utilizzano veicoli tipo Scorpio o Bolero. Si parte in direzione ovest per Baglung e arrivati all’imbocco della valle del Kali Gandaki si inizia a percorrerla verso nord; è la valle che presenta il maggior dislivello al mondo: un intaglio tra il Daulagiri ad ovest e l’Annapurna ad est, che superano gli 8000 metri, con il fondovalle che nella parte iniziale parte da circa 1000 metri. L’aspetto più incredibile è il velocissimo cambiamento ambientale che si incontra percorrendola: dalla vegetazione tropicale che ci accompagna fino a Tatopani, ad ogni svolta della valle troviamo un ambiente diverso iniziando dai banani, quindi alberi di agrumi, poi di mele fino alle foreste di conifere. Oltre ancora, inizia poi gradatamente il deserto trans himalaiano di alta quota che caratterizzerà il viaggio oltre Tukuche, il grazioso paesello di pietra situato ai piedi della spettacolare cascata di ghiaccio del Daulagiri

 

A Kagbeni si entra nel territorio ad accesso ristretto del Mustang; si seguono profonde gole che stupiscono per la cromia delle rocce, godendo di un crescendo della bellezza naturale che nelle guglie di roccia rossa di Tramar va oltre l’immaginabile, fino a giungere nelle zone più aperte adiacenti al Tibet. Si incontrano villaggi e isolati monasteri, tra cui Lo Gekar, che secondo la tradizione orale pare essere il più antico del Nepal in quanto la sua fondazione è attribuita a Padmasambhava. Oltre Tsetang si arriva nella vallata dove sorge Lho Manthang, la capitale, cinta da mura che conservano un mondo ancora fuori dal divenire del tempo, dove la gente vive con i propri greggi seguendo modi ed abitudini antiche: vi sorgono l’antico palazzo del re ed alcuni templi che sorprendono per la preziosità delle opere d’arte.

 

Tiji Tiji Lho Manthang Gompa
Tiji
Tiji
Lho Manthang Gompa

 

A Lho Manthang si sosta per quattro notti potendo seguire le rappresentazioni di Tiji: le cerimonie propiziatorie per il raccolto, un grande festival esorcistico con diverse rappresentazioni eseguite con maschere e costumi con cui vengono evocate le divinità di protezione con riti, cerimonie, danze e musiche. Lo scopo del Tiji è di garantire felicità, salute e il buon raccolto alle comunità di Lo-Tso-Duen, le sette regioni del Mustang. L’evento, che in antichità era eseguito in ciascuna delle sette province, oggi si svolge solo nella capitale, presso il palazzo reale; è così il momento d’incontro più interessante dell’anno, una grande opportunità per avvicinare lo spirito di questa lontana cultura.

Durante la permanenza a Lho Manthang ci si spinge con un’escursione a Garphu e alle grotte di Jhong, dove si potrà visitare un antico paese rupestre potendo sporgersi da una finestrella intagliata a picco sulle rocce, simile alle molte altre che, poste in luoghi altrettanto inavvicinabili, ci avranno incuriositi ed affascinati fin qui.

 

Tornando verso sud si segue la medesima strada fino a Kagbeni da dove si sale a Muktinath, uno dei luoghi di pellegrinaggio più celebri dell’Himalaia, stupendo anche per i bei panorami che offre verso il Daulagiri; da qui si scende a Jomoson dove si prende un aereo per tornare a Pokhara e da qui, con un altro volo, si prosegue per Katmandu per il rientro.

 

Nota tecnica

Il Mustang, aperto al turismo dal 1992, è una delle zone del Nepal considerate ad accesso ristretto; il numero di permessi rilasciati ogni anno è limitato e richiede il pagamento di cospicue tasse giornaliere, il cui costo è incluso nel prezzo del viaggio.

La progressione di salita prevista è graduale: da Pokhara si sale al paese di Tukuche situato a 2590 mt, il giorno successivo si sosta a Chele (3050 mt), quindi a Tsarang (3560 mt) e la quarta notte a Lho Mantang (3840). Non dovrebbero quindi sussistere seri problemi di adattamento; per facilitare l’acclimatazione si può eventualmente considerare l’utilizzo di Diamox o di altri farmaci idonei.

Il clima in questa stagione è normalmente secco, ma è sempre necessario essere attrezzati in modo opportuno per eventuali piogge; le temperature diurne sono confortevoli e le minime notturne previste a maggio nelle aree più alte sono di 5°C, ma si consiglia di portare con se un abbigliamento adatto fino allo zero termico.

In tutto il tratto himalaiano, dopo Pokhara e fino al rientro a Katmandu, si alloggia e si consumano i pasti nei ‘lodge’, i rifugi himalaiani. Oggi, dopo decenni di trekking e passaggio di visitatori, sono diventati dignitosi e sufficientemente puliti; viene servito cibo gradevole con una discreta scelta. Si tenga solo presente che i  servizi sono praticamente sempre comuni e non sempre è possibile disporre di una stanza singola; l’acqua calda non è sempre disponibile. E’ necessario portare un proprio sacco a pelo; si suggerisce di avere con se un sacco che offra un gradiente termico minimo di -5°c, stante che i valori citati dai produttori sono sempre stimati in modo molto ottimistico; nei lodge sono comunque disponibili coperte e trapunte, ma per motivi igienici tutti preferiscono avere il proprio sacco a pelo.

 

Un breve cenno sul regno del Mustang

Il Regno del Mustang è una regione nel Nepal settentrionale situata tra i giganteschi massicci himalaiani del Daulagiri e dell’Annapurna e l’altopiano del Ciangtang, che preserva un raro microcosmo dell’antica cultura tibetana himalaiana. Grazie all’inaccessibilità e remotezza dei luoghi il lignaggio reale, che conserva un ruolo di autorevolezza e di riferimento rispetto ai valori tradizionali più che di potere effettivo, è rimasto intatto dal 1400 giungendo oggi al 25° discendente di questa nobile dinastia. L’isolamento ha evitato i traumi subiti dalle regioni confinanti: dal passaggio dei Mongoli, alla conquista del Raja di Jumla e al dominio dei Gurkha. La predominanza di monasteri tibetani appartenenti alla scuola dei Sakya sono la testimonianza di legami con il Tibet che risalgono al XIII secolo, quando Sakya Pandita fu nominato tutore del Tibet da Kublai Khan, e dimostrano la mancanza di successive interferenze. Gli appassionati d’arte trovano a Lho Manthang affreschi originali di stupefacente fattura, che esibiscono rarissimi mandala e figure tipiche di questa esoterica tradizione.

Nel passaggio dei secoli la diminuzione delle opportunità offerte dal commercio del sale dal Tibet unitamente al progressivo inaridirsi dei territori trans himalaiani ha contribuito a porre questo territorio sempre più ai margini del divenire del mondo, portandolo ad un’economia di sussistenza che ha impedito una crescita demografica. Ma questi fattori fortunatamente non sono riusciti ad estinguerne la cultura, come la storia ha invece testimoniato per i vicini regni tibetani di Shangshung e Gughe. La gente del Mustang, costituita da stirpi Bothia e tibetane, vive della coltivazione della tsampa (orzo) e di pastorizia. Ogni villaggio è essenzialmente autosufficiente; la gente è da secoli abituata a ritenere che nulla e nessuno sarà in grado di offrire un aiuto in condizioni avverse. Ma la durezza della vita non ha influenzato il carattere: troviamo un popolo miracolosamente sorridente ed ospitale, dei volti sereni, degli sguardi profondi. Un contributo a questa tranquillità giunge sicuramente dalla forte fede religiosa, immersa in una cultura esoterica che permea ogni cosa, intrecciando il potente sciamanesimo himalaiano con il misticismo del buddismo tantrico: due anime fuse armoniosamente in un unico immaginario, i cui diversi tratti sono riconoscibili in modo distinto solo all’occhio di un esperto. Le figure dei Lama, i simboli ed i rituali forniscono un forte sostegno, proteggendo dalle influenze negative e dai pericoli naturali. Attraggono lo sguardo del visitatore le trappole per gli spiriti fatte con fili colorati e teschi di animali poste a difesa dell’ingresso di molte case, o le statue falliche che proteggono l’entrata di alcuni villaggi; ma la forza maggiore, che spesso si rivela nello sguardo amorevole di molti anziani, è la potenza del mantra della compassione universale, Om Mani Padme Hum, scolpito ovunque sulle rocce e salmodiato da tutti.

 

Muktinath

Nel cuore dell’Himalaia a nord del massiccio dell’Annapurna, Muktinath è meta di pellegrinaggi da tempo immemorabile. In tempi antichi i Santi provenienti dall’India alla ricerca del mitico regno di Shambala scoprirono la misteriosa fonte d’acqua che qui sgorga tra le fiamme tenui di un fuoco perenne; la Terra poneva di fronte a loro la sintesi degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria. Iniziarono così a raggiungere questo luogo per meditare, rivelando solo a pochi discepoli l’ubicazione della sacra fonte. A Muktinath l’acqua miracolosa consente alle piante di crescere anche se ci si trova a 3660 mt di quota, formando un bosco ornato da bandiere di preghiera, dove l’aria purissima è impreziosita dal suono di campanelle; ci si sorprende a chiedersi se non sia qui la casa degli elfi. In questo giardino si siedono i Sadhu giunti scalzi dall’India e i monaci tibetani; le fedi convivono armoniosamente, sono sorti alcuni piccoli luoghi di ritiro e templi che appartengono a induisti, sia vishvaiti che shivaiti, e buddisti.

 

Kagbeni Tramar Muktinath, Daulagiri
Kagbeni
Tramar
Muktinath, Daulagiri

 

 

Programma del viaggio

1°g.  Venerdì 8 maggio, partenza in volo per il Nepal  

2°g.  9/5 Arrivo a Katmandu  
Accoglienza in aeroporto da parte del corrispondente nepalese di Amitaba e trasferimento all’Hotel Vajra, immerso in un bel giardino ad un quarto d’ora di cammino dal centro della città e dallo Stupa di Swayambhu. L’hotel è costruito nello stile tradizionale newari con decorazioni in legno eseguite dall’artista Utam Raj di Patan ed è dotato di piacevoli spazi comuni. Resto della giornata a disposizione.

3°g. 10/5 Katmandu  
Giornata libera, necessaria per la preparazione dei permessi; su richiesta, possono essere organizzate delle visite o escursioni.

4°g.  11/5 Katmandu – Pokhara – Tukuche (2590 mt)
Si parte in volo per Pokhara; all’arrivo sono in attesa le jeep con cui si parte per Tukuche. Si procede in direzione ovest per il paese di Baglung; da qui si risalgono in direzione nord le acque del Kali Gandaki attravero un’incredibile varietà di aree climatiche e transitando da diversi paesi, di cui i principali sono Beni, Tatopani, Ghasa e Larjhung. Arrivati al bel villaggio di Tukuche (2590 mt), situato ai piedi dell’immensa cascata di ghiaccio del Daulagiri, ci si accomoda in un lodge; la tappa richiede 6 / 7 ore di guida.

5°g.  12/5 Tukuche – Chele (3050 mt)  
Si procede lungo la vallata, che fino a Tangbe non presenta particolari dislivelli, godendo dell’incredibile transizione climatica: le foreste si diradano e già a Kagbeni si arriva nel deserto trans himalaiano d’alta quota, sul versante orientale della vallata ci accompagna la visione delle ardite pareti glaciali del Nilgiri, la cui vetta si staglia nel cielo, incredibilmente alta. Si passa dal villaggio di Markha, molto grazioso, costruito con cura con pietre bianche e su cui occhieggia un bel monastero buddista, e si arriva a Jomoson (2720 mt), il villaggio principale di questa regione dove si trova il piccolo aeroporto da dove si prenderà il volo di rientro dopo il tour. Arrivati a Kagbeni (2810 mt) si entra nel territorio ad accesso ristretto del Mustang; ci si immerge già da qui nella cultura di questo meraviglioso angolo del mondo. Si prosegue verso nord seguendo ancora il corso del fiume, godendo verso sud della visuale dei ghiacci del Nilgiri e sul versante ovest del villaggio di Ty. Una breve salita impreziosita da muri Mani e chorten porta al villaggio di Tange (3060 mt), dove si trovano anche i resti di un antico castello. Si prosegue seguendo due grandiose anse della valle giungendo in breve a Chhusang (2980 mt); sulle pendici di un colle dietro al villaggio si può visitare un interessante tempio. Ai piedi di Chele, poco lontano da Chhusang, il fiume scava il proprio percorso formando un tunnel nelle rocce, e dalle pareti di roccia rossa a picco occhieggiano le finestre di un antico rifugio rupestre. Si sosta per la notte in questo villaggio; la tappa è di circa 5 ore.

6°g.  13/5 Chele – Tsarang (3560 mt)  
Si prosegue la salita arrivando a Samar (3660 mt); si valica quindi un costone, il passo di Yamda (3860 mt), e si transita dal minuscolo villaggio di Shyammochen e quindi poco oltre si supera l’omonimo passo (3850 mt) che segna l’ingresso nella regione di Lho, scendendo al villaggio di Geling (3570 mt), dove si trovano un monastero e alcuni stupendi Stupa decorati nello stile del Mustang. Si transita dal villaggio di Jhite (3820 mt) e si valica il passo di Nya (4010 mt), da cui si accede alla valle di Ghami (3520 mt); nei pressi del villaggio si trova il muro Mani più lungo del Nepal. Si supera quindi un altro costone, il passo di Chinggel (3970 mt), e con una deviazione si raggiunge l’area di Tramar (Dhakmar), un piccolo villaggio con un tempio buddista, dove si ammirano spettacolari formazioni di roccia rossa. Si completa questa splendida tappa arrivando al villaggio di Tsarang, uno dei centri principali del Mustang, dove si trovano un monastero e un vecchio palazzo reale; si prevedono circa 6 ore di guida. Gli scorci panoramici dai punti più alti del percorso sono eccezionali: lo sguardo spazia sul vasto orizzonte incorniciato a sud dall’Annapurna e dalle cime “minori” del Thorong, Tilicho e Nilgiri – per menzionare solo le principali!

7°g.  14/5 Tsarang – Lho Manthang (3810)  
Si risale la vallata di Tsarang per visitare il monastero di Lo Gekar, che si dice risalire all'VIII secolo e la cui fondazione è attribuita a Guru Rimpoce; all’interno vi sono interessantissime e decorative figure in pietra scolpita. Si torna verso Tsarang e si prosegue a nord per Lho Manthang, l’antica capitale del Regno del Mustang, una cittadella di fiaba situata in un plateau contornato da rocce erosive; la tappa richiede circa 4 ore. Si inizia l’esplorazione di questo splendido luogo; all’interno delle mura vi sono alcuni antichi monasteri di scuola Sakya con interessantissimi affreschi, il Palazzo Reale e la piazzetta dove si svolge il Tiji. Camminando tra i viottoli ci si sente fuori dal tempo, incontrando la gente sorridente impegnata nelle proprie attività tradizionali.

8°g. – 10°g. (15 – 17/5) Lho Manthang e festival del Tiji; escursione a Garphu, Chhoser e Jhong   
Si seguono le rappresentazioni del Tiji, il momento conviviale più importante dell’anno; si ammirano i vestiti tradizionali delle persone e le rappresentazioni di danza in costume e maschere eseguite molto bene dai monaci. Il grande rito ha un valore esorcistico: si cerca di far confluire le negatività del luogo in un ricettacolo di metallo opportunamente preparato, con la regia di un Lama che conduce le varie fasi; viene esposta una grande, veneratissima tanka che le persone si assiepano per poterla toccare e riceverne una benedizione, primi tra tutti i notabili di Lho che iniziano la processione. Il Tiji dura normalmente 3 giorni, ma le fasi principali di solito due. Si avrà così la possibilità di esplorare la zona all’intorno; nei pressi di Lho si trovano i monasteri di Namgyal, Serkang e lo Dzong di Thingar, raggiungibili a piedi per chi ne avrà l’interesse. Ne corso del soggiorno si prevede un’escursione verso nord per visitare il villaggio di Garphu, dove si trova un piccolo Gompa, e il monastero di Chhoser, abbarbicato su una rupe. Si arriva quindi alle grotte di Jhong, ben incastonate su di una parete di roccia colorata, dove è possibile entrare; servivano da rifugio alla popolazione della valle in caso di incursioni ostili ed erano anche usate dagli eremiti. Per questa escursione si possono noleggiare dei cavalli; il percorso richiede in tutto tra le 4 e le 5 ore.

11°g. 18/5 Lho Manthang – Chele  
Si rientra fino a Chele, seguendo la medesima strada, potendo godere ancora una volta dei fantastici panorami. Si prevede un tempo di guida di 6 / 7 ore.

12°g. 19/5 Chele – Kagbeni – Jarkot – Muktinath (3660)  
Si prosegue il rientro fino a Kagbeni; da qui si risale la valle verso est che porta a Jarkot, un bel villaggio tradizionale con un interessante monastero. Poco oltre si giunge a Muktinath; il villaggio è posto a breve distanza dal santuario. La tappa richiede meno di 4 ore. Si visita il santuario, uno dei luoghi più venerati dell’Himalaia; la vista spazia a sud ovest sul Daulagiri e il Tukuche. Nei pressi di Muktinath, per chi è interessato, è possibile raggiungere il villaggio di Chhaingur, situato sul lato settentrionale della vallata, dove si trova un piccolo Gompa di scuola Nyingma.

13°g. 20/5 Muktinath – Jomoson  
Si parte senza fretta, avendo modo di completare le visite. Si scende quindi verso Jomoson ripassando da Jarkot.

14°g. 21/5 Jomoson – Pokhara – Katmandu   
Partenza in volo per Pokhara nelle prime ore del mattino; la rotta è molto panoramica. Con un secondo volo di raggiunge quindi Katmandu; sistemazione presso il medesimo hotel e pomeriggio libero.

15°g. 22/5 Katmandu e volo di rientro  
Tempo libero fino al trasferimento in aeroporto per il volo di rientro.

16°g. Sabato 23 maggio, arrivo a destinazione

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